giovedì 12 marzo 2015

Nastasi può continuare impunemente? Paolo Isotta sul Corriere torna ad accusarlo per la seconda volta. Noi lo facciamo da anni. Purchia a napoli la manda Nastasi, non la vuole De magistris

Per parlarne già la seconda volta, in pochi mesi, sul 'Corriere della Sera', del direttore generale al Ministero, facendo nome e cognome,  il nostro collega illustrissimo, Paolo Isotta, deve averne piene le tasche. Di Salvo Nastasi. Certo c'è anche chi - pochissimi, anzi quasi nessuno - ne parla da anni e spessissimo, come noi facciamo da tempo, benchè non autorevoli quanto il nostro collega, e su mezzi di informazione non titolati come il suo, ma  sempre  per la medesima  buona causa. Quale? Frenare, meglio stroncare lo strapotere di Nastasi che comanda come un satrapo, e fa danni su danni nel mondo musicale, imponendo persone di sua fiducia ma non meritevoli, e metodi di gestione che dire clientelari è eufemistico . Egli è forte e resta tale da tempo immemorabile -  da quando ce lo mise un dimenticato ministro del governo Berlusconi - perchè ha padrini e protettori eccellenti: leggi Letta zio.
 Isotta ne ha parlato per il caso dell'Orchestra e Coro 'Giuseppe Verdi' di Milano, il cui profilo giuridico all'interno delle categorie  in cui si articola il mondo musicale italiano non si riesce a definire. Insomma nonostante che abbia oltre vent'anni di vita, che abbia un suo auditorium, e che faccia attività 365 giorni all'anno, la nobile orchestra milanese non riceve dal FUS, GESTITO da NASTASI, complice Franceschini 'mezzo disastro' che naturalmente non  capisce nulla in materia, quel che si merita. Ed ora per l'ennesima volta Franceschini - c'è da credergli? - dopo l'accusa lanciatagli anche da Isotta appunto, ha promesso di occuparsene. C'è da credergli finché c'è Nastasi che non se ne è occupato volutamente da molti anni a questa parte, cioè da quando il problema è venuto alla luce in tutta la sua drammatica urgenza?
Isotta, nel caso dell'Orchestra Verdi ha denunciato esplicitamente trattamenti di favore riservati da Nastasi a certi festival di 'amici', di Nastasi, come  Ravenna, Spoleto, Torre del Lago e dello stesso Isotta ( Ravenna in primo luogo, ma anche Spoleto), di contro alla durezza con cui ha trattato il caso della Verdi.
 Isotta, proprio oggi, torna ad accusare Nastasi, quale protettore di Rosanna Purchia, sovrintendente da lui voluta ed ora scaduta del Teatro San Carlo, a sua volta protettrice del direttore artistico, pur esso scaduto, Vincenzo De Vivo (non vorremmo dare un dispiacere a Isotta ricordandogli che la carriera del giovane De Vivo iniziò alle calcagne di  Francesco Siciliani, ed è proseguita alle calcagne di Giorgio Vidusso, dal che, dopo tali esperienze e credenziali - ' le calcagne di' - il grande salto a Bologna, con quel dilettante amatore di musica che è Stefano Mazzonis, messo lì da Pierferdinando Casini, ed  ora solidamente ancorato al Teatro di Liegi). Lui la vorrebbe ancora in quell'incarico, mentre Isotta che conosce evidentemente bene la situazione del teatro della sua città, l'ha spesso criticata per incapacità e per scelte assolutamente indegne di un teatro di tale rilievo storico, fra cui la nomina del direttore musicale Luisotti, per Isotta non all'altezza della carica; per l'occasione persa di far tornare Muti; per  la scelta ingiuriosa di fare un balletto sul 'Requiem' di Mozart ( nel mezzo c'e stata anche la idiota decisione di far vedere, proiettandole su grande schermo, le partite dei mondiali, in teatro, prima o dopo un concerto); e  per aver avallato la scelta del direttore musicale di far pagare al teatro una costosa trasferta a Chicago dove egli  ha un altro incarico, complice Nastasi, che ha riservato per l'occasione al teatro - di cui era stato fino a poco prima commissario - un contributo ministeriale per la trasferta.
 Adesso Nastasi vorrebbe che la Purchia restasse a Napoli, nonostante che Lei sia stata indicata dal sindaco di Catania, Bianco, a sovrintendente del Teatro Bellini; la Purchia,  in spregio alla designazione catanese, avrebbe proposto la sua ricandidatura al San Carlo e Nastasi  spinge per la sua riconferma.
   Sempre Isotta, con altri illustri colleghi ed esponenti del mondo musicale italiano, aveva firmato una petizione per la non riconferma di Girondini a sovrintendente dell'Arena di Verona.  Il sindaco aveva fatto un bando pubblico per la successione a Girondini; si sono presentati una trentina di candidati, la rosa dei candidabili si è ristretta a quattro; e fra i quattro non c'è Girondini. Ora, da poco, s'è insediato il Consiglio di indirizzo presieduto da Tosi e sapete chi il consiglio  ha indicato al Ministro per la carica di sovrintendente? Girondini. Ancora il Ministro non ha fatto la nomina, vero. Ma è evidente come vanno le cose.
 Per Isotta e tutti quelli che la pensano come lui, sarebbe il terzo smacco, se la Purchia venisse rieletta e Girondini pure, e la Verdi affondasse nella palude dell'indecisione. Tutta colpa di Nastasi; ma questo non dovrebbe farlo desistere dalla denuncia.

