"Israele ha bombardato 6 paesi nella regione, tra cui Siria, Yemen, Qatar, Libano meridionale. E la risposta della comunità internazionale è stata ipocrita e incoerente". Sono le parole di Francesca Albanese, relatrice speciale dell'Onu sui territori palestinesi occupati, al Festival Rumore di Fanpage.it in corso all'Acquario Romano, nella Capitale.
Durante il panel condotto dal direttore Francesco Cancellato e dal giornalista Valerio Nicolosi "Palestina: quale futuro dopo il genocidio?", Albanese ha affrontato il tema delle elezioni in Israele e di come il loro risultato potrebbe influire sul futuro del popolo palestinese.
Albanese ha iniziato il suo intervento tracciando lo scenario attuale a Gaza, dove è in vigore un "cessate il fuoco farlocco". E spiega: "Si tratta di uno specchietto per le allodole per l'opinione pubblica, ma la società civile italiana ha capito cosa sta succedendo in Palestina. Era chiaro che quel cessate il fuoco non sarebbe stato tale. Non si legge più di 600 persone morte in un giorno, sono numeri che ti tolgono il fiato, ma i bombardamenti restano costanti sul 30% della Striscia di Gaza".
E avverte: "Sono tutte persone destinate a morire se non ci sarà una missione di pace. La situazione resta difficilissima dal punto di vista sanitario e della semplice sopravvivenza. Israele va fermato per quello che fa a Gaza, in Cisgiordania, oltre che nel resto della regione".
Elezioni in Israele: "Fino al 70% degli israeliani vuole la pulizia etnica a Gaza"
Rispondendo alle domande del direttore Cancellato sul possibile futuro dei palestinesi dopo le imminenti elezioni, Albanese si mostra molto negativa anche in caso di mancata rielezione del leader in carica Benjamin Netanyahu: "Gli altri partiti non parlano di libertà. I palestinesi restano nell'angolo, ammutoliti".
"Netanyahu è come un fiume carsico che riemerge continuamente. Le sue decisioni pesano sullo stato di Israele, c'è un processo per genocidio in corso – ricorda la relatrice – Ma anche se perdesse non cambierà molto per i palestinesi".
Il problema è proprio l'opinione pubblica israeliana, una "società che si sente sotto assedio", secondo Albanese. "Tra il 50 e il 70% delle preferenze nei sondaggi indicano che i cittadini israeliani vogliono la pulizia etnica a Gaza". Questo, nonostante abbiano "accesso a tutte le informazioni, e i loro stessi soldati hanno diffuso le immagini di quello che hanno fatto a Gaza, della dissacrazione della vita umana". In conclusione, anche "la sconfitta di Netanyahu non cambierà nulla per i palestinesi".
"Sanzioni? Strumenti mafiosi degli Usa, l'Ue è loro colonia finanziaria"
Rispondendo a Nicolosi sulle sanzioni che le sono state comminate da parte degli Stati Uniti, Albanese critica duramente le istituzioni europee: "L'Europa avrebbe dovuto rispondere attivando uno scudo per proteggere i suoi cittadini colpiti dalle sanzioni statunitensi. Sarebbe stato un segnale fortissimo. Sono stata sanzionata io, procuratori, ong palestinesi premiate dall'Europa stessa ma considerate terroriste da Israele. È stato sanzionato tutto il collegio giudicante della Corte Penale che si occupa dei crimini di Israele in Palestina".
La spiegazione è che le sanzioni sono usate come "strumenti mafiosi dagli Stati Uniti". E l'Ue non risponde come dovrebbe: "L'Europa in tutto questo è lì, attonita. Pigolii e basta".
Albanese entra poi nel merito di come le sanzioni dovrebbero essere gestite: "Si dovrebbero valutare le motivazioni per cui le sanzioni sono state comminate, ma questo non avviene. Le banche, secondo la giurisprudenza, sono obbligate ad aprire conti a persone sanzionate dagli Usa", se la valutazione rileva che non sono fondate. La motivazione per cui questo non avviene, per Albanese è una: "Per quanto riguarda il sistema bancario/finanziario siamo una colonia degli Usa".
Una volta ricevuto il rapporto stilato da Albanese sul genocidio in corso "avrebbero dovuto smettere di inviare armi e interrompere relazioni economiche con stato di Israele. Ma non è mai successo".
"Il Nobel a Pillay è un segno positivo, Goebbels applaude dall'inferno per i crimini di Israele"
La conversazione non poteva che spostarsi anche sulla notizia della settimana: il premio Nobel per la pace alla giurista sudafricana Navi Pillay. Un riconoscimento importante nella lotta a tutti i genocidi, dato che Pillay ha realizzato la relazione che definisce Israele
"Il Nobel a Pillay è un segno positivo, e io sono davvero felice. È la presidente della Commissione di inchiesta che ha decretato che Israele ha compiuto 4 atti di genocidio. Solo pochi anni fa criticare i metodi di Israele in Palestina era impensabile".
Lo stesso entusiasmo però non lo ha mostrato Israele: in una nota il ministro degli Esteri ha commentato dicendo che il gerarca nazista Goebbels avrebbe applaudito dall'inferno. Una battuta che Albanese ha rigirato al mittente: "Goebbels sta applaudendo dall'inferno, ma non per il Nobel a Pillay, ma per quello che sta facendo Israele in Palestina. Stanno distruggendo il mondo senza guerra che si voleva costruire dopo il nazismo. Se arrivano applausi da Goebbels è per questa gente.
"Rispetto di tre punti per mettere fine al genocidio"
Per Albanese, l'unico modo per porre fine al genocidio in corso a Gaza è sempre lo stesso dal 2024, dal dettato della Corte internazionale di giustizia: "Fine dell'occupazione militare, ritiro di tutte le colonie (sono oltre 800mila e sono triplicate da quando è cominciato il ‘processo di pace'), e indennizzi ai palestinesi per i danni subiti negli ultimi 60 anni".
Infine, Albanese richiama i cittadini alle loro responsabilità: "Noi che non abbiamo carne e ossa coinvolte in questo martirio cerchiamo di fare la nostra parte. Anche la società israeliana va recuperata dalla sensazione di essere sotto assedio permanente".
Lo scollamento dalla realtà vissuto dagli stessi israeliani, secondo la relatrice è ben rappresentato dalla reazione con cui è stato accolto il documentario Naza dei registi Yuval Abraham e Rachel Szor. "Hanno fatto un lavoro incredibile e mi dispiace che in Israele non vogliano vederlo. Se non vogliono credere neanche all'ammissione di colpevolezza dei soldati, allora cosa ci dobbiamo aspettare?".
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