Se uno ha bisogno di qualche illuminazione sulla musica a chi altro può rivolgersi se non a Corrado Augias che della divulgazione musicale ha fatto da tempo il suo secondo o terzo lavoro, avendo realizzato le interviste di quella 'storia della musica' di molti anni fa, pubblicata, a dispense, da Repubblica - ma ideata da Giorgio Dell'Arti - e poi vari programmi audio/video, con un pianista che gli faceva da spalla, su Chopin , Beethoven - che sono andati a ruba - ed andando per teatri, anche fuori d'Italia, come a Liegi, invitato da quel genio di Stefano Mazzonis, a spiegare La Traviata di Giuseppe Verdi?
Per le stesse ragioni di tutti anche Nicola Piovani, che di musica ne ha scritta ma opere mai, s'è rivolto al grande maestro per porgli un quesito riguardante un costume sul quale i frequentatori dei teatri d'opera si saranno sicuramente interrogati negli ultimi anni.
E cioè. Perchè - ha chiesto l'oscuro maestrino al grande maestro - è invalsa l'usanza di arricchire con immagini od azioni, l'ouverture - o preludio o sinfonia avanti l' opera - dove l'autore l'ha prevista, e che è stata sempre fatta a sipario abbassato?
Quella ouverture - commenta il povero maestrino - fin dai primi esperimenti di melodramma, venne intesa dai compositore come richiamo per il pubblico, come annuncio che l'opera, cioè la rappresentazione, stava per cominciare. Questa funzione aveva quella che precede l'Orfeo di Monteverdi (1607) e che, anche oggi, si ascolta in apertura dei programmi televisivi o radiofonici dell'Eurovisione o dell'Euroradio. E infatti Monteverdi, dopo quel preludio strumentale, avverte che 'cala la tela' (mentre oggi il sipario si solleva) e si svela la scena, dando il via alla rappresentazione.
All'oscuro maestrino piacerebbe che l' ouverture abbia ancora la stessa funzione, quella cioè di avvertire che l'opera sta per iniziare, che venga fatta a sipario abbassato ( diremmo: senz'altra distrazione), mentre oggi si vedono, proiettate sul sipario, quando lo si lascia abbassato, immagini o personaggi che vanno su e giù. Sembra quasi - sostiene l'oscuro maestrino - che si abbia fretta di cominciare la rappresentazione per la quale quella ouverture strumentale appare come un ostacolo o inutile indugio, mentre dovrebbe servire come una sorta di 'camera di decantazione' o di 'decontaminazione' onde preparare il pubblico a passare dal mondo reale a quello irreale del
palcoscenico. Anche perchè - sia detto per inciso - la banalità di molte soluzioni innovative fa rimpiangere l'ouverture a sipario abbassato, come da tradizione, senza nient'altro.
Il magister optimus, Corrado Augias, va a nozze. Spiega la funzione dell'ouverture ed anche come essa si sia con il tempo modificata nella funzione: da semplice richiamo per il pubblico divenuta, dopo la cosiddetta riforma di Cristoph Willibald Gluck (espressa in una celebre prefazione di una sua opera, Alceste, del 1767), una sorta di 'avvio' o 'preparazione' alla rappresentazione, ma senza rappresentazione, anticipando talvolta i temi musicali più rilevanti o creando l'atmosfera nella quale la rappresentazione si svolgerà.
Aggiunge, facendo ricorso alla sua immensa competenza in campo musicale, che il 'preludio', anzi i preludi della Traviata ( due, prima dell' Atto I e III) sono fra le musiche più belle che lui conosca e che non vale la pena 'sporcarli' ; ma anche che lui, il celebre Preludio del Tristano di Wagner, con quell'accordo iniziale, tanto decantato per la sua novità, non lo capisce.
E, infine, che lui, dall'alto della sua cattedra, si trova d'accordo con l'oscuro maestrino nel preferire l'ouverture a sipario chiuso, quando c'è ( se non c'è, pace!) e senza nessuna distrazione. Per godersi quei pochi minuti di musica, spesso sublime.
Non sappiamo se Piovani sia rimasto soddisfatto di Augias, presumiamo di sì. Però, però... visto che l'oscuro maestrino scrive spesso di musica sui giornali e con una certa competenza, conoscendo il mestiere, era proprio necessario, per una questione non di rilievo, scomodare addirittura Augias?
