E' stata presentata la prossima stagione sinfonica e cameristica della romana Accademia di Santa Cecilia- che, inspiegabilmente, non è ancora visibile sul sito dell'istituzione - dal nuovo sovrintendente, dall'Ongaro, e dal direttore musicale, Pappano, che ha confermato di aver allungato la sua permanenza a Londra (Covent Garden) fino alla stagione del 2020, mentre a Roma dovrebbe restare fino al 2019, salvo ripensamenti e precipitosi matrimoni definitivi.
Nessuna novità sugli artisti, specie fra i direttori ospiti: tutti stranieri come nella norma delle stagioni passate, gli stessi di sempre, compresi alcuni debutti di direttori praticamente sconosciuti, di cui sono pronti a raccontarci meraviglie. Nessun nuovo arrivo di direttori di gran nome di cui da tempo si invoca e viene promessa, invano, la presenza: lo staff dell'Accademia è troppo impegnato a dirigere il traffico esistente per andare a impelagarsi in territori che da tempo non frequenta, temendone insidie generate eventualmente dalla rottura di precedenti equilibri.
Per il secondo o terzo anno consecutivo, Pollini diserta, dopo decenni, la stagione ceciliana. Perchè?
Grandi novità, invece, sembrano esserci nelle parole d'ordine dell'Accademia. La prima, sputata dal sovrintendente: 'da soli ormai non si va da nessuna parte', per giustificare le numerose (due,in realtà, e le solite con qualche appendice) collaborazioni con altre istituzioni: la commissione congiunta a Peter Eotvos, dell'Accademia, della Scala, dell'Orchestra Rai e dell'Opera di Firenze; con Musica per Roma per 'Luglio suona bene'; con l'Opera di Roma per Bussotti e per l'offerta promozionale di quattro spettacoli fra Opera e Accademia; e con Romaeuropa per un'opera di Lucia Ronchetti per sole voci (commissionata, in verità, dal Massimo di Palermo; dunque collaborazione per l'ospitata a pochi giorni dalla prima siciliana che avverrà a metà ottobre).
La seconda parola d'ordine, lanciata da Antonio Pappano, doveva giustificare il cambio dei giorni dei concerti, sia sinfonici che cameristici: 'un direttore di nome non si può pretendere che resti a Roma per tre concerti quattro giorni', riposando la domenica, come avviene ancora oggi.
Pappano, forse a causa della sua non perfetta conoscenza della lingua italiana, non si è reso conto della volgarità e dozzinarietà della sua affermazione. I cavalieri dell'arte, i difensori della civiltà del bello, vogliono arrivare a Roma, fare tre prove al massimo (magari facendosi precedere da qualche assistente e limitandosi alla 'generale'), e poi dopo i tre concerti uno di seguito all'altro, via su un aereo per atterrare in un'altra piazza, dove fare nuovi... danni. Un meccanismo che va veloce, e che non ha più tempo per essere oleato a dovere. Per questo i concerti saranno di giovedì, venerdì, sabato. Mercoledì per i concerti da camera, nei quali si segnala l'impresa titanica di avviare l'esecuzione delle 100 e passa sinfonie di Haydn da qui al 2032... praticamente fino all'eternità, affidate ad Antonini sul podio dell'orchestra da camera di Basilea.
Il sovrintendente ha poi annunciato che a partire dall'anno prossimo, stagione 2017-18, prenderà il via un altro progetto che durerà fino al 2050 ( trecento anni dalla morte), e che prevede l'esecuzione integrale del catalogo di Bach; e, dalla stagione successiva quella del 2018-2019, un terzo dedicato a Mozart (esecuzione integrale della sua opera, che si concluderà nel 2091 ( terzo centenario della morte).
Invece, per gli anni prossimi sono state annunciate le inaugurazioni di stagione, dopo quella con il Fidelio ( ottobre 2016); per il 2017 si annuncia 'Il re Ruggero' di Szimanowski - che senso ha riprendere un lavoro che in Italia è stato già presentato, se ricordiamo bene, al Massimo di Palermo, alcuni anni fa senza che nulla a causa di quella ripresa accadesse di positivo all'opera - e, nel 2018 un omaggio a Bernstein con West Side Story.
