lunedì 27 febbraio 2023

Messa da Requiem per Maurizio Costanzo nella Chiesa degli artisti a Roma, piazza del Popolo

La tre giorni di esposizione del feretro con le spoglie di Costanzo in Campidoglio, si è conclusa da pochi minuti con il rito funebre celebrato nella Chiesa degli Artisti, davanti ad una folla dentro e fuori la chiesa; dentro volti volti del mondo dello spettacolo e del giornalismo, fuori la gente di Roma, una folla, che ha seguito il rito religioso che veniva trasmesso su schermi giganti , mentre il  pubblico a casa,  poteva seguirlo in diretta su Mediaset e Rai.

 Noi che non partecipiamo ai funerali di nessuno , gli ultimi sono stati quelli dei  nostri genitori, siamo rimasti incollati alla tv per seguire da casa lo svolgimento del rito funebre, cui l'intervento del ministro Sangiuliano, aveva dato l'imprimatur della solennità ( che avranno voluto dire i funerali 'solenni'? in che senso questi lo erano?  Forse perchè si è trattato di una Messa da requiem accompagnata dai canti di un coro  a cappella? o perchè c'era la tv a renderli solenni?).

A differenza di tante messe che,  facendo fuori e dentro la chiesa, abbiamo seguito, quella che si è celebrata per il saluto religioso a Costanzo  ci ha coinvolti per le ragioni che desideriamo brevemente spiegare  e che rappresentano per noi  le  giusta modalità di un 'rito' liturgico'.

 Partecipazione, commozione in chiesa; sull'altare il celebrante,  officiava senza sbavature il rito che, è un rito 'di gioia', come ha fatto notare il vaticanista Filippo Di Giacomo, giacché il Vangelo che si legge, è quello che racconta il 'sepolcro vuoto' e la Resurrezione di Gesù. E niente lagne brutte e inascoltabili quali nelle messe vengono solitamente cantate, come nessuna la cantilena, una lagna,  con cui si legge spesso il testo evangelico.  Che va letto, sempre e comunque, mai cantato.

 La commozione e la partecipazione è stata certamente sostenuta dalla presenza della musica, ben scelta e ben eseguita ( anche se forse andava ripresa con maggiore fedeltà), da un coro misto 'a cappella', che, a conclusione della cerimonia religiosa, ha intonato due perle della musica sacra: l'Ave Maria di Tomas Luis da Victoria e il magnifico Sicut cervus palestriniano.

 Se  c'è un  paio di appunti che vorremmo muovere alla cerimonia è il lungo excursus che il celebrante ha fatto, durante l'omelia, sulla vita, soprattutto professionale, di Costanzo - assolutamente non necessario - e  l'esplodere degli applausi, mentre  molto più opportuno sarebbe il silenzio  per accompagnare la riflessione sul mistero della morte.


 Infine. Cosa resta di 'artistico' in quella chiesa 'degli artisti', al di fuori dei funerali a personaggi famosi , nella quale  la tv ci fa entrare solo per i morti, e finora mai per i vivi? 

Questa sera al teatro Parioli con Veronica Pivetti,. 'NESSUN DORMA', invito all'opera, secondo il modello inaugurato da ALL'OPERA!, volutamente dimenticato , per evitare paragoni

Ne hanno parlato giornali e tv, questi giorni. Dell'iniziativa teatrale dal vivo dedicata all'Opera lirica, per suggerimento e coproduzione  di Garbo Produzioni ( che ha pubblicato negli anni scorsi una serie di DVD dedicati all'argomento) del Teatro Parioli e di Fabbrica, fucina di giovani cantanti dell'Opera di Roma,  secondo un format già visto ma in tv o dal vivo in teatri e piazze, che si discosta dall'originale di cui tutti, perfino Serena Bortone ( ne ha parlato con la Pivetti nella sua trasmissione quotidiana) che di Antonio Lubrano, narratore efficace del melodramma, è stata allieva . L'originale di tale format fu All'Opera!, trasmesso per sei estati consecutive, dal 1999 al 2004, su Rai UNO, dieci puntate a ciclo , con un successo che l'opera in tv non ha mai più avuto. Fatta eccezione per eventi particolari una tantum, mentre All'Opera ha trasmesso complessivamente 60 titoli del melodramma.

