mercoledì 29 novembre 2023

Se Roma piange, per Expo 2030, MIlano non può ridere per la Scala, a causa dell'assenza di Mattarella e Meloni a Sant'Ambrogio (da First Online)

 


Colosseo Roma
Colosseo Roma© FIRSTonline - Lorenzo Gennari

Bisogna tornare al 2001 per scoprire le origini della sonora umiliazione subita da Roma nella gara per l’assegnazione di Expo 2030. Nel 2001 finiva la seconda sindacatura di Francesco Rutelli, meno brillante della prima ma pur sempre una signora sindacatura. Da allora, e sono passati oltre vent’anni, Roma non ha più avuto un sindaco all’altezza del suo ruolo. Non lo è stato Walter Veltroni, anche se è stato il meno peggio dei successori di Rutelli, per non parlare del fascio Gianni Alemanno, del marziano a Roma Ignazio Marino, della casalinga della porta accanto, Virginia Raggi fino al rispettabile ma evanescente Roberto Gualtieri.

Rutelli è stato l’ultimo vero sindaco di Roma mentre Milano non ne ha sbagliato uno

Rutelli è stato di fatto l’ultimo vero sindaco di Roma mentre Milano negli ultimi vent’anni non ne ha mai sbagliato uno, di destra o di sinistra che fossero. Naturalmente la debolezza del sindaco Gualtieri non basta a spiegare la sconfitta di Roma per Expo 2030 e sarebbe impossibile non vedere le colpe della premier Giorgia Meloni che non ha mai dato l’impressione di credere in Expo 2030 fino a farsi ridere in faccia da Emmanuel Macron che si sentì chiedere l’appoggio dall’Italia quando tutti sapevano che la Francia aveva già fatto la sua scelta di campo pro Arabia Saudita. Del resto il biglietto da visita con cui Roma si offre al mondo è mondo è impresentabile da anni: rifiuti in ogni angolo, topi e cinghiali per strada, trasporti pubblici indecenti, traffico sull’orlo di una perenne crisi di nervi, assenza totale di toilette pubbliche. Certo il patrimonio storico e la bellezza della città sono uniche ma sono dietro le spalle, mentre Expo 2030 guarda al futuro. 

Questo non vuol dire che nel duello infinito tra Roma e Milano nella città della Madonnina tutto vada a gonfie vele e l’assenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e della premier Giorgia Meloni alla Prima della Scala del 7 dicembre qualcosa vuol dire. Come molto dice la stanchezza dell’amministrazione Sala che però passerà alla storia come il sindaco dell’Expo Milano 2015 da cui è cominciato il rilancio della città del Duomo.

Milano è risorta con Expo 2015 mentre Roma non si è ancora svegliata da un lungo sonno

Moda, design, Salone del Mobile, metrò, finanza, splendidi grattacieli: ci sarà una ragione se Milano, malgrado non veda nemmeno col binocolo il favoloso patrimonio storico e culturale di Roma, sopravanza la Capitale per numero di presenze dei turisti. E’ incredibile ma è così e sarebbe ora che l’umiliazione sull’Expo 2030 spingesse Roma a svegliarsi.

Il ministro Lollobrigida è tanto intelligente da non rendersi conto che imbarazza sua cognata, Meloni, e danneggia ancor auna volta l'intero governo ( Rai News)

 

Lollobrigida alla Camera al Question Time
Lollobrigida alla Camera al Question Time

Rispondendo al Question time alla Camera su una interrogazione che gli è stata rivolta a proposito della “fermata speciale” di un treno Frecciarossa Trenitalia a Ciampino, il ministro dell'Agricoltura e della Sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida ha detto: “Sì, la mia era una normale attività del mio dicastero”, precisando che sul suo conto ci sono state “polemiche completamente pretestuose”.

“La difesa a prescindere del ministro Lollobrigida da parte dei parlamentari di FdI per la fermata ad personam nella stazione di Ciampino fa male al governo e al Paese. Se davvero non ha niente da nascondere, la maggioranza dovrebbe essere la prima a chiedere al ministro competente di venire subito in Aula a fare chiarezza. Invece, dopo oltre una settimana, ancora non abbiamo la data per l’informativa del ministro Salvini, e anche oggi in Aula il ministro Lollobrigida non ha risposto a una semplice domanda: chi ha chiamato per fare fermare il suo treno in ritardo? È un numero a disposizione di tutti i cittadini o solo dei ministri del governo Meloni come lui?”: questa la replica del deputato Andrea Casu, della presidenza del Gruppo Pd alla Camera.

