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sabato 9 dicembre 2017

Per i sessant'anni del grande compositore Michele Dall'Ongaro

Tutto il mondo musicale romano è in fibrillazione da giorni, perchè stasera si festeggia uno dei più grandi compositori viventi, Michele Dall'Ongaro, da un biennio a capo dell'Accademia di Santa Cecilia, per meriti artistici. Chi più di lui?

Dall'Ongaro s'è meritato tanta gloria negli anni immediatamente precedenti la sua incoronazione a Santa Cecilia, quelli cioè in cui ha diretto con grande sapienza e lungimiranza la programmazione musicale a Radio 3 prima e poi anche l'Orchestra sinfonica nazionale della Rai, a Torino - contemporaneamente. E' stata tale sua attività ad imporlo all'attenzione internazionale, che s'è fatta curiosa anche della sua musica, restandone stupefatta; altro che la sua presidenza di Nuova Consonanza che, tuttavia, memore, lo festeggia, al Macro, questa sera, avendo invitato l'Ensemble Ex Novo, ma soprattutto anche un suo estimatore della prima ora, Cappelletto Sandro.

Peccato che non c'è più Mario Bortolotto che, su invito di Nuova Consonnza, e a nome  e per conto  del mondo musicale,  avrebbe potuto  tessere una 'laudatio' , la più degna del festeggiato, avendola già abbozzata anni fa, in occasione di una Biennale veneziana, sulle pagine del 'Foglio' -  forse era quando il grande compositore , allora dirigente Rai, compiva cinquant'anni.

Noi a questa festa mondiale, nel corso della quale  Dall'Ongaro ha voluto che assieme alle sue musiche ne venissero eseguite altre: di Berio, Clementi, Pennisi - musicisti con i quali ha dichiarato di aver intrattenuto rapporti - purtroppo non potremo esserci; tuttavia non vogliamo che manchi  al sessantenne musicista il nostro sincero augurio  perchè resti al vertice dell'Accademia per mille e mille anni ancora, per la gloria della musica e la gioia dei suoi estimatori- noi fra questi.

lunedì 21 luglio 2014

A cena con il nemico: pace fatta fra Michele Campanella e Bruno Cagli dell'Accademia di Santa Cecilia?

Lo scorso autunno all'indirizzo degli Accademici di Santa Cecilia giunsero alcune lettere, non proprio graditissime dai destinatari, fra le quali due del cardinale Bartolucci ed una del pianista Michele Campanella. In  virtù del fatto che l'uno e l'altro  erano accademici - il cardinale nel frattempo è morto, alla veneranda età di novanta  e passa anni- nelle lettere si criticava l'operato di Bruno Cagli, a capo dell'Accademia ormai da tempo immemorabile. Si leggevano in quelle lettere accuse pesanti, riprese e diffuse da Elisabetta Ambrosi de 'Il fatto quotidiano'. Cagli non ha  risposto a nessuna di quelle accuse. Nel frattempo cosa è accaduto di nuovo? Non sappiamo, mentre leggiamo proprio oggi che ad Acireale si svolge un piccolo festival con annesse masterclass, nella Villa di proprietà della famiglia del compositore Francesco Pennisi, affidato alla direzione del Primo dei violini II dell'Accademia,  David Romano, al quale partecipano anche altri componenti l'orchestra dell'Accademia, e vi partecipa anche Pappano -  solo per un incontro, mentre furbescamente  si vorrebbe far pensare che il noto direttore lì suoni e tenga un corso.  Perchè Pappano ad Acireale? Per semplice amicizia con uno dei suoi orchestrali, come del resto  per l'amicizia che lo lega al Primo violoncello, Luigi Piovano, ha suonato spesso in luoghi dove normalmente non ci sarebbe andato. Ma a leggere l'organigramma dei membri onorari della piccola ma interessante iniziativa che riguarda anche l'architettura ed altro, si leggono i nomi Cagli, Pappano ecc...,  e ciò svela l'arcano. Ma fra i partecipanti c'è anche Michele Campanella.
Allora uno si chiede: dunque  Campanella ha fatto pace con Cagli, oppure gli lancia una sfida 'andando a  cena con il nemico'? Che Cagli e Campanella siano ( stati ?) nemici lo attesta inequivocabilmente  la lettera inviata dal pianista all'Accademia, nell'autunno scorso. 
Che riproduciamo di seguito
Agli Accademici di Santa Cecilia
Cari Colleghi,
il risultato più triste della presidenza Cagli è la disaffezione che si è diffusa tra noi. Ormai la vita dell'Accademia è cosa che riguarda un'esigua minoranza di colleghi, mentre la gran parte di noi si tiene lontana dalle occasioni in cui viene deciso il futuro dell'istituzione: perché partecipare quando si conosce già il risultato? Alla vigilia delle scorse elezioni vi avevo inviato una lettera che qualcuno di voi forse ricorderà, nella quale auspicavo una svolta che recuperasse all'Accademia una vitalità, un dinamismo indispensabili alla sua sopravvivenza. Così esponendomi, mi sono condannato alla proscrizione: infatti sono stato escluso dal cartellone dei concerti sine die. A quanto mi risulta, non sono il solo a ricevere tale trattamento. Scrivo questo per dirvi che l'altra faccia delle promesse elettorali (sistematicamente elargite, assai spesso non mantenute) è l'isolamento. Chi non vota per il Presidente o per i candidati che lui suggerisce, merita una punizione....... Spero anch'io come il Cardinale Bartolucci e il nostro anonimo collega che sia arrivato il momento di prendere coscienza della necessità di una forte reazione alla decadenza etica nella quale l'Accademia sta affondando. La causa principale di essa è l’affezione al potere, che si autoalimenta in assenza di un'energica dialettica interna e che non teme di ledere la dignità degli Accademici attraverso atteggiamenti degni della peggiore politica. Che brutta aria che si respira in Accademia! Non rassegniamoci al suo declino!
                                                                                                                Vostro Michele Campanella