Perciò non solo non si va da nessuna parte se si è soli; non solo dobbiamo stringere i tempi perchè il mondo corre, ma dobbiamo anche pensare al domani, e progettare per l'eternità. Quanto pensano di durare i dirigenti dell'Accademia? confidano così tanto nei progressi della medicina?
domenica 10 aprile 2016
Le parole d'ordine della nuova stagione dell'Accademia di Santa Cecilia. Da soli non si va da nessuna parte. I direttori non hanno tempo per fermarsi a roma 4 giorni
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giovedì 7 aprile 2016
La musica contemporanea non la premia nessuno?
Tempi duri per la musica in Italia, ancor più duri per la musica contemporanea. E, per questo, per darle cioè un pò di sollievo, Giorgio Battistelli ed il suo capo Fuortes hanno voluto impiantare una nuova iniziativa, che sa di premio per Battistelli prima che per la musica contemporana, e cioè il festival dedicato agli esperimenti di teatro musicale contemporaneo, che si inaugura il prossimo mese a Roma, l'FFF, di cui ci siamo già occupati, e che va ad aggiungersi alla stagioncina contemporana, curata dallo stesso Battistelli nella sua (anche quella! ) Orchestra della Toscana; al festivalino dell'Orchestra nazionale della RAI, alla Biennale Musica di Venezia ed al Festival di Nuova Consonanza, a Roma ed a Milano Musica.
Non sono un granché, ma tutti insieme fanno qualcosa, e occorre accontentarsi.
Stessa magra situazione sul fronte dei premi riservati alla musica contemporanea, per la quale non esiste un 'Nobel' che abbia, pur con altro nome, la stessa dotazione, che risolleverebbe il morale ma anche il fisico dei musicisti - lamenta Giorgio Battistelli a Simona Antonucci del Messaggero.
Tuttavia. C'è un premio a Salisburgo, di recente istituzione da parte del Land (vinto alla prima edizione, 2006, da Salvatore Sciarrino), che ha una certa dotazione che il vincitore deve spartire, in parte, con un altro compositore giovane da lui stesso indicato e prescelto.
Ma un premio con una dotazione di rilievo esiste, ed è quello del Banco di Bilbao, che si intitola: ' Frontiere della conoscenza', e prevede, nelle discipline, unica fra le arti, la musica, ed ha una dotazione di 400.000 Euro circa.
Pochissimi anni fa, 2011, l'ha vinto, anche questo, Salvatore Sciarrino.
Soltanto per aggiornare le conoscenze di Simona Antonucci sull'argomento, perchè Battistelli queste cose le conosce bene.
Non sono un granché, ma tutti insieme fanno qualcosa, e occorre accontentarsi.
Stessa magra situazione sul fronte dei premi riservati alla musica contemporanea, per la quale non esiste un 'Nobel' che abbia, pur con altro nome, la stessa dotazione, che risolleverebbe il morale ma anche il fisico dei musicisti - lamenta Giorgio Battistelli a Simona Antonucci del Messaggero.
Tuttavia. C'è un premio a Salisburgo, di recente istituzione da parte del Land (vinto alla prima edizione, 2006, da Salvatore Sciarrino), che ha una certa dotazione che il vincitore deve spartire, in parte, con un altro compositore giovane da lui stesso indicato e prescelto.
Ma un premio con una dotazione di rilievo esiste, ed è quello del Banco di Bilbao, che si intitola: ' Frontiere della conoscenza', e prevede, nelle discipline, unica fra le arti, la musica, ed ha una dotazione di 400.000 Euro circa.
Pochissimi anni fa, 2011, l'ha vinto, anche questo, Salvatore Sciarrino.
Soltanto per aggiornare le conoscenze di Simona Antonucci sull'argomento, perchè Battistelli queste cose le conosce bene.
Cenerentola di Rossini. E' il 'suo' anno. A Roma, Torino,Trieste e Palermo non badano a spese.
L'altro ieri è apparsa l'ultima intervista a Giorgio Barberio Corsetti (Il Messaggero) - regista del capolavoro rossiniano al Massimo di Palermo, dove va in scena, fra una decina di giorni, con la direzione di Gabriele Ferro - della serie 'i grandi registi della scena contemporanea sbarcano a Roma. Evviva! .
Ma prima ancora di Palermo, già dopodomani, Cenerentola si rappresenta al Teatro Verdi di Trieste con un allestimento - e direttore incluso di cui non ricordiamo il nome - importato da Atene.
A metà marzo Cenerentola è andata in scena a Torino, in un nuovo allestimento firmato dal regista Talevi, diretta da Speranza Scappucci che si è meritata lodi ed apprezzamenti unanimi.
