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venerdì 30 dicembre 2016

Francesco Merlo non ha orecchio se accosta il premier Gentiloni all'Adagio di Albinoni

Tolta la rima dei cognomi, rima peraltro molto diffusa fra politici e non, Gentiloni-Albinoni, nulla unisce il musicista del Sei-settecento - meglio il 'suo' (?) celebre 'adagio' al nostro attuale premier - come invece vorrebbe Francesco Merlo che oggi ha tracciato sulle pagine di Repubblica un ritratto di Paolo Gentiloni,  e del nuovo stile impresso dal suo governo.
 Merlo, cadendo in un equivoco che  rivela oltre che scarsa conoscenza della musica - in questo, in buona compagnia del suo storico direttore, Scalfari, che un giorno scrisse dei 'quartetti' di Chopin, inesistenti -  anche totale mancanza di sensibilità musicale, ha paragonato lo stile di Paolo Gentiloni che "non va mai in crescendo, ma è costante e  timido" all 'adagio' di Albinoni.
 Costante, timido, che non va mai in crescendo...  sono categorie che  chi ha un minimo di sensibilità musicale non  accosterebbe mai a quell'Adagio che, al semplice ascolto, non può che indurre a disconoscere la paternità di Albinoni. Perchè  in quell'Adagio, di Albinoni non c'è nulla, o forse solo il 'basso', che potrebbe sostenere infinite altre melodie con caratteristiche tutte differenti, perchè sgorgò dalla fantasia di Remo Giazotto, il celebre musicologo, scomparso alla fine degli anni Novanta del secolo scorso, che per questo ha pagato un prezzo altissimo: snobbato dalla musicologia, pur avendo egli firmato studi di grande interesse (come quello su Alessandro Stradella).

Giazotto, che negli anni Cinquanta studiava la musica del Barocco, disse di essersi imbattuto, nel fondo 'Albinoni' della Biblioteca di Stato di Dresda, in alcuni frammenti musicali autografi di Albinoni, da lui ricomposti, senza che però avesse mai fornito le indicazioni per risalire a quei frammenti - che non esistevano. La musicologia, anche oggi, è piena di simili falsari. Per sostenere tale paternità infondata, quell'Adagio risulta essere di Albinoni-Giazotto, in realtà del solo Remo Giazotto che di diritti d'autore dalla fine degli anni Cinquanta, quando lo depositò, a tutt'oggi ne ha guadagnati tanti, essendo quel breve brano eseguitissimo, anche per le migliaia di trascrizioni cui il successo l'ha condannato.
 Ma l'insensibilità di Merlo risiede nel fatto che  definisca un brano dalla melodia  piena di  fuoco e passione, con un crescendo coinvolgente, sulla quale Violetta potrebbe anche trasferire l'appassionato 'Amami Alfredo, amami quanto io t'amo' senza farle perdere forza, "timida, costante, mai in crescendo", come appare nel carattere Paolo Gentiloni.
Tanto timido ma costante e mai in crescendo che in qualche redazione giornalistica, come quella del Tg3 (tg delle 14,20 di oggi), non sanno ancora che Gentiloni è premier e non ministro, come l'ha definito l'autore del servizio sulla sua visita ai genitori di Fabrizia, uccisa a Berlino.
 A meno che proprio per il suo stile dimesso, Gentiloni, non abbia chiesto ai giornalisti  di togliere quel 'primo'  che precede 'ministro' e il giornalista del Tg3 ha prontamente ubbidito.

mercoledì 10 agosto 2016

Sindaca Raggi, che aspetta?

Delle emergenze romane la lista, in questa torrida estate, si allunga sempre più. Alla 'monnezza' per la quale la stessa sindaca paventa una 'emergenza sanitaria' - ed è forse ancora la prima e più drammatica delle emergenze di Roma - la nuova inquilina del Campidoglio non ha dato ancora una risposta, come una emergenza merita: immediata e risolutiva, almeno provvisoria, mentre si pensano piani di più lunga durata e definitivi.
A questa s'e aggiunta, drammatica anch'essa, l'emergenza trasporti, in un periodo in cui Roma è invasa da turisti costretti ad attendere  il passaggio dei mezzi, anche in centro, per 40-50 minuti. Le cause: i mezzi rotti e la mancanza di soldi per i pezzi di ricambio  che  costringono molti mezzi a non uscire dai depositi.
 Poi le emergenze eterne, e d'estate ancora più gravi, come i parchi con i prati arsi dal sole, perchè anche le ville storiche cittadine o non hanno impianti di irrigazione o quelli esistenti sono fuori uso e perciò inservibili e le erbacce che ormai spuntano dappertutto, non solo nei prati ma ai bordi dei muri e marciapiedi. La Raggi, almeno gli impianti di irrigazione rotti potrebbe farli riparare, o no? E potremmo continuare.
La Raggi non ha scuse se non riesce intanto a tamponare le emergenze e ad occuparsi, contemporaneamente, di come risolverle definitivamente. I tempi che dimostra di avere non sono quelli di una città che ha bisogno in molti campi di risposte immediate.
 Si potrebbe aggiungere il tira e molla, che sa di ricatto, con il comitato delle Olimpiadi del 2024, solo perché  vuole sventare  'il sacco della città' di qualche comitato di affari di costruttori. Non può continuare a non assumere decisioni, avanzando che anche un sindaco capace di fare miracoli non può risolvere il disastro di decenni. Certo, ed ha ragione, ma non può nemmeno prendersela comoda e non far nulla, mentre la città va in rovina.
 Già, perché poi certe decisioni - quando si tratta di dare addosso alla sua parte avversaria, le prende. Come quella sulla vendita della Fiera di roma, per la quale ha abbassato il volume edificabile, che l'ha messa in contrasto con la Regione e la Camera di Commercio che non sono state interpellate, e che hanno - giustamente - minacciato dal canto loro di uscire dalle partecipate comunali, già afflitte da problemi ed ora  sul punto di affogare, come l'Auditorium, l'Opera di Roma, il Teatro di Roma, la Fondazione per il Cinema.
 Mandare tutto a puttane? Questo vuole la Raggi ed il direttorio che la consiglia -  troppo, e forse malamente -  per far vedere ancora una volta - come se  non lo sapessimo da tempo- in che condizioni le precedenti amministrazioni hanno ridotto Roma?
 I cinque Stelle non hanno gradito l'impietoso articolo di Francesco Merlo su Repubblica di oggi che delinea una città in rovina.  Ma che doveva scrivere?  Che la Raggi sta illuminando Roma? Quand'anche la illuminasse, i suoi raggi  renderebbero ancora più evidenti la rovina di Roma, anche sotto il cielo delle 'Cinque stelle'.