 Dopo All'Opera! le imitazioni della celebre trasmissione  sono state tante, a cominciare da quelle che dal vivo si fecero a Piazza del Popolo , a Roma , con il Don Giovanni di Mozart,  Gelmetti direttore e narratore Gigi Proietti.

 L'opera in formato 'ridotto' è stata sperimentata anche a Torino, ad opera del Regio, d'estate,  all'aperto, ed altre volte.

 La formula, da noi ( io e Lubrano) inventata -  io ero l'autore della famosa trasmissione - era semplice, semplicissima. In  meno di un'ora, di un celebre titolo del melodramma venivano fatti ascoltare e vedere i passaggi più noti, estratti da rappresentazioni che la Rai aveva registrato nei vari teatri, e Lubrano via via raccontava la storia, dopo averla, ad inizio di trasmissione, presentata, offrendo alcuni cenni relativi alla scrittura dell'opera, al suo compositore o a circostanze curiose che la riguardavano. Tutto  nei tempi televisivi che , insieme alla qualità del programma, furo no alla base del successo della trasmissione che su Rai Uno ha avuto share mediamente dell'8%, ma in alcuni casi ha anche raggiunto il 14%.

 Perchè, cara Bortone, non ricordarlo?  senza bisogno di sottolineare che la imitazione di questa sera ( ma ci saranno quattro puntate per quattro lunedì successivi) sarà sicuramente meno accattivante del modello.

domenica 26 febbraio 2023

Putin , il despota sanguinario, messo all'angolo dall'andamento della guerra in Ucraina, minaccia l'uso dell'arma nucleare ( da Quotidiano,.Net)

 In Ucraina le forze di Kiev si stanno preparando a lanciate una controffensiva a primavera, puntando alla liberazione di tutti i territori occupati, compresa la Crimea, riportando i confini al 1991. Lo ha affermato Vadym Skibitskyi, vice capo del Gur, il servizio di intelligence del ministero della Difesa di Kiev. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, oggi ha ricordato il blitz russo in Crimea: "Nove anni fa iniziava l'aggressione russa in Crimea. Ripristineremo la pace nella Penisola", Zelesnky su Telegram ha scfritto: "Quella è la nostra terra, il nostro popolo. Riporteremo la nostra bandiera in ogni angolo dell'Ucraina". La pace sembra quindi sempre più lontana, e il piano proposto dalla Cina è stato bocciato dalla Ue e dal presidente Joe Biden ("Se piace a Putin come può essere un buon piano?). 

Mentre il presidente russo è tornato a criticare gli aiuti militari all'Ucraina da parte dell'Alleanza Atlantica: "I Paesi della Nato, seppur indirettamente, sono complici dei crimini del regime di Kiev, che, tra l'altro, sta bombardando aree residenziali della Novorossia e di Donetsk". Putin, intervistato a Russia 1 ha ribadito la minaccia nucleare: "Nelle condizioni attuali, con tutti i principali Paesi Nato che hanno dichiarato che il loro obiettivo principale è infliggerci una sconfitta strategica, così che il nostro popolo possa soffrire come dicono, come possiamo ignorare, in queste condizioni, le capacità nucleari?". 

Sulla linea di contatto continua la battaglia per Bakhmut, ormai rasa al suolo. Ieri i Wagner hanno rivendicato la conquista del villaggio di Yahidne, a nord della città contesa, e di essere a 2 km dal centro. L'esercito ucraino ha fatto saltare in aria una diga a Bakhmut,  per fermare la  avanzata delle forze di Mosca.

Guerra in Ucraina, diretta. Putin: "A questo punto perché ignorare le capacità nucleari?"

E poi c'è il caso dell'Arena di Verona, per il quale Giammarco Mazzi straparla e si agita scompostamente in difesa di Cecilia Gasdia

Sì, straparla Giammarco Mazzi. Ha straparlato del Festival di Sanremo, nonostante il successo delle ultime edizioni,  perchè alla direzione del festival lui c'è stato per alcuni anni ed ora non più, mentre adesso è sottosegretario del  Ministro della cultura. Da quell'autorevole pulpito, ci ha detto che il festival è  'di sinistra', e dunque non va bene quando il governo è 'di destra', e quindi bisogna adeguarlo, cambiando  la direzione. E il successo, allora? Non importa.