Forse temeva di non saperne abbastanza - mai quanto Augias - e che se l'avesse spiegato lui nessuno se lo sarebbe filato, o gli avrebbe creduto, mentre, invece, chiedendo lumi ad Augias...
P.S. Per quel che può servire il nostro modestissimo parere - pochissimo! - anche noi siamo d'accordo con l'oscuro maestrino Piovani e con il grande maestro Augias, sulla opportunità di tornare a suonare l'Ouverture di un'opera a sipario chiuso e senza distrazione di nessun genere. L'Ouverture solo per orecchie e immaginazione, l'opera per le orecchie ed anche per gli occhi.
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domenica 11 febbraio 2018
martedì 6 giugno 2017
Per Nicola Piovani la Musica è PERICOLOSA; ma oggi la musica corre numerosi PERICOLI
Un giorno di tanti anni fa incontrammo per una intervista Federico Fellini, che avevamo conosciuto una sera a casa di amici, in nome della nostra amicizia con Nino Rota. Lo incontrammo a Cinecittà e parlammo naturalmente di Nino Rota ma anche e soprattutto di musica. Ci confessò di sentirsi 'fragilissimo ed indifeso' nei confronti della musica, per la quale ragione non frequentava abitualmente concerti e teatri. Perché la musica è pericolosa. Non usò proprio questo aggettivo ma il senso del suo discorso era proprio questo. Quando ascolto la musica - ci disse - non riesco ad opporle resistenza; è come se mettessi nelle sue mani la mia volontà, non ho più il controllo di me stesso, dunque assai pericolosa. Perché la musica, se coinvolge, non lascia scampo, è assai simile all'innamoramento.
Disse anche altro. Ad esempio che trovava l'opera una specie di miracolo, perché in essa si fondevano arti, che avevano una vita autonoma e che lì invece andavano a braccetto l'una con l'altra. E, infine, che si chiedeva spesso, senza ancora trovare una risposta: "dove va la musica quando finisce?" .
Quella salutare pericolosità della musica - lo stesso dicasi anche di altre arti, anche se nel caso della musica il coinvolgimento è totale e perciò irresistibile - Nicola Piovani ha preso a titolo di un suo libro ed ora anche di uno spettacolo che questi giorni si vedrà/ascolterà, lui protagonista, al Teatro Argentina di Roma. Nel corso del quale racconterà con musica, parola ed immagini i suoi primi quarant'anni, vissuti 'pericolosamente' nel mondo della musica, da solo ed in compagnia di molti amici che hanno fatto, primo fra tutti Vincenzo Cerami, assieme a lui questo lungo esaltante viaggio.
Piovani si è impegnato in molte battaglie a difesa della musica, prima fra tutte per l'abolizione del 'sottofondo musicale' che adesso va di moda anche negli allevamenti ( a lui è capitato di ascoltare in un allevamento la musica di 'Allevi' - per assonanza nominale?); e quella per il 'diritto al silenzio' che solo può consentire alla musica di nascere, espandersi, immergere, coinvolgere. E bene ha fatto.
Ma l'idea della musica 'pericolosa', e per questo 'preziosissima' per l'uomo, ci ha portati a riflettere sui pericoli che la musica corre oggi, senza che i diretti interessati se ne rendano conto e vi pongano rimedio.
Sembra, oggi, che la musica da sola abbia perso 'pericolosità', 'efficacia', 'forza di coinvolgimento'; e perciò vediamo inventarsi qualsiasi cosa per ridarle smalto. Scambiando la pigrizia e l'insensibilità del pubblico, il cui orecchio è ormai al limite della saturazione, con l'inefficacia della musica nel mondo contemporaneo.
Ed allora si inventano maratone , autentici tour de force, che dovrebbero ridare smalto alla musica, per la singolare situazione in cui viene proposta; la si sposa ad immagini, ben più forti della musica , si dice, in quella che si chiama oggi 'civiltà delle immagini'; la si puntella con chiacchiere di ogni genere; la si tratta con la stessa 'finezza'(?) commerciale con cui si trattano i vari prodotti nella pubblicità. Insomma si ha la sensazione che la musica abbia ormai perso la sua forza 'invasiva' di cui parlava Fellini e alla quale fa esplicito riferimento Piovani, e che, per riprendersela, abbia bisogno di altro.
