Da qualche giorno, in tutta Milano, si festeggiano i settantanni di Salvatore Sciarrino, sia attraverso il festival 'Milano Musicia' che gli è principalmente dedicato, ed è tuttora in svolgimento, che per il debutto alla Scala - che gliel'ha commissionata, in coppia con la Staatsoper di Berlino, della sua nuova opera: Ti vedo, ti sento, mi perdo. Aspettando Stradella, oltre naturalmente alla mostra che illustra anche visivamente il suo ormai lungo percorso compositivo, che dura da quasi mezzo secolo.
Non crediamo però che una città italiana, come Milano e qualunque altra, si entusiasmi e partecipi coralmente a simili festeggiamenti, come ci capitò di vedere a Salisburgo, un pò d'anni fa, quando all'interno del celebre festival , l'allora direttore artistico, Markus Hinterhauser, di recente tornato alla guida dell'istituzione austriaca, gli dedicò una sezione monografica assai ricca che spaziava dalle opere per il teatro, alla musica vocale, sinfonica, cameristica a quella per strumento solista (pianoforte): Kontinent Sciarrino. Un festival nel festival, nel quale tutta la cittadina sembrò coinvolta, come si poteva desumere dagli striscioni per le strade, oltre che sulle facciate dei luoghi deputati, dalle vetrine dei negozi che mostravano foto, partiture, copertine di dischi e poi anche dagli incontri e dalla master class ecc.. per celebrare, facendolo meglio conoscere, il compositore italiano. Milano saprà fare altrettanto?
L'altra sera, alla prima della nuova opera di Salvatore Sciarrino alla Scala, ascoltata a Radio 3, in diretta, si sono potuti ascoltare i lunghi applausi che hanno salutato la fine del primo atto ed anche la fine dell'opera. Così lunghi ed insistenti, da sorprendere il cronista radiofonico da Roma, il quale si è sentito in obbligo a giustificarli con la tipologia di pubblico della serata: principalmente quello del festival contemporaneo 'Milano Musica' , abituato - voleva dire - ad 'autoflagellazioni' e a salutare le stesse, alla fine, con applausi. Il cronista, insomma, non credendo alle sue orecchie - ma a nessuno interessava sapere cosa lui pensasse di quegli applausi - spiegava con un concentrato di idiozie la sua sorpresa. Potremmo aggiungere che il cronista radiofonico romano era il giusto pendant di quello che commentava la serata dalla Scala, con sciatteria e pressapochismo.
Ma con tutti i critici che quella sera erano a Milano - dove si era consumata nel pomeriggio, una riunione plenaria della 'venerabile confraternita' dell'Associazione nazionale di categoria - Radio 3 non si poteva affidare a qualcun'altro in grado di condurre con competenza e senza approssimazione la diretta radiofonica dalla Scala?
Veniamo all'opera: Ti vedo, ti sento, mi perdo. In attesa di Stradella, che la Scala di Lissner (e Berlino in coproduzione) aveva commissionato al musicista qualche anno fa , ma che è andata in scena solo ora, sotto la sovrintendenza Pereira. Lissner avrebbe voluto che il compositore la consegnasse in quattro e quattr'otto, mentre invece Sciarrino voleva pensarci e lavorare con i tempi suoi e comunque con il tempo necessario e sufficiente per elaborare e realizzare un nuovo progetto che, da quel che si è ascoltato, sembra essere molto diverso da quelli suoi, anche recenti, destinati al palcoscenico (La nuova Euridice secondo Rilke, del 2015)
Nel frattempo, oltre a formalizzare il progetto della nuova opera, Sciarrino ha voluto approfondire la conoscenza di Stradella, della sua musica, verso la quale ha sviluppato un vero innamoramento.
