sabato 28 febbraio 2026

Trump e Netanyahu, apostoli di pace, stanno destabilizzando il mondo ( da Lettera 43, di Costantino)

 

Attacco all’Iran: lo shock petrolifero e l’impatto sull’economia europea

Ci sono momenti in cui la geopolitica diventa immediatamente economia. Non tra mesi. Non tra settimane. Subito. La chiusura – anche solo parziale – dello Stretto di Hormuz seguita all’attacco su larga scala lanciato da Stati Uniti e Israele contro l’Iran (tra le vittime anche la Guida suprema, l’ayatollah Ali Khamenei anche se Teheran smentisce) è uno di quelli. Da quel tratto di mare passa circa un quinto del petrolio mondiale e una quota rilevante del gas naturale liquefatto. Quando quel passaggio diventa instabile, il mercato non aspetta di verificare quanti barili mancheranno davvero. Reagisce prima. Prezzi, assicurazioni, noli marittimi, tempi di consegna: tutto si muove all’istante. Ed è esattamente ciò che sta accadendo.

Nella combo, la residenza della Guida Suprema dell’Iran AlÏ Khamenei distrutta negli attacchi israeliani, Teheran, 28 febbraio 2026 (Ansa).

Il costo dell’incertezza sulle assicurazioni

Secondo Reuters, diversi operatori e trader hanno sospeso rallentato spedizioni di greggioprodotti raffinati e Gnl attraverso Hormuz dopo i raid statunitensi e israeliani; immagini satellitari mostrano navi ferme nei pressi degli hub del Golfo, mentre alcune metaniere hanno rallentato o modificato rotta. Non serve un blocco totale per generare uno shock: basta l’incertezza. A questo si aggiunge il costo del rischio. Il Financial Times riporta che gli assicuratori marittimi stanno rinegoziando al rialzo le coperture “war risk” e in alcuni casi cancellando polizze. Significa una cosa molto semplice: anche se formalmente il traffico non fosse completamente interrotto, il costo marginale dell’energia salirebbe comunque. E se sale il costo marginale, sale il prezzo finale. Nei giorni precedenti l’escalation, Reuters aveva già segnalato un balzo dei noli petroliferi ai massimi da sei anni, tra charter anticipati e timori di conflitto. Quando il rischio geopolitico incontra una capacità navale limitata, la bolletta si paga due volte: nel prezzo della materia prima e nel costo per trasportarla. Ma Hormuz è solo il primo collo di bottiglia. Il secondo si chiama Bab el-Mandeb, lo stretto che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden e quindi al Canale di Suez. Se anche quel passaggio tornasse stabilmente sotto attacco – come già accaduto nel 2024 con il crollo dei flussi energetici nel Mar Rosso documentato dall’EIA statunitense – le rotte verso l’Europa si allungherebbero di settimane passando attorno all’Africa, con un ulteriore aumento dei costi logistici e assicurativi. In quel caso il sistema globale entrerebbe in modalità di stress prolungato.

I tre scenari possibili

Gli scenari possibili sono tre. Il primo è uno shock breve. Il premio al rischio esplode, i prezzi salgono, ma il traffico riprende in tempi relativamente rapidi. Il mercato riassorbe. Restano però assicurazioni più care, scorte ricostituite a prezzi maggiori e un livello strutturale di volatilità più elevato. Il secondo scenario è una disruption di settimane, con traffico a singhiozzo. Qui inizia il problema serio. L’Asia – Cina e Giappone in testa – compete per garantirsi continuità nelle forniture. La Cina assorbe la quasi totalità delle esportazioni iraniane via mare; il Giappone dipende in modo massiccio dal Medio Oriente per alimentare le sue raffinerie. Se questi giganti devono sostituire o garantire volumi, pagheranno il premio necessario. L’Europa diventa price-taker. Energia più cara, Gnl più caro, prodotti raffinati più cari. Il terzo scenario è quello più destabilizzante: un conflitto prolungatoReuters ha già evidenziato il rischio che un’escalation estesa nel tempo possa trasformare uno shock in un cambio di regime. Se l’orizzonte si allunga, l’energia cara smette di essere un picco e diventa un nuovo equilibrio.

Manifestazione anti Stati Uniti in Iran (Ansa).

