" Ma che mi significa quel concerto di fine anno ai Fori? Noi vogliamo andare controcorrente", così parlò, l'anno scorso, Luca Bergamo, assessore romano della Giunta Raggi. Il Capodanno romano 2017, CONTROCORRENTE, dell'assessore alla 'ricrescita culturale' del Comune di Roma, Luca Bergamo, perciò, fu fatto cominciare intorno alle 3 del mattino, quando " i romani - testuale- uscivano dai locali o tornavano a casa dopo il cenone". Dalle 3 in poi, protagonista del Capodanno romano diventata il Tevere con i suoi ponti, sui quali si esibirono musicisti di ogni risma GRATUITAMENTE, comprese intere orchestre che, nessuno ebbe il coraggio di spiegare all'assessore 'intellettuale', a quell'ora con tutta l'umidità ed il freddo prevedibile, avrebbero fatto meglio a restare a casa, lasciando i propri strumenti nelle più sane calde custodie. E, infatti, alcuni di quei musicisti che avevano accolto, in un primo momento, l'invito dell'assessore, quando seppero dove avrebbero suonato, gratis per giunta, si tirarono indietro. E dichiararono che non si può e non si deve lavorare gratis!
Il Comune non spese un solo Euro e perciò l'assessore ottenne, senza onere alcuno per le casse comunali, che la città venisse inondata da musicanti, saltimbanchi ed imitatori di ogni risma. Si seppe poi che mentre i musicisti saltimbanchi ed imitatori prestarono la loro opera gratis, al Comune anche quel bailamme inutile costò certamente qualcosa, anzi un pò.
Stesso discorso per quel tristissimo albero di Natale in Piazza Venezia, l'anno scorso, che gridava vendetta, per la sua miseria
Per l'albero di Natale anche quest'anno s'è ripetuto il disastro dell'anno scorso. Hanno sbagliato famiglia, ed è arrivato a Roma già tutto spelacchiato; quel pò di aghi che erano rimasti attaccati ai rami stanno via via cadendo a terra, e alla Befana quell'albero di aghi non ne avrà più. Si può dire che neanche l'albero giusto sa scegliere la giunta Raggi, senza incorrere nelle ire interessate e per ora inspiegabili del 'Fatto Quotidiano'?
Tutto invece cambia per il Capodanno 2018. L'assessore ci ha ripensato e la tradizione del Concertone di mezzanotte che l'anno scorso non voleva seguire perchè lui non era un 'pecorone', quest'anno si riprende, con qualche leggera modifica. Per non fare la solita idiota figura, Bergamo non fa il concertone, ma ha dato in gestione il Circo Massimo - che aveva ospitato qualche concertone negli anni precedenti - alla Fura dels Baus che vi porterà i suoi trampolieri giganti, con i quali, se lo vorranno. si potranno misurare, accodandosi, anche i trampolieri nostrani, perchè Bergamo VUOLE ANDARE VERSO IL POPOLO. La Fura lo avrà per un triennio, cioè a dire Bergamo ha ipotecato l'uso a Capodanno del Circo Massimo, anche quando verosimilmente lui e la giunta Raggi potrebbero essere già a casa, creando problemi ai loro successori.
Poi , in molti spazi della città , a cominciare dalle 21 del 31 e fino alla stessa ora del 1 gennaio 2018, varie carnevalate. Una per tutte. Alle 10 del mattino si esibirà all'aperto la JuniOrchestra dell'Accademia di Santa Cecilia magari in tenuta d'ordinanza, 'alla romana':pantaloni o gonne, giacche a vento, cappelli e guanti. Quest'anno sono state chiamate a parteciparvi tutte le istituzioni romane,
L'assessore ha fatto sapere che questa carnevalata romana, della durata di 24 ore, costerà al Comune la modica cifra di 900.000 Euro, ai quali si aggiungeranno i 500.000 dei privati.
Insomma quando se sono i cittadini a formulare e presentare progetti, il Comune non ha mai soldi in cassa per realizzarli, mentre, invece, quando è il Comune a decidere ed organizzare, i soldi ci sono ed anche parecchi. Quest'anno il CAPODANNO ( CARNEVALE) ROMANO COSTERA' COMPLESSIVAMENTE 1.400.000 EURO (cioè a dire quasi TRE MILIARDI delle VECCHIE LIRE). Alla faccia!
