Dylan ha mandato qualcuno a Stoccolma a leggere il suo discorso per il Nobel, e Patti Smith a cantare le sue canzoni, quelle che gli hanno meritato il riconoscimento internazionale che neppure lui si attendeva e mai avrebbe sognato di ottenere. "Io che ho a che fare con la letteratura? Grazie ai giurati che hanno invece creduto che anche le mie canzoni sono letteratura" - diceva nel discorso letto a Stoccolma. Arriverà in Svezia in primavera ed allora ritirerà materialmente il premio e la sua dotazione economica di quasi un milione di euro. Speriamo che la destini a qualche causa nobile e non al suo conto in banca già ricco.
In occasione di quella tournée europea toccherà anche l'Italia, Roma sembra, nella stagione dell'Auditorium. Ci sarà qualcuno capace di fargli notare che nella faccenda 'Nobel' ha tenuto un comportamento degno di un perfetto screanzato che nulla ha da spartire con l'imprevedibilità e l'imprendibilità dei menestrelli? E' stato un maleducato seriale - più d'una volta insistendo in un atteggiamento scortese se non addirittura ostile - e ci auguriamo che qualcuno glielo faccia notare ed anche scontare, perchè no? Se poi i suoi numerosi fans lo apprezzeranno anche per questo, allora che se lo tengano stretto il menestrello maleducato.
Bocelli si trova ora ad un bivio. Ha ricevuto una telefonata compromettente; a New York nei prossimi giorni farà un incontro ancor più compromettente, nel corso del quale gli verrà fatta una proposta davvero 'indecente': cantare all'insediamento del nuovo presidente degli USA, Donald Trump. Lui in persona gli ha già telefonato per dirgli che è il suo cantante preferito, per invitarlo ad un incontro nei prossimi giorni e per domandargli ufficialmente di cantare nel corso della cerimonia del suo insediamento, il 20 gennaio.
Che gli risponderà Andrea Bocelli? Accetterà di cantare dicendo a se stesso, anche senza esserne convinto, che la musica dev'essere al di sopra delle 'beghe - chiamiamole così, ma beghe non sono - di ogni genere e che lui non può fare al prossimo presidente degli Stati Uniti, un paese nel quale egli è molto amato, un simile sgarbo? O si domanderà cosa penseranno di lui tutti coloro - e sono tanti anche negli USA - che da mesi protestano per l'elezione del magnate alla presidenza degli Stati Uniti? Non vorremmo essere al suo posto al momento di assumere una qualche decisione.
Se però un suggerimento possiamo dargli, forti del comportamento cafone di Dylan, a Bocelli è di rispondere a Trump, che lui il 20 gennaio prossimo non potrà essere all'insediamento presidenziale, a causa di importanti precedenti impegni che non può non onorare.
P.S. La notte porta consiglio, ed a noi ha consigliato di suggerire un secondo comportamento, quasi un'alternativa, a Bocelli, meno maleducato del primo che gli abbiamo suggerito ieri, sulla falsariga di quello tenuto da Dylan con i responsabili del Nobel, ma che noi abbiamo sempre definito maleducato. Bocelli incontri Trump, se proprio non può evitarlo, del resto non ha la peste né è la peste in persona, ascolti cosa ha da dirgli invito compreso e poi... poi qualche giorno prima del 20 gennaio mandi a dire a Trump che lui ha l'influenza e sta a letto con la febbre alta. Perchè non può essere, indipendentemente dal nostro suggerimento?
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mercoledì 14 dicembre 2016
venerdì 2 dicembre 2016
Virginia Raggi soffre della 'sindrome Dylan'
L'hanno diagnosticata come 'sindrome Dylan' la malattia grave di cui soffre il sindaco di Roma, Virginia Raggi, perchè è la stessa dalla quale, per la gioia dei suoi fans, è affetto il noto 'menestrello' maleducato che non sta mai dove dovrebbe perché ha altro da fare, come l'altro ieri quando non si è presentato neanche alla Casa Bianca per la rimpatriata dei Nobel americani, voluta da Obama, a fine mandato.
