domenica 29 settembre 2019

I 'lampascioni' per Paul Badura-Skoda

Venerdì 27 è morto a Vienna Paul Badura-Skoda. Aveva 92 anni.
 A lui ci ha legato una bella amicizia, iniziata ad Assisi nei primi anni Ottanta, nel corso della 'Festa Musica Pro', inventata e diretta da Giuseppe Juhar, il quale era approdato nella patria di San Francesco, dopo che aveva abbandonato il 'Festival delle Nazioni' che lui aveva creato  con Alberto Lisy a Città di Castello. 
Per una curiosa coincidenza, moltissimi anni dopo, per una sola edizione, 2004, quel festival fu affidato per la direzione artistica a noi.

Badura-Skoda ad Assisi teneva un corso di pianoforte, frequentato anche dal giovanissimo Alexander Lonqich che lì conoscemmo.

 Inutile aggiungere che nel nostro Piano Time, uscito per la prima volta ad aprile del 1983, Paul vi compare spesso con articoli ed interviste.

In quegli stessi anni lo incontrammo spesso a Roma dove  era ospite abituale dei 'Concerti dell'Italcable' ( mai, ad esempio, a Santa Cecilia: c'è chi sa spiegare un qualche motivo che giustifichi tale assenza?) inventati da Stefano Mazzonis, dove una volta suonò su un pianoforte di Beethoven (l'ultimo di proprietà del musicista; Paul era uno dei più noti collezionisti di strumenti storici, emulo del nostro Luigi Ferdinando Tagliavini). 
Poi, negli ultimi mesi della nostra direzione di Piano Time, gli chiedemmo una serie di articoli sul pianoforte di Mozart, materia nella quale egli era, in coppia con sua moglie, uno dei più accreditati studiosi. Quegli articoli servivano per la preparazione dei giovani pianisti italiani che avrebbero poi partecipato al nostro progetto, patrocinato e  finanziato dal CIDIM e dall'ISMEZ, Amadeus Giovani, che ebbe luogo a Palermo  nell'estate del 1990, con la presenza di Badura- Skoda, con il quale trascorremmo due settimane indimenticabili fra lo studio e la scoperta di quella magnifica città e regione, la cui gente ha dell'ospitalità un senso quasi sacro.

Le volte che abbiamo assistito, da Assisi a Palermo, ad una lezione di Badura-Skoda siamo rimasti ogni volta colpiti dalla  conoscenza approfondita che della musica egli aveva, e dalla sua statura di interprete.

Per questo, quando dirigemmo il 'Festival delle Nazioni', 2004, lo invitammo  a Città di Castello, a tenere un corso di perfezionamento ed anche un concerto schubertiano, che  è ancora impresso nella nostra memoria.

Nell'inverno successivo egli fu invitato a L'Aquila dall'Istituzione Sinfonica Abruzzese, per un seminario ed un concerto con orchestra. Il seminario ebbe luogo nella sede del Conservatorio, nel centro storico. Anche noi, che insegnavamo lì Storia della Musica, frequentammo con i nostri allievi il corso.
Non partecipammo al Concerto, che ebbe luogo nella domenica successiva. Però in quegli stessi giorni lo incontrammo anche fuori  dal corso, e una mattina, fredda - lui si alzava abbastanza presto per studiare - nella piazza della cattedrale, dove si svolgeva il mercato che mi aveva chiesto di vedere, dove ci demmo appuntamento. 
 Passando davanti ad un banco, gli indicammo un prodotto prelibato quanto introvabile del nostro meridione, i 'lampascioni'; ne comprammo per noi e per lui, e gli indicammo come andavano cotti.

Tornato a casa, prima a Vienna e poi a Parigi,  ci diede notizia dell'esito della preparazione e dell'accoglienza che i lampascioni avevano avuto sulla tavola  austriaca. Con quella sua lettera vogliamo terminare questo nostro affettuoso saluto a Paul Badura-Skoda, ora che se ne è andato.

