lunedì 23 febbraio 2026

La pace di Trump, e la guerra dei dazi. Borse mondiali nel caos ( da Firstonline, di Gabriella Bruschi)

 

Dazi© Pixabay

mercati internazionali, così come le controparti commerciali degli Stati Uniti, sono allibiti di fronte al caos scatenato da Trump sui dazi dopo la sentenza della Corte Suprena che ha ritenuto illegittimi i suoi provvedimenti di quasi un anno fa. La prima reazione in Asia è stata quella di rilanciare il motto “Sell America”, con il dollaro e i future di Wall Street in calo. Il Bitcoin è crollato di quasi il 5%, scendendo sotto i 65.000 dollari. Tornano gli acquisti rifugio su oro, che balza di oltre l’1% sopra i 5.100 dollari, e sul franco svizzero. Le Borse europee sono viste aprire in calo, occhi a Enel.

Dazi nel caos. India e Cina ne beneficiano. La corsa ai rimborsi

Venerdì la Corte Suprema ha bocciato la politica tariffaria di emergenza del presidente Trump, affermando sostanzialmente che ha violato la legge per quasi un anno. Poi Trump ha tenuto una conferenza stampa in cui ha annunciato un dazio del 10% su tutto il mondo, in vigore da martedì. Meno di 24 ore dopo, ha annunciato sui social media che i dazi saliranno al 15% con effetto immediato, apparentemente cogliendo di sorpresa alcuni dei suoi stessi funzionari. Venerdì la Casa Bianca aveva pubblicato un lungo elenco di prodotti commerciali esenti dal dazio iniziale del 10%, anche se non è chiaro se questo valga anche per la nuova aliquota del 15%.

Il disegno di legge che Trump sta ora utilizzando, per la prima volta in assoluto, impedisce specificamente la discriminazione tra paesi, riporta Reuters, quindi il mondo intero deve ricevere il 15%. Stranamente, ora questo include anche la Russia e la Corea del Nord, pesantemente sanzionate, che in qualche modo non hanno ricevuto i dazi iniziali. Ciò significa anche che alcuni paesi, tra cui Regno Unito e Australia, dovranno affrontare dazi doganali più elevati, mentre molti altri, tra cui la Cina, potrebbero subire forti riduzioni. L’India ha sospeso l’accordo con gli Stati Uniti e la Commissione Europea ha escluso modifiche.

Questo potere dura solo 150 giorni prima che il Congresso debba prorogarlo, cosa che i legislatori repubblicani probabilmente saranno restii a fare, data l’impopolarità dei dazi nei sondaggi. I funzionari della Casa Bianca hanno affermato che le aliquote tariffarie effettive non cambieranno poi così tanto e che gli accordi commerciali già stipulati rimarranno validi. Non è chiaro come ciò funzioni, dato che questi accordi sono stati stipulati con dazi che non esistono più. Il Segretario al Tesoro Bessent ha addirittura minacciato i partner commerciali di embargo qualora non avessero rispettato questi accordi.

Poi c’è la corsa al rimborso dei circa 170 miliardi di dollari di dazi doganali illegali pagati, con oltre 1.800 cause già intentate presso la Corte per il Commercio Internazionale degli Stati Uniti. È anche probabile che qualsiasi somma rimborsata finisca nelle mani delle aziende importatrici, non dei consumatori che hanno pagato i dazi a prezzi più alti...

22 febbraio 2022 - 22 febbraio 2026. Quattro anni di guerra in Ucraina. Generale Camporini: la Russia si ferma con un esercito europeo ( da Leggo, di Salviani)

 Le prime immagini che sono arrivate dall'Ucraina alle luci dell'alba di quel 24 febbraio del 2022 ce le ricordiamo tutti. Le nuvole di fumo create dai bombardamenti degli aerei di Putin, i carri armati che avanzavano e la paura per un conflitto che sembrava potersi allargare in fretta. Dopo quattro anni la guerra c'è ancora, ma è rimasta dentro i confini dello stato ucraino. Eppure nessuno si sente al sicuro e il timore di un conflitto che ci riguardi direttamente è ancora fortissimo. 

Il generale Vincenzo Camporini, già capo di Stato maggiore dell'Aeronautica militare (2006-2008) e della Difesa (2008-2011), fa il punto sul conflitto e prova ad immaginare una strada concreta verso la pace. Secondo Camporini il Cremlino punta alla capitolazione di Kiev, mentre l’Ucraina chiede garanzie concrete per evitare nuove aggressioni, a partire dalla presenza di truppe alleate sul terreno. 

