giovedì 1 ottobre 2020

Allarme dalla Coldiretti. Cibi importati pericolosi contaminati da pesticidi (da HUFFPOST)

 I peperoncini piccanti provenienti da Repubblica Dominicana e India sono il prodotto alimentare meno sicuro presente sulle tavole degli italiani, ma a preoccupare per gli elevati livelli di contaminazione sono le bacche di Goji provenienti dalla Cina, il riso dal Pakistan e le olive da tavole dell’Egitto. 

E’ quanto emerge dalla ‘Black list dei cibi più contaminati’ presentata dalla Coldiretti, sulla base degli ultimi rapporti dell’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa) sui Residui dei Fitosanitari in Europa e dal Ministero della Salute sul “Controllo ufficiale sui residui dei prodotti fitosanitari degli alimenti”.

Nella classifica dei dieci prodotti più contaminati, secondo la Coldiretti, ci sono poi i melograni dalla Turchia con quasi un campione irregolare su dieci (9,1%), il tè dalla Cina, l’okra piccola zucchina importata dall’India, il dragon fruit proveniente dall’Indonesia, i fagioli secchi del Brasile e i peperoni dolci provenienti dall’Egitto, prodotti che godono peraltro di un regime agevolato a dazio zero da parte dell’Ue.

Si tratta di prodotti arrivati in Italia con elevati livelli di irregolarità perché contaminati dalla presenza di insetticidi, spesso non più ammessi dalla legislazione nazionale ed europea.

E non sono tuttavia di casi isolati, perché dalle analisi risulta che i prodotti alimentari con l′1,9% di campioni esaminati irregolari, sono 3 volte più pericolosi dei prodotti di origine nazionale per i quali solo lo 0,6% dei prelievi è risultato non conforme ai limiti di legge consentiti. La situazione è ancora più rischiosa per quelli di origine extracomunitaria per i quali la percentuale di irregolarità secondo l’Efsa sale al′5,8%, 8 volte superiore ai prodotti Made in Italy.


Coronavirus. Brutte notizie dal fronte dei contagi al 1 ottobre 2020. Mai così alti negli ultimi cinque mesi ( TGCOM 24)

 Supera i 2mila il numero dei nuovi casi di Covid in Italia, dove si contano 2.548 contagi nelle ultime 24 ore. I morti sono 24 mentre i guariti sono 1.140. Record del numero di tamponi effettuati: 118.236. Il Veneto è la Regione con il numero maggiore di nuovi casi, 445. In Campania ci sono 390 nuovi malati, in Lombardia altri 324, in Lazio 265, 

 I numeri peggiori degli ultimi cinque mesi - Un numero così alto non si vedeva da oltre cinque mesi. Il totale dei contagiati dall'inizio dell'emergenza coronavirus sale così a 317.409. Anche il numero dei morti, 24 in un giorno, risulta in crescita dopo i 16 di mercoledì, con un totale di 35.918 decessi dall'inizio della pandemia. 

Mascherine anche all'aperto - Diversi i governatori che corrono ai ripari per frenare la diffusione del virus, davanti a questi numeri. Il Piemonte introduce l'obbligo di mascherine vicino alle scuole anche all'aperto, mentre il Lazio sta pensando di disporre, all'aperto, l'obbligo della mascherina sempre. Proprio nel Lazio negli ultimi giorni i numeri dei contagi sono in forte rialzo e la misura dovrebbe arrivare prima del weekend, per evitare i rischi legati alla movida del fine settimana. 

Più ricoveri e più malati in isolamento - Le persone ricoverate con i sintomi del Covid sono 3.097, 50 in più di mercoledì, e cresce anche il numero delle terapie intensive: 291 contro le 280 di mercoledì, cioè 11 in più. In forte aumento anche il numero dei malati in isolamento domiciliare: 1.323 in più, per un totale di 49.259. 

Mai così tanti tamponi - Mai dall'inizio della pandemia sono stati effettuati così tanti tamponi, 118.236, cioè 12mila in più rispetto al giorno prima. Da inizio pandemia si contano quindi 11.452.158 test. Grazie al sospetto diagnostico fino ad oggi sono stati scoperti 249.940 positivi, mentre le attività di screening ne hanno trovati complessivamente 67.469. 

Maria Monsè porta la figlia, 14 anni, dal chirurgo plastico. , e poi dà le foto ad un settiamnale. Ma è la madre che ha bisogno del medico: psichiatra; meglio: di un ricovero urgente in manicomio!