Caro Pietro,                                        Parigi, 31 marzo 2005.
Ti ringrazio tanto della tua lettera con la descrizione e la ricetta dei lampascioni. Abbiamo già fatto un tentativo a Vienna: sono molto piaciuti. Stranamente sono così sconosciuti fuori Italia, che non si trovano neanche nel dizionario Italiano-Francese.

Ho anche ricevuto la rivista SUONO con la nostra bella intervista su Mozart ( Mi fai apparire più intelligente che non lo sono).

Il concerto all'Aquila è andato molto bene, c'era molto entusiasmo e applausi. Mi ha fatto un immenso piacere rivederti a L'Aquila. Alla prossima volta ritrovarci!

Con un forte abbraccio, anche a Anna, 
                                                             Paul

'O anche no', la nuova avventura televisiva a sostegno delle persone con handicap, di Paola Severini Melograni


                        Paola Severini Melograni
                è la medesima Paola Severini Guidi?

    Mi levano i figli perché ho un handicap

                         ( La Repubblica.it 27 dicembre 2000)

ROMA - Guerra in corso tra l' ex ministro della Famiglia Antonio Guidi e la ex moglie Paola Severini. E' lui stesso a rendere pubblica la vicenda facendo una lunga dichiarazione all' agenzia Ansa. Perché, dice, "possa aiutare chi non ha voce". 
Mia moglie, spiega Guidi, "contraddicendo tutta la sua storia sostiene che il marito avendo un handicap non può avere in affido i figli minori. 

La mia ex moglie sostiene che il sottoscritto con la sua storia, difficile ma con indubbi risultati, medico, presidente di associazioni, capo delegazione all' Onu e unico ministro con handicap della Repubblica italiana, non può assistere i suoi figli"

Parole dure, un attacco pesante. "Quello che io dico non lo dico per me, perchè ho la forza di difendermi - spiega - ma parlo per i mille casi di gente cosiddetta normale che con la scusa dell' handicap del partner ne prevarica gli affetti, i diritti". 

Paola Severini risponde al marito e avverte: "Le dichiarazioni dell' onorevole Guidi sono prive di fondamento e dunque diffamatorie e pregiudizievoli per me e per la serenità e l' equilibrio dei miei figli minori". 
                                             ( Archivio La Repubblica)

giovedì 26 settembre 2019

Sinfonie d'intenti. Passioni,visioni e progetti di mecenatismo musicale ( Lugano 18 ottobre)

Nella storia, la musica ha sempre rappresentato un ambito privilegiato per il mecenatismo. Un mecenatismo autentico, guidato da strutture emozionali e necessità allineate ai bisogni dei musicisti, dei compositori, delle orchestre. In una sinfonia molto particolare, il mecenatismo musicale è tutt’oggi una forma di filantropia delle arti che conserva una potente comunione d’intenti tra mecenate e beneficiario, ma che si muove verso modelli organizzativi innovativi e sempre più attenti alle ricadute positive degli investimenti per le comunità di riferimento. A partire da questa importante condizione, il Simposio, promosso dal Conservatorio della Svizzera italiana e organizzato dal Master of Advanced Studies in Cultural Management, persegue l’obiettivo di indagare quali siano le tecniche più efficaci per condurre una relazione di successo con un mecenate della musica e propone una nuova riflessione sulle maggiori sfide che un fenomeno antico come il mecenatismo musicale deve affrontare nel mutato contesto contemporaneo. SIMPOSIO Sinfonie d’Intenti Passioni, visioni e progetti di mecenatismo musicale Dando voce ad alcuni tra i maggiori protagonisti della scena filantropica internazionale, il Simposio favorisce l’esplorazione del presente e si apre al confronto e al dibattito sulle opportunità per il futuro. Sostenere la produzione di nuove opere musicali o di manifestazioni musicali significa porre fiducia in una particolare possibilità di espressione che allarga l’orizzonte etico, genera libertà e conoscenza, sollecita un contagio positivo che consolida una società basata sul rispetto del prossimo. In una società civile in cui il ruolo dei privati è sempre più determinante per la qualità e la vitalità culturale, quali sono le maggiori sfide che il mecenatismo musicale deve affrontare? Attraverso quali paradigmi e quali strategie d’intervento il mecenatismo musicale contemporaneo viene a determinare nuovi scenari e sostiene una crescita culturale collettiva? Nel corso del simposio si daranno alcune prime risposte a questa e a molte altre domande nell’ottica di sollecitare un dialogo aperto e attivo tra benefattori e beneficiari affinché la musica sia e continui a essere uno degli ambiti più fiorenti del mecenatismo contemporaneo. 