 Ma gli sproloqui di Mazzi non  si fermano a Sanremo. Mentre tace sulla  rovinosa caduta della grande stella cometa di acciaio sui gradoni dell'Arena di Verona (la cui installazione dipende quasi certamente della società 'Arena di Verona'  della quale fu messo a capo dal sindaco Sboarina, di FdI, nel 2018, e dalla quale preferirebbe non dimettersi, anche ora che è sottosegretario: che faccia tosta!), parla, straparla della successione a Cecilia Gadia il cui mandato come sovrintendente è in scadenza. Ma che lui vorrebbe restasse, fosse cioè riconfermata dal nuovo sindaco di sinistra Tommasi, lui dice 'visti i risultati'. Ma dimenticando che la Gasdia si fece coinvolgere direttamente dalla politica, capolista  di FdI  alle ultime elezioni, altrimenti Sboarina, di destra come la Gasdia, non l'avrebbe premiata con la sovrintendenza.  

 Per quel poco che sappiamo, osservata di lontano, la gestione dell'Arena ci è parsa 'non c'è male'; la Gadia capisce di musica, ma... perchè fare ogni anno, all'interno del festival estivo, una sorta di 'Festival Zeffirelli'? (perchè di destra?); come è andato, ad esempio, il botteghino durante i suoi anni non sappiamo e sarebbe utile saperlo per dare un giudizio più fondato. 

Ora il Mazzi che ha invocato cambio di direzione al Festival di Sanremo, solo perchè è cambiato il governo, a dispetto dei successi tv,  è lo stesso che  si sta adoperando, agendo sui consiglieri dell'Arena che fanno più o meno riferimento al Ministero, perchè Tommasi rinnovi l'incarico a Cecilia Gasdia. 

Ma a Verona non è cambiato il governo della città e il sindaco in carica non è anche presidente della Fondazione lirica? e non spetta a lui indicare al ministro, per la convalida della nomina, il nome del sovrintendente, d'accordo con il Consiglio di Indirizzo della fondazione? Perchè allora Gasdia deve restare a Verona e Amadeus deve andar via?

 Ammesso che la Gasdia abbia fatto bene, e che Amadeus bene ha fatto, dovrebbero sloggiare perchè è cambiato il colore politico del governo del paese e del Comune di Verona?

Il disastro italiano nasce dal fatto che la politica, non pienamente soddisfatta dei molti errori compiuti nella scelta dei candidati alle cariche pubbliche (parlamentari, senatori, governatori, sindaci), vuole nell'errore perseverare - cosa davvero diabolica - premiando per la loro fedeltà e militanza partitica persone indegne ed incapaci con incarichi in istituzioni. E i mali  sotto gli occhi di tutti ne sono la diretta conseguenza. 

Fondazioni liriche italiane. Sfrenata voglia di occupazione da parte del nuovo governo

Sono già due le Fondazioni liriche, Firenze e Genova minacciate di commissariamento da parte del ministro Sangiuliano.  Possiamo dire, senza offendere nessuno, che i due sovrintendenti, ai quali sono rivolte le accuse che preluderebbero al commissariamento, si sono comportati da fessi, non altrimenti?

 Come fa un sovrintendente del nome e dell'esperienza di Pereira  a frasi beccare a fare la cresta sulle sue spese addebitandole sulla carta del Teatro? Da fesso ed anche senza un briciolo di stile: ben pagato da sempre, si fa indagare per alcune decine di migliaia di Euro che avrebbe dovuto tirar fuori dalle sue tasche. La figura del profittatore e del ladruncolo 'da quattro soldi' è fra le più vergognose che si possano affibbiare ad un uomo prestato alle istituzioni. 

 Certo  Pereira ora è  sotto indagine, non è stato condannato ancora, perchè ritenuto colpevole; nel caso della Montaruli,  invocato dai filo governativi, per simiglianza di reato,  si sono richieste ed avute le dimissioni. 

Per pochi maledetti spiccioli, si mette in forse l'attività di un teatro fra i più gloriosi del nostro paese, perchè, si sa, il commissariamento produce talvolta molti più problemi di quanti intende risolverne. E, del resto, proprio nel caso di Firenze, il commissariamento di Nastasi, dopo la sovrintendenza Colombo, di molti anni fa, non risolse affatto i problemi del buco di bilancio del Tearo;  e, poi, quando fui nuovamente minacciata la venuta di Nastasi a Firenza, la sola notizia procurò nel teatro un cataclisma, con le dimissioni congiunte di Chiarot e Luisi, e l'arrivo, benedetto da Nastasi e Nardella,  di Alexander Pereira. Ci pensino bene prima di mandar via Pereira, magari anche per far posto a Fuortes che molti, nelle prossime settimana, danno in uscita dalla Rai, e premiato ( premiatur ut amoveatur) con l'incarico a Firenze; giacchè di quello alla Scala per ora non se ne parla.