Perché l’Europa rischia grosso

Ed è qui che l’Europa si fa male. Gli Stati Uniti dispongono di una significativa produzione domestica di energia. L’Europa no. L’Europa importa, paga in dollari e, se l’euro si indebolisce, paga ancora di più. Ogni aumento del prezzo del petrolio o del gas si traduce in bollette più alte, carburanti più costosi, costi industriali crescenti. Si sente spesso dire che la perdita dei barili iraniani potrebbe essere compensata dall’OPEC. È vero che esiste una certa “spare capacity”, concentrata soprattutto in Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Ma trasformare questa possibilità teorica in barili effettivamente consegnati è un’altra questione. La spare capacity non è un interruttore che si accende in 24 ore. Servono decisioni politiche coordinate, tempi tecnici, valutazioni strategiche. Non tutta la capacità inutilizzata è immediatamente attivabile e non tutta è perfettamente sostituibile in termini qualitativi. Le raffinerie non possono cambiare miscela dall’oggi al domani. Ma soprattutto, anche ammesso che si produca di più, resta il problema logistico. Se Hormuz è instabile, il vero collo di bottiglia non è solo quanto si pompa, ma quanto si riesce a spedire e a quale costo. Produzione e trasporto non sono la stessa cosa. In un contesto di rischio militare, assicurazioni e noli possono diventare il limite reale dell’offerta effettiva.

Energia e logistica più care si riflettono sulle materie prime

C’è poi un elemento geopolitico che raramente viene evidenziato: un rialzo strutturale dei prezzi avvantaggia in modo diretto chi esporta fuori dal teatro del conflitto. In questo contesto, la Russia sarebbe tra i principali beneficiari, vedendo aumentare i ricavi senza subire direttamente il rischio logistico del Golfo. Lo shock, inoltre, non si ferma al petrolio. Energia più cara e logistica più costosa si riflettono sui costi delle materie prime industriali. Il rame, essenziale per reti elettriche, trasformatori, data center e infrastrutture digitali, è già sostenuto da una domanda strutturale legata all’elettrificazione e all’intelligenza artificiale. Se a questo si aggiunge un contesto di tensione energetica e shipping più caro, i costi dei grandi progetti industriali salgono ulteriormente. Il risultato è una parola che l’Europa conosce bene: stagflazione. Crescita che rallenta mentre l’inflazione resta elevata. Prezzi dei beni importati in aumento. Potere d’acquisto che si riduce. Investimenti rinviati perché il costo del capitale resta alto in un contesto di incertezza. Industria energivora sotto pressione. Spazio fiscale che si restringe mentre aumentano le richieste di sostegno pubblico.

Un data center (Ansa).

Le conseguenze di una incertezza prolungata

Il tempo è il vero moltiplicatore. Uno shock si assorbe. Un’incertezza prolungata cambia il regime economico. Se l’operazione militare durerà a lungo, come è stato dichiarato, l’Europa non si troverà davanti a una semplice fiammata dei prezzi, ma a un equilibrio più costoso e più instabile. E in questo equilibrio, per un continente strutturalmente importatore di energia e già esposto a tensioni commerciali e industriali, il conto rischia di essere particolarmente pesante. Non è una questione ideologica. È una questione di struttura economica. Quando i grandi choke point globali entrano in crisi, l’Europa paga più di altri. Perché importa energia. Perché compete con giganti asiatici per le stesse molecole. Perché ha meno margini per assorbire shock ripetuti. La domanda ora non è soltanto cosa accadrà nei prossimi giorni. La domanda è quanto a lungo il mondo resterà in questa zona di rischio. Perché se l’incertezza diventa permanente, il conto non sarà una fiammata. Sarà un nuovo equilibrio più costoso. E per l’Europa – e per l’Italia in particolare – sostenerlo sarà molto più difficile.

Guerra in Iran. Bloccati a Dubai il ministro Crosetto ed un gruppo di 204 studenti italiani ( da Il Messaggero, di Landi)

 I missili, la paura che arriva anche nei luoghi simbolo del lusso e delle vacanze come Dubai e l'isola di Palm. Tantissimi gli italiani residenti, altrettanti quelli che hanno scelto la località degli Emirati per trascorrere alcuni giorni di relax. Un paradiso che si è improvvisamente trasformato in obiettivo militare, della rappresaglia iraniana all'attacco firmato da Israele e Stati Uniti. A Dubai anche il ministro della Difesa, Guido Crosetto, rimasto bloccato con la propria famiglia in attesa che riaprano i voli momentaneamente sospesi per fare ritorno in Italia. Il ministro era partito venerdì da Roma con un volo civile per andare a prendere i familiari ma l'improvvisa escalation militare ha lasciato a terra tutti i voli di linea.