  Maria Monsè porta la figlia 14enne dal chirurgo plastico, Caterina Collovati furiosa: «Ritengo questa ragazzina a rischio». Sul settimanale Nuovo, l'intervista a Maria Monsè che racconta il primo "ritocchino" al naso della figlia 14enne Perla Maria.

 La notizia ha scatenato un'ondata di polemiche sui social. La conduttrice Caterina Collovati ha commentato la vicenda con un post su Instagram: «Ritengo seriamente a rischio questa bella ragazzina, di soli 14 anni. Il mio timore è che la madre dopo aver scoperto il metodo per finire in copertina, prosegua con gli interventi estetici sul corpo della figlia...».

 

Bilancio economico della Santa Sede per il 2019: passivo di 11 milioni di Euro

 "La Santa Sede non è una grande entità economica. Abbiamo avuto entrate per 307 milioni di euro, abbiamo speso 318 milioni di euro. Il nostro deficit è di 11 milioni. Abbiamo un patrimonio netto pari a 1.402 milioni di euro". Così il prefetto vaticano per l'Economia, il padre gesuita Juan Antonio Guerrero Alves, presentando sui media d'Oltretevere il bilancio 2019 della Curia Romana. Il deficit 2019 è comunque molto inferiore a quello del 2018, pari a 75 milioni. "La Curia non è tutto il Vaticano - spiega -. Aggiungendo il bilancio del Governatorato, dell'Obolo, dello Ior, del Fondo pensioni e delle Fondazioni che aiutano la missione della Santa Sede, si ottiene un patrimonio netto di circa 4.000 milioni di euro. Se dovessimo consolidare tutto, nel 2019 non ci sarebbe deficit, né c'è stato nel 2016, l'ultimo anno in cui tutti questi conti sono stati consolidati".

 "È possibile che, in alcuni casi, la Santa Sede sia stata, oltre che mal consigliata, anche truffata", ha detto ancora Guerrero commentando gli scandali di questi giorni. "Credo che stiamo imparando da errori o imprudenze del passato - osserva -. Ora si tratta di accelerare, su impulso deciso e insistente del Papa, il processo di conoscenza,trasparenza interna ed esterna, controllo e collaborazione tra i diversi dicasteri". (ANSA).

La Fondazione Gimbe fa il punto sulla evoluzione del virus in Italia e la geografia della sua diffusione ( da Notizie.it, di Riccardo Castrichini)

 La fondazione GIMBE monitora costantemente l’evoluzione del coronavirus in Italia e, grazie ad un think tank che si occupa di ricerca in ambito sanitario, ha sottolineato come nel periodo compreso tra il 23 e il 29 settembre ad aumentare non siano stati solo i nuovi casi, ma anche il numero di malati che richiedono il trattamento in terapia intensiva. Nello specifico, nel periodo preso in esame e rispetto a quello precedente, si rileva un ulteriore incremento nel trend dei nuovi casi, che passano da 10.907 a 12.114. Aumentano però anche i casi testati, che crescono dai 385.324 della settimana precedentemente presa in esame ai 394.396 dell’ultima. I casi attualmente positivi sono 50.630, contro i 45.498 emersi una settimana fa. I pazienti ricoverati con sintomi che passano da 2.604 a 3.048: quelli ricoverati in terapia intensiva sono 271 (la scorsa settimana erano 239) e i decessi registrati sono 137 (mentre la scorsa settimana se ne erano contati 105).

 Il presidente della fondazione, Nino Cartabellotta, ha così argomentato i dati sopracitati: “Nell’ultima settimana continua l’ascesa della curva dei nuovi casi, principalmente per l’incremento del rapporto positivi/casi testati, oltre che, in misura minore, dei casi testati. Si conferma inoltre la crescita costante dei pazienti ospedalizzati con sintomi e di quelli in terapia intensiva”. “L’aumento del rapporto positivi/casi testati – continua Cartabellotta – se da un lato conferma una circolazione più sostenuta del virus, indipendentemente dal numero di tamponi effettuati, dall’altro lascia intravedere le prime criticità in alcune Regioni, rendendo indifferibile un potenziamento della capacità di testing”.