Italiani in Spagna, a Valencia. Livermore,Abbado,Biondi

Cacciata via, anzi incarcerata la zarina di Valencia,  la Sovrintendente del famoso Centro delle arti costruito da Calatrava, reso famoso negli anni scorsi da notissime presenze musicali, da Maazel a Mehta a Domingo, si volta pagina. gli organi istituzionali della città hanno deciso di affidare la gestione generale e musicale( sarà sovrintendente e direttore artistico) del centro ad un italiano, ex cantante e regista, Davide Livermore, il quale ha chiamato immediatamente - nonostante che tutti e tre prenderanno servizio solo dal 1 gennaio 2016; ma le cose si preparano in tempo -  due direttori musicali per l'orchestra, anzi tre. Due italiani come lui e cioè Roberto Abbado - il quale ha fatto notare come all'estero  le nomine avvengono in tempo per poter essere onorate, e solitamente le prestazioni vengono retribuite con regolarità, non come accade in Italia, dove ormai è  consuetudine attendere mesi se non anni prima di ricevere il cachet pattuito - e Fabio Biondi fondatore ed animatore di 'Europa galante' fra i più apprezzati direttori del repertorio barocco. Ad essi si unirà un direttore 'ospite principale' , un valenciano, di  stanza negli USA, che pare sia destinato ad una bella carriera, anche se per noi il suo nome è sconosciuto.
 Abbado si occuperà del repertorio dell'Otto- Novecento, e Biondi del repertorio del quale è specialista riconosciuto.
 Auguri ai tre!

P.S. In un sito si legge che la nomina è stata voluta da Helga Schmidt, la zarina di Valencia, ex sovrintendente. Ma non stava dietro le sbarre?

Senza voler fare i 'puritani', era proprio il caso che Michele Mariotti...

Michele Mariotti, direttore musicale al  Teatro Comunale di Bologna, presente al Rossini Opera Festival, da quando - da sempre - suo padre è sovrintendente del festival e lui fa il direttore, in ascesa continua - da poco ha anche debuttato al Metropolitan - ora approda al Teatro Regio di Torino con 'I Puritani' di Vincenzo Bellini. E  per la parte di Elvira chi ha scelto? Sua moglie, il soprano Olga Peretyatko. Era proprio necessario? Non c'erano alternative - in alcune recite canta Desiré Rancatore? O dobbiamo sempre più abituarci al dispregio delle buone norme di comportamento che suggeriscono di non strafare?