Visualizzazione post con etichetta juniorchestra. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta juniorchestra. Mostra tutti i post
sabato 16 dicembre 2017
venerdì 15 settembre 2017
Da Pavarotti a Bocelli. Dall'Arena di Verona al Colosseo. La solita minestra scipita e riscaldata
Verrebbe da dire, rubando il titolo ad uno dei più banali show televisivi di imitatori ( ormai la tv propone giornalmente da settimane canzoni e imitazioni, con una ricchezza e varietà inaudite) 'tale e quale show'. Cambiano i protagonisti: prima Pavarotti ( in effigie) e poi Bocelli in carne ed ossa; cambia la cosiddetta 'location' ( che merda di termine!): dall'arena veronese a quella romana, ma la solfa è sempre la stessa. Un presentatore, appena venuto via dai 'bagni della versiliana' da una parte, una signora, che gioca ancora a fare la ragazza, con capelli lunghi e completamente sbracciata, mentre avrebbe fatto meglio a coprirsele, oltre che tirata in faccia dall'altra. Ma l'uno e l'altra con la propria scuderia di autori che, a fine programma, viene ringraziata - non si capisce per quale lavoro - con il prammatico, ma ridicolo: ringrazio i MIEI AUTORI.
E, nel mezzo, la solita sfilata in arena di nani, ballerine e canterini che si esibiscono nel circo televisivo - mancano solo i leoni pronti ad azzannarli - con una accozzaglia di brani, preceduti da insulse introduzioni, puntellate da immancabili flash su volti noti, seduti in platea; dall'una e dall'altra parte, la 'prezzemolina' Mantovani, vedova Pavarotti, che quest'anno s' è dimessa ( ?) da qualunque incarico, per seguire personalmente le infinite celebrazioni del decennale della morte del tenorissimo.
Dall'una e dall'altra parte la solita contaminazione (ma non è un termine che al solo pronunciarlo genera qualche epidemia?) di generi, di cantanti, al punto da produrre una vera confusione in chi guarda lo spettacolo da casa: ma Bocelli non avrebbe fatto meglio a cantare canzonette, lasciando ad altri il resto, a quegli stessi che, invece, hanno cantato canzonette e potevano meglio figurare interpretando altri repertori? Per non dire poi del bel figlio grande di Bocelli - Matteo - un bel manichino che ha cantato tutto 'ingolato' e che, giusto il consiglio del padre, se vuol proseguire, farebbe bene a studiare per impostare tecnicamente la voce.
Al Colosseo, con la rabbia dei leoni che guardavano il palcoscenico e ruggivano fintamente dai megaschermi, andando su e già per le gradinate senza poter azzannare nessuno, si sono visti cantanti ( soprano) e strumentisti ( violinista) belle e giovani, diversamente non salivano su quel palcoscenico, dove pure s'è fatta vedere, spiritosa e sciolta, una irriconoscibile Sharon Stone ( in 'Basic instinct' non era certamente lei, quanto meno non era quella di ieri sera), e poi anche i 'sempre verdi' Elton John, che ha tenuto la scena per una mezz'oretta suonando e cantando, dopo aver dichiarato la sua stima incondizionata per Bocelli. E c'era anche Renato Zero, che ha iscritto di diritto Bocelli nella lista dei 'sorcioni'.
Della leggenda (?) del rock, di lontane origini italiane, Steven Tyler (Aerosmith), non possiamo dire se non che, per quanto ci siamo sforzati, non abbiamo capito se stava bene o meno. Anche i '2 Cellos' hanno fatto la loro figuretta e poi tutti insieme a cantare IMAGINE, con cui si è conclusa la serata, al centro della quale va citata la JuniOrchestra ed il Coro dell'Accademia di S.Cecilia; diretti dal podio, con qualche alternanza, da Serio, e da un altro direttore che, di fatto, ha retto buona parte della serata, ma che non è stato né citato né ringraziato, chiamato per nome.