mercoledì 5 agosto 2015

Letto sulla stampa. I beni culturali secondo Franceschini - la ASl di Ragusa - il casino 'europeo' dell'Eurotunnel

I migranti che sbarcano in Italia sono affare italiano, così hanno fatto capire a Renzi quando è andato a chiedere soldi e forze a Bruxelles.
 Poi il problema migranti si pone anche a Francia ed Inghilterra, anzi prima all'Inghilterra di Cameron e poi alla sorella francese di Hollande
Cameron prima di andare a braccetto con Hollande a Bruxelles, ha proposto una soluzione filantropica: mandare soldati e  sguinzagliare cani contro i migranti. Ma evidentemente nè i soldati nè i cani hanno dato buoni risultati. Ed allora ha pensato di allearsi con Hollande, uno da una parte e l'altro da quell'altra dell'Eurotunnel, dove i migranti si so o insediati, accampati, in attesa di passare, con passaggi di fortuna dall'una all'altra parte e farla franca dei divieti di Cameron. Il quale è andato a Bruxelles , a braccetto con Hollande  chieder forse  e soldi come aveva fatto Renzi.
 Ai due Bruxelles, a differemza di quel che aveva risposto e non dato a Renzi, ha detto che l'affare migranti è un affare europeo ed intanto ha sganciato una cinquantina di milioni di Euro  ai due questuanti. Quanto conta Renzi in Europa, che ha anche la Mogherini?
 Ad una ASL di Ragusa  - la cui struttura non facciamo fatica ad immaginare disastrata - un ricco emigrato ha deciso di devolvere due milioni di Euro, per l'acquisto di apparecchiature sanitarie. Il direttore della ASL gli fissa un appuntamento ben contento di ricevere quella bella somma. Ma all'appuntamento  non si presenta e fa attendere il donatore per  molto tempo - forse  era occupato in
qualche alcova segreta con una sua amante. Il donatore, seccato, se ne va, annullando la donazione. E sembra che, allontanandosi dal luogo dell'appunatemtno mancato, abbia detto a voce abbastanza alta per farsi sentire: 'che vada a farsi fottere'... che è poi ciò che forse il direttore della ASL stava facendo. Letteralmente.
 Franceschini, con decreto d'urgenza e l'assenso del consiglio superiore del suo ministero, a lui prono, ha  trovato nel magro bilancio dello Stato una  ventina di milioni di Euro da destinare immediatamente alla ricostruzione dell'Arena del Colosseo. Negli stessi giorni in cui agli SOS lanciati da molti monumenti e siti archeologici  del nostro paese egli, il ministro, fa orecchie da mercante, perfino nei confronti della Domus Aurea che rischia di andare in malora per la fregola del ministro di vedersi al centro dell'arena e dare il via ai giochi gladiatorii, nella speranza - nostra- che qualche belva se lo divori sotto i nostri occhi. Se leggete l'articolo di Francesco Merlo, oggi, su 'La repubblica', abbiate la cortesia di andare a leggere anche sul nostro blog nostri precedenti interventi in proposito.

Ultimissime dal pianeta Franceschini.  La Palestra grande di Pompei riaperta l'altro ieri, è chiusa per mancanza di custodi, l'ha dichiarato il sovrintendente,' poco' Osanna, che l'altro ieri reggeva lo stascico di folla  che seguiva  Franceschini. Alla richiesta di spiegazioni la risposta del ministero è stata: li abbiamo richiamati a Roma per custodire il Colosseo mentre si costruirà l' Arena che ospiterà ii gran ballo estivo degli incompetenti con manie di grandezza, aperto da Franceschini e dalla sua signora di Biase, con pargoletta in braccio.