Crosetto con la famiglia bloccato a Dubai, volo cancellato dopo l'attacco dell'Iran

Il racconto

Nel racconto degli italiani negli Emirati le ore di angoscia vissute. «Abbiamo visto un caccia e poi sentito tre esplosioni - racconta Ginevra Marmo, una ragazza italiana che lavora ad Abu Dhabi -. Stavamo in piscina, la gente ha iniziato a correre all'interno. Abbiamo avuto paura». Oggi si trovava a Dubai quando è stato colpito The Palm e ha di fatto assistito all'attacco. «Mi trovavo all'hotel Sky Address quando la guerra è improvvisamente arrivata in una tranquilla mattina in piscina -aggiunge- nessuno immaginava che l'Iran avrebbe colpito. Quando ho visto il caccia e ho sentito le esplosioni sono andata a vedere sui canali social dell'ambasciata italiana e raccomandavano di stare al chiuso». Tra i connazionali 'spettatori' della guerra improvvisa anche la rapper Big Mama. «Stiamo vivendo un vero incubo - scrive sui social -. Sono partita dall'aeroporto di Malè, - racconta la cantante - il mio volo è stato dirottato nel deserto, nei pressi di Dubai. Noi continuiamo a sentire i missili sulla testa, io sono terrorizzata, siamo tantissime persone in questa situazione». Sensazioni e parole che tornano nelle testimonianze di altri turisti. «Stiamo vivendo una situazione surreale - afferma Nicole Molinaro, 21 anni, di Roma -. Nessuno è preparato a vivere un'esperienza come questa in vacanza. Sono in preda all'angoscia». C'è chi non vuole farsi prendere dal panico. «Stiamo bene anche se abbiamo un po' di paura - racconta Rosa D'Amico-Stones, da 40 anni residente negli Emirati Arabi -. C'è uno strano silenzio per strada per essere a Dubai. Solitamente è piena di gente e macchine, ma molte persone hanno già fatto scorta stamattina di acqua e viveri e anche di benzina».

Crosetto con la famiglia bloccato a Dubai, volo cancellato dopo l'attacco dell'Iran

Gli studenti bloccati

Un gruppo di 204 studenti italiani delle scuole superiori coinvolti nel progetto «Ambasciatori del futuro» dell'associazione World Student Connection è bloccato a Dubai, a causa della chiusura dello spazio aereo legata al conflitto in Iran. Tra di essi - riporta il sito del Corriere del Veneto - vi sono dei ragazzi veneti, tra cui un 16enne che frequenta l'istituto tecnico commerciale «Calvi» di Padova. «Mio figlio avrebbe dovuto atterrare a Milano l'1 marzo alle nove del mattino - racconta la madre - e invece non sappiamo quando tornerà. I ragazzi sono seguiti dai tutor e questo ci rassicura. Ma siamo in pensiero». Secondo quanto riferito alle famiglie, gli studenti vengono sistemati in albergo in attesa della riprogrammazione dei loro voli di rientro. Il gruppo italiano sarebbe dovuto tornare domani, ma la partenza sarebbe stata spostata al 3 marzo. Il programma Wsc prevede la simulazione diplomatica dei lavori dell'Onu e riunisce adolescenti e universitari di diverse nazionalità.

Forlì, concerti. Rassegna 'Organi Callido a Forli', da marzo a maggio ( da Forlì Today)

 

Il cartellone di eventi, in partenza il 6 marzo, propone sei concerti che vedranno protagonisti i sei organi storici di Gaetano Callido a Forlì, città che in Romagna si distingue per il maggior numero di organi del leggendario costruttore veneziano del Settecento. Gli eventi vedranno la partecipazione di interpreti di rilievo internazionale nell’ambito dell’esecuzione storicamente informata e offriranno al pubblico un’esperienza culturale completa, in cui musica, architettura e arte si intrecciano.

Tra le novità parte di questa edizione, l’installazione di un organo meccanico di seconda mano nella chiesa di San Biagio, strumento costruito nel 1986 dalla ditta olandese Van Vulpen, in stile barocco tedesco, con due tastiere e pedaliera estesa. Lo strumento, ideale per l’esecuzione di Bach e del grande repertorio organistico internazionale, sarà destinato all’uso liturgico, concertistico e alla formazione degli studenti della Fondazione “Angelo Masini”. L’organo è stato acquistato a gennaio grazie a un prestito della Diocesi di Forlì-Bertinoro. Ora sono in corso le operazioni di smontaggio e la raccolta fondi per coprire i costi di trasporto e installazione, previsti entro la fine di maggio. A sostegno di questo progetto, Forlì Antiqua sta avviando una campagna di crowdfunding sulla piattaforma Ginger, grazie all’appoggio della Banca di Credito Cooperativo ravennate forlivese e imolese.