A gennaio, l ha aperto a serie delle Cenerentole italiane l'Opera di Roma con un nuovo allestimento firmato da Emma Dante.
In meno di tre mesi quattro allestimenti della pluriacclamata Cenerentola, tre dei quali nuovi. Ognuno dei tre teatri ha voluto la 'sua Cenerentola - nel senso del 'suo' allestimento, mentre si sono scambiati solo la forza lavoro, 'vocale'. E tutti e tre pagati con i soldi dei contribuenti. Non si poteva risparmiare facendo girare un allestimento, coproducendolo? Evidentemente no. Anche l'Associazione che riunisce le Fondazioni liriche in Italia, sull'argomento tace, in nome
dell'autonomia - sprecona - degli associati.
Ma prima ancora di Palermo, già dopodomani, Cenerentola si rappresenta al Teatro Verdi di Trieste con un allestimento - e direttore incluso di cui non ricordiamo il nome - importato da Atene.
A metà marzo Cenerentola è andata in scena a Torino, in un nuovo allestimento firmato dal regista Talevi, diretta da Speranza Scappucci che si è meritata lodi ed apprezzamenti unanimi.
A gennaio, l ha aperto a serie delle Cenerentole italiane l'Opera di Roma con un nuovo allestimento firmato da Emma Dante.
In meno di tre mesi quattro allestimenti della pluriacclamata Cenerentola, tre dei quali nuovi. Ognuno dei tre teatri ha voluto la 'sua Cenerentola - nel senso del 'suo' allestimento, mentre si sono scambiati solo la forza lavoro, 'vocale'. E tutti e tre pagati con i soldi dei contribuenti. Non si poteva risparmiare facendo girare un allestimento, coproducendolo? Evidentemente no. Anche l'Associazione che riunisce le Fondazioni liriche in Italia, sull'argomento tace, in nome
dell'autonomia - sprecona - degli associati.
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domenica 3 aprile 2016
Il 9 aprile tutti a Napoli a cantare nel coro più grande del mondo:13.000 cantori
L'educazione
musicale sviluppa la sensibilità estetica e affettiva dei giovani
ma, al tempo stesso, educa allo spirito di gruppo, alla condivisione,
alla cittadinanza. La maggior parte dei gruppi corali nasce nelle
scuole. Spesso sono gruppi spontanei che si riuniscono al di fuori
dell'orario scolastico per il piacere di cantare insieme, di fare
amicizia, di accordarsi.
Che
cosa accadrebbe se diverse centinaia di gruppi corali, studenteschi e
amatoriali, italiani ed europei, si dessero appuntamento, in un
giorno convenuto, per cantare, tutti insieme, brani corali tratti
dalle opere di Verdi, Mozart, Händel e Charpentier, ma anche
bellissime canzoni come Michelle
e
I’te
vurria vasà?
Assisteremmo, senza dubbio, al più grande concerto di canto corale a
più voci della storia della musica.
Ebbene,
Il 9
aprile 2016 questo
progetto, ideato e coordinato da Renato Parascandolo con la direzione
artistica di Sergio Siminovich, si materializzerà in un coro
fantastico a Napoli, in Piazza del Plebiscito: una 'PIAZZA inCANTATA
animata da migliaia e migliaia di coristi – studenti di ogni ordine
e grado, ma anche giovani e adulti che coltivano la passione per il
canto.
Per
essere i protagonisti di questo singolare massive
flash mob basta
iscriversi – compilando il modulo pubblicato su questo sito –,
scaricare gli spartiti e seguire le video lezioni elencate sulla home
page. I gruppi corali che decideranno di cantare, s’incontreranno a
Napoli per dare vita al coro polifonico più grande del mondo,
accompagnati dall’orchestra del prestigioso Conservatorio di San
Pietro a Majella. Per i cori studenteschi che parteciperanno
all’evento, la Regione Campania ha predisposto un contributo per le
spese di viaggio e di permanenza a Napoli.
La
PIAZZA inCANTATA è un’iniziativa promossa e sostenuta,
in primo luogo, dal Comune di Napoli e in particolare
dall'Assessorato alla Cultura e al Turismo, dalla Regione Campania e
in particolare dall’Assessorato all’Istruzione, Politiche sociali
e Sport; dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della
Ricerca e in particolare dalla Direzione Generale della
partecipazione studentesca, legalità e cittadinanza; dal Comitato
nazionale per l'apprendimento pratico della musica; dalla RAI – che
cura la realizzazione e la trasmissione in diretta del concerto
conclusivo –; dalla Feniarco; dal Conservatorio di San Pietro a
Majella.