La Raggi pure sta sempre da qualche altra parte, mai dove dovrebbe, e sempre per impegni precedentemente assunti, sia istituzionali, sia personali.
Mentre di impegni non ne aveva quando s'è fatta, in compagnia della sua assessora Muraro, con la quale gioca a 'la gatta e la volpe' un giro per le strade del centro di Roma, per verificare di persona le irregolarità della raccolta dei rifiuti. Insomma un lavoro da cronista e non da amministratrice che, leggendo le cronache dovrebbe da tempo conoscere la situazione. Ora che ha rubato il lavoro a quei pochi giornalisti rimasti - a danno del suo, che non fa bene - ha sbirciato anche nei sacchi dell'immondizia (non poteva farlo da sola l'assessora o i controllori dei netturbini?) e ha promesso che da febbraio la situazione sarà definitivamente risolta con le multe comminate dagli stessi netturbini. Ci voleva tanto per assumere questa decisione, rimandandola per l'attuazione ancora di un paio di mesi circa?
Curioso poi che, stando dalle parti del centro non si sia fatta anche una passeggiatina sulla scalinata di Trinità dei Monti, per verificare di persona in quali condizioni, senza vigilanza, per colpa anche sua, la stanno già riducendo ad appena due mesi dalla reinaugurazione: è stata colta da un accesso di 'sindrome di Dylan'.
La stessa malattia che , per la prima volta dopo molti anni, ha costretto la sindaca a disertare la assemblea annuale dei costruttori di Roma, e ad abbandonare, due giorni prima, in tutta fretta il Teatro dell'Opera, per un malore intestinale dovuto sempre alla stessa malattia.
In questi giorni abbiamo anche appresso dell'esistenza di un Auditorium, della capienza di duecento posti circa, situato fra Pineta Sacchetti e Circonvallazione Cornelia, la cui costruzione è iniziata molti anni fa, e poi si è fermata. Quell'auditorium, costato qualche milione di Euro - chi altro ci ha mangiato? - non è stato mai inaugurato, diventando un rifugio per senzatetto e sbandati. L'altro ieri la sua cupola è andata a fuoco, e perciò anche quel piccolo auditorium è finito in macerie, simbolo del tragico abbandono della cultura a Roma.
Viva la Raggi, alla quale auguriamo che guarisca presto; Viva l'Assessore alla 'ricrescita culturale' Bergamo, al quale auguriamo torni presto l'uso di parola - quando deve parlare!
La Raggi pure sta sempre da qualche altra parte, mai dove dovrebbe, e sempre per impegni precedentemente assunti, sia istituzionali, sia personali.
Mentre di impegni non ne aveva quando s'è fatta, in compagnia della sua assessora Muraro, con la quale gioca a 'la gatta e la volpe' un giro per le strade del centro di Roma, per verificare di persona le irregolarità della raccolta dei rifiuti. Insomma un lavoro da cronista e non da amministratrice che, leggendo le cronache dovrebbe da tempo conoscere la situazione. Ora che ha rubato il lavoro a quei pochi giornalisti rimasti - a danno del suo, che non fa bene - ha sbirciato anche nei sacchi dell'immondizia (non poteva farlo da sola l'assessora o i controllori dei netturbini?) e ha promesso che da febbraio la situazione sarà definitivamente risolta con le multe comminate dagli stessi netturbini. Ci voleva tanto per assumere questa decisione, rimandandola per l'attuazione ancora di un paio di mesi circa?
Curioso poi che, stando dalle parti del centro non si sia fatta anche una passeggiatina sulla scalinata di Trinità dei Monti, per verificare di persona in quali condizioni, senza vigilanza, per colpa anche sua, la stanno già riducendo ad appena due mesi dalla reinaugurazione: è stata colta da un accesso di 'sindrome di Dylan'.
