Si fa fatica a credere che un musicista del calibro di Berio abbia posto, a suo tempo, il veto per la dotazione della Sala grande dell'Auditorium di Roma, di un organo a canne, come ne hanno tutte le grandi sale da concerto in ogni parte del mondo. A Roma no. E sapete la ragione? Perchè l'organo deve stare in chiesa. Se non sapessimo che tali dichiarazioni sono uscite dalla bocca di un noto musicista, non ci penseremmo due volte a dargli dell'ignorante. Perchè, a differenza della gente comune, Berio non poteva ignorare volutamente che l'organo, oltre che per il suo impiego in un certo repertorio sinfonico, è uno degli strumenti più importanti della musica, per l' immensa straordinaria letteratura bachiana; e già basterebbe, senza neanche chiamare in causa, qualora volessimo limitarci all'Italia, il grande Girolamo Frescobaldi, organista in San Pietro. All'epoca ci fu una netta pubblica opposizione a Berio il quale se ne infischiò bellamente e proseguì, con il solito disprezzo che usava verso i suoi oppositori, per la sua strada. Cieca!
Berio non volle sentire ragione, e perciò ancora oggi la Sala grande dell'Auditorium ne è sprovvisto, nonostante che a Renzo Piano fosse stato commissionato un progetto di modifica dell'interno della Sala Santa Cecilia, la più grande delle tre, per posizionarvi l'organo, e l'architetto lo avesse redatto.
Ancora oggi, dopo quindici anni dall'apertura dell'Auditorium, Roma non ha una grande sala per ospitarvi singoli concerti e festival organistici che, come si sa, richiamano sempre un grande pubblico. Grazie a Luciano Berio!
Anche ai suoi successori alla sovrintendenza dell'Accademia di Santa Cecilia, Cagli e Dall'Ongaro, non è venuta l'idea di porvi rimedio. A loro non fotte niente dell'organo, e quando serve, vi provvedono con un organo elettronico.
A Roma , l'unica persona che ha preso a cuore la costruzione di un organo a canne nella Sala grande dell'Auditorium e lotta per questo - ma senza grandi risultati per l'indifferenza generale e dei vertici ceciliani - è l'organista Giorgio Carnini che da anni promuove una manifestazione organistica, intitolata appunto 'un organo per Roma'.
A Milano sarà possibile ciò che a Roma è stato vietato da un illustre musicista.
N.B.
chi è interessato a conoscere d nei dettagli la storia della mancata costruzione dell'organo nell'Auditorium di Roma, può ricorrere ad un numero del bimestrale Music@, edito dal Conservatorio di Music dell'Aquila, e che si sfoglia, accedendovi dal sito del Conservatorio 'Casella'.
martedì 6 marzo 2018
Un organo nell'auditorium della Verdi. A Milano sì, a Roma no, per volontà di Luciano Berio
Il
13
novembre 2018
l'Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi celebrerà i 25
anni di attività concertistica al
servizio della cultura milanese e lombarda: nata il 13 novembre 1993
con un memorabile concerto presso la Sala Verdi del Conservatorio di
Milano sotto la direzione del Maestro Vladimir
Delman,
l'Orchestra Verdi, da tutti conosciuta ormai come laVerdi, si
appresta a superare questo traguardo con un importante cartellone di
concerti, mostre e incontri che coinvolgeranno tutta la comunità
cittadina e regionale, oltre a trasferte nazionali e internazionali.
Tra
le numerose attività culturali che accompagneranno i festeggiamenti
di questo importante anniversario laVerdi ha deciso di includere un
progetto finalizzato non solo all'arricchimento del proprio
patrimonio strumentale e alla valorizzazione della sua "casa",
l'Auditorium di Milano Fondazione Cariplo, ma anche al potenziamento
e alla diversificazione della già ricca e dinamica offerta musicale
della Fondazione: la costruzione di un Grande Organo Sinfonico.