domenica 30 marzo 2014

Il gran cuore degli italiani si chiude alla cultura?

L'econonomista e critico musicale Giuseppe Pennisi, nonchè nostro amico, ha esaminato i risultati di alcune inchieste, condotte da società ad hoc, relative alle donazioni degli italiani, solitamente di buon cuore. Ed ha rilevato che gli italiani hanno davvero un cuore 'grande così';   ma che la loro munificenza, straordinaria, si rivolge soprattutto ai settori della ricerca medica  e che la cultura e lo spettacolo ne sono beneficiari in modo assolutamente marginale. Questa non è storia nuova, perchè già alcuni anni fa venne fuori questo dato, allorchè il ministero rese noto l'elenco d elle istituzioni culturali alle quali gli italiani avevano devoluto il loro 5 per mille, al momento della dichiarazione dei redditi.
 Tale percentuale era bassissima -  noi lo rilevammo su Music@- e i donatori in numero davvero esiguo, al punto che , se non ricordiamo male, per la Scala, neanche un numero uguale agli abbonati avevano donato al loro teatro - al quale sia chiaro avevano già versato il costo dell'abbonamento - una briciola del loro 5 per mille. Scrivemmo allora che quei dati non erano affatto esaltanti, come  andò dichiarando, ad esempio, Walter Vergnano sovrintendente del Regio di Torino, che,al contrario, erano deprimenti assai. E del resto come poteva l'italiano, seppure di buon cuore, devolvere il suo 5 per mille ad istituzioni che sappiamo essere mal governate, dove i politici destinano i loro servitori, sempre ben pagati per i servizi resi nella vita precedente, o a Pompei, la vergogna del mondo per il cui sito anche l'attuale ministro parla parla e lì, giorno dopo giorno, tutto va in malora, perchè non si attende che il ministro si muova effettivamente. Di fronte a tale sconsolante panorama non c'è da meravigliarsi che il cuore degli italiani resti impietrito ed insensibile, mentre poi si umanizza - giustissimamente - quando si parla di bambini ed anziani malati o di persone affette da malattie incurabili.
 C'è da aggiungere che la disaffezione degli italiani verso il mondo della cultura, verso il quale per molti altri versi si mostra assai sensibile,  ha come pendant l'indifferenza dello Stato, il quale promette e promette da decenni  la possibilità di  detrarre completamente o quasi dalle tasse per i si singoli le donazioni per enti culturali e non lo fa mai, mentre  appena  si parla di finanziamento privato dei partiti,  immediatamente alza la percentuale della detraibilità di tali donazioni dal reddito, nel timore di restare senza soldi da rubare.
 Perciò a nulla serve che Franceschini venga a dirci che il suo è il ministero più importante del nostro paese, come ha ribadito anche ad Obama, nel brevissimo incontro all'ombra del Colosseo, e che il suo è il mestiere più bello del mondo, dovendo occuparsi, per mandato governativo, della bellezza e della sua conservazione; mentre nei fatti non fa che assistere impotente alla sua lenta graduale inarrestabile distruzione.
 Sulla nostra bellezza non lo Stato ma il cinema fa soldi ed anche i privati, come ad esempio l'associazione CIVITA - chi la presiede? Gianni Letta . Come ti sbagli ? - che gestisce servizi di vario genere in molti siti museali e gallerie italiani.Guadagnandoci.Lo Stato no,  Civita Sì.