mercoledì 11 marzo 2015

Bentornato CLASSIC VOICE con le sue inchieste

Eravamo in pensiero, perchè per qualche mese non ci sembrava che i giornali amici avessero riportato i soliti esiti strabilianti delle inchieste, fuori dall'ordinario, che in ogni numero, Classic Voice regala ai suoi attoniti lettori. E puntualmente siamo stati smentiti perchè, come apprendiamo dal Corriere, a firma Giuseppina Manin, un'altra inchiesta ancora c'è stata,  ed anche questa volta con risultati inimmaginabili ed inattesi
 Gli attenti ed acuti giornalisti della rivista italiana di musica questa volta hanno puntato i loro riflettori sui cachet della musica, opera e concerti, facendoci scoprire che i cachet che circolano sono più decenti di quelli effettivi e comunque sottostimati rispetto a quelli reali. Insomma direttori d'orchestra importanti, celebri solisti e cantanti di grido non se la passano male. I direttori di prima fascia guadagnano 30.000 Euro a concerto; come anche strumentisti celebri, da Kavakos a Lang a Pollini; a proposito di quest'ultimo e di Lang scrive la Manin che non si siedono al pianoforte se prima non gli hanno pagato il cachet. Dunque i tempi hanno cambiato anche la modalità del pagamento che si voleva  effettuato nell'intervallo fra prima e seconda parte di un recital o di un concerto. Adesso, stando a Classic Voice, non entrerebbero in sala se prima non hanno riscosso il cachet. Evidentemente, con i tempi che corrono, suonano più rilassati ed anche più spediti con i soldi in tasca. Perchè?
La ragione è semplice. Salvo poche, pochissime grandi istituzioni, con i conti in regola e liquidi in cassa, del cachet non c'è certezza. E di questa situazione abbastanza gravosa è chiaro che non  ne risentono  i grandi nomi, ma i giovani musicisti, ai quali si fa attendere anni prima di ricevere il saldo delle loro prestazioni. E la situazione è molto più diffusa di quanto si pensi. Questo problema noi l'abbiamo sollevato da tempo su questo blog, perchè conoscevamo molti casi di  giovani strumentisti o cantanti  che attendono da due o tre anni di essere pagati da istituzioni italiane che ormai appartengono ad una lista nera ben nota.
 Con questi cachet non vogliamo fare i conti in tasca a celebri direttori musicali che lavorano da noi come anche a noti strumentisti che perciò non se la passano male. Ed anche questo lo abbiamo più volte scritto riferendo di qualche direttore straniero che  quando era  Milano non c'era giorno che non suonasse o dirigesse, mettendo insieme in pochi mesi un bel gruzzolo, di molto superiore a ciò che guadagna, tutto l'anno, in altro paese dove ha un simile incarico stabile.  O di qualche altro direttore che in una stagione fra concerti in sede e in tournée, fa una cinquantina di concerti: fate voi il conto del suo cachet a fine stagione.
Abbiamo anche scritto che attraverso certi escamotage quel cachet era nei fatti inferiore a quello  effettivamente percepito - e la fonte dell'informazione era attendibilissima.
 I cantanti guadagnano un pò meno a recita, anche perchè,  tolti i recital,  la partecipazione ad un'opera prevede parecchie recite, dunque facendo la somma, anche loro si mettono in tasca un bel gruzzolo. La bella Netrebko  va dai 20.000 a concerto a 17.000 per ogni recita d'opera.
 Guadagnano meno di tutti i registi, con 60.000 Euro per ogni regia. Non recita, ovvio.
 Niente di nuovo sotto il sole. Ciò che Classic Voice crede di rivelare a seguito di indagine approfondita ed accurata, era cosa risaputa. Come spiegarsi altrimenti un contratto da 600.000 Euro per Temirkanov per i concerti diretti al Regio di Parma, epoca Meli- come leggemmo su diversi giornali?
 L'unica cosa che Classic Voice rivela è che la fonte di tali dati è il Ministero medesimo di Franceschini e Nastasi. Lo stesso ministero  che dovrebbe calmierare i prezzi, specie in tempo di crisi,  vigilare su strani giri per far fessa la legge che prevede certi tetti, e sanzionare coloro i quali contravvengono alle regole. Ed invece, è diventato inerte, riducendosi a semplice ufficio informazioni per Classic Voice. E non è la prima volta.

martedì 10 marzo 2015

Ancora sulla BUONA(?) SCUOLA di Giannini-Renzi. Scuole statali e scuole paritarie. Bonus alle famiglie