Programma 

MATTINA 09.00 – 13.30 ALLA SCOPERTA DEL MECENATISMO MUSICALE
 Moderatori Elisa Bortoluzzi Dubach, Docente universitario e consulente di Relazioni Pubbliche, Sponsorizzazioni e Fondazioni Moreno Bernasconi, Presidente della Fondazione Federica Spitzer, 
Lugano 09.00 – 09.05 Saluto istituzionale
 09.05 – 09.15 Introduzione 
09.15 – 09.30 Il mecenatismo musicale: un viaggio nel tempo 
09.30–10.10 Il mecenatismo musicale oggi: percorsi innovativi per collaborare con i mecenati Ina Piattini Pelloni Presidente Fondazione del Conservatorio della Svizzera italiana Carlo Ciceri Responsabile Formazione continua Conservatorio della Svizzera italiana Alberto Gulli Responsabile Area Sviluppo Competenze Fondazione Fitzcarraldo Diego Fratelli Docente di musica rinascimentale Conservatorio della Svizzera italiana Relazione di Elisa Bortoluzzi Dubach Docente universitario e consulente di Relazioni Pubbliche, Sponsorizzazioni e Fondazioni Francesca Gentile Camerana Fondatrice e Presidente De Sono Associazione per la Musica Hans Liviabella Primo dei secondi violini Orchestra della Svizzera italiana e Primo violino Quartetto Energie Nove (video-intervista) 10.10 – 10.40 Coffee break

Lunch break 10.40 – 
11.00 INTERLUDIO MUSICALE Anna Kravtchenko, pianoforte 
11.00 – 12.00 Molto vivace: ispirazione, educazione e progetto. 
Come sostenere i giovani talenti Alessio Allegrini Cornista e docente Conservatorio della Svizzera italiana 
Mario Martinoli Mecenate e Presidente Fondazione iCons 
Fernanda Giulini Mecenate e collezionista 
Modera Moreno Bernasconi 
13.30 – 13.45 Il ruolo del mecenatismo in un’istituzione privata Christoph Brenner Direttore Generale Conservatorio della Svizzera italiana
 14.00 – 15.00 Allegro con brio: la forza trasformativa di musica e mecenatismo 
15.50 – 16.50 Andante con moto: mecenati e musicisti insieme per la società civile 
Anna Kravtchenko Pianista e docente Conservatorio della Svizzera italiana
Hans Albert Courtial Fondatore e Presidente Generale della Fondazione Pro Musica e Arte Sacra 
Christine Cerletti-Sarasin Psicologa, mecenate e Presidente fondazioni Cantilena, 
Colla Parte, Bau & Kultur di Basilea 
Modera Elisa Bortoluzzi Dubach 
Robert Kowalski Violino di spalla Orchestra della Svizzera italiana Francesca Peterlongo Mecenate e Direttore Artistico della Fondazione Pro Canale di Milano 
Cristina Owen-Jones Mecenate e membro del Consiglio di fondazione Orchestra della Svizzera italiana Modera Moreno Bernasconi 
16.50 – 17.50 Concertato: musicisti e mecenati fra nuove sfide, opportunità e visioni 17.50 – 18.00 Conclusioni Tutti i brani eseguiti durante questo simposio sono stati creati grazie a mecenati. 
Diana Bracco Presidente e Amministratore delegato del Gruppo Bracco e Presidente di Fondazione Bracco François Geinoz Presidente proFonds - Associazione mantello delle fondazioni svizzere di pubblica utilità 
Peter Spinnler Fondatore e Presidente Fondazione Animato 
Modera Elisa Bortoluzzi Dubach

