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giovedì 28 dicembre 2017

Riccardo Muti, l'arciitaliano, mostri a Vienna il suo 'cuor di leone'.

Per la quinta volta Riccardo Muti dirigerà il prossimo Capodanno il concerto da Vienna, con i Wiener Philharmoniker. Al giornalista (portavoce?) del Corriere della Sera, Valerio Cappelli, ha dichiarato che lui il valzer non lo sa ballare - in questo è in compagnia di tanti altri cittadini del mondo - e che il programma - nel quale ha fatto entrare anche Rossini - lo ha scelto accuratamente facendosi aiutare e consigliare dal direttore  della 'Società  Johann Strauss', della quale egli è membro onorario.

 Ma la dichiarazione più importante  è quella di  voler bandire ogni scherzo dal concerto, a differenza di quasi tutti i direttori del capodanno viennesi che con lo scherzo al momento degli auguri,  hanno pensato di deliziare  il pubblico in sala e quello televisivo. Tutti, salvo Karajan ed ora anche Muti. Perchè, ha spiegato, quella viennese non è musica d'intrattenimento, ma musica come tante, anzi tutte, le altre e perciò va presa sul serio, anche perchè è intrisa allo stesso tempo di felicità e senso drammatico - ha precisato - e "si sente la fine un impero che sta per crollare."

 Ma c'è anche un altra ragione per cui è opportuno che Riccardo Muti, l'arcititaliano, bandisca ogni scherzo. Perché c'è poco da scherzare  per i tempi che stiamo attraversando, e ancor meno c'è da scherzare a Vienna, nell'Austria che all'Italia e  al mondo sta cominciando a giocare brutti, anzi drammatici scherzi.

Con l'Italia poi la ragione è duplice, dal rafforzamento dei controlli austriaci  al Brennero, alla  unilaterale subdola destabilizzante e non amichevole intenzione di concedere la doppia cittadinanza ai cittadini altoatesini.  Al punto che per l'ennesima volta ci chiediamo come abbia potuto un paese così retrogado e reazionario nella politica ( non serve per questo citare che in passato l'Austria ha avuto come cancelliere un ex SS)  -  esprimere tanta bella, ed anche grandissima, musica.

Infine, per quel che riguarda l'Italia, non vorremmo mai essere testimoni delle drammatiche conseguenze che un EMBARGO TURISTICO DA PARTE DEGLI ITALIANI produrrebbe sulla economia austriaca.

 Per questo consigliamo a Muti di evitare giustamente  ogni scherzo o gag , ma di dire con chiarezza quattro parole a proposito, al momento di fare gli auguri.

Poi nell'intervista al 'Corriere' Muti ha detto più dì una cosa sul Concerto veneziano di Capodanno che lui non ha mai diretto - perchè non ha voluto, o perchè non è stato mai invitato? - argomento che conosciamo molto bene e sul quale torniamo sul post successivo.

giovedì 21 dicembre 2017

Galeotta fu Manon, e Puccini maestro di seduzione. Sesso dietro il palcoscenico

Chiede il giornalista  del Corriere, Valerio Cappelli,  a Florez: Lei ha citato Salma Hayek, un’altra attrice che ha denunciato Weinstein: ci sono gli abusi sessuali nella lirica? 
E Florez risponde:
«Sono tutti consenzienti. Viaggiamo tanto, siamo soli, e a volte il soprano va col tenore, il contralto col baritono. Si saltano anche i corrispettivi registri vocali, intendiamoci... Può succedere più spesso che un direttore d’orchestra abbia un flirt con una giovane cantante o strumentista a inizio carriera. Il caso sulla presunta molestia di James Levine? Mi ha sorpreso. Comunque se ci sono le prove sono sacrosante le denunce di abusi».

Il mondo della lirica non è esente da episodi di  molestie e simili, ma c'è una differenza di base ,secondo Florez:  le molestie e i cosiddetti abusi sessuali, nella lirica, sono in genere CONSENZIENTI, e dunque molestie non sono; e si verificano soprattutto a causa delle numerose 'repliche'  e prove del melodramma che costringono i cantanti a passare molti giorni in  uno stesso teatro, magari anche nello stesso albergo ed a familiarizzare. 

La stessa cosa non accade agli strumentisti che solitamente, arrivano alla vigilia del concerto, fanno le repliche previste e poi scappano per l'impegno successivo in altra città, magari in altra nazione, e, in taluni casi, anche in un altro continente. Dunque non avrebbero tempo neanche per molestare od essere molestati.