Ma prima Bocelli ha riproposto, come omaggio alla città che aveva ospitato la sua serata benefica, il celebre Inno a Roma di Puccini, cantando il quale, per un lapsus, ha detto rivolgendosi al sole con le parole dell'inno pucciniano: tu non vedrai nessuna cosa al mondo PEGGIOR di Roma - e la sindaca Raggi, seduta in platea, ha avuto un brivido e s'è guadata intorno per vedere se riusciva a scorgere il responsabile del disastro romano di cui Bocelli accusava.
L'unica ragione che ci ha consolati della noiosissima, stantia serata, è stato il pensiero che per l'occasione venivano raccolti fondi destinati alla ricostruzione di una scuola nelle zone del terremoto del centro Italia e per i progetti che la fondazione del tenore persegue ad Haiti.
Nonostante ciò, restiamo sempre dell'idea che la concessione di certi spazi - dal Colosseo al Palatino al Foro, ma potremmo citare molti altri casi anche solo a Roma - deve essere preceduta dalla attenta valutazione della QUALITA' del contenuto che si vuole proporre. E che, in tutta evidenza, il sovrintendente Prosperetti (che, notizia di questi giorni, propone un patto fra istituzioni per evitare a Roma la rovina) non ha capito come avrebbe dovuto.
Fosse dipeso da noi sia il Colosseo, che il Palatino che il Foro (due estati fa, a conclusione del Giubileo straordinario) non l'avremmo concesso. Ma, si sa, noi non siamo Franceschini e neanche Prosperetti. E men che meno Virginia Raggi, per fortuna.
E, nel mezzo, la solita sfilata in arena di nani, ballerine e canterini che si esibiscono nel circo televisivo - mancano solo i leoni pronti ad azzannarli - con una accozzaglia di brani, preceduti da insulse introduzioni, puntellate da immancabili flash su volti noti, seduti in platea; dall'una e dall'altra parte, la 'prezzemolina' Mantovani, vedova Pavarotti, che quest'anno s' è dimessa ( ?) da qualunque incarico, per seguire personalmente le infinite celebrazioni del decennale della morte del tenorissimo.
Dall'una e dall'altra parte la solita contaminazione (ma non è un termine che al solo pronunciarlo genera qualche epidemia?) di generi, di cantanti, al punto da produrre una vera confusione in chi guarda lo spettacolo da casa: ma Bocelli non avrebbe fatto meglio a cantare canzonette, lasciando ad altri il resto, a quegli stessi che, invece, hanno cantato canzonette e potevano meglio figurare interpretando altri repertori? Per non dire poi del bel figlio grande di Bocelli - Matteo - un bel manichino che ha cantato tutto 'ingolato' e che, giusto il consiglio del padre, se vuol proseguire, farebbe bene a studiare per impostare tecnicamente la voce.
Al Colosseo, con la rabbia dei leoni che guardavano il palcoscenico e ruggivano fintamente dai megaschermi, andando su e già per le gradinate senza poter azzannare nessuno, si sono visti cantanti ( soprano) e strumentisti ( violinista) belle e giovani, diversamente non salivano su quel palcoscenico, dove pure s'è fatta vedere, spiritosa e sciolta, una irriconoscibile Sharon Stone ( in 'Basic instinct' non era certamente lei, quanto meno non era quella di ieri sera), e poi anche i 'sempre verdi' Elton John, che ha tenuto la scena per una mezz'oretta suonando e cantando, dopo aver dichiarato la sua stima incondizionata per Bocelli. E c'era anche Renato Zero, che ha iscritto di diritto Bocelli nella lista dei 'sorcioni'.
Della leggenda (?) del rock, di lontane origini italiane, Steven Tyler (Aerosmith), non possiamo dire se non che, per quanto ci siamo sforzati, non abbiamo capito se stava bene o meno. Anche i '2 Cellos' hanno fatto la loro figuretta e poi tutti insieme a cantare IMAGINE, con cui si è conclusa la serata, al centro della quale va citata la JuniOrchestra ed il Coro dell'Accademia di S.Cecilia; diretti dal podio, con qualche alternanza, da Serio, e da un altro direttore che, di fatto, ha retto buona parte della serata, ma che non è stato né citato né ringraziato, chiamato per nome.