In Francia si lamentano dei troppi stranieri nei teatri d'opera. E in Italia?
Noi, limitatamente all'Italia, lo andiamo dicendo e scrivendo da anni, da quando in maniera lampante ci siamo accorti per la prima volta che i cartelloni di alcune nostre importanti istituzioni musicali pullulano quasi esclusivamente di artisti stranieri.
Ora se ne sono accorti anche in Francia, dove evidentemente la situazione è risultata lampante, come in Italia, mentre ci sono paesi che a mantenere certi equilibri - non servono le quote,banali - stanno molto attenti.
Se ne accorge la Francia, e sorprende , perché si tratta di uno dei paesi nei quali, se si eccettuano i teatri d'opera, dove forse il problema è lampante, nelle stagioni concertistiche balza subito agli occhi la presenza massiccia, diremmo esclusiva salvo eccezioni, di artisti francesi e la sporadicità di quelli stranieri, eccettuati ovviamente i big che appartenono non più a questa o quella nazione ma al mondo.
Si scrive che in Francia la 'scrittura' di un artista, se francese, costa alle istituzioni più di quelli stranieri, perché la tassazione di chi paga le tasse in Francai è più alta. E dunque sotto tale profilo conviene alle istituzioni musicali scritturare artisti stranieri. Ma solo se non si tiene conto che poi quei compensi, sebbene meno esosi alla fonte, escono dal paese, producendo quindi un danno di non poco conto. Ai francesi tale fenomeno è parso simile a quello delle delocalizzazioni industriali in paesi dove la mano d'opera - perché anche di mano d'opera si può parlare sebbene in un campo 'alto' - costa meno. E per questo, dopo gli idraulici, riflettono in Francia, arrivano dall'estero anche cantati e direttori.
E' chiaro che questo fenomeno ha forti contraccolpi nella formazione e sviluppo della professione musicale in Francia, come in Italia. Chi penserà di intraprendere gli studi, molto selettivi e duri, per apprendere il mestiere di musicista, se poi vede che effettivamente le possibilità di lavoro nel proprio paese sono ridotte, ridottissime, quasi inesistenti?
In Francia, premesso che nessuno vuole creare frontiere anche artistiche, dicono che ci sono ruoli nei teatri per i quali, anche secondari, si scritturano artisti stranieri, quando invece potrebbero costituire l'occasione giusta per gettare sul palcoscenico i giovani.
Inutile negarsi che il problema sia reale ed anche grave e che abbia molte conseguenze negative - come abbiamo detto - ma anche molte cause altrettanto negative, a cominciare dallo strapotere delle agenzie, di contro allo scarso potere dei direttori artistici, spesso incapaci di formare un cast per il quale, più comodamente, si affidano agli agenti che hanno ben altri interessi che quelli di offrire, retribuito, un servizio alla comunità. Tante volte è stato anche detto di intrecci pericolosi e malavitosi, di interessi non specchiati delle une e degli altri, ed altrettante volte si è invocata, come profilassi, la permanenza limitata dei direttori artistici nei loro incarichi.
Un esempio: se un artista è inviso al direttore artistico, quell'artista non metterà mai piede nella istituzione che presiede e se la dovesse presiedere per un numero alto di anni, quell'artista su quella istituzione ci potrebbe fare una croce sopra. Non è che un esempio fra i più banali, al quale non si può replicare che i direttori artistici non agiscono sulla base di simpatie ed antipatie... fateci il piacere, chi non sa che tutto il mondo è paese, compreso quello della musica?
Per tornare da dove siamo partiti, noi il problema lo abbiamo denunciato da tempo; se poi a nessuno sembra importare - almeno fino a quando non scoppierà il bubbone, come avvenne tanti anni fa (ed anche allora c'erano di mezzo gli agenti, anche se per ragioni di carattere giuridico-legislativo )quando ci fu un'autentica retata di sovrintendenti, finiti, anche se per poco, dietro le sbarre - noi il nostro compito di cronisti l'abbiamo fatto.
Ora se ne sono accorti anche in Francia, dove evidentemente la situazione è risultata lampante, come in Italia, mentre ci sono paesi che a mantenere certi equilibri - non servono le quote,banali - stanno molto attenti.
