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martedì 6 marzo 2018

Fu Luciano Berio a non volere l'installazione di un organo nella sala grande dell'Auditorium di Roma

Si fa fatica a credere che un musicista del calibro di Berio abbia posto, a suo tempo, il veto per la dotazione della Sala grande dell'Auditorium di Roma, di un organo a canne, come ne hanno tutte le grandi  sale da concerto in ogni parte del mondo. A Roma no.  E sapete la ragione? Perchè l'organo deve stare in chiesa. Se non sapessimo che tali dichiarazioni sono uscite dalla bocca di un noto musicista,  non ci penseremmo due volte a dargli dell'ignorante. Perchè, a differenza della gente comune, Berio non poteva ignorare volutamente che l'organo, oltre che per il suo impiego in un certo repertorio sinfonico, è uno degli strumenti più importanti della musica, per l' immensa straordinaria letteratura  bachiana;   e già basterebbe, senza neanche chiamare in causa, qualora volessimo limitarci all'Italia, il grande Girolamo Frescobaldi, organista in San Pietro. All'epoca ci fu una netta pubblica opposizione a Berio il quale se ne infischiò bellamente e proseguì, con il solito disprezzo che usava verso i suoi oppositori, per la sua strada. Cieca!

Berio non volle sentire ragione, e perciò ancora oggi la Sala grande dell'Auditorium ne è sprovvisto, nonostante che a Renzo Piano fosse stato commissionato un progetto di modifica dell'interno della Sala Santa Cecilia, la più grande delle tre, per posizionarvi l'organo, e l'architetto lo avesse redatto.

Ancora oggi, dopo quindici anni dall'apertura dell'Auditorium, Roma non ha una grande sala per ospitarvi  singoli concerti e festival organistici che, come si sa, richiamano sempre un grande pubblico. Grazie a Luciano Berio!

 Anche ai suoi successori alla sovrintendenza dell'Accademia di Santa Cecilia, Cagli e Dall'Ongaro, non è venuta l'idea di porvi rimedio. A loro non fotte niente dell'organo, e quando serve,  vi provvedono con un organo elettronico.

 A Roma , l'unica persona che ha preso a cuore la costruzione di un organo a canne nella Sala grande dell'Auditorium e lotta per questo - ma senza grandi risultati per l'indifferenza generale e dei vertici ceciliani - è l'organista Giorgio Carnini che da anni promuove una manifestazione organistica,  intitolata appunto 'un organo per Roma'.

 A Milano sarà possibile ciò che a Roma è stato vietato da un illustre musicista.

N.B.
chi è interessato a conoscere d nei dettagli la storia della mancata costruzione dell'organo nell'Auditorium di Roma, può ricorrere ad un  numero del bimestrale Music@, edito dal Conservatorio di Music dell'Aquila, e che si sfoglia, accedendovi dal sito del Conservatorio 'Casella'.

domenica 7 gennaio 2018

L'Accademia di Villa Massimo a Roma accoglie l'organaro tedesco KLAIS

Villa Massimo è la sede della gloriosa Accademia tedesca di Roma, che ha un attività culturale intensa  e di primissimo piano. Ha borsisti tedeschi nelle varie discipline, soprattutto artistiche, ai quali,  in alcuni campi più che in altri, offre il privilegio di vivere nella città più bella del mondo (non più ai tempi di Virginia Raggi)  e che è considerata da sempre, come del resto l'Italia tutta , un museo a cielo aperto.

Per il 2018 ha accolto, per decisione del suo valente direttore il dott. Bluher, fra i suoi borsisti, che solitamente, sono pittori, scultori, architetti, scrittori, poeti,  per la prima volta un organaro, in coincidenza dell'ammissione dell'organo tedesco -  inteso  come strumento musicale - fra i beni immateriali dell'umanità da parte dell'Unesco.

Klais è l'erede di una antica famiglia di organari tedeschi. Ha potuto già compiere un giro per visitare l'immenso, vario ed importante patrimonio organario della Capitale, dove vi sono anche strumenti antichi di fabbricazione tedesca, ed infine, guardando ad un futuro diverso, l'Auditorium  costruito da Renzo Piano che un organo - come nella prassi delle più importanti sale da concerto - non ha; e per la cui costruzione si sta battendo da tempo a Roma, con varie iniziative, l'organista Giorgio Carnini, senza risultati concreti.

 La storia della mancata costruzione di un organo da concerto nella Sala 'Santa Cecilia', non tutti la conoscono; è stata raccontata una volta, in lungo e largo, dal bimestrale Music@, edito dal Conservatorio 'Casella' dell'Aquila.

Durante la costruzione dell'Auditorium si pose il problema della costruzione dell'organo, che avrebbe offerto la possibilità di effettuare concerti e festival organistici che, come si sa, sono molto seguiti. La sola immensa letteratura organistica di Johann Sebastian Bach, dovrebbe convincere delle meraviglie organistiche,  negate ai cittadini della capitale, per mancanza di strumenti idonee e di sale provviste.

