venerdì 1 dicembre 2023

Accardo: classe politica italiana ignorante ed insensibile nei riguardi della musica ( da Orizzontescuola,it)

 

Il Maestro Salvatore Accardo, in un’intervista a La Repubblica, critica aspramente la classe politica per la sua ignoranza e insensibilità verso la musica, un elemento fondamentale nella formazione culturale. Sottolinea come l’esclusione della musica nelle decisioni amministrative sia un “delitto”, nonostante la sua mancanza di conoscenze specifiche in materia di finanza e leggi di bilancio.

Nonostante la generazione di insegnanti giovani e capaci, Accardo evidenzia un problema di fondo nei conservatori italiani: la rigidità del programma di studio che privilegia l’attività teorica a discapito della pratica. Sostiene che per eccellere in uno strumento, è essenziale dedicare diverse ore al giorno alla pratica.

Le accademie musicali italiane, nonostante attraggano studenti stranieri, vedono un ritardo nell’accesso degli italiani alla musica di alto livello. Accardo suggerisce che l’ingresso nei conservatori dovrebbe avvenire in età preadolescenziale, anziché a 19 anni, età in cui un musicista di talento dovrebbe già aver raggiunto traguardi significativi.

La Riforma Gelmini del 2008-2010, che prevedeva l’istituzione di licei musicali, non ha raggiunto il successo sperato, attraendo solo lo 0,7% degli studenti delle scuole superiori. Accardo critica la qualità dell’insegnamento medio in questi licei.

Confrontando l’Italia con Germania, Austria e paesi anglosassoni, Accardo nota una maggiore consapevolezza e impegno politico nel settore musicale in questi paesi. Sottolinea l’importanza dell’educazione musicale corale e da camera come esercizio di coesione sociale e crescita personale.

Infine, Accardo commenta la situazione del jazz e della musica popolare nelle scuole italiane. Citando Leonard Bernstein, afferma che la musica si divide solo in “bella” e “brutta”, sottolineando l’importanza di una formazione musicale variegata e di qualità.

Ucraina. A fine maggio 2022 sembrava raggiunta un'intesa di massima per porre fine all'invasione. Lo ha detto Lavrov. Si oppose Boris Johnson. Sarà vero? ( da Quotidiano.Net)

 


Mosca: avevamo trovato l’intesa con Kiev: "Ma Johnson ha fatto naufragare la pace"
Mosca: avevamo trovato l’intesa con Kiev: "Ma Johnson ha fatto naufragare la pace"

Mentre la guerra continua a mietere vittime senza grandi avanzamenti da una parte o dall’altra (i russi hanno annunciato che dall’inizio della controffensiva, nel giugno scorso, gli ucraini hanno perso oltre 125mila soldati), ieri il ministro degli esteri russo Sergej Lavrov ha sostenuto che c’era un accordo per porre fine al conflitto ma non se ne fece nulla per l’opposizione dell’allora premier britannico Boris Johnson. Parlando a Skopje, Lavrov ha ricordato come a fine maggio 2022, a Istanbul, fosse stata raggiunta un’intesa. "Tre sessioni di trattative in Bielorussia e l’ultima a Istanbul. L’accordo era stato raggiunto, come confermato uno dei partecipanti al negoziato per la parte ucraina, David Arakhamija. Ma arrivò Boris Johnson che disse: no, dovreste continuare la guerra", ha affermato Lavrov (nella foto, da sinistra Boris Johnson e Sergej Lavrov)

'Callas Cantata' all'Università di Teramo, il 5 dicembre (ANSA)

 

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Roma...come pensava che avrebbe potuto aggiudicarsi l'Expo 2023? ( da Huffpost Italy, di Pablo Echaurren)

 


Roma è passatista, tutta anticaje e petrella. Come poteva aggiudicarsi Expo 2030?
Roma è passatista, tutta anticaje e petrella. Come poteva aggiudicarsi Expo 2030?© Fornito da HuffPost Italia

Questa Roma avvoltolata su sé stessa, imbozzolata nella sua mondezza, in una arretratezza strutturale, orgogliosa di una storia che le è sfuggita di mano, innamorata di un passato che fu costruito da altre generazioni non da quelle presenti, incapace di darsi un’immagine di lungimiranza, non poteva certo sperare di rappresentare il mondo nell’anno 2030.

Già nel 1913 Giovanni Papini aveva raffigurato Roma impietosamente: una città incentrata sulle rovine, sui ruderi, sulla retorica. Una fungaia (non una nobile tartufaia), una città passatista. Scrisse un discorso che lesse al teatro Costanzi durante un meeting futurista: fu fischiato, insultato, contestato. Ma aveva ragione lui. Oggi poco è cambiato anche se negli anni 50 e 60 Roma si era conquistata una nuova supremazia basata sul cinema, sul neorealismo e poi sulla Dolce Vita, sulla commedia all’italiana, sulla feroce satira di se stessa.