La
costruzione di un Organo
Sinfonico rappresenta
una tappa fondamentale nel percorso di eccellenza, tra tradizione e
innovazione, da sempre perseguito da laVerdi e recentemente
confermato dalla nomina del nuovo Direttore Musicale Claus
Peter Flor.
La
realizzazione di quest'Organo significa, innanzitutto, riaffermare le
potenzialità
dell'Auditorium
di Milano,
accolto fin dalla sua ristrutturazione nel 1999 ad opera dello Studio
Marzorati come una delle sale italiane più all'avanguardia per la
sua ricchezza
tecnologica e precisione acustica.
Questo
progetto consentirà all'Orchestra Sinfonica e al Coro Sinfonico di
Milano Giuseppe Verdi di ampliare ulteriormente il proprio repertorio
sinfonico e corale includendo capolavori quali il Te
Deum di
Hector Berlioz, la Sinfonia n. 3 in Do minore di Camille Saint-Saëns,
la Seconda e l'Ottava Sinfonia di Mahler, Eine
Alpensinfonie e
Also
sprach Zarathustra di
Richard Strauss e altre innumerevoli partiture sinfoniche della
storia della musica.
La
realizzazione di questo monumentale strumento sarà affidata alla
prestigiosa Ditta
Mascioni,
da quasi due secoli simbolo di tradizione e qualità nel panorama
organario italiano e internazionale.
domenica 4 marzo 2018
Politiche 2018. Nei seggi grande confusione. L'Italietta analfabeta
Notizie di disordini, disservizi, anche veri e propri casini, si susseguono in questa giornata elettorale, piovosa, di inizio marzo.
A Castelnuovo di Porto, alle porte di Roma, dove sono accatastati i plichi pervenuti dai 700 seggi circa esteri - per 4.000.000 circa di voti che potrebbero fare la differenza per una partita difficile che rischia di finire con uno zero a zero- come ha detto ironicamente Fiorello - stamani erano convocati , alla stessa ora per lo spoglio circa 9000 fra scrutatori e presidenti di seggio. Naturalmente si è creata una lunghissima fila, un ingorgo che ha mandato a casa alcuni di quei 9000, con il risultato che alle 20 alcuni 'seggi' non erano stati ancora aperti. E dunque le operazioni di scrutinio per questi ed anche altri motivi ( schede sbagliate, nomi diversi da quelli candidati in alcune città ecc... ecc...) i risultati, a partire dalle le proiezioni tarderanno ad arrivare.
Ma i disagi maggiori si sono verificati in moltissimi seggi, dove l'affluenza registrata evidentemente non era prevista dai sondaggisti che ogni giorno facevano aumentare le percentuali degli indecisi e di coloro che non sarebbero neppure andati a votare. Ed invece sono andati, in gran parte persone dai sessanta in più, come ci è capitato di constatare personalmente anche a noi,. al seggio di via Fucini a Roma. Dove le file fuori della varie sezioni , intorno alle 11 erano lunghissime, ed hanno di conseguenza generato malumori e proteste.
Chi era a capo del seggio, ha voluto rasserenare dando la colpa a quel bollino antifrode che quest'anno era apposto sulle schede per le politiche, Bollino che recava un codice che andava annotato, poi riscontrato dopo il voto, staccato dalla scheda,che il presidente e solo il Presidente poi metteva nell'urna. Si certo quella duplice operazione ha rallentato le operazioni di voto.
Vero, ma la ragione principale era l'inadeguatezza dei componenti il seggio, tutti giovani, in cerca di quei quattro soldi che guadagnavano in una giornata di lavoro, ma che erano assolutamente incapaci, inadatti e dunque lentissimi. Ci mettevano un sacco di tempo per annotare il codice e per il riscontro del medesimo codice successivo al voto. Si vedeva chiaramente che avevano una forte difficoltà a scrivere (ed anche a leggere). Con l'aggiunta della incapacità del presidente di distribuire le mansioni all'interno del seggio, composto solitamente da cinque o sei scrutatori.