La stessa malattia che , per la prima volta dopo molti anni, ha costretto la sindaca a disertare la assemblea annuale dei costruttori di Roma, e ad abbandonare, due giorni prima, in tutta fretta il Teatro dell'Opera, per un malore intestinale dovuto sempre alla stessa malattia.
In questi giorni abbiamo anche appresso dell'esistenza di un Auditorium, della capienza di duecento posti circa, situato fra Pineta Sacchetti e Circonvallazione Cornelia, la cui costruzione è iniziata molti anni fa, e poi si è fermata. Quell'auditorium, costato qualche milione di Euro - chi altro ci ha mangiato? - non è stato mai inaugurato, diventando un rifugio per senzatetto e sbandati. L'altro ieri la sua cupola è andata a fuoco, e perciò anche quel piccolo auditorium è finito in macerie, simbolo del tragico abbandono della cultura a Roma.
Viva la Raggi, alla quale auguriamo che guarisca presto; Viva l'Assessore alla 'ricrescita culturale' Bergamo, al quale auguriamo torni presto l'uso di parola - quando deve parlare!
mercoledì 16 novembre 2016
Bob Dylan e il Nobel: prima senza parole ed ora senza vergogna
Come definire Bob Dylan, il beniamino dei contestatori che gli svedesi del Nobel hanno voluto incoronare, attribuendogli, fra molte contestazioni, il premio per la letteratura, se non un grande maleducato, doppiamente tale?
Quando si è diffusa la notizia del suo Nobel, per una quindicina di giorni successivi, s'è dato alla macchia, facendosi vedere in localacci di quarta categoria, dove ama molto spesso esibirsi, e rispondendo solo dopo un paio di settimane con frasi di circostanza ma idiote, come quella che la notizia del Nobel lo aveva lasciato senza parola, la quale cosa era accaduto anche a numerosissimi altri, dopo aver appreso la notizia - per cui il suo lungo silenzio.
A dargli del maleducato, ma anche a contestarne il Nobel c'era stata anche un'altra profetessa della contestazione, convertita, con l'età, alla buona educazione: Patty Smith.
Ora ha fatto sapere a Stoccolma, che lui il prossimo 10 dicembre non potrà ritirare il premio dalle mani del re di Svezia, perché ha altri impegni assunti precedentemente. E Stoccolma, per non subire per la seconda volta e sempre dalla stessa persona, ancora un inatteso ed immeritato affronto, s'è affrettata a dire che non è la prima volta che un premiato, per qualche ragione, non ritira personalmente il premio. Ma forse, anche Dylan il contestatore maleducato, farà ritirare da persona incaricata la consistente dote in denaro : 900.000 Euro.
Se volesse lavare questa doppia onta verso il Nobel e verso il mondo della letteratura che per il premio assegnato a Dylan s'è sentito quasi offeso, si decida a devolvere interamente quella bella somma ad una causa umanitaria.
Ma forse la sua maleducazione non si spingerà fino a quel punto.
P.S. E infatti ha fatto sapere agli organizzatori del Nobel che il prossimo anno, a primavera, sarà a Stoccolma per un concerto e nell'occasione ritirerà il premio e i 900.000 Euro che costituiscono la sua, non indifferente, dotazione economica. Bravo Bob!
Quando si è diffusa la notizia del suo Nobel, per una quindicina di giorni successivi, s'è dato alla macchia, facendosi vedere in localacci di quarta categoria, dove ama molto spesso esibirsi, e rispondendo solo dopo un paio di settimane con frasi di circostanza ma idiote, come quella che la notizia del Nobel lo aveva lasciato senza parola, la quale cosa era accaduto anche a numerosissimi altri, dopo aver appreso la notizia - per cui il suo lungo silenzio.
A dargli del maleducato, ma anche a contestarne il Nobel c'era stata anche un'altra profetessa della contestazione, convertita, con l'età, alla buona educazione: Patty Smith.
