lunedì 1 settembre 2025

Caro Avati, meglio non far nulla mai? A prendere 'per il bavero' certi dittatori, secondo il suo consiglio 'alternmativo', ci provi lei, se ne è capace

 

Venezia, Pupi Avati boccia la marcia pro-Palestina: «Una visione molto ingenua. Non cambia nulla e a perdere è il cinema» (Credits Ipa)© Redazione

«Ma davvero pensiamo che una marcia a Venezia durante la Mostra del Cinema possa cambiare le cose?» Così Pupi Avati, storico regista italiano, commenta con durezza al Corriere la manifestazione “Palestina libera – Stop al genocidio” che nei giorni scorsi ha attraversato il Lido di Venezia con oltre 10mila partecipanti, tra cui nomi noti del cinema e dello spettacolo come Michele Riondino, Tecla Insolia, Carolina Cavalli, Zerocalcare, Benedetta Porcaroli, Valentina Bellè, Ottavia Piccolo e Donatella Finocchiaro.

Avati, 87 anni, non ha partecipato al corteo e rivendica la sua scelta: «Sono un cane sciolto. Per partecipare a manifestazioni collettive bisogna avere una visione omologata. Io ho sempre cercato di avanzare una mia prospettiva, rimanendo alternativo tutta la vita, sia politicamente che cinematograficamente».

Scetticismo sull’efficacia dei gesti simbolici

Il regista non minimizza la gravità del conflitto a Gaza, ma resta disincantato sull’efficacia di iniziative simboliche. «Stiamo vivendo un orrore, ma non credo che una marcia a Venezia possa cambiare le cose. Non penso che Netanyahu si fermerà perché c’è un corteo durante un Festival cinematografico», afferma. Avati critica anche le decisioni della Mostra di escludere alcuni attori, come Gal Gadot Gerald Butler, definendole «operazioni che non aiutano la costruzione di rapporti di pace».

Alla soglia dei 87 anni, il regista ricorda che manifestazioni simili sono sempre state ricorrenti, senza mai cambiare la storia. «Sono manifestazioni che ricordo ricorrenti e che, purtroppo, non risolsero nulla. La prepotenza dei potenti fa sì che tutto sia deludente, da una parte e dall’altra», spiega. Avati sottolinea inoltre che queste iniziative possono togliere spazio al cinema: «Ma davvero immaginiamo che Trump, Netanyahu o Putin tengano conto di una manifestazione alla Mostra del Cinema? A Venezia si perde un’occasione per parlare di film». Pur non condannando chi sceglie di manifestare, Avati resta scettico: «Non ho nulla contro, ma sono disincantato sulla possibilità che possa portare un qualsivoglia cambiamento. Una marcia a Venezia? Una visione molto ingenua. Andrebbe fatto altro: queste persone andrebbero prese per il bavero e sbattute contro il muro delle loro responsabilità».

Nessun commento:

Posta un commento