Ma prima Bocelli ha riproposto, come omaggio alla città che aveva ospitato la sua serata benefica, il celebre Inno a Roma di Puccini, cantando il quale, per un lapsus, ha detto rivolgendosi al sole con le parole dell'inno pucciniano: tu non vedrai nessuna cosa al mondo PEGGIOR di Roma - e la sindaca Raggi, seduta in platea, ha avuto un brivido e s'è guadata intorno per vedere se riusciva a scorgere il responsabile del disastro romano di cui Bocelli accusava.
L'unica ragione che ci ha consolati della noiosissima, stantia serata, è stato il pensiero che per l'occasione venivano raccolti fondi destinati alla ricostruzione di una scuola nelle zone del terremoto del centro Italia e per i progetti che la fondazione del tenore persegue ad Haiti.
Nonostante ciò, restiamo sempre dell'idea che la concessione di certi spazi - dal Colosseo al Palatino al Foro, ma potremmo citare molti altri casi anche solo a Roma - deve essere preceduta dalla attenta valutazione della QUALITA' del contenuto che si vuole proporre. E che, in tutta evidenza, il sovrintendente Prosperetti (che, notizia di questi giorni, propone un patto fra istituzioni per evitare a Roma la rovina) non ha capito come avrebbe dovuto.
Fosse dipeso da noi sia il Colosseo, che il Palatino che il Foro (due estati fa, a conclusione del Giubileo straordinario) non l'avremmo concesso. Ma, si sa, noi non siamo Franceschini e neanche Prosperetti. E men che meno Virginia Raggi, per fortuna.
lunedì 6 aprile 2015
Doppio guanto di sfida per l'Accademia di Santa Cecilia.
Nessuno si meravigli della attenzione che riserviamo alle istituzioni romane, per la ragione che potrebbe apparire eccessiva. Semplicemente conosciamo meglio i nostri polli - detto senza nessuna intenzione denigratoria - e perciò non tolleriamo che ci facciano fessi, come riescono a fare con molti altri.
All'annuncio della prossima stagione, qualche giorno fa, il gran timoniere dell'Accademia ha accennato alla presenza di italiani nel nuovo cartellone, per rispondere alle richieste che noi per primi, da anni e con insistenza, rivolgiamo alla dirigenza dell'Accademia.
Nella prossima stagione ci saranno parecchi italiani, ha affermato il timoniere. FALSO, almeno per la stagione sinfonica dove non figura neanche un direttore italiano, mentre vediamo direttori stranieri di varia taglia, età e valore comparire anche più di una volta ed in diverse vesti e funzioni ( solista e direttore). A meno che non si vogliano considerare direttori 'italiani', Gatti e Luisi. Si tratta di due direttori che chiamiamo e consideriamo italiani in senso 'anagrafico' e basta. Gatti è direttore al Concertgebow, ed è stato direttore anche dell'Accademia, e Luisi, dopo Dresda, è semistabile al Metropolitan di New York.
Perciò il timoniere non dica falsità. Ecco perchè a noi viene il dubbio che nello scritturare direttori e solisti in Accademia giochino in favore di alcuni nomi interessi di chissà quale genere, altrimenti non capiremmo come mai al posto di Denève, ad esempio - ma è solo il primo nome che ci viene in mente - non si invita Rustioni, tanto per fare ancora il primo nome degli italiani che ci viene in mente, e che ora è stabile a Lione. Forse perchè Denève è della stessa agenzia di Pappano, come anche altri direttori e solisti che figurano in cartellone? Come anche non riusciamo a spiegarci la presenza, che a noi sembra eccessiva, di numerosi artisti che provengono da una agenzia milanese.
E poi c'è l'altra falsità dei concerti per l'Anno santo annunciati con enfasi dal timoniere. In cartellone non c'è che l'oratorio di Haydn, 'La Creazione', programmato evidentemente da prima che venisse annunciato il Giubileo, dal Papa. A sentire, invece, le prole del timoniere dell'Accademia , in conferenza di presentazione, sembrava che l'Accademia, fregando tutti sul tempo, avesse già approntato un calendario di concerti ad hoc. FALSO. Ci saranno concerti del coro, ancora da programmare, e della JuniOrchetsra, ugualmente da programmare.