Mecenati cercansi.Il 18 ottobre se ne parla a Lugano, presso il Conservatorio della Svizzera italiana

Passioni, visioni e progetti di mecenatismo musicale

18 ottobre 2019, Aula Magna del Conservatorio della Svizzera italiana
Il Conservatorio della Svizzera italiana promuove una giornata di studio e approfondimento sulle strategie e i nuovi paradigmi di mecenatismo contemporaneo, durante la quale personalità prestigiose del mecenatismo internazionale incontreranno musicisti di spicco e si apriranno a un dibattito sul valore e il senso della promozione privata della musica.
Il simposio è organizzato dal Master of Advanced Studies in Cultural Management, con la direzione scientifica di Elisa Bortoluzzi Dubach e con la collaborazione di Fondazione Fitzcarraldo.
Le iscrizioni sono aperte fino al 4 ottobre 2019.

Relatori

Mecenati, fondatori, musicisti
Alessio Allegrini Cornista e docente Conservatorio della Svizzera italiana
Diana Bracco Presidente e Amministratore delegato del Gruppo Bracco e Presidente di Fondazione Bracco
Christine Cerletti-Sarasin Psicologa, mecenate e Presidente Fondazioni Cantilena, Colla Parte, Bau&Kultur di Basilea
Hans Albert Courtial Fondatore e Presidente Generale della Fondazione Pro Musica e Arte Sacra
Diego Fratelli Docente di musica rinascimentale Conservatorio della Svizzera italiana
François Geinoz Presidente proFonds - Associazione mantello delle fondazioni svizzere di pubblica utilità
Francesca Gentile Camerana Fondatrice e Presidente De Sono Associazione per la Musica
Fernanda Giulini Mecenate e collezionista
Robert Kowalski Violino di spalla Orchestra della Svizzera italiana
Anna Kravtchenko Pianista e docente Conservatorio della Svizzera italiana
Hans Liviabella Primo dei secondi violini Orchestra della Svizzera italiana e Primo violino Quartetto Energie Nove
Mario Martinoli Mecenate e Presidente Fondazione ICONS
Cristina Owen-Jones Mecenate e membro del Consiglio di fondazione Orchestra della Svizzera italiana
Francesca Peterlongo Mecenate e Direttore Artistico della Fondazione Pro Canale di Milano
Peter Spinnler Fondatore e Presidente Fondazione Animato



Ancora su Placido Domingo, un'acuta riflessione letta su 'La Repubblica'

Placido Domingo, il tenore dei tenori, arrivato ancora 'in servizio', sebbene da baritono,  non più da tenore ma ancora da direttore, alla veneranda età di 78 anni, ha preso la palla al balzo, dopo le sempre più  numerose accuse di molestie - tutte risalenti agli anni Ottanta e Novanta - e per non farsi licenziare da teatri e istituzioni musicali in genere,  e con una lettera di protesta contro i 'giudizi sommari fuori dai tribunali per fatti risalenti a molti anni fa, per i quali però   si difende dicendo che nessun rapporto vi fu mai senza consenso della diretta interessata', si è dimesso lui alla vigilia del debutto in Macbeth,  al Metropolitan ; facendo diventare la sua partecipazione alla generale l'ultima sua apparizione in scena.

 Certo i processi si fanno nei tribunali  non sui giornali, e prima delle sentenza sarebbe opportuno non assumere decisioni, come se le sentenze fossero state già emesse.

Però su La Repubblica si legge di Domingo che ha messo alla moglie corna quante un cesto di lumache, perchè è  sempre stato un ben noto fedifrago  seriale e donnaiolo impenitente. 

Ora, uno che ogni giorno mette le corna a sua moglie vuoi che non abbia, una volta o l'altra,  molestato senza consenso?  E' difficile pensarlo: Domingo ha solo voluto giocare d'anticipo, per evitare l'onta del licenziamento.