Nel teatro d'opera  le cose vanno, perciò, molto diversamente. Accade perfino che due cantanti che vengono magari da storie familiari sfasciate, si ritrovino,  magari si molestino vicendevolmente, uno seduca l'altro, ma poi  si innamorino e si sposino pure. Non sono sempre così idilliache le storie, ma qualche volta sì, come nel caso della Netrebko, che ha trovato il secondo marito, cantando con lui a Roma in Manon  di Puccini, diretta da Muti.

Le cronache narrano di soprani o contralti che seducono - molestandoli,  ma poi subito consenzienti - tenori baritoni o bassi, con i quali talvolta, in scena, recitano parti  coinvolgenti anche fisicamente. Pensiamo a baci, carezze, abbracci ed anche sguardi 'assassini'. E anche perchè - e sarebbero le donne a far venire cattivi pensieri agli uomini - si dice che alle donne l'attività sessuale faccia bene, mentre agli uomini non altrettanto, in relazione alle successive  prestazioni vocali. E perciò il soprano  prova a sedurre il tenore perchè vuole primeggiare in palcoscenico sul collega, da lei messo ko a letto, dove tutto sommato sarebbe meglio parlare di 'tradimenti' o 'scappatelle', più che di molestie in senso stretto.

Ma le storie, dietro le quinte dei teatri d'opera, non si fermano ovviamente qui. Casi anomali ve ne sono e come, ed anche Florez sicuramente ne  ha sentito parlare, anche se non ha voluto accennarvi.

Chi non sa di un celebre direttore d'orchestra, carismatico, che a margine del suo contratto pretendeva , in camerino, la presenza di 'signorine'? Certo non le molestava, perchè, in quelle circostanze, le signorine ingaggiate  facevano il mestiere più antico del mondo, non sappiamo se per immolarsi al genio musicale o se, più prosaicamente, prezzolate a dovere. 

E di un altro celebre direttore che quando si fermava in una città per una serie di concerti ed altro - è accaduto a Roma tanti anni fa, e noi stessi ne fummo testimoni - si circondava, addirittura lo pretendeva, di giovani, ma adulti, maschietti, apprendisti o assistenti cosiddetti, certamente non per recitare il rosario in gruppo, nonostante l'episodio al quale ci riferiamo sia avvenuto in Vaticano in occasione di un concerto memorabile.

E, al contrario, ci fu anche il caso in cui un vecchio notissimo direttore - tutti e tre quelli dei quali riferiamo sono morti! - al quale una avvenente anzi procace giovane violoncellista durante le prove di un concerto - se ricordiamo bene in Canada o negli USA - tentava in tutte le maniere di esporre ed offrire le sue grazie al direttore. Il quale, non gradendo, o forse non gradendo più quel genere di offerte, rispose duramente (ed anche pesantemente) alla molestia:  fossi in Lei non girerei per il mondo con il violoncello fra le gambe,  perchè lei ha indosso uno strumento (la chitarrina, cosiddetta ndr), più efficace e più redditizio, da suonare.

Infine, avendolo sentito con le nostre orecchie, possiamo riferirvi quello che ci disse una volta il sovrintendente di un teatro, parlando del suo direttore artistico, fisicamente repellente quasi quanto Weinstein, a proposito delle cantanti che lui scritturava: se le fa tutte! Che è canzone divera da Così fan tutte!

martedì 15 agosto 2017

Dove vanno i critici musicali italiani d'estate? Snobbano l'Italia, salvo qualche eccezione,retribuita, e scelgono l'estero

Abbiamo atteso qualche giorno, pensando che seppure con un pò di ritardo, qualche nostro collega ci avrebbe informato degli esiti di alcuni festival  così importanti  che se ne sono accorti  gli stranieri  che li frequentano di anno in anno, in  numero maggiore degli stessi italiani. E invece no, almeno per alcuni. Gli stranieri vengono in Italia per i nostri festival - intendiamo il pubblico oltre i critici - e i nostri critici vanno all'estero a sentire concerti. E l'Italia resta scoperta. I critici spiegano anche perchè.

In ossequio ad una teoria che vorrebbe più utile al lettore la presentazione di un'opera o di un concerto, la critica musicale italiana tralascia di aggiornare i propri lettori sugli esiti di concerti ed opere. Sia chiaro, i critici anticipano con puntualità la vita musicale in Italia - nel qual caso la loro azione sarebbe utile al lettore. L'anticipano solo nel caso in cui succeda qualcosa di strano o curioso per la regia in un'opera, o per il debutto di un interprete, specie se giovane (ma nella musica si continuano a definire giovani anche interpreti che hanno superato la quarantina), meglio ancora se giovanissimo e, se di sesso femminile, se ha quel non so che di attraente che esula dalle sue capacità musicali.