In un lucido e duro articolo in prima pagina, l'altro ieri, Galli Della Loggia, sul Corriere, faceva un esame spietato della situazione in cui versa la scuola italiana. Anzi in cui la scuola italiana versa da tempo; e le cui conseguenze, sia in ambito scolastico ( le condizioni pietose  in cui molti giovani diplomati giungono all'Università o entrano nel mondo del lavoro) che in ambito sociale, dove le relazioni fra simili e coetanei e fra giovani e adulti o anziani hanno completamente cancellato ogni senso di solidarietà e coesione, sono drammatiche.
 Che la scuola abbia bisogno di riforma è quasi inutile ribadirlo. Ma una riforma che crede di potersi basare esclusivamente sull'introduzione di qualche aggeggio elettronico o di una lingua straniera o di materie come quelle artistiche,  è una scuola che si illude di riformarsi. Manca,nella 'buona scuola' illustrata da Giannini-Renzi, diceva Galli Della Loggia, un progetto; non ci dicono cioè, prima ancora di venire alle cose pratiche, cosa intendono che sia la scuola oggi e che cosa farne nella  società italiana; ed anche in Europa, dalla quale viene in molti casi una spietata concorrenza a danno dei nostri giovani.
 E la premessa - il progetto di scuola - non è affare da poco, da esso dipende il futuro. Se non si ridisegna una scuola adeguata ai tempi, nessuna riforma servirà a migliorare le condizioni della scuola stessa e la capacità di informarsi e formarsi dei giovani.
Si sente spesso dire che la scuola non può sostituirsi alla famiglia ed alla società, nella formazione dei futuri cittadini, formazione che non si ottiene automaticamente attraverso la semplice e banale reintroduzione della 'educazione civica', che pure serve.
 E' vero la scuola non può sostituirsi alla famiglia ed alla società, ma non può neanche defilarsi  dalle sue responsabilità nel compito educativo dei giovani. Alla scuola spetta tale compito, e agli insegnanti quello di essere dispensatori di sapere ma anche educatori. Un ruolo che gli insegnanti sono tenuti a rivestire; e perciò la loro scelta,  ed anche la loro formazione ed il loro compenso - c'entra pure quello per tenersi strette le intelligenze più vivaci e capaci - sono di prioritaria importanza.
 In questi giorni è tornato alla ribalta un problema del quale tante, troppe volte si è discusso in Italia, e cioè del ruolo delle scuole paritarie, confesionali o non. Riguardo alle quali, l'ennesima discussione riguarda il sostegno dello Stato, in forma diretta o indiretta, alle famiglie che mandano i loro figli in dette scuole. Le quali scuole allo Stato non devono costare nulla come vanno difendendo le sinistre, Costituzione alla mano; mentre le destre, per farsi belle agli occhi della Chiesa e del Vaticano, sostengono l'esatto contrario. Meglio, allora, un contributo alle famiglie che mandano i loro figli nelle scuole paritarie, senza le quali - SIA CHIARO - l'intero sistema scolastico italiano collasserebbe. Se dall'oggi al domani chiudessero tutte le scuole cosiddette paritarie, si avrebbe un terzo o un quarto - comunque una cifra considerevole - della popolazione scolastica italiana in mezzo alla strada, giacchè già oggi le scuole statali non riescono a soddisfare la richiesta scolare di tutti gli aventi diritto.
 Allora perché continuare in simile ipocrisia? Non si venga a dire che uno che manda i figli alle scuole paritarie lo fa perché può farlo, perché ha i soldi per farlo. Sì è vero, ma non vanno dimenticate quelle famiglie che intendono investire sulla formazione dei figli e ritengono che tale formazione arrivi loro migliore in determinate scuole. Senza badare ai numerosi casi in cui certi ordini di scuole sono in zone molto lontane da quella di residenza ed altre questioni pratiche.
 Ed allora se una famiglia spende, investendo anche i risparmi, sulla scuola dei propri figli, scegliendone una piuttosto che un'altra, perchè lo Stato non deve riconoscergli un  bonus scolastico con una detrazione dal reddito?

domenica 8 marzo 2015

Contrordine. C'è da pagare anche Pizzo che lavora tanto, ed anche Ferro che, però, dirige pochissimo