E perciò, dopo Piovani, ci viene da gridare: attenti, la musica è in pericolo!
Disse anche altro. Ad esempio che trovava l'opera una specie di miracolo, perché in essa si fondevano arti, che avevano una vita autonoma e che lì invece andavano a braccetto l'una con l'altra. E, infine, che si chiedeva spesso, senza ancora trovare una risposta: "dove va la musica quando finisce?" .
Quella salutare pericolosità della musica - lo stesso dicasi anche di altre arti, anche se nel caso della musica il coinvolgimento è totale e perciò irresistibile - Nicola Piovani ha preso a titolo di un suo libro ed ora anche di uno spettacolo che questi giorni si vedrà/ascolterà, lui protagonista, al Teatro Argentina di Roma. Nel corso del quale racconterà con musica, parola ed immagini i suoi primi quarant'anni, vissuti 'pericolosamente' nel mondo della musica, da solo ed in compagnia di molti amici che hanno fatto, primo fra tutti Vincenzo Cerami, assieme a lui questo lungo esaltante viaggio.
Piovani si è impegnato in molte battaglie a difesa della musica, prima fra tutte per l'abolizione del 'sottofondo musicale' che adesso va di moda anche negli allevamenti ( a lui è capitato di ascoltare in un allevamento la musica di 'Allevi' - per assonanza nominale?); e quella per il 'diritto al silenzio' che solo può consentire alla musica di nascere, espandersi, immergere, coinvolgere. E bene ha fatto.
Ma l'idea della musica 'pericolosa', e per questo 'preziosissima' per l'uomo, ci ha portati a riflettere sui pericoli che la musica corre oggi, senza che i diretti interessati se ne rendano conto e vi pongano rimedio.
Sembra, oggi, che la musica da sola abbia perso 'pericolosità', 'efficacia', 'forza di coinvolgimento'; e perciò vediamo inventarsi qualsiasi cosa per ridarle smalto. Scambiando la pigrizia e l'insensibilità del pubblico, il cui orecchio è ormai al limite della saturazione, con l'inefficacia della musica nel mondo contemporaneo.
Ed allora si inventano maratone , autentici tour de force, che dovrebbero ridare smalto alla musica, per la singolare situazione in cui viene proposta; la si sposa ad immagini, ben più forti della musica , si dice, in quella che si chiama oggi 'civiltà delle immagini'; la si puntella con chiacchiere di ogni genere; la si tratta con la stessa 'finezza'(?) commerciale con cui si trattano i vari prodotti nella pubblicità. Insomma si ha la sensazione che la musica abbia ormai perso la sua forza 'invasiva' di cui parlava Fellini e alla quale fa esplicito riferimento Piovani, e che, per riprendersela, abbia bisogno di altro.
E perciò, dopo Piovani, ci viene da gridare: attenti, la musica è in pericolo!
giovedì 11 maggio 2017
MUSICA, sensazionale! Signorini prepara la regia di Turandot di Puccini; Piovani si accinge a scrivere una sinfonia, dal titolo 'Buche di Roma', di ispirazione respighiana
Alfonso Signorini, re con scettro e corona del regno del gossip, da 'Chi' e da 'L'isola dei famosi' vola a Torre del Lago per la regia della Turandot di Puccini, in cartellone al prossimo festival estivo, il 14 luglio il debutto, dunque fra pochi mesi. E così anche lui corona un sogno che ha coltivato sin dall'infanzia e che finora non ha voluto realizzare semplicemente perchè non interessato ad un ambito - quello dell'opera - che è di nicchia, lui che predica sempre a milioni e milioni fra lettori e spettatori. Ora s'è evidentemente 'snicchiato' ed ha accettato l'invito, recapitatogli direttamente da una delle postine della sua amica Maria.
Rivelando chi l'ha mandato a chiamare - che è poi il direttore Alberto Veronesi che ha già arruolato un fenomeno di direttrice d'orchestra, la giovanissima Beatrice Venezi per un altro titolo del festival ( vedi nostro post precedente) - ma non ancora perché ha accettato, precisamente a quale offerta non ha potuto più dire di no. Ma ha promesso che lo rivelerà nel prossimo numero di 'Chi'.