Ora ha fatto sapere a Stoccolma, che lui il prossimo 10 dicembre non potrà ritirare il premio dalle mani del re di Svezia, perché ha altri impegni assunti precedentemente. E Stoccolma, per non subire per la seconda volta e sempre dalla stessa persona, ancora un inatteso ed immeritato affronto, s'è affrettata a dire che non è la prima volta che un premiato, per qualche ragione, non ritira personalmente il premio. Ma forse, anche Dylan il contestatore maleducato, farà ritirare da persona incaricata la consistente dote in denaro : 900.000 Euro.
Se volesse lavare questa doppia onta verso il Nobel e verso il mondo della letteratura che per il premio assegnato a Dylan s'è sentito quasi offeso, si decida a devolvere interamente quella bella somma ad una causa umanitaria.
Ma forse la sua maleducazione non si spingerà fino a quel punto.
P.S. E infatti ha fatto sapere agli organizzatori del Nobel che il prossimo anno, a primavera, sarà a Stoccolma per un concerto e nell'occasione ritirerà il premio e i 900.000 Euro che costituiscono la sua, non indifferente, dotazione economica. Bravo Bob!
sabato 29 ottobre 2016
BOB DYLAN, menestrello screanzato
Che un menestrello accusi un suo sodale non è così frequente, e ciò non solo fra i menestrelli. Salvo che uno di loro non si macchi di comportamenti ritenuti indegni ed inammissibili anche dagli stessi appartenenti al suo stesso sodalizio professionale. Come è accaduto con Bob Dylan, insignito del Nobel da oltre quindici giorni, e che, con comportamento al limite dello sgarbo - e i menestrelli sgarbati non lo sono mai, semmai pungenti - si è reso irreperibile, facendosi vivo solo qualche ora fa, dopo che i responsabili del Premio avevano bollato il suo comportamento come inqualificabile, perchè screanzato, al limite dell'offensivo. Lui che altri premi ed onorificenze aveva ricevuto accettato e ritirato.
Ora, alla buon'ora, s'è fatto vivo dicendosi onorato oltre che stupito per tale assegnazione. Stupiti assieme a lui - se dice il vero e non ironicamente - erano stati in tanti, tutti quelli che vedevano il Nobel assegnato ad un cantautore il cui valore poetico, scisso da quello musicale, è prossimo allo zero. L' hanno fatto notare non solo gli invidiosi e gli esclusi, molti dei quali hanno anche invalidato ogni possibile paragone con il Nobel a Dario Fo, scomparso proprio mentre veniva annunciato il nuovo Nobel per la letteratura a Dylan.
Ironia al quadrato intendeva forse esprimere Dylan affermando che il Nobel lo aveva 'lasciato senza parola', a giustificazione del suo silenzio di due settimane.
E poi, per mantenere viva la sua aura di 'irregolare', e forse anche per non deludere i fans che così lo conoscono e forse lo vogliono - ma noi no! - ha subito aggiunto che non sa ancora se potrà andare a ritiralo, il premio ed il lauto assegno di 900.000 Euro circa, che non guasta. E non si venga a dire che Dylan è superiore ai soldi. La letteratura mondiale, non esclusa la sua - ammesso che sia da considerarsi tale dopo il Nobel - afferma che l'unica lingua che tutto il mondo conosce e parla è quella dei SOLDI.
Al menestrello di questo blog, il menestrello Dylan sarebbe piaciuto se avesse detto chiaramente che lui, pacifista riconosciuto, il premio finanziato con il lascito dell'inventore della polvere da sparo, il sig. Nobel appunto, non lo voleva; oppure se avesse dichiarato subito che, per quanto onorato, lui non lo avrebbe ritirato il prossimo 10 dicembre, rinunciando alla notevole dotazione in denaro, o destinandola interamente ad una qualche causa umanitaria, per tante delle quali il menestrello Dylan sembra essersi speso in molte occasioni, eccetto che in questa.
