Nuovo scontro tra politica e musica negli Stati Uniti. Al centro, un video pubblicato da Donald Trump sulla sua piattaforma Truth Social: pochi secondi in cui Frank Sinatra interpreta “My Way”, uno dei brani più iconici del suo repertorio. Nessun commento, nessun contesto. Ma tanto è bastato per accendere la polemica.
La figlia di Frank Sinatra contro Trump
A reagire con durezza è stata la figlia del cantante, Nancy Sinatra, che su X ha definito la condivisione “un sacrilegio”. Un giudizio netto, arrivato in risposta a un utente che sottolineava come Trump rappresenti valori opposti rispetto a quelli difesi da “The Voice”, da sempre vicino ai diritti civili e alle battaglie per l’uguaglianza. Il filmato riprende una storica esibizione del 1974 al Madison Square Garden: smoking, orchestra e quella voce che ha segnato un’epoca. Ma proprio il peso simbolico del brano, adattamento inglese del francese “Comme d’habitude” con testo firmato da Paul Anka, rende l’uso ancora più controverso. Alla domanda se esistano strumenti per impedire questo tipo di utilizzo, Nancy Sinatra ha risposto con realismo: no. I diritti non sono nelle mani della famiglia, ma degli editori musicali, in questo caso Because Music e Primary Wave. Solo loro, eventualmente, potrebbero intervenire.
Non è la prima volta che Trump “sfrutta” la musica
Non è la prima volta che Trump finisce nel mirino degli artisti per l’uso delle loro canzoni. Negli anni, una lunga lista di nomi (da Neil Young a Beyoncé, passando per Guns N’ Roses e Celine Dion) ha contestato l’associazione della propria musica a messaggi politici non autorizzati. Dietro la polemica, resta una questione più ampia. Chi controlla davvero il significato di una canzone? L’artista, il pubblico o chi ne detiene i diritti? Domanda aperta. E destinata a tornare.
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