E comunque la lettera di dimissioni di Domingo somiglia assai al comunicato che Daniele Gatti - mutatis mutandis (è latino e niente ha a che fare con indumenti intimissimi assonanti) -  diffuse  all'indomani del suo licenziamento da Amsterdam, per non vedersi annullati i vari contratti già sottoscritti. Gatti fregò tutti sul tempo annunciando che disdiceva per i mesi seguenti tutti gli impegni  in Europa, per ragioni di salute.   

Grigolo è un tenore del secolo scorso? No, ma ugualmente allunga le mani ( nel suo caso su una corista)

Nelle scorse settimane, quando è scoppiato il caso Placido Domingo -  accusato di aver in vario modo molestato, nel corso della sua lunga carriera, decine di donne musiciste, fra orchestrali e cantanti, ma i cui fatti risalgono a non meno di dieci  quindici, forse anche venti anni fa - a difesa di Domingo ma anche della 'moralità' del mondo della musica s'era levato un nutrito coro di voci. Ieri potevano accadere queste cose, oggi non più - hanno detto o scritto.

 Nel segnalare o denunciare per primo i numerosi casi di molestie ( a donne come a uomini) emersi dalla cronaca, è assai curioso che  si sia distinto,  in una sorta di specializzazione giornalistica, un famoso quotidiano americano;  ma forse sarà solo perché in America è scoppiato il caso Weinstein che ha dato la stura ad infinite denunce, ed anche, forse, a qualche vendetta postuma.

 E' anche accaduto che alcune accuse si siano dissolte, come nel caso del nostro Daniele Gatti, con il quale il Concertgebouw ha fatto pace, con tante scuse (ma forse, più semplicemente alla istituzione olandese premeva pubblicare le opere  registrate con Gatti e quindi s'è rimangiato l'accusa che aveva accettato   su due piedi senza le necessarie verifiche, perchè la tournée programmata negli Usa non ne ricevesse danno alcuno dalla presenza di Gatti sul podio della sua orchestra).

 Comunque abbiamo letto, in più di un caso,   la seguente convinta rassicurazione: oggi queste cose non accadono più, né potrebbero più accadere, perché i rapporti fra musicisti  con potere e musicisti senza,  anche nel mondo della musica, sono profondamente mutati.
In meglio, ovviamente, altrimenti era meglio lasciare  quelli di prima.

 E invece no, possono accadere, anzi accadono pure oggi . Come nel caso del tenore  Vittorio Grigolo, idolatrato dal pubblico, il quale nel corso della tournée che il Covent Garden sta effettuando in Giappone (cantava nel Faust di Gounod  diretto da Pappano) avrebbe allungato le mani su una corista ( più precisamente: ha palpeggiato una corista  durante le chiamate del pubblico a fine recita, davanti agli altri coristi che, accortisi della cosa, sono rimasti  imbarazzati, anzi di stucco ed hanno protestato apertamente in difesa della collega!). I vertici del teatro hanno avviato una indagine ( della quale forse non c'era neanche bisogno se le cose stanno come si è detto) ma evidentemente convinti della molestia, hanno rimandato in Italia sul primo aereo Grigolo, che ha dovuto per questo saltare l'ultima recita del Faust,  ma che fra poco, è atteso alla Scala. 

L'’ufficio stampa del  Covent Garden ha ammesso: “A seguito di un presunto incidente avvenuto il 18 settembre con il tenore italiano Vittorio Grigolo, la Royal Opera House ha avviato un'indagine immediata e il sig. Grigolo è stato sospeso. Non siamo in grado di commentare ulteriormente la questione ma confermiamo le indagini sull’incidente”. La stampa britannica ha ricordato che nel 2015, in un’intervista a “Vanity Fair”, il tenorissimo - seppur con tono scherzoso - dichiarò: “Sono un drogato di sesso, amo le donne mature, quelle vere, il sesso è un bisogno fisico”.

