Visualizzazione post con etichetta annalisa bini. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta annalisa bini. Mostra tutti i post

martedì 17 maggio 2016

Bibliomediateca dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia a Roma. Ci siamo sbagliati

   A proposito di ciò che abbiamo scritto, lo scorso 24 febbraio, in questo blog, del servizio della Bibliomediateca dell'Accademia di Santa Cecilia, diretta da Annalisa Bini, siamo obbligati a correggere alcune affermazioni.
 Mentre risponde a verità il fatto che c' è  stata una riduzione di personale, è assolutamente falso che non vengono assicurati i servizi elementari di una biblioteca, come la ricerca, il prestito nella sala lettura ecc.. Noi lo avevamo scritto a seguito di  notizia fornitaci da persona affidabile che aveva constatato di fatto tale situazione alcuni mesi fa e che, ritenevamo, non avesse nessuna ragione per affermare il falso.
Oggi ci siamo recati nella Bibliomediateca ( per ragioni di studio e non per verificare di persona ciò che avevamo scritto, sia chiaro!), abbiamo richiesto dei volumi che, seduta stante e in pochi minuti, ci sono stati forniti, e nella sala lettura abbiamo notato molti studiosi, in gran parte giovani.
Ce ne scusiamo per l'inesattezza che non era voluta.

mercoledì 24 febbraio 2016

'Un Organo ( a canne) per Roma': altre rivelazioni. La bibliomediateca dell'Accademia di Santa Cecilia senza personale

Il nostro articolo sul festival,  diretto da Giorgio Carnini, nato per sensibilizzare l'opinione pubblica sulla necessità che anche l'Auditorium di Roma - Sala Santa Cecilia - si doti  di uno strumento a canne - come hanno fatto e fanno regolarmente tutti i nuovi auditorium nel mondo costruiti in questi ultimi decenni - ha  rinfrescato la memoria di quanti, negli anni della presidenza ceciliana di Berio,  fecero di tutto per contrastare la decisione del noto musicista di cancellare dall'Auditorium la presenza di uno strumento a canne, perchè considerato inutile, per eseguirvi la  grande letteratura organistica del passato ma anche concerti scritti nel Novecento, per organo e orchestra. Costringendo,  nei casi dei concerti con orchestra, a ricorrere ad un organo 'elettronico' - vergogna delle vergogne! - ed impedendo di fatto alla grande letteratura organistica, molto amata e seguitissima - come dimostrano anche le prime serate del festival diretto da Carnini - di essere inserita nella programmazione dell'Accademia. Perché - insisteva Berio - la musica per organo è stata scritta per la chiesa e nelle chiese deve restare. Ogni commento è inutile perchè la posizione del musicista nasceve da patente malafede.
 Poi l'organo non si  potè costruire  anche perchè mancavano i soldi - così  almeno pensavamo. Ed invece persone molto informate ci hanno fatto sapere che la storia è molto diversa e che i soldi c'erano, erano stati già stanziati. E allora? Quei soldi, destinati alla costruzione dell'organo furono dirottati verso altri  diversi capitoli di spesa. Qualcuno dice per la pavimentazione della cavea o per altri usi. Tutto questo rende la storia ancora più ingarbugliata e aggiunge inganno e imbroglio a vergogna.
 Ora chi sa queste cose, perchè le ha seguite fin dall'inizio, come ad esempio la dott. Annalisa Bini, segretaria del 'Comitato per l'organo' creato da Bruno Cagli, deve parlare e chiarire.

E dirci anche come mai la Bibliomediateca che Lei dirige,  da qualche tempo manca di personale, rendendo sempre meno agevole lo studio e la ricerca di  musicologi giovani e non.
 Anche nella storia della Bibliomediateca c'entra Berio, il quale volle ad ogni costo, anche contro il parere di studiosi e di illustri musicisti, come Petrassi, smembrare la Biblioteca di Santa Cecilia, presso il Conservatorio, dove convivevano i due fondi bibliografici del Conservatorio e dell'Accademia, per portarsi all'Auditorium quello dell'Accademia.
La Bibliomediateca potè usufruire anche della consulenza dello Studio 'Piano' che disegnò  appositamente gli arredi della biblioteca ed ogni altra cosa, tutto di gran pregio ed, immaginiamo, anche  di gran costo (finirono forse anche in Biblioteca, parte dei soldi destinati all'organo?).
 Ora la Bibliomediateca  non ha praticamente più personale. Per le consultazioni occorre presentare la richiesta in un determinato giorno e solo dopo  che ne sono passati due o tre ritornare per consultare i volumi richiesti.
 I resposnabili dell'Accademia dovrebbero fare un salto alla biblioteca dell'Istituto Storico Germanico, dove si respira altra aria, altra efficienza, altro rispetto per lo studio e la ricerca. E dove, per eccesso di zelo tutto teutonico, ciò che non si trova a Roma ma che si sa essere presente in altre biblioteche tedesche, si riesce a procurare - digitalizzato! -  agli studiosi italiani. Un miracolo? No, l'efficienza tedesca.
Santa Cecilia che spende soldi per il superfluo e l'inutile, come tante pubblicazioni, che fanno concorrenza a editori specializzati o  di carattere ed intento autocelebrativi ( l'ultima, per la ricorrenza dei dieci anni di Pappano a Roma, come se nessuno se ne fosse accorto ed avesse bisogno che l'Accademia lo ricordi!), dimentica di destinarne, anzi decide di non destinarne a cose molto più importanti (come il funzionamento della biblioteca), perchè evidentemente mette lo 'spettacolo' in cima a pensieri e aspirazioni.