La sensazione che abbiamo riportato, dopo essere rimasto per qualche tempo nel seggio per seguire come procedevano le operazioni di voto, è stata che tanti giovani oggi non completano gli studi e restano dunque semi analfabeti, fermandosi alle medie. Non leggono, non scrivono più a causa di quei dannati telefonini e computer che semplificano certo la vita ma che disabituano a scrivere, e quando sono costretti a farlo per un lavoro saltuario, molto saltuario, come è quello del seggio elettorale, fanno cilecca. E' questa l'Italia che ha meno laureati di ogni altro paese europeo, e che fa di tutto, col succedersi dei governi riformatori, per tenere lontano dall'università il maggior numero di giovani.
A Castelnuovo di Porto, alle porte di Roma, dove sono accatastati i plichi pervenuti dai 700 seggi circa esteri - per 4.000.000 circa di voti che potrebbero fare la differenza per una partita difficile che rischia di finire con uno zero a zero- come ha detto ironicamente Fiorello - stamani erano convocati , alla stessa ora per lo spoglio circa 9000 fra scrutatori e presidenti di seggio. Naturalmente si è creata una lunghissima fila, un ingorgo che ha mandato a casa alcuni di quei 9000, con il risultato che alle 20 alcuni 'seggi' non erano stati ancora aperti. E dunque le operazioni di scrutinio per questi ed anche altri motivi ( schede sbagliate, nomi diversi da quelli candidati in alcune città ecc... ecc...) i risultati, a partire dalle le proiezioni tarderanno ad arrivare.
Ma i disagi maggiori si sono verificati in moltissimi seggi, dove l'affluenza registrata evidentemente non era prevista dai sondaggisti che ogni giorno facevano aumentare le percentuali degli indecisi e di coloro che non sarebbero neppure andati a votare. Ed invece sono andati, in gran parte persone dai sessanta in più, come ci è capitato di constatare personalmente anche a noi,. al seggio di via Fucini a Roma. Dove le file fuori della varie sezioni , intorno alle 11 erano lunghissime, ed hanno di conseguenza generato malumori e proteste.
Chi era a capo del seggio, ha voluto rasserenare dando la colpa a quel bollino antifrode che quest'anno era apposto sulle schede per le politiche, Bollino che recava un codice che andava annotato, poi riscontrato dopo il voto, staccato dalla scheda,che il presidente e solo il Presidente poi metteva nell'urna. Si certo quella duplice operazione ha rallentato le operazioni di voto.
Vero, ma la ragione principale era l'inadeguatezza dei componenti il seggio, tutti giovani, in cerca di quei quattro soldi che guadagnavano in una giornata di lavoro, ma che erano assolutamente incapaci, inadatti e dunque lentissimi. Ci mettevano un sacco di tempo per annotare il codice e per il riscontro del medesimo codice successivo al voto. Si vedeva chiaramente che avevano una forte difficoltà a scrivere (ed anche a leggere). Con l'aggiunta della incapacità del presidente di distribuire le mansioni all'interno del seggio, composto solitamente da cinque o sei scrutatori.
La sensazione che abbiamo riportato, dopo essere rimasto per qualche tempo nel seggio per seguire come procedevano le operazioni di voto, è stata che tanti giovani oggi non completano gli studi e restano dunque semi analfabeti, fermandosi alle medie. Non leggono, non scrivono più a causa di quei dannati telefonini e computer che semplificano certo la vita ma che disabituano a scrivere, e quando sono costretti a farlo per un lavoro saltuario, molto saltuario, come è quello del seggio elettorale, fanno cilecca. E' questa l'Italia che ha meno laureati di ogni altro paese europeo, e che fa di tutto, col succedersi dei governi riformatori, per tenere lontano dall'università il maggior numero di giovani.