Da fesso il comportamento pure di Orazi, sovrintendente a Genova, al Carlo Felice, quando ha assunto per gestire il 'Premio Paganini' che al teatro fa anche capo -  forse senza bisogno e anche senza riscontare le necessarie competenze - tre signori, appena fuorusciti, dimessi,  dal  Ministero della cultura, e facenti capo al giro della ministra Dadone. Qui c'è anche la componente pusillanime, 'donabbondiesca', del sovrintendente che non riesce a dire di no ad una ministra, già ex, e prende in blocco tre della sua corte ora chiusa.

 Ma tali assunzioni mettono in chiaro un altro dei difetti gravissimi della vita pubblica italiana, dove per la politica al potere servono meno le competenze della fedeltà

In un post precedente abbiamo sottolineato come  un musicista di valore qual è Nazzareno Carusi, che ha dovuto smettere per gravi  motivi la prosecuzione della sua professione di pianista, da quando è responsabile della cultura di Forza Italia, non sa più a chi 'dare i resti',  sta con i piedi in una decina di istituzioni, nei consigli di amministrazione o come consulente nelle direzioni artistiche, compresa quella del 'Premio Paganini' appunto. Insomma senza la protezione politica in Italia impossibile fare una qualunque carriera, neanche iniziarla.

Sangiuliano si è assicurato come consulente per la 'cultura popolare', Mogol, un fuoriclasse, anche se avanti negli anni. Non poteva fare altrettanto per la musica cosiddetta 'seria'? Sgarbi pensa per il prossimo Sanremo alla coppia di consulenti: Mogol-Morgan

Il nome di ambedue i candidati della vigilia, come consiglieri del ministro Sangiuliano per la musica 'popolare' cominciano con la lettera M. E' l'unica concessione/accomodamento che il ministro ha fatto al suo sottosegretario Sgarbi. Il quale avrebbe voluto per quell'incarico Morgan, mentre Sangiuliano ha optato per Mogol. Grande professionalità ed esperienza e, alle spalle, incarichi di prestigio.  Dunque Sangiuliano ha scelto l'USATO SICURO. E bene ha fatto.

 Gli chiediamo, allora, perchè non abbia fatto scelta analoga, quando ha preferito nominare la direttrice d'orchestra Beatrice Venezi,  giovane, certamente non di talento, con  nessuna esperienza alle spalle, forte solo del suo appoggio/legame con Giorgia Meloni?

 Siamo convinti che Mogol, il ministro dovrò starlo a sentire, non altrettanto con la Venezi.

 Ora la nostra preoccupazione è che Sangiuliano e la Meloni  potrebbero voler  premiare con  qualche incarico di prestigio, di   pertinenza politica,  anche un'altra giovane musicista della quale  si dice  bene, senza conoscerla veramente, e cioè Vanessa Benelli Mosell, giovane come la  Venezi, che  ora muove i primi passi sul podio - abbiamo notato il suo nome nel cartellone dell'Orchestra di Sanremo - dopo avere esercitato come pianista, e della quale si è qualche volta letto sui giornali  principalmente per il suo legame con l'ex parlamentare Italo Bocchino, attualmente direttore del Secolo d'Italia, quotidiano on-line del partito della Meloni e  Sangiuliano.

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Sgarbi sulla nomina di Mogol ( Adnkronos)

La nomina di Mogol come consulente del ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano? “Non solo la condivido ma è nata da una sintonia perfetta, e deriva da un dialogo con me”. Lo rivela in un’intervista all’Adnkronos il sottosegretario alla Cultura Vittorio Sgarbi commentando la scelta del ministro Sangiuliano di nominare Giulio Rapetti, in arte Mogol, a consulente per la musica del dicastero del Collegio Romano. “Mi ha chiamato Mogol -racconta Sgarbi- che voleva parlare con Sangiuliano di Sanremo e del fatto che bisogna salvare il patrimonio di cultura popolare che è diventato quello che abbiamo visto. Io ho chiamato Sangiuliano, che era in Armenia, e dopo poco mi ha chiamato Mogol dicendomi che aveva sentito Sangiuliano. Evidentemente dal loro scambio a Sangiuliano è venuto in mente di nominarlo consigliere. La cosa dunque è nata da questo dialogo fra amici che si stimano, e mi fa molto piacere”.