Poi, sull’aumento dei ricoveri, il presidente della fondazione sottolinea che “se guardando al dato nazionale i numeri appaiono ancora bassi e non fanno registrare al momento particolari sovraccarichi dei servizi ospedalieri, iniziano ad emergere differenze regionali rilevanti”. Al 29 settembre, infatti, ben sei Regioni, quasi tutte nel Centro-Sud registrano tassi di ospedalizzazione per 100 mila abitanti superiori alla media nazionale, ferma al 5,5. Queste sono il Lazio (12,2), la Liguria (10,6), la Campania (7,8), la Sardegna (7,4), la Sicilia (6,2) e la Puglia (5,6). “Che la situazione nazionale sia sotto controllo – ha precisato il presidente – è documentato anche dalla composizione percentuale dei casi attualmente positivi che si mantiene costante dai primi di luglio. Mediamente il 93-94% dei contagiati sono in isolamento domiciliare perché asintomatici/oligosintomatici; il 5-6% sono ricoverati con sintomi e quelli in terapia intensiva sono lo 0,5%. Tuttavia, anche per questo indicatore le differenze regionali accendono ulteriori spie rosse”.

Il virus, che nella prima ondata aveva interessato in particolare le regioni del Nord, ora sembra avere una nuova geografia. La percentuale dei casi ospedalizzati in alcuni territori è nettamente superiore alla media nazionale (al 6,6%): parliamo di Sicilia (11,1%), Lazio (10,2%), Liguria (9,6%) Puglia (9,2%). “Ormai da oltre 9 settimane consecutive – chiarisce Cartabellotta – i numeri confermano la crescita costante della curva epidemica e delle ospedalizzazioni: in assenza di variabili che portino ad una flessione della curva, bisogna prendere atto che il progressivo incremento dei casi attualmente positivi inizia a determinare dapprima segni di sofferenza del sistema di tracciamento da parte dei servizi territoriali e poi di sovraccarico ospedaliero, in particolare nelle Regioni del Centro-Sud. Solo il potenziamento territoriale della gestione della pandemia permetterà di rallentare la risalita della curva epidemica: da un consistente rafforzamento del sistema di testing & tracing a misure adeguate di isolamento domiciliare per evitare contagi intra-familiari; da un’estensiva copertura della vaccinazione antinfluenzale (non solo delle categorie a rischio), al monitoraggio attivo dei pazienti in isolamento domiciliare”.


Per saperne di più sulla Fondazione GIMBE

La Fondazione GIMBE,(Gruppo Italiano per la Medicina Basata sulle Evidenze) che non ha fini di lucro, ha lo scopo di favorire la diffusione e l’applicazione delle migliori evidenze scientifiche con attività indipendenti di ricerca, formazione e informazione scientifica, al fine di migliorare la salute delle persone e di contribuire alla sostenibilità di un servizio sanitario pubblico, equo e universalistico.

Coronavirus. Ci attendono 7-8 mesi difficili. Prolungare fino al 31 gennaio lo stato di emergenza in Italia? ( da Il Sole 24 ore, di Andrea Gagliardi)

Il governo ha deciso. È intenzionato a chiedere alle Camere una proroga di 3 mesi e mezzo dello stato di emergenza «Andremo in Parlamento a chiedere la proroga dello stato di emergenza fino al 31 gennaio» (ovvero a un anno esatto dalla prima messa in campo della misura in seguito alla pandemia, ndr) ha detto il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ai giornalisti a margine della visita alla scuola media 'Francesco Gesuè' a San Felice a Cancello (Caserta). La proroga al momento scade il 15 ottobre ma il perdurare dell'emergenza ha suggerito agli esperti del Cts (Comitato tecnico scientifico) di allungare i tempi dello stato di emergenza.

 

Il dossier è finito sul tavolo della riunione dei capi delegazione con il premier Giuseppe Conte tenutasi dopo il Cdm del 30 settembre. E dal capodelegazione M5S Alfonso Bonafede è stata lanciata un'idea: una maratona tv per invitare gli italiani a scaricare l'app Immuni, sull'utilità della quale anche il capodelegazione Pd Dario Franceschini avrebbe posto l'accento. Sulla proroga dello stato d’emergenza il ministro della Salute, Roberto Speranza, che ha ribadito la sua linea della «massima prudenza», ha annunciato che sarà in Aula all'inizio della settimana, per discuterne in Parlamento.

Di fronte all’aumento dei contagi, soprattutto al centro-sud, con un autunno-inverno che si annuncia particolarmente difficile, sembra finita in minoranza dunque la linea di una proroga di non più di due mesi e mezzo, come avvenne l'ultima volta (30 luglio-15 ottobre), e che sarebbe coincisa con la fine del 2020. Prospettare la conclusione dello stato di emergenza proprio alla vigilia di Capodanno non è sembrato plausibile. Di qui l’idea di estendere la proroga fino a fine gennaio. Mese che coinciderebbe con l'arrivo presumibilmente delle prime dosi del vaccino, che però per una distribuzione a tappeto sarà disponibile solo a partire dalla primavera inoltrata. Speranza del resto è stato esplicito: «Dobbiamo resistere col coltello tra i denti in questi 7-8 mesi difficili che ci attendono - ha detto - ma mentre resistiamo dobbiamo anche guardare al futuro».