'Taci'. durata 8 secondi. L'opera più breve della storia della musica ( da Il Tirreno)
Chi si aspettava un flop ha dovuto ricredersi. “Taci” l’opera più breve mai rappresentata al mondo, ha incantato il pubblico del teatro del Giglio, accorso numerosissimo per assistere allo spettacolo forse più originale andato sulla scena lucchese (prima giornata del festival “Dillo in sintesi”). Non c’è stato il tutto esaurito, ma poco è mancato. Per il sold out forse sarebbe bastata una serata con un tempo più clemente, ma è stato comunque un successo.
D’altra parte si trattava di una novità assoluta e un certo scetticismo era comprensibile di fronte a un’opera lirica della durata di soli otto secondi che suscitava curiosità e forse un po’ di timore per quella che avrebbe potuto essere la risposta del pubblico. Lucca attendeva da settimane questo momento che gli appassionati non hanno voluto perdersi, assistendovi comodamente seduti nel posto prenotato (gratis), come per un qualunque altro spettacolo. Quasi tutti vestiti in abiti eleganti. Raffinate toelette e acconciature fresche di parrucchiere per le signore, giacca e cravatta e addirittura molti smoking per gli uomini. Tanti i giovani e giovanissimi, anch’essi in abiti classici.
La performance è andata in scena alle 20 esatte, quando in platea è sceso il silenzio e l’Orchestra Sinfonica Città di Grosseto composta da una quarantina di elementi ha preso posto sul palco. A dirigerla il Maestro Diego Sanchéz Haase, venuto apposta dal Paraguay che, all’arrivo del soprano Maria Elena Romanazzi, ha dato il via all’opera sotto un grande cronometro. Otto secondi dopo si è palesato anche il maestro Girolamo Deraco, l’autore di quella che il direttore artistico del teatro del Giglio Aldo Tarabella ha definito «una splendida follia musicale».
Tanti gli applausi del pubblico che chiedeva invano il bis. Ma così era deciso e poco dopo il sipario si è chiuso. «Un colpo di genio - così il musicologo Renzo Cresti ha definito l’originale lavoro teatrale - che non è certo una provocazione, poiché dietro c’è una precisa idea drammaturgica e la musica, seppur breve, esprime un chiaro concetto di opera, facendo combaciare un libretto in tempi brevissimi». Deraco ha saputo trovare la chiave giusta per sorprendere il pubblico. Che, forse ancora non è preparato a novità come questa, ma che, vista l’inaspettata partecipazione, lascia spazio a nuovi orizzonti, pur non rinnegando il teatro di tradizione che mai tramonterà.
sabato 3 marzo 2018
Tracciato l'identikit culturale di un'intellettuale italiana che fa la giornalista
Ogni giorno , sul Fatto quotidiano, si può leggere il suo nome, Silvia Truzzi, perchè scrive moltissimo. L'altro ieri s'è avventurata a recensire un libro, appena uscito, scritto da Alberto Mattioli, giornalista de La Stampa, il cui contenuto era il melodramma - quella cosa che ha fatto l'Italia ed anche la lingua italiana nel tempo e che nel nostro paese è popolare - anzi è stato popolare - come in Grecia, ad esempio, secondo quanto scrive la Truzzi, Alceo e Saffo. Beati i Greci!
Il melodramma, ma da un'angolatura speciale affronta Mattioli. Il titolo è Meno grigi più Verdi , è edito da Garzanti, e mostra come Verdi abbia attinto materia per le sue opere, oltre che dalla letteratura, dalla conoscenza approfondita del carattere degli italiani.
Meno male che Mattioli partito dal melodramma, virasse immediatamente per parare altrove, perchè altrimenti la presentazione della Truzzi non se la sarebbe meritata. Perchè?Lo spiega la giornalista medesima, dandosi dell'analfabeta senza che nessuno le avesse mosso un simile rimprovero.
Perchè, scrive la Truzzi: "Meno grigi che Verdi , l'abbiamo preso in mano non senza un certo timore, da ignoranti quali siamo noi che alla parola lirica magari non mettiamo mano alla fondina, ma al massimo possiamo rispolverare reminiscenza liceali di Alceo e Saffo".