Questo comportamento del menestrello Dylan sarebbe piaciuto a tutta la categoria dei menestrelli, senza eccezione. Ma ora, che dopo aver ringraziato, mostrando di avere ancora un briciolo di educazione, torna a fare lo screanzato lasciando tutti nella suspense per la sua andata a Stoccolma, di nuovo non può piacere a nessun altro menestrello al mondo. E neppure a noi.
Ora, alla buon'ora, s'è fatto vivo dicendosi onorato oltre che stupito per tale assegnazione. Stupiti assieme a lui - se dice il vero e non ironicamente - erano stati in tanti, tutti quelli che vedevano il Nobel assegnato ad un cantautore il cui valore poetico, scisso da quello musicale, è prossimo allo zero. L' hanno fatto notare non solo gli invidiosi e gli esclusi, molti dei quali hanno anche invalidato ogni possibile paragone con il Nobel a Dario Fo, scomparso proprio mentre veniva annunciato il nuovo Nobel per la letteratura a Dylan.
Ironia al quadrato intendeva forse esprimere Dylan affermando che il Nobel lo aveva 'lasciato senza parola', a giustificazione del suo silenzio di due settimane.
E poi, per mantenere viva la sua aura di 'irregolare', e forse anche per non deludere i fans che così lo conoscono e forse lo vogliono - ma noi no! - ha subito aggiunto che non sa ancora se potrà andare a ritiralo, il premio ed il lauto assegno di 900.000 Euro circa, che non guasta. E non si venga a dire che Dylan è superiore ai soldi. La letteratura mondiale, non esclusa la sua - ammesso che sia da considerarsi tale dopo il Nobel - afferma che l'unica lingua che tutto il mondo conosce e parla è quella dei SOLDI.
Al menestrello di questo blog, il menestrello Dylan sarebbe piaciuto se avesse detto chiaramente che lui, pacifista riconosciuto, il premio finanziato con il lascito dell'inventore della polvere da sparo, il sig. Nobel appunto, non lo voleva; oppure se avesse dichiarato subito che, per quanto onorato, lui non lo avrebbe ritirato il prossimo 10 dicembre, rinunciando alla notevole dotazione in denaro, o destinandola interamente ad una qualche causa umanitaria, per tante delle quali il menestrello Dylan sembra essersi speso in molte occasioni, eccetto che in questa.
Questo comportamento del menestrello Dylan sarebbe piaciuto a tutta la categoria dei menestrelli, senza eccezione. Ma ora, che dopo aver ringraziato, mostrando di avere ancora un briciolo di educazione, torna a fare lo screanzato lasciando tutti nella suspense per la sua andata a Stoccolma, di nuovo non può piacere a nessun altro menestrello al mondo. E neppure a noi.
venerdì 14 ottobre 2016
Premio Nobel. Ora si attende solo che il premio per la letteratura vada ad un musicista. Beethoven, se fosse stato vivo, lo avrebbe ricevuto?
L'assegnazione del Nobel per la letteratura a Bob Dylan, annunciato proprio quando il mondo veniva informato della morte di Dario Fo, a sua volta vincitore del Nobel nel 1997- due irregolari che in qualche maniera si passano il testimone del premio, fra la morte e la vita - ha riacceso le polemiche che a suo tempo si fecero, in Italia furono durissime, a proposito del Nobel a Dario Fo. Che c'entra con la letteratura un giullare, teatrante, eccelso nella oralità ecc... quando invece il premio aveva sempre premiato scrittori, storici con propensione letteraria ( Mommsen, ad esempio), poeti ed anche drammaturghi in base alle loro opere scritte: perché la letteratura era difficilmente scindibile dalla scrittura?
Adesso quelle stesse polemiche investono il più fresco vincitore del Nobel, ma ancora più anomalo di Fo, Bob Dylan. Che c'entra con la letteratura, quale che ne sia l'accezione anche la più aggiornata? In fondo il letterato laureato Dylan ha scritto canzoni, molte canzoni, alcune di esse bellissime sotto il profilo letterario... ma da questo a dargli il Nobel per la letteratura - si è riflettuto - ce ne corre.