 

Fino ad allora si andrà avanti con le misure “eccezionali”: dall'uso generalizzato dello smart working, agli acquisti accelerati dei beni per affrontare la pandemia (mascherine, camici, i banchi con le rotelle, ecc) che fanno capo al Commissario Domenico Arcuri, i cui poteri saranno “salvi” solo con la proroga dello stato di emergenza. Tra l’altro serve tempo ad Arcuri per fare abbastanza acquisti di kit diagnostici (anche quelli rapidi, da poco sdoganati dal Cts e dal ministero della Salute per le scuole). Non solo. La proroga dello stato emergenza, inoltre, consentirebbe tra l'altro, anche di estendere le regole che impongono attualmente l'obbligo del tampone per chi entra in Italia provenendo da Croazia, Grecia, Malta, Spagna e Francia (limitatamente alle Regioni Alvernia-Rodano-Alpi, Corsica, Hauts-de-France, Île-de-France, Nuova Aquitania, Occitania, Provenza-Alpi-Costa azzurra)

I tempi comunque sono stretti. Il 7 ottobre, prima ancora dello stato di emergenza, scade infatti il Dpcm con le indicazioni delle misure per contenere il contagio: dall'uso delle mascherine, al distanziamento, alla capienza dei mezzi di trasporto locale, alla chiusura di discoteche e stadi. Questo non significa che le misure saranno le stesse. Sugli stadi, come è noto, è in corso un confronto serrato tra governatori, propensi a riaprire l'accesso, sia pure limitato a un quarto della capienza, e il Governo, con il ministro della Sanità che ha già espresso la sua contrarietà, supportato anche dal monitoraggio dell'Iss (Istituto superiore di sanità), che invita a non allentare le misure autorizzando ad esempio « eventi e iniziative a rischio aggregazione». Ma le incognite riguardano anche l'uso della mascherina. Dovrebbero essere prorogate le regole attuali che prevedono l'obbligo della mascherina nei luoghi chiusi aperti al pubblico e all'aperto a partire dalle ore 18 e fino alle 6 del mattino in tutti quei luoghi dove è più facile la formazione di assembramenti come le piazze di ritrovo per la vita notturna. Ma non è escluso, in caso di crescita dei contagi, che si passerà all'obbligo generalizzato di indossare la mascherina all'aperto durante l'intero arco della giornata, sulla scia di quanto già deciso ad esempio in Campania, Calabria e Sicilia.

Beatrice Rana, a piccoli passi, scala le istituzioni musicali. Intanto l'Orchestra Filarmonica di Benevento ( da Il Giornale della Musica, di Mauro Mariani)

 La direzione artistica dell’Orchestra Filarmonica di Benevento ha un volto nuovo; sarà infatti Beatrice Rana a ricoprirne la carica per i prossimi quattro anni. La giovane e già affermata pianista pugliese ha subito conquistato il pubblico in occasione del concerto dello scorso 12 luglio presso il Teatro Romano della città campana, eseguendo insieme al direttore Carlo Rizzari il Concerto n. 3 di Beethoven.

Tale scelta è stata apprezzata e sostenuta anche da Sir Antonio Pappano, direttore onorario dell’orchestra. E il direttore anglo-italiano conosce bene Beatrice Rana, poiché hanno suonato spesso insieme all'Accademia di Santa Cecilia e con l'orchestra romana sono anche andati in tournée e hanno inciso il secondo Concerto di Prokof'ev e il primo di Ciajkovskij... 

Ma la Rana ad appena ventisette anni d'età non soltanto si è conquistata la fama di uno dei più bei talenti del pianoforte della giovane generazione ma si è fatta anche una buona esperienza come direttrice artistica, organizzando il festival Classiche Forme, da lei fondato nella sua terra, il Salento, che in pochi anni si è affermato come uno dei più vivaci e interessanti festival di musica da camera italiani.

«Sono estremamente felice e onorata – ha dichiarato Beatrice Rana – di intraprendere questo nuovo percorso con l’Orchestra Filarmonica di Benevento. Abbiamo collaborato insieme per la prima volta lo scorso luglio e sono stata da subito colpita dal grande entusiasmo e dalla forte voglia di crescita artistica dei suoi musicisti. Sono sicura che insieme riusciremo a creare momenti di bellezza musicale sempre più significativi per il territorio campano, e non solo, e che sempre più persone nel pubblico si innamoreranno della nostra visione artistica».