Ucraina, 4 anni di guerra. Camporini: «Putin non si ferma, l'Europa ha bisogno di un esercito e ci sta lavorando»

Generale, qual è la situazione dal punto di vista militare?

«Al momento è statica. Le condizioni ambientali, con un inverno particolarmente rigido, non consentono grandi movimenti. Ci sono piccoli spostamenti. Gli ucraini avrebbero recuperato qualche chilometro quadrato di territorio, ma non si tratta di conquiste significative ai fini dei combattimenti. Continua la campagna di attacchi aerei quotidiani e molto pesanti da parte dei russi contro infrastrutture anche civili. Si cerca così di fiaccare il fronte interno e la resistenza».

Dal punto di vista diplomatico invece ci sono passi avanti?

«Anche lì c'è uno stallo. La Russia chiede la capitolazione totale dell’Ucraina, mentre Kiev pretende almeno la garanzia che in futuro un’aggressione del genere non si ripeterà. Per avere questa certezza è necessaria la presenza di truppe alleate sul terreno: non si può pensare a una garanzia del genere senza questa condizione. Non vedo passi avanti, dovremo attendere la primavera».

Si aspettava di arrivare a questo triste anniversario, quattro anni dopo l’invasione russa del 24 febbraio 2022?

«Mi aspettavo la resistenza tenace dell’Ucraina. Ero tra coloro che consideravano improbabile un attacco russo, mi sembrava un’ipotesi priva di consistenza. Putin si aspettava sicuramente un epilogo rapido, pensava di avere campo libero, ma ha trovato un popolo che sta opponendo una resistenza ammirevole. Questo smentisce la narrazione di chi parla di guerra per procura dell’Occidente. Nessun popolo avrebbe lottato con così tanta determinazione per un ideale del genere: è un dato di fatto che qualcuno non vuole vedere».

Quanto è stato importante l’intervento dell’Europa secondo lei?

«Direi che l’Europa ha avuto un ruolo fondamentale, soprattutto di fronte alle retromarce di Trump e dell’amministrazione americana. Un mio commento sul presidente statunitense sarebbe troppo amaro. Putin ha l’obiettivo di frammentare il mondo occidentale: sta riuscendo a complicare il rapporto tra Europa e Stati Uniti, ma la solidarietà tra gli Stati europei è sicuramente cresciuta».

E il ruolo dell’Italia come lo giudica?

«A volte imbarazzante. C’è sempre il tentativo di restare a metà, anche per la componente filorussa presente in uno dei rami della maggioranza. Stiamo facendo qualcosa, ma potremmo fare di più, soprattutto per quanto riguarda la partecipazione attiva ai tavoli negoziali. Penso ad esempio al tavolo dei cosiddetti “volenterosi”. Arriviamo sempre con scarso protagonismo».

Putin sta raggiungendo i suoi obiettivi?

«Putin voleva trasformare l’Ucraina in una nuova Bielorussia, ma non ci sta riuscendo. Ha schierato 700 mila effettivi sul terreno, ma con forze ridotte Kiev sta resistendo efficacemente. Inoltre, a livello internazionale, la Russia si sta mettendo al collo il cappio della Cina. Dal punto di vista militare, l’efficacia delle forze russe ne esce ridimensionata».

Ucraina, 4 anni di guerra. Camporini: «Putin non si ferma, l'Europa ha bisogno di un esercito e ci sta lavorando»

Come immagina un epilogo di questa guerra?

«Gli epiloghi appartengono più ai romanzi: la storia non finisce mai. Se Putin mettesse un freno alla sua spinta imperialistica, le cose si potrebbero in qualche modo congelare. A quel punto si potrebbe riprendere la complessa opera diplomatica per ristabilire relazioni quanto meno non conflittuali tra Russia e Ucraina. È possibile arrivare a un compromesso con qualche sacrificio territoriale da parte di Kiev, ma l’Ucraina fa ormai parte del mondo occidentale e non credo possano esserci dubbi a riguardo. Il sostegno europeo è imprescindibile nonostante l'UE non disponga ancora di una forza militare adeguata, anche se si sta lavorando in questa direzione. Una futura adesione alla Nato non credo sia ipotizzabile, ma non sarebbe necessaria per garantire all’Ucraina la solidarietà dei Paesi europei».