Non c'è dubbio che nell'asegnazione del premio, la commissione svedese ne ha fatta di strada, da quando è stato inventato per volontà dell'industriale che ha dato al premio il suo nome ed anche la relativa dotazione in denaro, da cui annualmente si attinge ancora oggi, e che lo rende il più appetibile anche sotto il profilo economico: il vincitore riceve in premio la bella somma di circa 900.000 Euro.
Fra le discipline contemplate nel premio svedese, il massimo cui aspirano esponenti della scienza, della ricerca, della letteratura e della pace, alcune altre sono state da sempre assenti. Ad esempio la musica, eterna cenerentola, forse a causa del fatto che da tanti viene considerata come un trastullo che nessun bene può recare all'umanità, come era nelle intenzioni di Nobel, allorché elencò le discipline alle quali rivolgere il premio annuale, e cioè quelle discipline che 'apportano considerevoli benefici all'umanità'.
Ed allora per la musica, esclusa dal Nobel, si fa riferimento ad altri premi etichettati come 'Nobel per la Musica' : dal 'Premium Imperiale', giapponese, al Premio 'Frontiere della conoscenza' spagnolo, al Balzan, svizzero, al Feltrinelli, italiano. Che sono premi che pur avendo anche una cospicua dotazione di denaro - mai comunque vicina a quella del premio svedese - e di prestigio, non hanno nel mondo la stessa eco del Nobel. Inutile negarlo. Anche in quei premi, come accade spesso al Nobel, non azzeccano i vincitori? Questo no. Perchè nei campi in cui il premio svedese assegna il Nobel, anche lì, col tempo, i criteri sono cambiati, i campi si sono allargati, come attesta anche il Nobel a Dylan; e pesano anche altri criteri, indipendenti dai campi di assegnazione.
Ad esempio gli si fa fare al Nobel, anno dopo anno, nei vari settori, il giro del mondo - una volta all'oriente un'altra all'occidente; non sono del tutto estranee ragioni politiche ( nel caso di un premio assegnato ad un russo nel momento in cui si voleva forse condannare il giro di vite dei moderni zar sovietici) e come chiaramente attesta anche il recente Nobel per la pace al presidente della Colombia che ha tentato la riappacificazione con le FARC, ma la cui determinazione sembra essere stata vanificata, alla vigilia dell'assegnazione del premio, da un referendum popolare che l'ha bocciata. Nel caso del Presidente della Colombia viene premiato lo sforzo, il tentativo, anche se non riuscito. E il medesimo discorso si potrebbe fare per Obama, primo presidente nero, ma della nazione più guerrafondaia della terra, nonostante i tentativi per mascherare tale realtà, e gli sforzi per tenerla a bada.
Oggi all'indomani del Nobel a Dylan, una domanda a bruciapelo ci sembra di poterci porre. Fosse stato vivo Beethoven gli avrebbero assegnato il premio per la letteratura, seppur espressa attraverso i suoni, come hanno fatto - certamente forzando ambiti e osando considerazioni - a Bob Dylan?
Forse sarebbe ora che gli svedesi assegnatari e custodi delle volontà del fondatore del premio ci pensino.
P.S. Il passaggio di testimone fra Dario Fo e Bob Dylan, ci ha fatto venire in mente un altro storico passaggio, lontano dai premi, quello fra Mozart e Rossini. Mozart morto a dicembre del 1791, Rossini nato a febbraio ( il 29 di un anno bisestile) del 1792. La loro successione ravvicinata, nel passaggio del testimone fra morte e vita, ci assicura che il destino non priva gli uomini di doni celesti, come questi due geni dell'umanità. E questo all'umanità basta. Non importa poi se non avrebbero ricevuto, come del resto non lo hanno ricevuto il Nobel, di là da venire.
Adesso quelle stesse polemiche investono il più fresco vincitore del Nobel, ma ancora più anomalo di Fo, Bob Dylan. Che c'entra con la letteratura, quale che ne sia l'accezione anche la più aggiornata? In fondo il letterato laureato Dylan ha scritto canzoni, molte canzoni, alcune di esse bellissime sotto il profilo letterario... ma da questo a dargli il Nobel per la letteratura - si è riflettuto - ce ne corre.