Nuovo sovrintendente e direttore artistico alla Toscanini di Parma: Ruben Jais. Viene dall'Orchestra Sinfonica di Milano (da Luigiboschi.it - social blog)

 

Il Consiglio di amministrazione della Fondazione lo ha nominato poche ore fa al termine della seduta odierna. Si insedierà a partire dal mese di gennaio.

Ruben Jais, milanese, 59 anni, è il nuovo Sovrintendente della Fondazione Arturo Toscanini. E’ stato nominato dal Consiglio di Amministrazione della Fondazione al termine della seduta odierna, alla quale hanno partecipato anche l’Assessore alla Cultura della Regione Emilia-Romagna Mauro Felicori e il Vice Sindaco e Assessore alla Cultura del Comune di Parma Lorenzo Lavagetto.

Scelto dopo una lunga e articolata selezione tra ben 36 diverse candidature, Jais, che ricoprirà anche l’incarico di direttore artistico, sostituisce Alberto Triola, che cesserà dall’incarico il prossimo 31 dicembre e al quale sono andati i più sentiti ringraziamenti per il lavoro svolto.

“Abbiamo scelto il M° Jais – ha dichiarato il presidente della Fondazione Paolo Pinamonti a nome di tutto il Consiglio di Amministrazione – nella convinzione di porre alla guida della nostra istituzione una figura di grande esperienza artistica e manageriale. Quanto egli ha saputo realizzare a Milano è per noi l’auspicio di un futuro segnato da una progettazione culturale di assoluto livello internazionale e da una managerialità in grado di assicurare alla Filarmonica Toscanini uno sviluppo concreto in termini di ampliamento del repertorio e della dimensione artistica ed esecutiva”.

L’Assessore Felicori e il Vice Sindaco Lavagetto hanno rimarcato l’interesse strategico che entrambi i Soci originari della Toscanini ripongono nell’ulteriore sviluppo della Toscanini e nel suo posizionamento permanente nella fascia più qualitativamente elevata del panorama sinfonico nazionale, assicurando la loro fattiva attenzione.

Dal canto suo il nuovo Sovrintendente, ricordando i suoi legami affettivi con Parma e le sue tradizioni musicali (fu giovane assistente di Romano Gandolfi) si è detto “felice ed orgoglioso di arrivare in un’istituzione così prestigiosa, che possiede le caratteristiche ottimali per una ulteriore crescita della qualità artistica e del ruolo, già importante, che la Filarmonica Toscanini riveste a livello nazionale e che ho potuto apprezzare nel suo recente concerto mahleriano a Milano”.

Nato a Milano, Ruben Jais ha compiuto, contemporaneamente agli studi universitari, quelli musicali presso il Conservatorio della sua città, diplomandosi in Musica corale e Direzione di Coro e in Composizione polifonica vocale con il massimo dei voti. Sempre a Milano, si è diplomato in Composizione e ha anche compiuto gli studi di Direzione d’orchestra, perfezionandosi in seguito con masterclass all’estero. È stato Maestro del Coro del Coro Sinfonico di Milano dalla sua fondazione nel 1998 al 2007. Con tale ruolo ha collaborato, tra gli altri, con R. Gandolfi, R. Chailly, C. Abbado, L. Berio, O. Caetani, C. P. Flor, C. Hogwood, V. Jurowski, H. Rilling.

Da giugno 2016 a luglio 2019 è stato Direttore artistico e Direttore esecutivo della Fondazione Orchestra Sinfonica e Coro Sinfonico di Milano Giuseppe Verdi, diventando poi Direttore Generale e Direttore Artistico dell’Orchestra Sinfonica di Milano, incarico dal quale si è recentemente dimesso.

Nel 2008 ha istituito laBarocca di Milano, ensemble specializzato nell’esecuzione della musica di tale periodo storico, con cui affronta i maggiori capolavori del repertorio sia strumentale che operistico. Ha diretto musica strumentale, corale e sinfonica presso varie istituzioni italiane ed estere, quali Biennale di Venezia, Teatro Comunale di Bologna, Milano Musica, Teatro alla Scala, RTSI Lugano, Festival di Saint Moritz, Teatro Real di Madrid, Orchestra Nazionale del Cile, UiS Stavanger Norway.