A noi quell'annuncio che poi si è rivelato falso ci aveva fatto pensare che l'elefante accademico fosse diventato all'improvviso e miracolosamente una gazzella, velocissima , addirittura telecomandata dal nuovo timoniere, in grado quindi di rivedere, in pochi giorni, la programmazione per adeguarla a novità di un certo rilievo, come il Giubileo che interesserà soprattutto Roma, il prossimo anno.
Le bugie hanno le gambe corte e fanno crescere il naso.
All'annuncio della prossima stagione, qualche giorno fa, il gran timoniere dell'Accademia ha accennato alla presenza di italiani nel nuovo cartellone, per rispondere alle richieste che noi per primi, da anni e con insistenza, rivolgiamo alla dirigenza dell'Accademia.
Nella prossima stagione ci saranno parecchi italiani, ha affermato il timoniere. FALSO, almeno per la stagione sinfonica dove non figura neanche un direttore italiano, mentre vediamo direttori stranieri di varia taglia, età e valore comparire anche più di una volta ed in diverse vesti e funzioni ( solista e direttore). A meno che non si vogliano considerare direttori 'italiani', Gatti e Luisi. Si tratta di due direttori che chiamiamo e consideriamo italiani in senso 'anagrafico' e basta. Gatti è direttore al Concertgebow, ed è stato direttore anche dell'Accademia, e Luisi, dopo Dresda, è semistabile al Metropolitan di New York.
Perciò il timoniere non dica falsità. Ecco perchè a noi viene il dubbio che nello scritturare direttori e solisti in Accademia giochino in favore di alcuni nomi interessi di chissà quale genere, altrimenti non capiremmo come mai al posto di Denève, ad esempio - ma è solo il primo nome che ci viene in mente - non si invita Rustioni, tanto per fare ancora il primo nome degli italiani che ci viene in mente, e che ora è stabile a Lione. Forse perchè Denève è della stessa agenzia di Pappano, come anche altri direttori e solisti che figurano in cartellone? Come anche non riusciamo a spiegarci la presenza, che a noi sembra eccessiva, di numerosi artisti che provengono da una agenzia milanese.
E poi c'è l'altra falsità dei concerti per l'Anno santo annunciati con enfasi dal timoniere. In cartellone non c'è che l'oratorio di Haydn, 'La Creazione', programmato evidentemente da prima che venisse annunciato il Giubileo, dal Papa. A sentire, invece, le prole del timoniere dell'Accademia , in conferenza di presentazione, sembrava che l'Accademia, fregando tutti sul tempo, avesse già approntato un calendario di concerti ad hoc. FALSO. Ci saranno concerti del coro, ancora da programmare, e della JuniOrchetsra, ugualmente da programmare.
A noi quell'annuncio che poi si è rivelato falso ci aveva fatto pensare che l'elefante accademico fosse diventato all'improvviso e miracolosamente una gazzella, velocissima , addirittura telecomandata dal nuovo timoniere, in grado quindi di rivedere, in pochi giorni, la programmazione per adeguarla a novità di un certo rilievo, come il Giubileo che interesserà soprattutto Roma, il prossimo anno.
Le bugie hanno le gambe corte e fanno crescere il naso.
martedì 24 febbraio 2015
Renzi parla di scuola ad una platea distratta ed insensibile alla musica che viene proposta da un'orchestra di giovani, la JuniOrchestra di S.Cecilia. Una vergogna denunciata al Corriere della Sera
Il papà di una giovanissima orchestrale della JuniOrchestra dell'Accademia di Santa Cecilia - una delle pochissime iniziative veramente innovative del'Accademia che, siamo sicuri, lascerà il segno, più dell'Opera Studio - prende carta e penna e scrive al 'Corriere della Sera', la cui direzione ritiene di dover mettere in grande evidenza la sua lettera. Perché anche un giornale, a differenza di Renzi e dei suoi ascoltatori, si rende conto che non si può andare a parlare di scuola, delle novità che il suo gabinetto intende apportarvi, fra le quali anche l'introduzione dello studio della musica, e poi fottersene di una orchestra di giovani, ben preparata e fatta venire apposta lì, per far vedere - ascoltare - che cosa anche i ragazzi possono fare se stimolati e ben educati.Il pubblico chiacchiera, si muove e qualche idiota urta i giovani strumentisti, come non si accorgesse neppure della loro presenza.