Avevamo scritto, nei giorni della nomina di Oscar Pizzo alla direzione artistica del Teatro Massimo di Palermo, che l'esempio del neo direttore artistico che lavorava gratuitamente andava imitato.Ma non crediamo che molti abbiano seguito il nostro consiglio. perchè avrebbero dovuto. Il lavoro va compensato.
 In quegli stessi giorni abbiamo pensato che comunque il teatro dava qualcosa a Pizzo, insegnandogli sotto l'attenta vigilanza di Francesco Giambrone,gran maestro, il mestiere di direttore artistico di un teatro, mestiere che , come abbiamo detto già tante volte di lui e di molti altri che come lui debuttano in grandi istituzioni in tale mestiere, non hanno mai praticato.
Ma ci siamo ancora una volta sbagliati. Pizzo anche lui non senza ragione ha preteso di essere pagato, con appena 100.000 Euro l'anno - diciamo 'appena' perchè Giambrone ne prende 170.000 di Euro: 100.000 per l'incarico di Sovrintendente; 50.000 per quello di General manager, e 20.000 come istruttore/allenatore/insegnante di Pizzo.
Gabriele Ferro, direttore musicale del teatro, del quale pure c'era scritto un tempo sul sito che lavorava gratuitamente, ha preteso anche lui  un compenso - mica è l'unico fesso che lavora gratis. Ma il suo compenso non viene riportato, anche perchè si confonde con i suoi cachet da direttore di opere e concerti.
 Anche a santa Cecilia, alla voce Antonio Pappano, un tempo, quando Cagli prendeva sui 330.000 Euro, c'era scritto 150.000 Euro. Poi ci devono aver ripensato, a seguito dei tagli ai compensi superiori a 240.000 Euro. E Pappano, per far bella figura,  ha fatto cancellare ogni compenso specifico, tanto lui si rifa con i cachet di direttore, a fronte dei quali il suo compenso fisso da direttore musicale era ben poca cosa. Supponiamo, senza conoscere le cifre esatte.
 Ancora sul  Teatro Massimo. Si legge nel sito della notevole presenza di Gabriele Ferro, direttore musicale dell'orchestra del teatro, sia nei concerti che nell'opera. Sì, ha ragione chi l'ha scritto: Ferro in dodici mesi dirige un titolo d'opera ( Flauto magico) e due concerti.  Presenza perciò notevole, anzi notevolissima.