Insomma la giornalista ci vuol fare sapere che Lei, salvo le reminiscenze liceali che la rimandano con la memoria, sfocata, ad Alceo e Saffo - e già è tanto che ne ricordi i nomi - con il melodramma, patrimonio e vanto della cultura italiana, non solo musicale, non ha nè vuole avere alcuna frequentazione. Povera Lei!
Il melodramma, ma da un'angolatura speciale affronta Mattioli. Il titolo è Meno grigi più Verdi , è edito da Garzanti, e mostra come Verdi abbia attinto materia per le sue opere, oltre che dalla letteratura, dalla conoscenza approfondita del carattere degli italiani.
Meno male che Mattioli partito dal melodramma, virasse immediatamente per parare altrove, perchè altrimenti la presentazione della Truzzi non se la sarebbe meritata. Perchè?Lo spiega la giornalista medesima, dandosi dell'analfabeta senza che nessuno le avesse mosso un simile rimprovero.
Perchè, scrive la Truzzi: "Meno grigi che Verdi , l'abbiamo preso in mano non senza un certo timore, da ignoranti quali siamo noi che alla parola lirica magari non mettiamo mano alla fondina, ma al massimo possiamo rispolverare reminiscenza liceali di Alceo e Saffo".
Insomma la giornalista ci vuol fare sapere che Lei, salvo le reminiscenze liceali che la rimandano con la memoria, sfocata, ad Alceo e Saffo - e già è tanto che ne ricordi i nomi - con il melodramma, patrimonio e vanto della cultura italiana, non solo musicale, non ha nè vuole avere alcuna frequentazione. Povera Lei!
Marco Lillo (Fatto Quotidiano), approfondisca sui privilegi degli ex presidenti delle Camere
Marco Lillo, l'ottimo cronista del Fatto Quotidiano, qualche giorno fa ha voluto, a modo suo - cioè all'incontrario - fare gli auguri all'ex presidente del senato Renato Schifani, ancora candidato per FI.
Ha raccontato che lui, come altri suoi predecessori, anche cessato l'incarico, gode di privilegi che non sarebbe esagerato chiamare soprusi e perfino furti a danno dei cittadini che, per la sua presidenza, devono continuare a pagargli i conti, anche dopo che è terminata.
Si tratta di cose ben note, tante volte ne abbiamo scritto anche noi in passato, a proposito di Irene Pivetti che, anche quando aveva smesso di fare la presidente della Camera dei Deputati e faceva la soubrette in tv, godeva di segreteria, macchina, ufficio ecc...
Marco Lillo aggiunge un particolare, e cioè la dotazione di 17.000 Euro mensili di cui l'ex dispone per collaborazioni, specificando che nel caso di Schifani lui li avrebbe utilizzati avviando contratti di collaborazione sia per la fidanzata di suo figlio che per la di lei madre. Persone competentissime nei campi in cui sarebbero utilizzate dallo Stato italiano, al servizio di Schifani, ma comunque di famiglia - acquisita.
C'è da meravigliarsi? Ma come si può quando da qualche settimana si assiste alla saga campana di De Luca, il governatore. Lui governatore, suo figlio candidato al Parlamento e l'altro suol figlio assessore, beccato dai giornalisti di Fanpage a concordare mazzette, e costretto a dimettersi? E quando a proposito dell'altro figlio, il candidato al Parlamento si scopre che avrebbe ottenuto un incarico all'Università presentando due lavori, uno dei quali redatto secondo il sistema 'Marianna Madia', cioè copiando senza citare la fonte?
Vorremmo invitare Lillo ad andare a fondo sulla sua inchiesta, e controllare anche le consulenze che i Presidenti del Senato hanno fatto durante i loro incarichi, dal 2002 al 2013 ( XIV e XVI, saltando la XV legislatura). Fra le tante consulenze ve ne è una 'per i concerti al senato' - tanto intensa era l'attività musicale al Senato - per la quale, per un decennio circa, i diversi presidenti hanno pagato un signore, della cui consulenza potevano sinceramente fare a meno. Sia perchè ancora plurioccupato nonostante l'avanzata età della pensione ( quando ha iniziato aveva già 75 anni, e quando ha finito e alla fine 85) sia a causa dei risultati mediocri e dozzinali della sua consulenza. Controlli Lillo e poi ci dica.