Sulla scelta di Mogol, Sgarbi osserva: “E’ un grande poeta, un grande scrittore, ha un dialogo con le università dunque può dare dei consigli su Sanremo con uno sguardo ai giovani”. E sulle ‘critiche’ avanzate da qualcuno sulla caratura ‘intellettuale’ delle scelte del ministro, taglia corto: “Non è un intellettuale? Qui si tratta di cultura popolare, e la sua qualità intellettuale è dimostrata dalla sua capacità di promotore con il Cet, il Centro Europeo di Toscolano”. Una nomina, spiega Sgarbi, “che ha un valore onorario perché chiaramente Mogol non potrà venire a lavorare con noi al ministero, però potrà dare degli indirizzi soprattutto in vista del prossimo Sanremo”.

Un Sanremo, quello del 2024, “in cui vorrei che al fianco di Amadeus sul piano della consulenza musicale oltre a Mogol ci fosse anche Morgan. Uno per i testi e l’altro per la musica. Sia lui che Morgan sono degli scopritori di talenti, hanno scoperto Marco Mengoni a X Factor”, dice Sgarbi. Che scandisce: “Questo non vuol dire ‘mettere qualcuno dei nostri’, vuol dire mettere un duo competente che blinda il festival dal punto di vista della competenza, al posto di quella coppia di Wanna Marchi e Do Nascimiento che sono Ferragni e Fedez”. E sul conduttore del festival, Amadeus, aggiunge: “Amadeus? E’ come Pippo Baudo, un bravissimo presentatore ma dal punto di vista musicale ha bisogno di affiancarsi a persone come Mogol e Morgan e non a Fedez e Ferragni, visto che la prima industria culturale è la Rai”.

Nazzareno Carusi, abruzzese di Celano, non più attivo come pianista, attualmente 'responsabile cultura di Forza Italia', è l'asso pigliatutto nella musica italiana ( da Wikipedia)

 Apprezzato da Carlo FontanaGianni Letta, Fedele Confalonieri e Silvio Berlusconi, lo era anche da Paolo Isotta, è consigliere di amministrazione del Teatro alla Scala di Milano , presidente del Conservatorio "Alfredo Casella" dell'Aquila, vice presidente della Fondazione Orchestra Regionale Toscana di Firenze , membro dell'Ufficio di Presidenza della Associazione Generale Italiana dello Spettacolo - A.G.I.S., direttore artistico del Premio Paganini di Genova , consigliere artistico della "Società dei Concerti" di Milano , direttore artistico della Società della Musica "Primo Riccitelli" di Teramo , consigliere di amministrazione della Fondazione Ospedale Niguarda di Milano  e membro dello advisory board di Forlì Musica . È stato consigliere delegato alla direzione artistica della Fondazione Orchestra Regionale Toscana  e consigliere artistico del Concorso Pianistico Internazionale "Ferruccio Busoni" .

Vincitore poco più che ventenne del concorso nazionale a cattedre del 1990, è da allora professore ordinario di Musica da camera al Conservatorio di Adria, dopo esserlo stato a Bari, Trieste e Udine. Della stessa materia, dal 2013 al 2022, è stato titolare "per chiara fama" alla Accademia Pianistica Internazionale "Incontri col Maestro" di Imola .

Il Consiglio Regionale dell'Abruzzo lo ha nominato "Ambasciatore d'Abruzzo nel Mondo" .

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P.S.

E' l'ora di Carusi, verrebbe da dire.  Ci piacerebbe che al Conservatorio dell'Aquila

si facesse mostrare la bella collezione del bimestrale Music@, uscito dal 2006 

al 2013, 37 numeri,  puntualmente ogni due mesi, anche nel post terremoto, senza  

mai saltare una scadenza. E che solo l'insipienza ed il disprezzo della cultura,

oltre i meschini calcoli di un direttore (del Conservatorio), di cui quello attuale è 

stato sempre collaboratore, ne hanno interrotto l'uscita. Avviando, al suo posto, 

il cammino di un'altra  pubblicazione che si è trasformata, prima di

interrompersi, il bollettino delle vittorie interne, vere o presunte, del

Conservatorio, aquilano. ( P.A,)