sabato 7 marzo 2015

La BUONA(?) SCUOLA Giannini del CATTIVO(!) GOVERNO Renzi

Tre governi, tre diversi ministri  dopo la Gelmini per mettere finalmente una toppa alle cosiddette riforme della ministra del governo Berlusconi, la Maria Stella, la quale era stata messa lì dal Cavaliere proprio in dispregio al merito, al quale andava dicendo che avrebbe improntato la sua riforma scolastica. Sì questo diceva anche la Gelmini, proprio lei che per prendere l'abilitazione alla pratica forense era andata in un distretto calabrese dove gliel'avrebbero data con più facilità. Come poi regolarmente accadde. Berlusconi, per dimostrare che sì vale il merito e valgono anche le capacità, però se uno si industria, non importa in quale modo, ottiene sempre quel che vuole, la mise all'Istruzione. Non lo dimostrò, sempre sotto il governo Berlusconi, anche il 'trota' di bossiana filiazione, come del resto la Gelmini, con la sua laurea 'albanese', pagata con i soldi pubblici, di cui l'altro genio 'verde', Salvini, ha perso la memoria?
 Berlusca chiese al suo ministro  Maria Stella - che mai ha luccicato, salvo che per il suo cavaliere benefattore - in linea con le richieste sottoscritte anche da Tremonti, di ridurre  le spese, e lei non solo, ubbidiente e riconoscente ridusse le spese, ma ridusse anche gli insegnanti. Ridusse quasi tutto, e poco ci mancò che non riducesse, fino a cancellarli, anche i cosiddetti 'plessi' scolastici, che pur ridusse. Con il miraggio del premio al merito, agitato sotto il naso degli insegnanti. I più bravi e meritevoli li premiava. Così disse.
 Poi fortunatamente per la scuola, la Maria Stella fu mandata a casa, e da quel momento si disse 'niente più analfabete  al Ministero dell'Istruzione'. Ancora gira la barzelletta  dei neutrini  che da Ginevra viaggiavano, in un tunnel sotterraneo, alla velocità superiore a quella della luce fin sotto il Gran Sasso. Poverina, Lei, oltre i suoi dati anagrafici e la devozione totale per il Berlusca, non sapeva nient'altro.
 E perciò, nei governi che si succedettero al ritmo di uno all'anno, si ricorse a professori per il Ministero dell'Istruzione, anzi a Rettori di istituti universitari. Prima Profumo, dal Politecnico di Torino, nel governo Monti, poi la Carrozza dalla Scuola di Sant'Anna di Pisa- da dove proveniva il suo capo, Letta, il nipote - ed infine con il Governo dello sveltino Renzi, la 'straniera' Giannini, da Perugia. Tutti e tre con un'unica missione: cancellare i danni prodotti dalla cosiddetta riforma Gelmini che della scuola voleva fare un riformatorio. Oltre il riformatorio che la scuola - come qualunque altro ambiente professionale - è già, senza neppure la geniale Gelmini.
 Chi ha insegnato per tutta la vita, come noi abbiamo fatto in diversi ordini di scuola, sa che la scuola - gli insegnanti intendiamo -  presentano vizi e virtù in egual misura di qualunque altro ambiente. Con una sola differenza.  che nella scuola le criticità caratteriali e di preparazione degli insegnanti producono maggiori danni che in altri ambienti.  Di insegnanti bravi ne abbiamo incontrati tanti, ed anche di insegnanti dediti al loro lavoro senza mai risparmiarsi, convinti che al centro della loro professione andavano sempre e comunque messi gli alunni. Ma anche di insegnanti disadattati, di insegnanti con turbe mentali, tutti dannosi per la crescita e la formazione degli alunni, ne abbiamo anche incontrati. Insegnanti ai quali noi non avremmo mai, e per nessuna ragione, affidato un nostro figlio, anzi avremmo fatto di tutto per  farlo cacciar dalla scuola. Cosa che non sempre riesce ed è possibile. E nei Conservatori, dove abbiamo insegnato per trent'anni, casi simili, purtroppo, ve ne sono più d'uno.
 Dopo la Gelmini la canzone del merito l'hanno cantata tutti da Profumo alla Carrozza ed ora alla Giannini. Tutti convinti che la scuola 'buona' la fanno i 'buoni'( bravi) insegnanti.
Naturalmente ci sono anche altri problemi, senza arrivare ai soldi per l'acquisto della carta igienica o alla messa in sicurezza degli edifici - un problema che accomuna scuole di ogni ordine ed in ogni angolo del paese. Questo sì da risolvere immediatamente, come va promettendo Renzi da quando è arrivato a Palazzo Chigi, mentre ogni tanto si ha ancora notizia di controsoffitti o intonaci che crollano sugli allievi, per fortuna senza danni negli ultimi mesi. O di scuole  che, semplicemente entrandoci, mettono il malumore ed invitano a degradarle sempre più, senza ritegno, tanto fanno schifo.
 Per certi ordini di scuola - vedi il settore AFAM - oggi c'è anche il problema dei capi di istituto eletti direttamente dai docenti i quali assai spesso preferiscono avere un capo di istituto 'ciuccio' del tutto, che già non dovrebbe insegnare, che però asseconda ogni loro richiesta, piuttosto che uno bravo che, invece, discute, in nome della buona scuola, ogni richiesta. quando sia di dubbia provenienza. Ed ha un progetto in testa. Potremmo fare anche qualche nome, per conoscenza diretta. Evitiamo solo per carità cristiana.
 Adesso con la Giannini le cose stanno per cambiare davvero, sempre ed ancora un volta sotto la bandiera del 'premio al merito'. Ed anche per altre cosucce di cui si parla da tempo ( studio delle lingue, scuola-lavoro, istruzione artistica, musica ecc..).
 Finalmente con la buona(?) scuola della Giannini , dopo una decina d'anni di fermo, anche i compensi degli insegnanti - che sono fra i più bassi del mondo civile! - riprenderanno a salire, perchè a detta di Renzi un buon governo si misura dall'impegno che mette nel migliorare la sua scuola, quella che forma i cittadini di domani. E gli insegnanti sono  il perno di questa riforma.
 Sono pronte già le tabelle che saranno presto  approvate dal Consiglio dei ministri e avallate dal Parlamento.
 L'anzianità degli insegnanti si tradurrà in 10,00 Euro lordi al mese in busta paga, e per i più bravi, il merito sarà premiato con 16,00 Euro lordi al mese, che sommati- ma solo e soltanto per i più bravi e meritevoli - fanno 26,00 Euro lordi al mese; e netti, qualcosa - ma solo per i più bravi e meritevoli - come 192,00 Euro all'anno. Finalmente. Converrebbe agli insegnanti, autoridursi di poco lo stipendio,  per  essere iscritti di diritto  nelle liste dei più bisognosi per avere 80.00 Euro al mese. Ma da subito.
Perchè invece gli aumenti della Giannini e di Renzi dovrebbero - il condizionale è necessario - a partire dal 2019. Il domani della riforma della Scuola. Quando Renzi non ci sarà più, ed il suo successore lavorerà per premiare merito e bravura degli insegnanti. A partire dal...