Ha raccontato che lui, come altri suoi predecessori, anche cessato l'incarico, gode di privilegi che non sarebbe esagerato chiamare soprusi e perfino furti a danno dei cittadini che, per la sua presidenza, devono continuare a pagargli i conti, anche dopo che è terminata.
Si tratta di cose ben note, tante volte ne abbiamo scritto anche noi in passato, a proposito di Irene Pivetti che, anche quando aveva smesso di fare la presidente della Camera dei Deputati e faceva la soubrette in tv, godeva di segreteria, macchina, ufficio ecc...
Marco Lillo aggiunge un particolare, e cioè la dotazione di 17.000 Euro mensili di cui l'ex dispone per collaborazioni, specificando che nel caso di Schifani lui li avrebbe utilizzati avviando contratti di collaborazione sia per la fidanzata di suo figlio che per la di lei madre. Persone competentissime nei campi in cui sarebbero utilizzate dallo Stato italiano, al servizio di Schifani, ma comunque di famiglia - acquisita.
C'è da meravigliarsi? Ma come si può quando da qualche settimana si assiste alla saga campana di De Luca, il governatore. Lui governatore, suo figlio candidato al Parlamento e l'altro suol figlio assessore, beccato dai giornalisti di Fanpage a concordare mazzette, e costretto a dimettersi? E quando a proposito dell'altro figlio, il candidato al Parlamento si scopre che avrebbe ottenuto un incarico all'Università presentando due lavori, uno dei quali redatto secondo il sistema 'Marianna Madia', cioè copiando senza citare la fonte?
Vorremmo invitare Lillo ad andare a fondo sulla sua inchiesta, e controllare anche le consulenze che i Presidenti del Senato hanno fatto durante i loro incarichi, dal 2002 al 2013 ( XIV e XVI, saltando la XV legislatura). Fra le tante consulenze ve ne è una 'per i concerti al senato' - tanto intensa era l'attività musicale al Senato - per la quale, per un decennio circa, i diversi presidenti hanno pagato un signore, della cui consulenza potevano sinceramente fare a meno. Sia perchè ancora plurioccupato nonostante l'avanzata età della pensione ( quando ha iniziato aveva già 75 anni, e quando ha finito e alla fine 85) sia a causa dei risultati mediocri e dozzinali della sua consulenza. Controlli Lillo e poi ci dica.
giovedì 1 marzo 2018
Anche le preposizioni, se abusate, possono indurre in errore
Non c'è giorno che non ci capiti di notare, negli annunci o nelle cronache musicali, accanto agli inglesismi fuorvianti - conduttore al posto di direttore, il più usato di questi tempi - le espressioni fantasiose ma stupide - come le bacchette che dirigono o si abbassano o alzano su questo e quello - un uso smodato di preposizioni che spazzano via, senza ragione, le congiunzioni, la più usata di tutte è 'TRA'.
Anche ieri, nell'annunciare il programma di un concerto, il Trovaroma ( allegato il giovedì al quotidiano La Repubblica, che in questo uso malato si distingue nettamente dagli altri, scrive della violoncellista Sol Gabetta, nel sommario della presentazione, che sarà "in concerto TRA Schumann e Britten", mentre ha titolato, in apparente contrasto con il successivo sommarietto, ' Sol Gabetta suona Chopin".
Uno allora si chiede: Sol Gabetta, inizialmente indecisa fra due autori, Schumann e Britten, alla fine ha deciso per nessuno dei due ma per un altro, andando sul sicuro, cioè su Chopin (fra due litiganti, un terzo gode).
Quindi nè Schumann nè Britten ma Chopin. E allora, magari, uno, decide di andare al concerto proprio per Chopin. E, invece, arrivato al Teatro Argentina, sede romana del concerto, per conto della Filarmonica, vede che in programma c'è sì Chopin, ma anche Schumann e Britten.