Se ne accorge la Francia, e sorprende , perché si tratta di uno dei paesi nei quali, se si eccettuano i teatri d'opera, dove forse il problema è lampante, nelle stagioni concertistiche balza subito agli occhi la presenza massiccia, diremmo esclusiva salvo eccezioni, di artisti francesi e la sporadicità di quelli stranieri, eccettuati ovviamente i big che appartenono non più a questa o quella nazione ma al mondo.
Si scrive che in Francia la 'scrittura' di un artista, se francese, costa alle istituzioni più di quelli stranieri, perché la tassazione di chi paga le tasse in Francai è più alta. E dunque sotto tale profilo conviene alle istituzioni musicali scritturare artisti stranieri. Ma solo se non si tiene conto che poi quei compensi, sebbene meno esosi alla fonte, escono dal paese, producendo quindi un danno di non poco conto. Ai francesi tale fenomeno è parso simile a quello delle delocalizzazioni industriali in paesi dove la mano d'opera - perché anche di mano d'opera si può parlare sebbene in un campo 'alto' - costa meno. E per questo, dopo gli idraulici, riflettono in Francia, arrivano dall'estero anche cantati e direttori.
E' chiaro che questo fenomeno ha forti contraccolpi nella formazione e sviluppo della professione musicale in Francia, come in Italia. Chi penserà di intraprendere gli studi, molto selettivi e duri, per apprendere il mestiere di musicista, se poi vede che effettivamente le possibilità di lavoro nel proprio paese sono ridotte, ridottissime, quasi inesistenti?
In Francia, premesso che nessuno vuole creare frontiere anche artistiche, dicono che ci sono ruoli nei teatri per i quali, anche secondari, si scritturano artisti stranieri, quando invece potrebbero costituire l'occasione giusta per gettare sul palcoscenico i giovani.
Inutile negarsi che il problema sia reale ed anche grave e che abbia molte conseguenze negative - come abbiamo detto - ma anche molte cause altrettanto negative, a cominciare dallo strapotere delle agenzie, di contro allo scarso potere dei direttori artistici, spesso incapaci di formare un cast per il quale, più comodamente, si affidano agli agenti che hanno ben altri interessi che quelli di offrire, retribuito, un servizio alla comunità. Tante volte è stato anche detto di intrecci pericolosi e malavitosi, di interessi non specchiati delle une e degli altri, ed altrettante volte si è invocata, come profilassi, la permanenza limitata dei direttori artistici nei loro incarichi.
Un esempio: se un artista è inviso al direttore artistico, quell'artista non metterà mai piede nella istituzione che presiede e se la dovesse presiedere per un numero alto di anni, quell'artista su quella istituzione ci potrebbe fare una croce sopra. Non è che un esempio fra i più banali, al quale non si può replicare che i direttori artistici non agiscono sulla base di simpatie ed antipatie... fateci il piacere, chi non sa che tutto il mondo è paese, compreso quello della musica?
Per tornare da dove siamo partiti, noi il problema lo abbiamo denunciato da tempo; se poi a nessuno sembra importare - almeno fino a quando non scoppierà il bubbone, come avvenne tanti anni fa (ed anche allora c'erano di mezzo gli agenti, anche se per ragioni di carattere giuridico-legislativo )quando ci fu un'autentica retata di sovrintendenti, finiti, anche se per poco, dietro le sbarre - noi il nostro compito di cronisti l'abbiamo fatto.
sabato 2 aprile 2016
ROF, REF, RAF e FFF FESTIVALS. La fantasia al potere
In principio fu il ROF ( Rossini Opera Festival, tassativamente all'inglese come: Verdi Requiem, la dizione preferita da Riccardo Chailly, al posto del banalissimo 'Requiem di Verdi'), poi venne il romano REF ( RomaEuropa Festival, sempre all'inglese) che non intendeva affatto fare concorrenza al fratello maggiore pesarese; terzogenito, è venuto il RAF ( Ravenna Festival, ancora all'inglese) dei coniugi Muti. Ora, buon ultimo della prima serie, ma non in assoluto perché la fantasia non si può imbrigliare, arriva il romano FFF ( Fast Forward Festival) la cui traduzione nella lingua italiana è davvero difficile da fare (ci sembra che analogo nome abbia un festival olandese, Forward Festival, con sede ad Amsterdam, da dove il direttore artistico di FFF, e cioè Giorgio Battistelli, importa 'Blank Out' dell'olandese, appunto, Michael van der Aa, per 'soprano e film in 3D'( commissionato dal festival olandese, dall'Opera di Roma e dal Festival di Lucerna) ma anche la intitolazione del suo festival alloggiato principalmente al Costanzi ma che 'si espande' nella città invadendola, perchè si accasa anche in altre sedi.