Non l'ha affascinato tanto la figura del musicista, intorno alla quale, secondo le sue conoscenze, c'è molta letteratura ed invenzione, al punto che - ha spiegato Sciarrino - non abbiamo neanche un suo ritratto, e che, se avesse avuto la vita movimentata che gli si suole attribuire, non avrebbe avuto materialmente il tempo di scrivere tutta quella musica meravigliosa, studiata con cura e attenta riflessione.
Per la stessa ragione, molti anni fa, cioè per la particolare qualità e modernità della sua musica, Sciarrino, s'era appassionato ad un altro celebre, e dannato, musicista: Gesualdo da Venosa, al quale aveva dedicato una prima opera, la sua più fortunata, Luci mie traditrici; una seconda per la compagnia dei pupi di Cuticchio; ed alcune 'ricreazioni' di suoi celebri madrigali e perfino dell'unica sua musica strumentale. Sicuramente Sciarrino si augura di contribuire, con la sua opera, ad una meritata e approfondita conoscenza della grandezza di Stradella.
Sulla nuova opera, aleggia la figura 'assente' di Stradella, del quale, in un palazzo nobiliare dove sono riuniti una cantante, i musicisti e i signori con i loro servi, si attende per la necessaria prova, la nuova cantata, che arriva sì, ma alla fine dell'opera, e della quale si fa in tempo ad ascoltare l'avvio mesto e struggente. Mentre, proprio all'inizio dell'opera, Sciarrino, con una sua ampia rivisitazione e ricreazione di musica stradelliana, ci ha fatto gustare la ricchezza, novità e modernità della sua musica.
Delle sue capacità 'ricreative' - non semplici rivisitazioni ed ancor meno trascrizioni o strumentazioni - come una volta ha spiegato in un lungo illuminante scritto - Sciarrino ha dato ormai infiniti saggi, ultimo, fra quelli che abbiamo ascoltato, Sposalizio, da Franz Liszt, scritto per l'Orchestra di Padova del suo interprete privilegiato, il direttore d'orchestra Marco Angius, e che Sciarrino ha illustrato in lungo e largo, nel corso delle lezioni di musica trasmesse da Rai 5, solo qualche mese fa. In questi giorni, a Milano, Sciarrino ed Angius hanno presentato i due CD Decca che ripercorrono, a grandi linee s'intende, la carriera compositiva del musicista. I 2 CD Decca, che Angius ha registrato a capo della sua Orchestra padovana, vanno ad aggiungersi alla ottantina e passa già in circolazione e che costituisce ad oggi la ricchissima discografia di Sciarrino.
Sciarrino, invitato ad illustrare alla radio l'opera, durante l'intervallo della 'prima' scaligera, ha messo in risalto come la sua musica riveli un sapore 'arcaico' in quest' opera. Ed è quello che arriva all'orecchio dell'ascoltatore, abituato a ben altri sperimentalismi sonori dal musicista. Con un effetto straniante, studiato e non casuale, che fa apparire Sciarrino l'antico e Stradella il moderno. Un ribaltamento di grande effetto.
Della complessa regia (Flimm) e ricchezza rappresentativa dell'opera, come anche dei diversi piani in cui si articolava il palcoscenico scaligero; dei gruppi, dislocati avanti e in fondo alla scena, e dei costumi ricchissimi e colorati, non possiamo dirvi nulla in prima persona, dovendoci attenere esclusivamente al racconto ed agli osanna, radiofonici, a differenza degli applausi di soddisfazione ed apprezzamento del pubblico del teatro che abbiamo ascoltato con le nostre orecchie.