Da dove è nato questo equivoco? Dall'uso smodato e controsenso della preposizione TRA, alla quale il pigro titolista dell'inserto romano del quotidiano si rivolge ogni volta che in programma ci sono diversi autori, che è poi, specie nelle stagioni cameristiche, la norma. Lui ne sceglie due nel mazzo e li utilizza nel titolo, interponendo fra i nomi la tragica ma innocente preposizione: TRA.
Chi legge quel TRA sul quotidiano romano, sa che non deve attendersi nulla di buono. Perchè il pigro, criminoso e fuorviante titolista, non lo pone fra il primo e l'ultimo autore in programma, secondo l'ordine di esecuzione, o andando dal più antico al più moderno, o secondo una altro criterio che sinceramente non sappiamo suggerirgli, ma a casaccio, e perciò deve attendersi di tutto. Magari quella volta, per un guizzo di intelligenza, gli è saltato in mente di mettere la preposizione fra due autori minori, regalando all'ascoltatore la piacevole sorpresa che nel mezzo, fra i due, c'è un gigante della musica. Insomma a causa di quel TRA ci si può attendere qualunque cosa, anche sorprese, qualche volta addirittura piacevoli.
Non sarebbe meglio, forse, evitare qualche TRA di troppo e tornare alla vecchia, più normale e più chiara congiunzione, come la semplicissima luminosa E - che, oltre tutto, fa risparmiare anche due lettere?
Anche ieri, nell'annunciare il programma di un concerto, il Trovaroma ( allegato il giovedì al quotidiano La Repubblica, che in questo uso malato si distingue nettamente dagli altri, scrive della violoncellista Sol Gabetta, nel sommario della presentazione, che sarà "in concerto TRA Schumann e Britten", mentre ha titolato, in apparente contrasto con il successivo sommarietto, ' Sol Gabetta suona Chopin".
Uno allora si chiede: Sol Gabetta, inizialmente indecisa fra due autori, Schumann e Britten, alla fine ha deciso per nessuno dei due ma per un altro, andando sul sicuro, cioè su Chopin (fra due litiganti, un terzo gode).
Quindi nè Schumann nè Britten ma Chopin. E allora, magari, uno, decide di andare al concerto proprio per Chopin. E, invece, arrivato al Teatro Argentina, sede romana del concerto, per conto della Filarmonica, vede che in programma c'è sì Chopin, ma anche Schumann e Britten.
Da dove è nato questo equivoco? Dall'uso smodato e controsenso della preposizione TRA, alla quale il pigro titolista dell'inserto romano del quotidiano si rivolge ogni volta che in programma ci sono diversi autori, che è poi, specie nelle stagioni cameristiche, la norma. Lui ne sceglie due nel mazzo e li utilizza nel titolo, interponendo fra i nomi la tragica ma innocente preposizione: TRA.
Chi legge quel TRA sul quotidiano romano, sa che non deve attendersi nulla di buono. Perchè il pigro, criminoso e fuorviante titolista, non lo pone fra il primo e l'ultimo autore in programma, secondo l'ordine di esecuzione, o andando dal più antico al più moderno, o secondo una altro criterio che sinceramente non sappiamo suggerirgli, ma a casaccio, e perciò deve attendersi di tutto. Magari quella volta, per un guizzo di intelligenza, gli è saltato in mente di mettere la preposizione fra due autori minori, regalando all'ascoltatore la piacevole sorpresa che nel mezzo, fra i due, c'è un gigante della musica. Insomma a causa di quel TRA ci si può attendere qualunque cosa, anche sorprese, qualche volta addirittura piacevoli.
Non sarebbe meglio, forse, evitare qualche TRA di troppo e tornare alla vecchia, più normale e più chiara congiunzione, come la semplicissima luminosa E - che, oltre tutto, fa risparmiare anche due lettere?
Iscriviti a:
Post (Atom)