Nel programma di Battistelli c'è poi la ripresentazione, in veste nuova e dopo mezzo secolo, di un'opera di Bussotti ' La Passion selon Sade' ( Alda Caiello soprano, Marcello Panni direttore) , anche per vedere che effetto fa oggi un lavoro che allora gettò nello scompiglio il mondo musicale e per non passare sotto silenzio gli 85 anni di Bussotti.
E poi importa un lavoro del 1996 di Heiner Goebbels( 'Schwarz auf Weiss') con l'autore sul podio dell'Ensemble Modern; uno spettacolo di danza di Preijocaj che si è visto, da cinque anni a questa parte, a Milano, Bolzano, Firenze, con quattro danzatori in una coreografia costruita su un famoso recital di John Cage al Lirico di Milano addirittura nel 1977. In omaggio a Wofgang Rihm, compositore residente di FFF, si vedrà 'Proserpina'(presentato a Schwetzingen nel 2011); e a Ravel, ai suoi 'Miroirs', si ascolterà il frutto di un progetto del pianista compositore Pode, che ha coinvolto alcuni compositori costringendoli ad ispirarsi ai tableax raveliani.
Poi spazio alle percussioni, il primo 'amore' del compositore Battistelli, con tre gruppi ospiti e soprattutto con lo sbarco in Italia, forse la prima volta, nonostante tante primavere abbia già sulle spalle, di Jean-Pierre Drouet, 'monsieur percussions'.
In uno dei concerti di percussioni compare anche quel 'Libro celibe' che ci accadde di ascoltare all'Aquila alcuni anni fa, e che Battistelli, pur trattandosi di una sua composizione, non ha resistito alla tentazione di inserirlo nel programma, cosa che sarebbe stato meglio risparmiarsi.
Insomma un festival che FFF ha rubato al REF, nel quale 'paro paro' si sarebbe potuto vedere ed ascoltare, perché l'originale e la copia si propongono di importare il meglio dal mondo per mostrarlo alla stupefatta nazione italica, e che inaugura la serie di festival di teatro contemporaneo che Battistelli, e Fuortes sopra a lui, fortissimamente hanno voluto, per rivitalizzar e per dare un senso alla presenza del noto compositore (che sta lavorando ad un'opera su soggetto biblico, centrata sulla 'piccante' vita di Lot il patriarca), nella direzione artistica della comune impresa teatrale.
Nel programma di Battistelli c'è poi la ripresentazione, in veste nuova e dopo mezzo secolo, di un'opera di Bussotti ' La Passion selon Sade' ( Alda Caiello soprano, Marcello Panni direttore) , anche per vedere che effetto fa oggi un lavoro che allora gettò nello scompiglio il mondo musicale e per non passare sotto silenzio gli 85 anni di Bussotti.
E poi importa un lavoro del 1996 di Heiner Goebbels( 'Schwarz auf Weiss') con l'autore sul podio dell'Ensemble Modern; uno spettacolo di danza di Preijocaj che si è visto, da cinque anni a questa parte, a Milano, Bolzano, Firenze, con quattro danzatori in una coreografia costruita su un famoso recital di John Cage al Lirico di Milano addirittura nel 1977. In omaggio a Wofgang Rihm, compositore residente di FFF, si vedrà 'Proserpina'(presentato a Schwetzingen nel 2011); e a Ravel, ai suoi 'Miroirs', si ascolterà il frutto di un progetto del pianista compositore Pode, che ha coinvolto alcuni compositori costringendoli ad ispirarsi ai tableax raveliani.
Poi spazio alle percussioni, il primo 'amore' del compositore Battistelli, con tre gruppi ospiti e soprattutto con lo sbarco in Italia, forse la prima volta, nonostante tante primavere abbia già sulle spalle, di Jean-Pierre Drouet, 'monsieur percussions'.