Noi gli auguriamo di realizzare finalmente questo suo grande sogno, senza venire alle mani ( a parole) come è accaduto l'anno scorso ad uno dei fratelli Vanzina, che aveva accettato anche lui il medesimo invito, e poi s'era trovato nella condizione di volerlo rifiutare, la sera in cui Veronesi, dopo il primo atto di Tosca decise di abbandonare il podio per ragioni - la strage di Nizza e le dimissioni del sindaco di Viareggio - che Vanzina non ha mai condiviso. Ricordiamo bene? Non crediamo di sbagliare, se invece sbagliamo, 'corriggeteci!'.
Nicola Piovani, dalle pagine del 'Messaggero', rivela oggi un suo progetto compositivo, venutogli dopo aver ascoltato, di recente, due celebratissime pagine romane del mago dell'orchestra, Ottorino Respighi, dirette da Pappano, che ha eseguito i due suoi più famosi 'poemi sinfonici': Pini e Fontane di Roma, ascoltati, dal vivo, all'Auditorium, anche da Piovani.
Il quale racconta che, tornando a casa in macchina dopo il concerto, mentre canticchiava un motivo dei poemi sinfonici appena ascoltati, si era distratto un poco. Mal gliene incolse, perché una, due e tre buche stradali, quasi in rapida successione, lo richiamavano, a seguito di sonore capocciate, alla realtà delle buche romane, oggi divenute un simbolo della città, come ai tempi di Respighi lo erano fontane e pini (ed anche Feste, meno eseguite). E così la decisione di scrivere, dietro ispirazione di Respighi, una sinfonia, più esattamente un 'Poema sincopato', che intitolerà: 'Buche di Roma', con largo uso di ferraglie di vetture scassate, di sirene di ambulanze, fischi di vigili, di sampietrini lanciati a mò di bombe, e di ' a limort...'
Rivelando chi l'ha mandato a chiamare - che è poi il direttore Alberto Veronesi che ha già arruolato un fenomeno di direttrice d'orchestra, la giovanissima Beatrice Venezi per un altro titolo del festival ( vedi nostro post precedente) - ma non ancora perché ha accettato, precisamente a quale offerta non ha potuto più dire di no. Ma ha promesso che lo rivelerà nel prossimo numero di 'Chi'.
Noi gli auguriamo di realizzare finalmente questo suo grande sogno, senza venire alle mani ( a parole) come è accaduto l'anno scorso ad uno dei fratelli Vanzina, che aveva accettato anche lui il medesimo invito, e poi s'era trovato nella condizione di volerlo rifiutare, la sera in cui Veronesi, dopo il primo atto di Tosca decise di abbandonare il podio per ragioni - la strage di Nizza e le dimissioni del sindaco di Viareggio - che Vanzina non ha mai condiviso. Ricordiamo bene? Non crediamo di sbagliare, se invece sbagliamo, 'corriggeteci!'.
Nicola Piovani, dalle pagine del 'Messaggero', rivela oggi un suo progetto compositivo, venutogli dopo aver ascoltato, di recente, due celebratissime pagine romane del mago dell'orchestra, Ottorino Respighi, dirette da Pappano, che ha eseguito i due suoi più famosi 'poemi sinfonici': Pini e Fontane di Roma, ascoltati, dal vivo, all'Auditorium, anche da Piovani.
Il quale racconta che, tornando a casa in macchina dopo il concerto, mentre canticchiava un motivo dei poemi sinfonici appena ascoltati, si era distratto un poco. Mal gliene incolse, perché una, due e tre buche stradali, quasi in rapida successione, lo richiamavano, a seguito di sonore capocciate, alla realtà delle buche romane, oggi divenute un simbolo della città, come ai tempi di Respighi lo erano fontane e pini (ed anche Feste, meno eseguite). E così la decisione di scrivere, dietro ispirazione di Respighi, una sinfonia, più esattamente un 'Poema sincopato', che intitolerà: 'Buche di Roma', con largo uso di ferraglie di vetture scassate, di sirene di ambulanze, fischi di vigili, di sampietrini lanciati a mò di bombe, e di ' a limort...'
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