Ma ora è tornata a essere anticaje e petrella che nessuno cura neanche più. Privata della ordinaria manutenzione che ci si aspetta da una metropoli e da una capitale. Meta di turisti in cerca del friccico dei monumenti cadenti su cui apporre la propria firma nell’indifferenza generale. Ogni tanto una punta di indignazione di circostanza.

Negozietti di souvenir, finti centurioni, spacciatori di un’eterna cacio e pepe intorno a cui si aprono contese su come va preparata come se non ci fosse altro a cui pensare.

Giuseppe Gioacchino Belli invitava a visitare la sua Roma ottocentesca per vedere di persona com’era la vita nel medioevo, quasi si trattasse di un altrove non contaminato dal progresso. Roma resta bloccata nel tempo e nell’evoluzione. Passatista, sfiorata solo di striscio dalla tensione futurista. Senza attenzione ai fermenti che pure ci sono, senza una visione.

Come immaginare che avrebbe potuto ospitare l’Expo 2030 se non riesce a emanciparsi da un tristo 2023?    

Mostra Puccini a Lucca, affidata ad avvocato ex esponente di Casa Pound e niente affatto addentro alle vicende di vita e musicali del notissimo concittadino (da Lucca Today)

 “Il cambiamento a Lucca pare esserci solo per chi è vicino all’amministrazione comunale e sembra per questo avere un canale preferenziale“. A intervenire sono i componenti della segreteria comunale del Partito Democratico di Lucca, che si riferiscono alle polemiche sulla mostra su Puccini organizzata dall’ex coordinatore della campagna elettorale di Difendere Lucca.

“Dopo le notizie riportate dalla stampa, leggendo una delle ultime delibere di giunta veniamo a conoscenza di un incarico, affidato a tempo di record dal Comune di Lucca, per la realizzazione di un progetto di mostra dedicata a Puccini e che si inserisce nel calendario per le celebrazioni pucciniane. Mostra che verrà organizzata dall’avvocato Simone Pellico, ex coordinatore della campagna elettorale di Casapound a Lucca e quindi vicino agli assessori Barsanti e Pisano. Ci chiediamo se sia questa vicinanza ad aver favorito un’approvazione tanto celere in giunta, quanto atipica, se si considera i tempi di attesa a cui altri cittadini ed enti devono sottostare anche solo per essere ricevuti. Non basta rispondere con il reiterato slogan ‘questa è l’amministrazione del fare’ se poi per altri, forse figli di un dio minore, il trattamento è ben diverso”.

“Le priorità dell’amministrazione – sostiene la segreteria comunale del Pd -sembrano cambiare in base alla vicinanza politica del proponente. Se pure le interlocuzioni saranno partite precedentemente, è la celerità dei pochi giorni fra l’illustrazione della proposta da parte dell’assessore di Casapound Mia Pisano e l’approvazione in giunta, a colpirci. Non ci risulta che la rapidità di questi iter sia la prassi per l’amministrazione Pardini, ma ci auguriamo che lo diventi fin da subito e per tutti. Non solo per i supporter dell’amministrazione”.

“Una delibera che riporta poi la possibilità che il Comune attivi, per l’organizzazione della mostra, ‘specifiche collaborazioni con figure professionali, dotate di specifiche conoscenze, cui affidare particolari servizi di ausilio nella programmazione e nella progettazione culturale della mostra’ – citano dal Pd -. Non conosciamo le specifiche competenze di Simone Pellico per curare una mostra dedicata al maestro Puccini, ma confidiamo che almeno queste figure siano professionali e scelte con trasparenza. Al sindaco Pardini, che si innervosisce per una normale dialettica politica e per il ruolo di vigilanza che l’opposizione porta avanti, segnaliamo che a Lucca cresce il malcontento per come spesso la sua amministrazione gestisce le cose. Cittadini e non solo che sempre più ci riportano la loro frustrazione nell’assistere ad un diverso trattamento fra categorie e territori. Una delusione che contrasta con l’immagine di efficienza e soddisfazione diffusa che l’amministrazione comunale cerca sempre di raccontare. La figuraccia fatta nell’intestarsi con un comunicato il rifacimento del muro franato a Pieve di Brancoli, salvo poi essere smentiti dalla proprietaria che lo aveva ripristinato, dimostra una corsa all’autocelebrazione continua da parte dell’amministrazione comune. Se il cambiamento promesso ha ancora da venire, ci permettiamo nel mentre di suggerire meno arroganza”.