In uno dei concerti di percussioni compare anche quel 'Libro celibe' che ci accadde di ascoltare all'Aquila alcuni anni fa, e che Battistelli, pur trattandosi di una sua composizione, non ha resistito alla tentazione di inserirlo nel programma, cosa che sarebbe stato meglio risparmiarsi.
Insomma un festival che FFF ha rubato al REF, nel quale 'paro paro' si sarebbe potuto vedere ed ascoltare, perché l'originale e la copia si propongono di importare il meglio dal mondo per mostrarlo alla stupefatta nazione italica, e che inaugura la serie di festival di teatro contemporaneo che Battistelli, e Fuortes sopra a lui, fortissimamente hanno voluto, per rivitalizzar e per dare un senso alla presenza del noto compositore (che sta lavorando ad un'opera su soggetto biblico, centrata sulla 'piccante' vita di Lot il patriarca), nella direzione artistica della comune impresa teatrale.
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venerdì 1 aprile 2016
Carlo Fuortes prima ancora di essere trascinato in tribunale, se mai lo sarà, s'è ritrovato un avvocato difensore, ma anche un pubblico ministero
Nessuno glielo ha chiesto a Valerio Cappelli, giornalista del 'Corriere', di prendere le difese di Carlo Fuortes che - come lui stesso asserisce - non ha bisogno di un avvocato difensore, perchè saprebbe difendersi da sè; ed anche perchè finora non è stato accusato di nulla da nessuno. Allora perchè tanto tempismo da parte di Cappelli nel correre in difesa di Fuortes? Perchè ha avuto notizia della visita in teatro della candidata a sindaco di Roma del movimento di Grillo, l'avv. Raggi, la quale ha detto prima ancora di capire cosa sia un teatro, che vuole vederci chiaro nei conti, eliminare gli sprechi, insomma... anche il manager Fuortes, portato in palmo di mano prima di quella fesseria dell'esternalizzazione di orchestra e coro, non sarebbe gradito alla Raggi sindaco - eventualmente - e dunque, nel caso in cui per nostra disgrazia( perchè senza nessuna esperienza amministrativa!) vincesse le elezioni, ci sarebbe da attendersi un cambio della guardia, come nella migliore tradizione capitolina e non solo capitolina.
Ora la Raggi si poteva risparmiare una tale visita con dichiarazioni al seguito, anche perché se Lei pensa a qualcuno del suo movimento per la guida del Teatro dell'Opera, a noi vengono i sudori freddi conoscendo l'intraprendenza, la voglia di crescere, ma anche l'ignoranza e l'inesperienza dei pentastellati, nei settori dello spettacolo e della cultura, pur essendo stato l'intero movimento generato dalla costola di un guitto, che solo da poco è tornato a fare il mestiere che meglio conosce.
L'avvocato difensore, non richiesto, cita l'eventuale unico neo della gestione Fuortes. la doppia direzione artistica, con conseguente doppio costo. Ma lo fa per difendere soprattutto uno dei due corni della direzione artistica e cioè l'amico Alessio Vlad.
Perchè altri, anche a cercarli attentamente non ve sono. E qui interviene il diretto interessato, Fuortes, a ripetere che i biglietti come le entrate sono aumentate e che il teatro è impegnato sul fronte della produzione e regia contemporanea, quella senza la quale nessuna giustificazione avrebbe la compresenza di Giorgio Battistelli nella direzione artistica.
Secondo noi e prima ancora, la permanenza di Vlad dopo l'uscita di scena di Muti, non ha nessun senso all'Opera come altrove. E pure è ricercatissimo tanto da fare contemporaneamente il direttore artistico a Roma, a Spoleto ( per la parte musicale) e da poco anche a Ravello, in Campania. A noi sembra davvero uno smacco al buon senso, oltre che alla decenza. Ma per il resto del mondo, evidentemente, così non è. E noi non possiamo che accettarlo.
Mentre invece ci riesce più difficile accettare il fatto che per capire che cosa fanno alcune istituzioni, ci viene richiesto di tornare sui banchi di scuola. Dovremo farlo e subito per capire cosa voglia dire l'intestazione del nuovo festival che proprio all'Opera di Roma, Battistelli, si accinge ad inaugurare, il 'Fast Forward Festival'. Perchè non chiamarlo 'Contemporaneo'? che sarebbe stato chiaro a tutti? Ci sembra una intestazione che avrebbe potuto mettere un suo predecessore, Nicola Sani, ora a Bologna e Siena ed altrove ( un altro dei miracolati e sopravvalutati dell'Italia di oggi), il quale ha rivoluzionato l'Accademia Chigiana, facendole parlare solo inglese, e facendo sembrare tutto più nuovo e più bello che pria.