 Che faranno a Milano? prenderanno per buona l'accusa dei dirigenti del Covent Garden e rescinderanno il contratto? Oppure vi passeranno sopra, come hanno fatto nel caso di Domingo, sia a Milano che a Salisburgo, e con Gatti a Roma?

Ultimissime:  
poche ore fa Placido Domingo, travolto dalle  accuse di alcune donne (sesso in cambio di ingaggi negli anni ‘80) ha rinunciato a cantare nel Macbeth alla Metropolitan Opera. Il direttore Gelb non solo ha accettato le dimissioni di Domingo, ma contemporaneamente ha anche cancellato i contratti di Grigolo. Al contrario il La Scala ha confermato le date di ottobre della rappresentazione Elisir: Grigolo sarà Nemorino.

Riassunto delle puntate precedenti:
Nell'ultimo anno il movimento #MeToo contro le molestie sessuali ha scosso anche il mondo della musica classica e dell'opera con gravi conseguenze per gli artisti coinvolti. L'estate scorsa è toccato a Daniele Gatti, licenziato dalla Concertgebouw Orchestra per "comportamento inappropriato". Nel marzo 2018 il Metropolitan Opera House di New York ha interrotto i rapporti con James Levine e pochi mesi prima tre cantanti d'opera hanno accusato di molestie il direttore svizzero Charles Dutoit.

mercoledì 25 settembre 2019

La VERA storia APOCRIFA di Carlo Gesualdo, Prinicipe di Venosa

La storia di Carlo Gesualdo, come è narrata da Andrea Tarabbia, in Madrigale senza suono, sottotitolo: Morte di Carlo Gesualdo, Principe di Venosa - sorta di romanzo storico, pubblicato da Bollati Boringhieri, vincitore del Campiello 2019 ( premiato al Teatro La Fenice che, per quegli stessi giorni, aveva programmato - singolare coincidenza premonitrice -  ma un anno prima Luci mie Traditrici di Salvatore Sciarrino, che da un episodio, il più efferato di quella storia si è fatto ispirare per quella che è considerata la sua opera più rappresentata nel mondo) comincia in una strada di Napoli, all'interno di una libreria antiquaria, dove si sono recati - nel corso di una visita in Campania,  Igor Strawinsy e  Robert Craft, intenti a studiare musicisti e musiche dell'epoca d'oro napoletana, ma anche l'amatissimo Carlo Gesualdo, al quale Strawinsky sta per erigere il suo musicale Monumentum pro Gesualdo, scritto nel 1960.

Nel corso di quella loro sosta nella libreria antiquaria, a contatto con il libraio, antico e sorprendente e con un altrettanto sorprendente cliente sopraggiunto, Strawinsky acquista - pagandola cara - una curiosa Cronaca della vita di Carlo Gesualdo Principe di Venosa, del signor Gioachino Ardytti, servitore fedele - come recita il frontespizio del manoscritto in lingua italiana, che reca la data' In Gesualdo MDCXIII'. Scritta fra il 22 agosto e l'8 settembre del 1613, data della morte del Principe nel castello di Gesualdo, nato a Venosa l'8 marzo 1566. 

Il romanzo si apre con una lunga lettera, datata 'Los Angeles, gennaio 1960', che Strawinsky scrive al prof. Glenn E. Watkins, autore della prima biografia gesualdiana, restata una pietra  miliare negli studi sul celebre musicista, principe assassino, nella quale racconta dell'eccezionale ritrovamento con la promessa che gliela invierà - non senza  farsela prima tradurre per poterla eventualmente leggere -  e chiedendo a sua volta la promessa del ritorno di un suo parere di 'studioso' sulla curiosa biografia. Il romanzo si chiude, giusto, con la lettera di risposta di Watkins a Strawinsky, aprés la lecture del manoscritto, inviata da Napoli, febbraio 1960. Circa un mese dopo la lettera del compositore che accompagnava l'invio della ritrovata Cronaca, precisando:non so della sua autenticità, lei la legga, in ogni caso, come un romanzo. 