P.S. Ciò che abbiamo scritto a proposito del servizio della Bibliomediateca dell'Accademia di Santa Cecilia, diretta da Annalisa Bini, risponde a verità il fatto che c'è stata una riduzione di personale, ma è assolutamente falso che non vengano assicurati i servizi elementari di una biblioteca, come la ricerca, il prestito nella sala lettura ecc.. Noi lo avevamo scritto a seguito di  notizia fornitaci da persona affidabile e che, ritenevamo, non avese nessuna ragione per affermare il falso. Oggi ci siamo recati nella Bibliomediateca, abbiamo richiesto dei volumi che seduta stante ci sono stati forniti, e nella sala lettura abbiamo notato molti studiosi, in gran parte giovani. Ce ne scusiamo.

domenica 22 novembre 2015

Pappano 'dieci e lode'. Una mostra ed un libro celebrativi. Dimenticheranno qualcosa gli esperti cronisti?

Sabato l'Accademia di Santa Cecilia ha celebrato, come abbiamo appreso dai giornali, con una mostra ed un libro, dal medesimo titolo 'Pappano 10 e lode', i  primi dieci anni di permanenza di Tony Pappano, sul podio della sua Orchestra sinfonica. Nominato direttore musicale nell'aprile del 2003, da Luciano Berio, ancora per poche settimane sovrintendente dell'Accademia, già gravemente malato.
La mostra ed il libro celebrano i fasti di Pappano e, insieme a lui, dell'Orchestra con la quale il direttore, amatissimo dai romani, ha stabilito un rapporto di tale intensità che gli fa considerare l'orchestra romana, più sua di quella del Covent Garden, dove Pappano è approdato un anno prima e dove tuttora resta guida musicale,  e principale animatore artistico, parallelamente alla istituzione romana.
Di questi dieci anni vissuti insieme, neppure tanto pericolosamente visti da un osservatore esterno, il libro, più della mostra - che fissa, invece, soltanto alcuni momenti della sua attività, per la gioia soprattutto degli occhi -  sicuramente racconterà ogni cosa, perchè ne resti traccia in futuro. Chissà se nulla verrà tralasciato per dovere ed amore di completezza, nel racconto della storia di questa unione che prosegue e che durerà, almeno sulla carta, fino al 2019,  avendo superando la fatidica, critica scadenza dei sette anni.
Non dimenticheranno i due fidatissimi  cronisti cui l'Accademia ha affidato il compito di raccontare le gesta del direttore e della sua orchestra, ordinatissima nello schieramento sul campo, Annalisa Bini e Umberto Nicoletti Altimari, come iniziò la storia, i primi contatti, le prime interviste, alcune anche clamorose, ed altro ancora.
Ad esempio, non dimenticheranno che una delle primissime interviste, se non addirittura la prima rilasciata ad un giornale italiano, neppure un mese dopo la sua nomina, avvenne a Londra nel suo studio al Covent Garden (uscita poi su 'Il Giornale') con  la sua prima dichiarazione d'amore per l'orchestra romana.
Maestro, tanto entusiasmo per la l'incarico romano... sembra esagerato, fuori luogo, perché in fondo "l'orchestra di santa Cecilia non è mica quella dei Wiener Philharmoniker"- gli faceva notare l'intervistatore. Prontissima e spontanea la risposta del direttore incaricato:"Sì, anch' io non sono Karajan".
Nella sua immediatezza fotografava l'entusiasmo con  cui Pappano accettava l'incarico romano che, come si è poi visto, gli  sta recando onori e fama anche maggiori dell'incarico londinese.
Non dimenticheranno i due fidatissimi cronisti che la sua prima biografia , intitolata semplicemente 'Tony Pappano, direttore d'orchestra', per i tipi della Skira, apparve nel 2007, a meno di due anni dal suo insediamento ufficiale (ottobre 2005)  sul podio dell'Orchestra dell'Accademia: fatto abbastanza inusuale per un direttore che all'epoca non aveva neppure cinquant'anni, benché con una storia professionale stabile,  guadagnata con sudore e dedizione, già di una quindicina d'anni.
Certamente non dimenticheranno questi particolari e molti altri.
Lo si fa presente perché già altra volta qualche dimenticanza  ha colpito soprattutto quella biografia, raccontata con lo stile asciutto del cronista e il linguaggio dei numeri, la cui presentazione ufficiale venne dall'allora sovrintendente ceciliano, Bruno Cagli, procrastinata di mesi, senza spiegazione; ed una volta effettuata, neppure citata  nell'annuario dell'Accademia che raccontava giorno dopo giorno  le gesta dell'orchestra del suo direttore e di chiunque altro, ed ogni attività, anche semplicemente ospitata, della istituzione. Tutto veniva menzionato su quell'annuario, tranne quella biografia, evidentemente considerata 'dannata' dal sovrintendente.
E l'episodio potrebbe ripetersi anche oggi che alla sovrintendenza siede  persona allevata da Cagli e, fatto ancora più rilevante, sconfitto in tribunale dall'autore di quella biografia che l'attuale sovrintendente, allora dirigente RAI, aveva denunciato per diffamazione.