martedì 27 giugno 2023

Barletta. Al centro di 'Musica concentrazionaria' di Francesco Lotoro un prezioso regalo documentario dal Sudafrica ( da La Gazzetta del Mezzogiorno)

 


Dal Sudafrica a Barletta 10 dischi per la libertà incisi nel campo Zonderwater

Il momento dell'arrivo dei dischi

 «Mi piace definire quella di Zonderwater una storia meravigliosamente italiana. È come se un pezzo enorme dell’Italia si fosse staccato dalla penisola e trasferito in Sudafrica. Pur nel drammatico contesto della prigionia di guerra dopo la disfatta italiana nella Campagna d’Africa, gli italiani hanno saputo diversamente riscattarsi e hanno lasciato a Zonderwater un monumentale lascito testamentario fatto di teatro, musica, arte, cultura. E questi 10 dischi ne sono una preziosa, fondamentale testimonianza».

A dirlo è il pianista Francesco Lotoro, presidente della Fondazione Istituto di Letteratura Musicale Concentrazionaria di Barletta la quale, dopo lunghe e delicate trattative, ha finalmente acquisito i 10 dischi 78 giri Shellac contenenti le registrazioni fonografiche effettuate da prigionieri di guerra musicisti italiani internati durante la Seconda Guerra Mondiale presso il Campo di Zonderwater (Sud Africa).

Zonderwater (a 43 km da Pretoria) fu il più grande Campo di prigionia militare costruito dai britannici durante la Seconda Guerra Mondiale; tra il 1941 e il 1947 ospitò oltre 100.000 soldati italiani catturati dagli Alleati sui fronti di Africa orientale, Eritrea, Somalia, Etiopia, Libia italiana e trasferiti su navi da Suez con destinazione Durban e preliminarmente inviati al Campo di transito di Pietermaritzburg.

Il complesso di Zonderwater, agli ordini del colonnello Hendrik Frederik Prinsloo, era un vero e proprio insediamento urbano in una rete stradale di km 30 e costituito da 14 Blocchi strutturati in 4 Campi ognuno dei quali ospitava 2.000 prigionieri; il Campo disponeva di scuole di lingua, medie e tecnico-professionali, biblioteche, mense, chiese, cinema, radio, giornale ufficiale del Campo, si svolgeva attività artigianale, sportiva e fu persino allestito un ospedale di 3.000 posti letto.

L’attività musicale e teatrale di Zonderwater viaggiava su alti livelli per quanto riguarda musicisti, attori, cantanti, sartoria teatrale e trucco, furono allestiti 17 teatri in baracche dotate di capienti palcoscenici; si costituirono un’orchestra sinfonica di 86 musicisti e una fanfara di 65 strumentisti.

Grazie al copioso materiale storiografico raccolto da Emilio Coccia (curatore del Museo Zonderwater di Pretoria), dalla tesi di Donato Somma dell'Università di Witwatersrand e dalla responsabile della ‘Associazione Zonderwater’ Elisa Longarato, apprendiamo che il maresciallo Giuseppe Filippi scrisse Inno del prigioniero di guerra e nel 1942 Carlo Alberto Scoppetta scrisse Canto del prigioniero di guerra e Amor di sogno per voce e pianoforte; prigionieri di guerra compositori quali Salvatore Giammello, Amleto Greco, Aldo Buttiglione, Michele Mineo, Filippo Cristofori e Salvatore Caruso scrissero opere pianistiche, vocali, da camera, canzoni, pezzi religiosi e arrangiamenti di opere (alcune partiture furono riarrangiate per orchestra a memoria), operette e adattamenti in lingua italiana di pièce americane o britanniche.

A Zonderwater, il bersagliere Vittorio Longarato costruì un banjo-mandolino con la struttura in legno ricavata da una panca del Campo, la parte superiore della cassa armonica ottenuta dalla pelle di un coniglio e quattro doppie corde ottenute da fili metallici sfilati dai cavi dei freni per le motociclette; tra i musicisti spiccano i nomi del baritono Gregorio Fiasconaro (padre del velocista e mezzofondista Marcello Fiasconaro), il sergente romano violinista e compositore Raoul Maccari, il pianista Davio Almangano di Pavia e il caporale violinista Cosimo (detto Mino) Martucci di Lecce.

Nel 1946, a guerra finita e in attesa di rimpatrio, Martucci con Almangano e altri musicisti italiani internati a Zonderwater registrarono un vasto repertorio per pianoforte, pianoforte e violino, chitarra e altri strumenti presso uno studio discografico assemblato dalle autorità britanniche poco fuori il Campo; tra i brani registrati – arrangiamenti di brani di Chopin, McDowell a altri – spicca un pezzo contrassegnato quale 'composed in captivity' ossia ‘L'Assedio dei Sogni' per pianoforte scritto da Raoul Maccari e registrato da Almangano.

Queste registrazioni furono editate nel dicembre 1946 dall’ingegnere del suono John Hecdt presso gli studi della Gallo Recording di Johannesburg che durante la guerra, non potendo più stampare in Gran Bretagna per ovvie difficoltà logistiche, installò i macchinari per produrre un numero limitato di dischi, principalmente stampe di prova o personalizzate; quando l'ingegnere Hecdt morì nel 1960, i dischi di Zonderwater facevano parte della sua vasta collezione musicale che trasmise al figlio.

Nel 1990 le copie uniche dei dischi di Zonderwater furono acquistate a un'asta da Rob Allingham, fondatore della casa discografica Recordiana di Johannesburg presso la quale la Fondazione ILMC li ha acquisiti.

Pur richiedendo attrezzature specialistiche per digitalizzazione e remastering, i dischi di Zonderwater sono in buone condizioni eccetto uno, il più importante dell’intera collezione: a causa di un incidente durante il trasporto in altra sede per l’imballaggio, il 78 giri contenente la registrazione de ‘L'Assedio dei Sogni' si è spezzato in un punto esterno e inoltre presenta un profondo graffio.

“Il pezzo mancante è stato recuperato, il disco danneggiato sarà affidato a un tecnico di Bari per la riparazione – promette Lotoro – l’obiettivo non è soltanto quello di ricostruire il disco nella sua integrità ma altresì la partitura perduta, come mesi fa abbiamo fatto con successo grazie all’Operazione Soret per i due dischi Pyral del poema sinfonico ‘Rêve de France’ scritto da Maurice Soret nello Stalag IIIB”.

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