Nel mezzo, per 350 pagine circa, si snoda una storia parallela: la vita di Gesualdo, narrata da Gioachino Ardytti ( che poteva essere costui?) - un nano deforme che il principe avrebbe incontrato a Roma  dai Gesuiti dove, molto giovane, era stato mandato a studiare, prima di essere designato erede del vastissimo e ricco casato -  senza ordine cronologico, ma vista attraverso gli occhi e le riflessioni di uno che  dal loro primo incontro e fino alla comune morte nel castello di Gesualdo, non si è mai staccato dal suo padrone; e la vita di Strawinsky che è alle prese con il suo Monumentum, e che alla stregua del principe musicista  è attraversato, nel momento della composizione, da dubbi e problemi   e che nessuna circostanza  lo avrebbe condotto al gesto estremo che segnò la vita e la musica, un misto di orrore e bellezza, del Principe: l'uccisione dell'amatissima moglie, per tradimento.

Tarabbia ha certamente studiato gli studi su Gesualdo ed anche quelli su Strawinsky a cominciare da quelli scritti a quattro mani con Robert Craft,  ed anche gli scritti propri ed i pensieri sulla musica del musicista, compresa quella sua minuscola ma preziosissima allo steso tempo Poetica della musica. 

Senza tali letture, approfondite, e senza l'ausilio degli studiosi  elencati nei ringraziamenti dell'autore alla fine del volume,  con tutta la fantasia  ed invenzione possibili, difficilmente avrebbe potuto dar peso e verosimiglianza alla trama assai ricca a variegata del suo romanzo. Nel quale trovano luogo vere e proprie invenzioni, incarnate in  due figure sopra tutte le altre: la dama di Leonora d'Este, Aurelia ( la quale  per tenersi stretto il Principe, con il quale ha avuto una relazione, ma soprattutto per folle gelosia, gli dà da mangiare del pane intinto nella sua 'fessa' e liquidi altrettanto vomitevoli - beh, solo una sfrenata fantasia avrebbe potuto aggiungere simili particolari ad una vita già tanto avventurosa ed inusuale ); e il 'mostro' Ignazio, che vede la luce del palazzo di Gesualdo, da adulto e solo alla fine del romanzo, e che è sempre vissuto, come un animale, in una cella sotterranea, fin da quando era arrivato a Gesualdo, in fasce, dopo che proprio il nostro Gioachino, del manipolo di servi assassini che avevano trucidato Maria d'Avalos ed il suo amante, lo aveva letteralmente estratto con le proprie mani dal ventre della fedifraga, dopo aver anche lui abusato del cadavere della donna). E con ciò la misura è colma.

Strawinsky mentre legge assieme a noi la Cronaca, che ha inviata a Watkins, ci fa entrare nel suo laboratorio segreto di compositore, e nei segreti dei suoi affari di quegli anni: le commissioni, gli impresari, gli esecutori, dove era difficile inventarsi qualcosa, per la vicinanza di quegli accadimenti, per i quali  Tarabbia ha scartabellato documenti e carte del musicista, che per primo pose all'attenzione del mondo musicale la figura e l'opera di Gesualdo. 

Perchè Strawinsky? Verosimilmente perché lui sta scrivendo un omaggio a Gesualdo e vuole di lui sapere tutto, ma anche per sottolineare che i riflettori su Gesualdo li ha accesi di fatto un musicista più che lo stesso Watkins, uno studioso.

Il romanzo si chiude, dicevamo, con la lettera di risposta di Watkins dopo la lettura della cronaca, contenente anche la risposta ai dubbi di Strawinsky sulla sua autenticità. E la risposta  è quella di uno studioso e attento filologo: la cronaca contiene fatti e elementi che solo i recenti studi su Gesualdo hanno reso di pubblico dominio. Dunque, conclude, non può che averla scritta un moderno, e perciò è da considerare apocrifa. Magari, nell'invenzione del romanzo, lo stesso Strawinsky?

 Comunque  si legge  d'un fiato e merita una lettura. Appassiona.