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giovedì 16 novembre 2017
giovedì 4 maggio 2017
Rai 5. 'NESSUN DORMA', che a dormire ( e a far dormire) ci penso io - dice Massimo Bernardini
Ieri, in attesa che andasse in onda, su Rai 5, l'ultima delle quattro straordinarie 'Lezioni di musica' di Salvatore Sciarrino, tenute in uno storico palazzo padovano, per iniziativa della Orchestra di Padova e del Veneto e del suo direttore Marco Angius, abbiamo seguito Nessun dorma, trasmissione settimanale condotta dal censore della tv, Massimo Bernardini, promosso ad esperto musicale della rete, in ricordo dei suoi inizi musicali - sì, si interessava della musica cosiddetta leggera e ne scriveva pure: ma nessuno gli ha preventivamente spiegato che avrebbe avuto a che fare con una musica diversa, molto diversa da quella che aveva costituito la sua passione giovanile. Con la quale si è già misurato in tv, con una trasmissione che hanno visto lui ed i suoi parenti e, della quale, nel suo programma di critica tv (Tv Talk) non ha mai parlato. Ovvio. Che cosa succede a Nessun dorma, dove mentre invita tutti a non dormire, ci pensa lui a dormire per tutti?
Nessun dorma è la fotocopia povera di Amici della De Filippi, e per giunta senza che Bernardini sia fotocopia neanche poverissima della Maria. Soldi pochi per cui, registrandosi a Torino, lo studio è affollato da studenti delle classi di canto del locale conservatorio.
Ha invitato due cantanti in carriera, Maria Josè Siri e Cristina Zavalloni( che stanno a dimostrare come per essere brave non occorre necessariamente essere belle e sexy - come si va stupidamente insinuando quasi ogni giorno su gazzette dozzinali) che dovrebbero fare da coach alle giovani leve del canto e belcanto, le quali si esibiscono in repertori che vorrebbero stizzare l'occhio ai giovani ai quali la trasmissione si rivolgerebbe.
Cantano anche le coach, ognuna nel repertorio che pratica, con l'immancabile sottolineatura del dormiente Bernardini: 'succedono cose meravigliose in questo studio' che fa il verso a ciò che ogni settimana sentiamo dal fighetto Fazio, quando ci vuole convincere che a 'Che tempo che fa' arrivano solo e sempre vedettes internazionali, con merce di primissima qualità.
Ciò che colpisce di più di Nessun dorma è la banalità degli interventi ed ancor più delle domande che Bernardini, il bravo presentatore, che è anche autore ( ma questo non deve meravigliare) fa ai suoi ospiti.
Per 'pararsi il culo' - come direbbero i letterati italiani - la trasmissione si avvale anche di una consulenza professionale: per fargli dire tutte quelle banalità?
Nessun dorma è la fotocopia povera di Amici della De Filippi, e per giunta senza che Bernardini sia fotocopia neanche poverissima della Maria. Soldi pochi per cui, registrandosi a Torino, lo studio è affollato da studenti delle classi di canto del locale conservatorio.
Ha invitato due cantanti in carriera, Maria Josè Siri e Cristina Zavalloni( che stanno a dimostrare come per essere brave non occorre necessariamente essere belle e sexy - come si va stupidamente insinuando quasi ogni giorno su gazzette dozzinali) che dovrebbero fare da coach alle giovani leve del canto e belcanto, le quali si esibiscono in repertori che vorrebbero stizzare l'occhio ai giovani ai quali la trasmissione si rivolgerebbe.
Cantano anche le coach, ognuna nel repertorio che pratica, con l'immancabile sottolineatura del dormiente Bernardini: 'succedono cose meravigliose in questo studio' che fa il verso a ciò che ogni settimana sentiamo dal fighetto Fazio, quando ci vuole convincere che a 'Che tempo che fa' arrivano solo e sempre vedettes internazionali, con merce di primissima qualità.
Ciò che colpisce di più di Nessun dorma è la banalità degli interventi ed ancor più delle domande che Bernardini, il bravo presentatore, che è anche autore ( ma questo non deve meravigliare) fa ai suoi ospiti.
Per 'pararsi il culo' - come direbbero i letterati italiani - la trasmissione si avvale anche di una consulenza professionale: per fargli dire tutte quelle banalità?
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giovedì 12 maggio 2016
Biennale Musica di Venezia. Così com'è, può servire a qualcosa oltre che servire a qualcuno?