Jais, che è stato già ufficialmente presentato ai musicisti della Filarmonica Toscanini e al personale degli uffici e del comparto tecnico, si insedierà a partire dal gennaio 2024. La sua prima uscita ufficiale è prevista in occasione dell’apertura della Stagione Lirica a Parma, il prossimo 12 gennaio.

martedì 28 novembre 2023

EXPO 2030. Ha vinto Riad con 119 preferenze dei 182 delegati. Roma terza, anche dopo Burian ( Corea) che ha avuto 29 voti, con soli 17 voti ( da Il Messaggero, di Francesco Bechis)


Expo 2030, la delusione del governo per il terzo posto. Il nodo degli alleati Ue: chi (non) ha votato per Roma?
Expo 2030, la delusione del governo per il terzo posto. Il nodo degli alleati Ue: chi (non) ha votato per Roma?

Delusione, rabbia. Le bocche sono cucite ma parlano gli sguardi. A Palazzo Chigi attendevano con ansia e scetticismo il responso di Expo 2030. La sfida finale tra Roma, Riad e la coreana Busan per accaparrarsi una kermesse da 50 miliardi di euro. Ha vinto Riad, anzi ha stravinto la capitale saudita: 119 voti, quasi i due terzi. Roma è terza su tre, solo 17 preferenze.

La delusione

E' il "worst scenario" a cui si era preparata la premier Giorgia Meloni e con lei chi nel governo ha lavorato alla corrida di Roma Expo 2030. Che sarebbe stata difficile, tutti lo sapevano e per questo forse, conti alla mano, la premier e i ministri negli ultimi mesi avevano fatto più di un passo indietro dai riflettori.

L'ultimo blitz a giugno, con il viaggio della presidente del Consiglio a Parigi, a margine del bilaterale con Emmanuel Macron, il discorso all'assemblea generale del Bureau international des expositions, l'arringa per chiedere di votare compatti Roma. Tra ricevimenti, feste in ambasciata, fontane, giochi d'acqua e spettacoli per conquistare alla causa i 182 delegati del Bureau che avrebbero votato in finale. Non è bastato, evidentemente. Così come non è bastato l'impegno corale del comitato promotore Expo 2030, dei ministri e della stessa premier Meloni nella tessitura di una rete diplomatica trasversale: Ue, Africa, Asia, Stati Uniti.

I conti e la realtà

Il borsino in mano al governo, nelle ultime settimane, prevedeva ben altre cifre al primo turno della votazione finale. Tra i trenta e i quaranta voti. Più o meno quelli conquistati dalla sudcoreana Busan, protagonista di un sorpasso finale non del tutto inatteso ma certo molto doloroso: Roma era data per favorita al ballottaggio. E invece i sauditi hanno fatto en plein, sbaragliando la concorrenza.

Si infrange a Parigi il sogno di un'Expo capitale, del maxi-progetto che avrebbe rinnovato l'intera area sud-Est della Città Eterna, con il più grande parco solare al mondo progettato dall'archistar Carlo Ratti, un inno ai "popoli e ai territori" contrapposto ai pantagruelici piani sauditi. Non è bastata la discesa in campo delle istituzioni Ue con il sostegno aperto della rete diplomatica comunitaria.

Il nodo della diplomazia

Se il tabellone finale non mente, sono pochi, troppo pochi i voti incassati dai Paesi Ue. Che mancano all'appello - della Francia di Macron si sapeva, il voto alla saudita Riad era stato informalmente annunciato dall'Eliseo, un'altra spina nel fianco dei rapporti tra cugini d'Oltralpe - gli altri Stati membri Ue erano invece un'incognita.

Un mistero, ora, ricostruire le ragioni di questa defaillance. E pensare che in ogni bilaterale con i leader europei, ma non solo, Meloni non ha mancato di mettere sul tavolo la sfida Expo, di chiedere un sostegno aperto alla candidatura della Capitale. Si erano esposti gli Stati Uniti, si è esposto il Brasile di Lula, il Nord e il Sud del mondo. Chissà cosa è successo, però, nel segreto dell'urna.


I contraccolpi

La strategia italiana puntava molto sul secondo voto. Grazie anche a un patto informale siglato a Roma con i coreani: chi tra Roma e Busan sarebbe andata al ballottaggio, avrebbe ricevuto il sostegno e (almeno questa era la speranza) una parte del "pacchetto" di voti dell'altra concorrente eliminata. Ma l'en plein saudita ha chiuso tutto al primo turno. 

Sfuma l'Expo e ci vorrà tempo per attutire il colpo a Palazzo Chigi, dove l'incasso della quarta rata del Pnrr offre una consolazione in una giornata non proprio rosea. Ai piani alti del governo nessuno si espone, qualcuno a microfoni spenti cerca una spiegazione. C'è il tema del fair play e dei finanziamenti sauditi - soldi in cambio di voti - che hanno segnato una campagna elettorale che ai più è sembrata una campagna acquisti. Tant'è. Ma il dado ormai è tratto.