Niente immunità per Trump dopo l'assalto al Campidoglio. Ci mancava pure che gliela concedessero (da Il Giornale, di Massimo Balsamo)

 


Assalto al Congresso, niente immunità da azioni legali civili per Trump
Assalto al Congresso, niente immunità da azioni legali civili per Trump

L’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump non gode dell'immunità per le cause civili intentate contro di lui per gli episodi dell'assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021: questo è quanto sancito dalla corte d’appello federale di Washington. Una sentenza destinata ad avere implicazioni significative per diversi procedimenti nei confronti del tycoon: in base a quanto stabilito dai giudici, Trump "agiva in qualità di candidato alla presidenza" quando ha incoraggiato i suoi sostenitori prima dell'assalto di gennaio. Ricordiamo che i presidenti americani hanno l'immunità da cause civili solo nelle loro azioni ufficiali.

Come riportato dalla Cnn, la decisione della corte d’appello federale di Washington – firmata dal giudice capo Sri Srinivasan – apre le porte all’ammissione definitiva di diverse cause civili aperte contro l'ex presidente, in particolare quelle presentate dagli agenti di polizia del Campidoglio e da diversi deputati democratici colpiti dalla violenza scatenata dai suoi sostenitori. Il verdetto è perentorio: non tutto ciò che fa un presidente mentre è in carica è protetto da responsabilità.

In base a questo principio, avendo invitato i suoi elettori a marciare su Capitol Hill, Trump viene accusato di aver fomentato i suoi sostenitori e di essere il responsabile della violazione di una vecchia legge (pensata per combattere il Ku Klux Klan nel corso della Guerra civile, ndr) che proibiva l'uso della forza, delle minacce o delle intimidazioni per impedire ai responsabili del governo di adempiere ai loro doveri.

Il presidente americano “non dedica ogni minuto della sua giornata all’esercizio di responsabilità ufficiali”, si legge nel parere del tribunale: “E quando agisce al di fuori delle funzioni del suo ufficio, non continua a godere dell’immunità […] Quando agisce in veste privata e non ufficiale, è soggetto a cause civili come qualsiasi privato cittadino”. In altri termini, mentre spronava i “suoi” ad agire, Trump non era in carica ma ambiva alla carica: il suo gesto va interpretato come parte della campagna elettorale.

Il via libera è arrivato all’unanimità dai tre giudici della corte. In totale sono tre le cause legali contro il tycoon: due sono state intentate da membri del mondo dem, mentre la terza è stata intentata da agenti di polizia. Respinto, dunque, il tentativo della difesa di Trump di procedere con l’archiviazione. Ma non è finita qui: gli avvocati avranno la possibilità di presentare nuove argomentazioni sull’immunità e non si possono escludere ulteriori colpi di scena.

Dante, perchè non scrive la 'sua' Commedia in Latino? Il consigliò di un suo professore dello 'studium' di Bologna ( da La Repubblica, di Sabrina Camonchia)

 

“Caro Dante, scriva in latino la Divina Commedia...”: il sensazionale ritrovamento del carteggio col primo professore di lettere del mondo
“Caro Dante, scriva in latino la Divina Commedia...”: il sensazionale ritrovamento del carteggio col primo professore di lettere del mondo

A prima vista, la scoperta dei commenti a “Bucoliche”, “Georgiche” ed “Eneide” di Giovanni del Virgilio, primo professore di letteratura e filologia dello Studium nella Bologna della seconda metà del Duecento, potrebbe essere archiviata come una ricerca pazza e maniacale da topi di biblioteca. Eppure, il ritrovamento del giovane studioso Giandomenico Tripodi dei manoscritti che si credevano perduti ha un’importanza incredibile per la comunità scientifica letteraria: quei documenti parlano la lingua delle lezioni universitarie di mille anni fa. Con un’indagine certosina, il ricercatore ha accuratamente studiato elementi stilistici, linguistici, riferimenti intertestuali, autocitazioni e testimonianze diverse, giungendo ad affermare che quei testi sono di Giovanni del Virgilio, figura rivoluzionaria della nostra città, per diversi motivi. Intanto perché fu il primo professore universitario a essere stipendiato direttamente dal Comune di Bologna. Poi, perché fu coevo e amico di Dante. Sì, proprio l’Alighieri, che il Magister conobbe addirittura di persona. Per questo, dunque, i manoscritti ritrovati che commentano le opere di Virgilio, la guida che Dante sceglie per farsi scortare all’altro mondo nell’Inferno e nel Purgatorio, assumono una rilevanza storica. A spiegarlo è Giuseppina Brunetti, professore ordinario di Filologia romanza del Dipartimento di Filologia classica e italianistica dell’Alma Mater e direttore del Cesbi - Centro Studi su Benvenuto da Imola, il più celebre commentatore della Commedia, figura cardine per la diffusione dell’opera dantesca nel mondo. Proprio a Tripodi andò un paio di anni fa il premio del Cesbi per la sua tesi sul commento alle “Georgiche” di Benvenuto da Imola. Conservati ora nella Biblioteca Vaticana e nella biblioteca universitaria di Padova, i due testi saranno i protagonisti della VII giornata di Studi del Cesbi, il 5 dicembre alle 15 all’Accademia delle Scienze di Palazzo Poggi...