Ma chi non volle l'organo fu proprio uno dei più noti musicisti, all'epoca a capo dell'Accademia di Santa Cecilia, che aveva alle spalle una tradizione organistica di famiglia: Luciano Berio, il quale anche dopo che fu fatta fare a Renzo Piano una variante del progetto per posizionare l'organo,  troncò ogni discussione sull'argomento, dichiarando che "l'organo è uno strumento da chiesa e lì deve restare". Dichiarazione degna di un ignorante totale, pur musicista. Nonostante la campagna di stampa e di opinione ( nella quale si impegnarono anche i Radicali e Italia nostra) non ci fu verso per convincere  il musicista a desistere dal suo insensato proposito da analfabeta, imposto con fare dittatoriale, come in altre occasioni.

 Quella vergogna non è stata ancora sanata, nonostante gli sforzi  di Carnini. Ed è assai difficile  che l'attuale dirigenza di Santa Cecilia prenda in considerazione la possibilità di dotare la sala grande dell' auditorium di uno strumento di pregio, a canne (a prescindere dal costo), come vediamo ed ascoltiamo in tante sale da concerto sia di recente costruzione, vedi Lucerna, sia antiche, come la Sala d'oro del Musikverein di Vienna.

Michele Dall'Ongaro, sovrintendente dell'Accademia, dimostrerà attenzione al problema? Boh! Lui ha altri pensieri per la testa, in cima ai quali come farsi rieleggere alla fine del suo primo mandato, sapendo che l'organo certamente non aggiungerebbe nuovi elettori a quelli che si è già assicurato con adeguata amministrazione. Perciò... al prossimo sovrintendente, semmai.

mercoledì 21 ottobre 2015

Processo a ERRI DE LUCA. Con un ESCAMOTAGE il tribunale non ha SABOTATO la lingua italiana.

Ancora oggi, Corrado Augias, maestro di indipendenza,  commentava negativamente la assoluzione di De Luca, da parte del tribunale di Torino, perchè 'il fatto non sussiste'. Spiegando che qualora non fosse stato del tutto scagionato non sarebbe stata impedita la libertà di pensiero e di espressione, bensì quell'invito a sabotare 'con le cesoie'  i cantieri della TAV in Val di Susa. Insomma cancellando con bianchetto le cesoie, i giudici torinesi l'hanno assolto, leggendo il verbo 'sabotare' come sinonimo di 'impedire' con ogni mezzo anche lecito. Le cesoie sono scomparse dall'intervista a De Luca che diedero corso al processo.
 Per dirla  banalmente, un 'escamotage' ha salvato De Luca, intendendo il termine di origine francese come ' trucco', 'trovata intelligente' e non piuttosto come trovata che qualche volta rasenta l'illegalità per risolvere un qualche problema.
 A noi è capitato anni fa, oltre una decina, di essere stato chiamato in giudizio da Luciano Berio, allora  all'Accademia di Santa Cecilia, perchè in un nostro articolo avevamo scritto che l'Accademia, attraverso un 'escamotage' era riuscito ad assegnare un posto ai privati nel suo CDA. E Luciano Berio e l'allora direttore generale, Di Benedetto, avevano tradotto quel termine con 'imbroglio' che è uno dei possibili significati estesi del termine francese, ma uno e non certamente il principale con il quale viene il più delle volte usato, e perciò ci avevano portato in tribunale.
 Non si giunse alla sentenza che ci sarebbe stata sicuramente favorevole - noi eravamo a conoscenza della lingua italiana più del celebre musicista, ed avevamo anche l'assistenza di uno dei più noti studi legali dell capitale, quello dell'avv. Grazia Volo - perchè Bruno Cagli successore di Berio nella sovrintendenza dell'Accademia ritirò la denuncia - cosa che più d'una volta ci ha ricordato, specie quando abbiamo scritto qualcosa non gradita su di lui.
 La sostanza era la seguente. Dopo la Legge Veltroni sulle Fondazioni lirico-sinfoniche, ci si attendeva la fila di privati come finanziatori della attività di dette istituzioni, la quale fila naturalmente non ci fu. A Santa Cecilia, per l'unico posto in CDA attribuito a privati, si misero insieme, per giungere alla quota stabilita per l'ingresso in CDA, tre o quattro big dell'economia, per raggiungerla, fra i quali anche La Repubblica. Noi scrivemmo che l'esiguità di quella quota ( in tutto 300.000 Euro, se non ci sbagliamo) avrebbe consentito anche a noi di entrare nel CDA. Era questo, secondo noi, l'escamotage: non un privato ma più privati,  con il cui contributo raggiungere la quota richiesta, e che poi si accordano per designare chi di loro entra a rappresentarli tutti  nel CDA. Se non ricordiamo male li rappresentò tutti l'avv. Vittorio Ripa di Meana.
 Come si può capire, nulla di illecito, ma certamente un atto di grande furbizia. Una trovata intelligente. Nulla di illegale. Un escamotage.