Battistelli però potrebbe dare fastidio ad un'altra istituzione romana che in fatto di linguaggio postuniversitario, tassativamente in inglese, e di spettacoli che nessuno ha mai visto, si fa un punto di orgoglio, e cioè la Fondazione RomaEuropa con l'annesso festival. Quello di Battistelli, all'Opera di Roma, sembra nato da una costola del RomaEuropa Festival, all' inglese naturalmente. E qualche volta i figli scimmiottano maldestramene i padri, inutilmente.
Tornando al festival, il nome, tradotto in italiano da noi, artigianalmente, senza conoscere la lingua, potrebbe essere 'Festival avanti veloce'. Chissà cosa vorrà dire, e comunque a noi che amiamo l'andar lenti e lo sguardo al presente, questo festival potrebbe probabilmente incuriosire, ma, sicuramente, andare per traverso.
Ora la Raggi si poteva risparmiare una tale visita con dichiarazioni al seguito, anche perché se Lei pensa a qualcuno del suo movimento per la guida del Teatro dell'Opera, a noi vengono i sudori freddi conoscendo l'intraprendenza, la voglia di crescere, ma anche l'ignoranza e l'inesperienza dei pentastellati, nei settori dello spettacolo e della cultura, pur essendo stato l'intero movimento generato dalla costola di un guitto, che solo da poco è tornato a fare il mestiere che meglio conosce.
L'avvocato difensore, non richiesto, cita l'eventuale unico neo della gestione Fuortes. la doppia direzione artistica, con conseguente doppio costo. Ma lo fa per difendere soprattutto uno dei due corni della direzione artistica e cioè l'amico Alessio Vlad.
Perchè altri, anche a cercarli attentamente non ve sono. E qui interviene il diretto interessato, Fuortes, a ripetere che i biglietti come le entrate sono aumentate e che il teatro è impegnato sul fronte della produzione e regia contemporanea, quella senza la quale nessuna giustificazione avrebbe la compresenza di Giorgio Battistelli nella direzione artistica.
Secondo noi e prima ancora, la permanenza di Vlad dopo l'uscita di scena di Muti, non ha nessun senso all'Opera come altrove. E pure è ricercatissimo tanto da fare contemporaneamente il direttore artistico a Roma, a Spoleto ( per la parte musicale) e da poco anche a Ravello, in Campania. A noi sembra davvero uno smacco al buon senso, oltre che alla decenza. Ma per il resto del mondo, evidentemente, così non è. E noi non possiamo che accettarlo.
Mentre invece ci riesce più difficile accettare il fatto che per capire che cosa fanno alcune istituzioni, ci viene richiesto di tornare sui banchi di scuola. Dovremo farlo e subito per capire cosa voglia dire l'intestazione del nuovo festival che proprio all'Opera di Roma, Battistelli, si accinge ad inaugurare, il 'Fast Forward Festival'. Perchè non chiamarlo 'Contemporaneo'? che sarebbe stato chiaro a tutti? Ci sembra una intestazione che avrebbe potuto mettere un suo predecessore, Nicola Sani, ora a Bologna e Siena ed altrove ( un altro dei miracolati e sopravvalutati dell'Italia di oggi), il quale ha rivoluzionato l'Accademia Chigiana, facendole parlare solo inglese, e facendo sembrare tutto più nuovo e più bello che pria.
Battistelli però potrebbe dare fastidio ad un'altra istituzione romana che in fatto di linguaggio postuniversitario, tassativamente in inglese, e di spettacoli che nessuno ha mai visto, si fa un punto di orgoglio, e cioè la Fondazione RomaEuropa con l'annesso festival. Quello di Battistelli, all'Opera di Roma, sembra nato da una costola del RomaEuropa Festival, all' inglese naturalmente. E qualche volta i figli scimmiottano maldestramene i padri, inutilmente.
Tornando al festival, il nome, tradotto in italiano da noi, artigianalmente, senza conoscere la lingua, potrebbe essere 'Festival avanti veloce'. Chissà cosa vorrà dire, e comunque a noi che amiamo l'andar lenti e lo sguardo al presente, questo festival potrebbe probabilmente incuriosire, ma, sicuramente, andare per traverso.
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