Bastano i numeri. Bastano i soli numeri della prossima Biennale Musica, ancora diretta da Ivan Fedele - in programma dal 7 al 16 ottobre - a far venire il mal di testa. Perciò, come ne uscirebbe il malcapitato che decidesse di stazionare a Venezia in quei giorni, non osiamo neppure pensarlo.
Cosa sia oggi la Biennale, che secondo il direttore è vetrina della 'Musica nelle tante declinazioni possibili' - divenuta 'annuale' ma senza una dritta che faccia intendere, oltre che cosa sia, a cosa serva - non è facile desumere dai programmi proposti ogni anno.
La Biennale è alla mercè dei suoi direttori che, di edizione in edizione, decidono il programma sulla base dei fondi a disposizione, del tornaconto non immediatamente percepito di essi stessi, e della buona volontà di tanti musicisti che magari, per esserci, si accontentano di quattro soldi, e di un giorno di 'gloria' - mentre non dovrebbero affatto accontentarsi ed anzi dovrebbero rinunciare ad una gita 'avanguardistica' in Laguna, che appare inutile.
Negli ultimi anni- stando a qualche rarissima cronaca non ciecamente laudativa delle scorse edizioni - ci si è chiesti se un mercato così ricco di 'spezie' musicali, quale oggi si configura la Biennale - serva a qualcosa, oltre che a qualcuno. La risposta , in mezzo a tanto brulicare di autori, esecutori e musiche, è assai simile a quella che i veneziani danno quando li si interroga se sono contenti della invasione turistica giornaliera della loro bella città. No, nonostante che senza tale invasione dovrebbero cercarsi un qualche lavoro.
Oggi chi rischiasse di seguire la prossima Biennale, ne uscirebbe con il mal di testa, a causa della via vai di musiche ascoltate.
I numeri, da soli, lo procurano il mal di testa: 85 i compositori presenti in 9 giorni di programmazione e 26 complessivi appuntamenti a tutte le ore del giorno , ed anche della notte.
Non è finita: 46 prime assolute, 27 prime italiane e, addirittura, per la Biennale n.60, non si è badato a spese neanche sulle 'commissioni' dirette: ben 25. C'è di tutto. Musica italiana, da camera e per orchestra - quest'ultima , in verità, in quantità ridotta, perchè tutti i soldi li hanno spesi per le Commissioni, più redditizie sotto molti aspetti! - c'è musica europea, con qualche significativo 'medaglione' monografico, come quello dedicato a Salvatore Sciarrino, vincitore del 'Leone d'oro alla carriera' - era ora, alla soglia dei settant'anni !- nel quale, in alternanza con musiche di Strawinsky e Ravel, ad opera della London Sinfonietta ( diretta da Marco Angius, con la partecipazione del soprano Anna Radziejewska, fra le preferite da Sciarrino), si ascolteranno tre suoi brani di diverse epoche, perfino uno della fine degli anni Sessanta, ed anche una prima assoluta, 'commissione' della Biennale; e poi una carrellata di musica americana con Arciuli, e persiana ed altro, molto altro ancora.
C'è anche l'esordio in Italia di un direttore che consociamo in altre mansioni, quella di divulgatore, con accento straniero che fa tanto chic, da RAI 5 (per RAI Cultura), che si chiama Matthieu Mantanus che dirigerà l'ensemble del 'College Musica Biennale' (inutile qui approfondire di che si tratta); forse la sua presenza serve a coltivare buoni rapporti con la struttura 'culturale' della RAI. E tutto scorrerà con la stessa velocità con cui un'onda spazza via l'altra. Vien da chiedersi se nelle recenti 'Biennali Musica' si ascolterà una nuova Carriera del libertino che si ascoltò nel '53, alla Fenice, per la Biennale di quell'anno.
Modesto suggerimento. Non sarebbe opportuno, un anno ogni tanto saltare l'allestimento del mercato della musica e puntare su poche novità che magari, se scelte con senno e non solo perché servono a qualcuno o qualcosa, possano lasciare il segno?