Renzi a questo evidentemente non ci arriva. Ma non possiamo fargliene una colpa, per lo meno non solo a lui; perché non è una novità in Italia, dove le istituzioni e coloro che le governano non hanno la benché minima infarinatura musicale, e perciò agiscono, di conseguenza, calpestando la musica che in tanti paesi è alla base dell'educazione dei giovani.
Ricordate la riunione del G8 che l'ex pianista da crociera, Berlusconi, volle a L'Aquila a seguito del terremoto, togliendola alla Sardegna dove aveva fatto costruire una cattedrale, ora ancora deserta, per ospitarlo? Beh, in quella occasione, la serata dell'arrivo dei capi di Stato e di governo si doveva concludere, come da programma e calendario, con un concerto, per il quale un'orchestra aquilana( Ist.Sinf. Abruzzese con il suo direttorino) s'era preparata e con essa alcuni noti solisti.
I capi di Stato e di governo furono accolti al loro ingresso nel sito della famosa Caserma da una lunga serie di marchingegni elettronici (olofoni), inventati da Michlangelo Lupone, che diffondevano i suoni degli inni nazionali, al passaggio dei capi di Stato, i quali inni si fondevano poi in una sinfonia di inni, alla fine del percorso. Ci par di ricordare che le cose andassero così.
Ricordiamo,invece, con precisione che l'orchestra ed i solisti attesero per molto tempo che i capi di Stato ed il loro seguito entrassero nel grande auditorium per dar via al concerto. Nessuno entrò, e dopo qualche ora di ritardo, l'orchestra con un pubblico raccogliticcio - fra il quale non c'era ovviamente il Berlusca, l'ex pianista da piano bar in crociera, - eseguì qualche frammento del programma previsto, per non andarsene muta come era entrata. Ecco cosa succede in Ialia.
Al contrario, quando si insediò il presidente americano, Obama, alla cerimonia venne invitato anche uno che si chiama Yo Yo Ma, il grande violoncellista; egli attento lo ascoltò mentre suonava.
Noi dagli stranieri non impariamo mai nulla di buono e se vogliamo imitarli, preferiamo imitarli nei vizi.
Renzi a questo evidentemente non ci arriva. Ma non possiamo fargliene una colpa, per lo meno non solo a lui; perché non è una novità in Italia, dove le istituzioni e coloro che le governano non hanno la benché minima infarinatura musicale, e perciò agiscono, di conseguenza, calpestando la musica che in tanti paesi è alla base dell'educazione dei giovani.
Ricordate la riunione del G8 che l'ex pianista da crociera, Berlusconi, volle a L'Aquila a seguito del terremoto, togliendola alla Sardegna dove aveva fatto costruire una cattedrale, ora ancora deserta, per ospitarlo? Beh, in quella occasione, la serata dell'arrivo dei capi di Stato e di governo si doveva concludere, come da programma e calendario, con un concerto, per il quale un'orchestra aquilana( Ist.Sinf. Abruzzese con il suo direttorino) s'era preparata e con essa alcuni noti solisti.
I capi di Stato e di governo furono accolti al loro ingresso nel sito della famosa Caserma da una lunga serie di marchingegni elettronici (olofoni), inventati da Michlangelo Lupone, che diffondevano i suoni degli inni nazionali, al passaggio dei capi di Stato, i quali inni si fondevano poi in una sinfonia di inni, alla fine del percorso. Ci par di ricordare che le cose andassero così.
Ricordiamo,invece, con precisione che l'orchestra ed i solisti attesero per molto tempo che i capi di Stato ed il loro seguito entrassero nel grande auditorium per dar via al concerto. Nessuno entrò, e dopo qualche ora di ritardo, l'orchestra con un pubblico raccogliticcio - fra il quale non c'era ovviamente il Berlusca, l'ex pianista da piano bar in crociera, - eseguì qualche frammento del programma previsto, per non andarsene muta come era entrata. Ecco cosa succede in Ialia.
Al contrario, quando si insediò il presidente americano, Obama, alla cerimonia venne invitato anche uno che si chiama Yo Yo Ma, il grande violoncellista; egli attento lo ascoltò mentre suonava.