Non c'è dubbio che nell'asegnazione del premio, la commissione svedese ne ha fatta di strada, da quando è stato inventato per volontà dell'industriale che ha dato al premio il suo nome ed anche la relativa dotazione in denaro, da cui annualmente si attinge ancora oggi, e che lo rende il più appetibile anche sotto il profilo economico: il vincitore riceve in premio la bella somma di circa 900.000 Euro.
Fra le discipline contemplate nel premio svedese, il massimo cui aspirano esponenti della scienza, della ricerca, della letteratura e della pace, alcune altre sono state da sempre assenti. Ad esempio la musica, eterna cenerentola, forse a causa del fatto che da tanti viene considerata come un trastullo che nessun bene può recare all'umanità, come era nelle intenzioni di Nobel, allorché elencò le discipline alle quali rivolgere il premio annuale, e cioè quelle discipline che 'apportano considerevoli benefici all'umanità'.
Ed allora per la musica, esclusa dal Nobel, si fa riferimento ad altri premi etichettati come 'Nobel per la Musica' : dal 'Premium Imperiale', giapponese, al Premio 'Frontiere della conoscenza' spagnolo, al Balzan, svizzero, al Feltrinelli, italiano. Che sono premi che pur avendo anche una cospicua dotazione di denaro - mai comunque vicina a quella del premio svedese - e di prestigio, non hanno nel mondo la stessa eco del Nobel. Inutile negarlo. Anche in quei premi, come accade spesso al Nobel, non azzeccano i vincitori? Questo no. Perchè nei campi in cui il premio svedese assegna il Nobel, anche lì, col tempo, i criteri sono cambiati, i campi si sono allargati, come attesta anche il Nobel a Dylan; e pesano anche altri criteri, indipendenti dai campi di assegnazione.
Ad esempio gli si fa fare al Nobel, anno dopo anno, nei vari settori, il giro del mondo - una volta all'oriente un'altra all'occidente; non sono del tutto estranee ragioni politiche ( nel caso di un premio assegnato ad un russo nel momento in cui si voleva forse condannare il giro di vite dei moderni zar sovietici) e come chiaramente attesta anche il recente Nobel per la pace al presidente della Colombia che ha tentato la riappacificazione con le FARC, ma la cui determinazione sembra essere stata vanificata, alla vigilia dell'assegnazione del premio, da un referendum popolare che l'ha bocciata. Nel caso del Presidente della Colombia viene premiato lo sforzo, il tentativo, anche se non riuscito. E il medesimo discorso si potrebbe fare per Obama, primo presidente nero, ma della nazione più guerrafondaia della terra, nonostante i tentativi per mascherare tale realtà, e gli sforzi per tenerla a bada.
Oggi all'indomani del Nobel a Dylan, una domanda a bruciapelo ci sembra di poterci porre. Fosse stato vivo Beethoven gli avrebbero assegnato il premio per la letteratura, seppur espressa attraverso i suoni, come hanno fatto - certamente forzando ambiti e osando considerazioni - a Bob Dylan?
Forse sarebbe ora che gli svedesi assegnatari e custodi delle volontà del fondatore del premio ci pensino.
P.S. Il passaggio di testimone fra Dario Fo e Bob Dylan, ci ha fatto venire in mente un altro storico passaggio, lontano dai premi, quello fra Mozart e Rossini. Mozart morto a dicembre del 1791, Rossini nato a febbraio ( il 29 di un anno bisestile) del 1792. La loro successione ravvicinata, nel passaggio del testimone fra morte e vita, ci assicura che il destino non priva gli uomini di doni celesti, come questi due geni dell'umanità. E questo all'umanità basta. Non importa poi se non avrebbero ricevuto, come del resto non lo hanno ricevuto il Nobel, di là da venire.
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