A ben riflettere, nelle Biennali dedicate al Teatro ed alla Danza sembra esserci meno caciara.
Cosa sia oggi la Biennale, che secondo il direttore è vetrina della 'Musica nelle tante declinazioni possibili' - divenuta 'annuale' ma senza una dritta che faccia intendere, oltre che cosa sia, a cosa serva - non è facile desumere dai programmi proposti ogni anno.
La Biennale è alla mercè dei suoi direttori che, di edizione in edizione, decidono il programma sulla base dei fondi a disposizione, del tornaconto non immediatamente percepito di essi stessi, e della buona volontà di tanti musicisti che magari, per esserci, si accontentano di quattro soldi, e di un giorno di 'gloria' - mentre non dovrebbero affatto accontentarsi ed anzi dovrebbero rinunciare ad una gita 'avanguardistica' in Laguna, che appare inutile.
Negli ultimi anni- stando a qualche rarissima cronaca non ciecamente laudativa delle scorse edizioni - ci si è chiesti se un mercato così ricco di 'spezie' musicali, quale oggi si configura la Biennale - serva a qualcosa, oltre che a qualcuno. La risposta , in mezzo a tanto brulicare di autori, esecutori e musiche, è assai simile a quella che i veneziani danno quando li si interroga se sono contenti della invasione turistica giornaliera della loro bella città. No, nonostante che senza tale invasione dovrebbero cercarsi un qualche lavoro.
Oggi chi rischiasse di seguire la prossima Biennale, ne uscirebbe con il mal di testa, a causa della via vai di musiche ascoltate.
I numeri, da soli, lo procurano il mal di testa: 85 i compositori presenti in 9 giorni di programmazione e 26 complessivi appuntamenti a tutte le ore del giorno , ed anche della notte.
Non è finita: 46 prime assolute, 27 prime italiane e, addirittura, per la Biennale n.60, non si è badato a spese neanche sulle 'commissioni' dirette: ben 25. C'è di tutto. Musica italiana, da camera e per orchestra - quest'ultima , in verità, in quantità ridotta, perchè tutti i soldi li hanno spesi per le Commissioni, più redditizie sotto molti aspetti! - c'è musica europea, con qualche significativo 'medaglione' monografico, come quello dedicato a Salvatore Sciarrino, vincitore del 'Leone d'oro alla carriera' - era ora, alla soglia dei settant'anni !- nel quale, in alternanza con musiche di Strawinsky e Ravel, ad opera della London Sinfonietta ( diretta da Marco Angius, con la partecipazione del soprano Anna Radziejewska, fra le preferite da Sciarrino), si ascolteranno tre suoi brani di diverse epoche, perfino uno della fine degli anni Sessanta, ed anche una prima assoluta, 'commissione' della Biennale; e poi una carrellata di musica americana con Arciuli, e persiana ed altro, molto altro ancora.
C'è anche l'esordio in Italia di un direttore che consociamo in altre mansioni, quella di divulgatore, con accento straniero che fa tanto chic, da RAI 5 (per RAI Cultura), che si chiama Matthieu Mantanus che dirigerà l'ensemble del 'College Musica Biennale' (inutile qui approfondire di che si tratta); forse la sua presenza serve a coltivare buoni rapporti con la struttura 'culturale' della RAI. E tutto scorrerà con la stessa velocità con cui un'onda spazza via l'altra. Vien da chiedersi se nelle recenti 'Biennali Musica' si ascolterà una nuova Carriera del libertino che si ascoltò nel '53, alla Fenice, per la Biennale di quell'anno.
Modesto suggerimento. Non sarebbe opportuno, un anno ogni tanto saltare l'allestimento del mercato della musica e puntare su poche novità che magari, se scelte con senno e non solo perché servono a qualcuno o qualcosa, possano lasciare il segno?
A ben riflettere, nelle Biennali dedicate al Teatro ed alla Danza sembra esserci meno caciara.
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