Noi dagli stranieri non impariamo mai nulla di buono e se vogliamo imitarli, preferiamo imitarli nei vizi.
Etichette:
accademia di santa cecilia,
berlusconi,
corriere della sera,
G8,
istituzione sinfonica abruzzese,
juniorchestra,
l'aquila,
lupone,
obama,
olofoni,
Renzi,
yo yo ma
lunedì 27 gennaio 2014
Troppe teste bianche, quasi tutte nella platea della sala sinopoli dell'auditorium di roma. Ragazzi zero
Una serata davvero commovente quella trasmessa da Rai 5 per la 'Giornata della memoria', che cade il 27 gennaio, giorno anniversario della nascita di Mozart. La JuniOrchestra dell'Accademia di Santa Cecilia sul palco, in mano una bella collezione di violini appartenuti a musicisti vittime dell'olocausto e che possono, ciascuno, raccontare una storia disumana ed esaltante, a seconda delle circostanze e dei tempi. Il liutaio che li ha raccolti e restaurati ha giustamente fatto notare che l'ultima voce ascoltata dai deportati prima di finire nelle camere a gas, era la voce 'umana' di un violino. Poi il solito volto del noto musicologo di Rai 5 ci ha detto le solite parole d'occasione.
E, finalmente, la musica. Fra un brano e l'altro del concerto, Manuela Kustermann ha raccontato le commoventi e tragiche storie di quegli strumenti, alcuni dei quali dai campi di concentramento finirono, con le loro note di dolore e di morte, nelle mani dei musicisti sopravvissuti che vollero fondare l'Orchestra della Palestina, il cui primo concerto venne diretto da Toscanini, come tutti sanno, e che fecero cantare nuovamente a quegli strumenti la vita.
In platea ad ascoltare il lunghissimo concerto-commemorazione c'erano numerose autorità, oltre naturalmente all'intero stato maggiore della comunità ebraica. Insomma tutti quelli che in simili occasioni devono esserci, la cui presenza è sacrosanta; ma altri mancavano.
La platea era piena di teste bianche o pelate, o cotonate e tinte; mancavano i giovani che erano quasi del tutto assenti. Gli unici giovani erano quelli che suonavano, che non erano neanche tutti giovani, alcuni addirittura ragazzi. Perché? Non era rivolta principalmente a loro questa giornata ricordo, per prepararli a combattere tutte le barbarie del mondo, quando sarà il loro turno, nel caso avessero la sventura di trovarvisi nuovamente invischiati?
Anche a Roma come a Milano, poche ore prima, la serata televisiva è stata macchiata dalla telecamera che andava a fermarsi sui volti di alcuni noti. Banale!
E, finalmente, la musica. Fra un brano e l'altro del concerto, Manuela Kustermann ha raccontato le commoventi e tragiche storie di quegli strumenti, alcuni dei quali dai campi di concentramento finirono, con le loro note di dolore e di morte, nelle mani dei musicisti sopravvissuti che vollero fondare l'Orchestra della Palestina, il cui primo concerto venne diretto da Toscanini, come tutti sanno, e che fecero cantare nuovamente a quegli strumenti la vita.
In platea ad ascoltare il lunghissimo concerto-commemorazione c'erano numerose autorità, oltre naturalmente all'intero stato maggiore della comunità ebraica. Insomma tutti quelli che in simili occasioni devono esserci, la cui presenza è sacrosanta; ma altri mancavano.
La platea era piena di teste bianche o pelate, o cotonate e tinte; mancavano i giovani che erano quasi del tutto assenti. Gli unici giovani erano quelli che suonavano, che non erano neanche tutti giovani, alcuni addirittura ragazzi. Perché? Non era rivolta principalmente a loro questa giornata ricordo, per prepararli a combattere tutte le barbarie del mondo, quando sarà il loro turno, nel caso avessero la sventura di trovarvisi nuovamente invischiati?
Anche a Roma come a Milano, poche ore prima, la serata televisiva è stata macchiata dalla telecamera che andava a fermarsi sui volti di alcuni noti. Banale!
Iscriviti a:
Post (Atom)