Il programma 

Venerdì 6 marzo 2026 – ore 20.45
Basilica di San Pellegrino Laziosi
Tientos, batallas, folías. Il barocco iberico
Víctor Baena, organo
Ingresso libero

Mercoledì 18 marzo 2026 – ore 20.45
Duomo
“In Te solo ogni mia speme è posta”
Cinque salmi dall’Estro poetico-armonico di Benedetto Marcello per il tempo di Quaresima. Prenotazione obbligatoria per 65 posti nel presbiterio e nelle prime tre panche della navata centrale. Esauriti i posti prenotabili, accesso libero alla navata centrale.

Giovedì 9 aprile 2026 – ore 20.45
Duomo - Cappella della Beata Vergine del Fuoco
Splendore e teatralità da Cignani a Handel
Introduzione storico-artistica a cura di Roberta Brunazzi
Freddie James, organo
Prenotazione obbligatoria per 100 posti riservati nella Cappella della Madonna del Fuoco. Esauriti i posti prenotabili, accesso libero alla navata centrale.

Venerdì 17 aprile 2026 – ore 20.45
Chiesa del Suffragio
La strada Alemagna
Wolfgang Zerer, organo
Ingresso libero

Martedì 12 maggio 2026 – ore 20.00
Chiesa di San Giuseppe dei Falegnami
Affetti ed estasi. Alle origini del Barocco
Prenotazione obbligatoria per 100 posti

Mercoledì 27 maggio 2026 – ore 20.45
Chiesa della Santissima Trinità
Il genio ribelle di Salvator Rosa e le audacie del Seicento musicale
Introduzione storico-artistica a cura di Paola Salzano
Gian Andrea Guerra, violino barocco
Stefano Molardi, organo.



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venerdì 27 febbraio 2026

Caso Epstein. Trump non potrà mai ammettere le sua responsabilità sull'esempio di Bill Gates (Adnkronos)

 

Caso Epstein, Gates si è assunto responsabilità. E ha ammesso relazione con due donne

Bill Gates “si è assunto la responsabilità per le sue azioni” in relazione ai legami con Jeffrey Epstein nel corso di una riunione con lo staff della sua Fondazione. “Bill ha parlato in modo onesto, affrontando molte questioni nello specifico”, ha reso noto la Gates Foundation in una nota.  

Secondo il Wall Street Journal, l’ex ad di Microsoft si è scusato con lo staff, ammettendo di aver avuto una relazione con due donne russe di cui Epstein è venuto a conoscenza in seguito e, in riferimento al finanziere pedofilo, ha dichiarato: “Non ho fatto nulla di illecito. Non ho visto nulla di illecito”. 

Secondo il Wsj, Gates ha ammesso anche che è stato un “errore enorme passare del tempo con Epstein”, ma ha insistito sul fatto di “non aver mai trascorso del tempo con le vittime, le donne che lo circondavano”. “Chiedo scusa alle altre persone che sono state coinvolte in questa vicenda a causa dell’errore che ho commesso”, ha detto ancora al suo staff. 

 

Le parole di Gates sembrerebbero quindi confermare, almeno in parte, quanto scritto da Jeffrey Epstein. In una lunga email datata 18 luglio 2013, scritta proprio dal finanziere e inviata a sé stesso, Epstein afferma che Gates avrebbe avuto rapporti sessuali con “ragazze russe”, avrebbe contratto una malattia sessualmente trasmissibile e avrebbe chiesto antibiotici da somministrare di nascosto alla moglie di allora, Melinda Gates. 

“Per aggiungere la beffa al danno, mi implori di cancellare le e-mail riguardanti la tua malattia sessualmente trasmissibile, la tua richiesta di fornirti antibiotici da somministrare di nascosto a Melinda e la descrizione del tuo pene”, ha scritto Epstein. Nella stessa missiva si dice inoltre “sconvolto oltre ogni comprensione” per la decisione di Gates di “ignorare l’amicizia che si era sviluppata negli ultimi sei anni”. 

 

Gates, nei giorni scorsi, ha subito anche l’attacco dell’ex moglie. Melinda French Gates ha infatti esortato a distanza l’ex marito a “rispondere del suo comportamento” dopo che il nome del fondatore di Microsoft è comparso nei nuovi documenti del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti (Doj) legati al caso Epstein, aggiungendo che “nessuna ragazza dovrebbe mai essere messa in quelle situazioni”. 

In un’intervista al podcast Wild Card di Npr, ha detto che le rivelazioni sono “difficili a livello personale” perché “riportano alla mente alcuni momenti molto, molto dolorosi” del suo matrimonio, pur sottolineando di essere “andata avanti” dopo il divorzio del 2021. “Le domande rimaste sono per il mio ex marito, non per me”, ha aggiunto, esprimendo anche “un’enorme tristezza per le vittime” dei crimini del defunto finanziere.