E' accaduto, in questa estate accaldata, con il 'fenomeno' Currentzis, direttore d'orchestra quarantasettenne, greco di origine, attivo in Russia, in preda a estasi continue, al termine delle quali dà conto al giornalista che gli capita a tiro o che va a stanarlo, del contenuto delle sue visioni misto a fatti reali e legittime aspirazioni professionali.

I maggiori giornali italiani l'hanno intervistato a Salisburgo dove  Markus Hinterhauser, tornato alla guida del festival e in cerca di clamore, l'ha fatto debuttare con la sua singolare orchestra 'MusicAeterna', alla quale trasmette, costringendola a vivere in una sorta di 'comune', il suo fluido mistico.

Per effetto dell'estasi - ancora in trance? - ha visto nel futuro una sua collaborazione con il nostro Paolo Sorrentino per una prossima regia di Wagner, alla quale stanno lavorando insieme. Paolo Sorrentino gli avrebbe anticipato alcune caratteristiche del suo debutto operistico riguardante la Tetralogia che egli vorrebbe mettere in scena, ma cominciando dal Crepuscolo.

Sogno o son desto, Currentzis non se lo chiede mai, quando straparla. A farlo tornare con i piedi per terra ci ha pensato l'ufficio stampa del regista, il quale ha precisato, nello stile di chi parla da sveglio e sa quel che dice, che Sorrentino non ha nessun progetto operistico, neanche con Currentzis, che non conosce neppure. Ma allora che aveva scritto il Corriere della Sera? Cappelli, l'intervistatore, se l'era inventato, o Currentzis aveva scambiato il sogno con la realtà? E perché Cappelli non ha verificato?

Salisburgo è stata oggetto di attenzione da parte dei critici dei maggiori giornali italiani,  innanzitutto per il ritorno di Muti a dirigere un'opera (Aida), da tutti osannato. Giusto clamore.

Poi, invece, altri si sono recati a Lucerna ad assistere alla seconda uscita della Lucerna Festival Orchestra, orfana di Abbado e sotto la guida di Chailly, per dirci che quella orchestra è un'orchestra di virtuosi, ma che suona 'con l'anima'. Il lettore ringrazia per la precisazione.

E in Italia non c'era proprio nulla che meritasse attenzione? Che so, Pesaro? No. Dopo che la Aspesi ha dato il via al festival, come fa da molti anni a questa parte, tutti i critici si sono defilati, ritenendo esaurito il loro compito, reso inutile dall'annuncio della papessa rossiniana, una specie di madrina del festival pesarese, del quale decreta il successo prima ancora che inizi.

C'è stato qualche critico che si è spinto a Martina Franca per assistere  ad una delle riprese moderne tanto care al festival pugliese, concentrandosi sull'opera di Meyerbeer diretta da  Fabio Luisi. E basta? No. C'è un festival che si è meritato una certa attenzione, e non è una novità.

 I critici sono andati, dietro retribuzione, in pellegrinaggio a Macerata, per la stagione dello Sferisterio, invitati dal solerte direttore artistico, Micheli, a presentare le opere in programma. E già che c'erano hanno approfittato per raccontarcene gli esiti.

Questa è la vita dura del critico musicale italiano d'estate.

martedì 13 dicembre 2016

Riccardo Muti fa il bis con la Israel Philharmonic Orchestra

Dieci anni fa il nostro grande direttore aveva fatto il suo pellegrinaggio in Israele, per finire sul podio della Israel Philharmonic Orchestra, in una ricorrenza toscaniniana che coincideva con una seconda, quella del concerto fondativo dell'Orchestra della Palestina, come allora si chiamava, ad opera di Toscanini, del quale non senza ragione Muti si ritiene l'erede artistico, avendo ricevuto  l'insegnamento del grande direttore da Antonino Votto, suo maestro, che di Toscanini era stato assistente ed allievo.
 Allora Muti diresse un programma  che pescava in quello stesso, ma d'altri tempi, diretto da Toscanini.
 Ora, attraverso un lungo articolo scritto per il 'Corriere', Muti annuncia la sua nuova trasferta in Israele, al ricorrere degli ottant'anni della fondazione dell'orchestra (dieci anni fa, con il precedente concerto, celebrava anche i settanta dalla fondazione).
 Muti ricorda le manifestazioni di stima per Toscanini, a causa della sua opposizione ai regimi fascista e nazista,  e l'apprezzamento di quel gesto nobilissimo  che gli meritò applausi dal mondo intero. E dichiara che rifarà lo stesso curioso programma  che fece Toscanini in quel concerto inaugurale.
 Apertura con una sinfonia rossiniana( La scala di seta); poi la 'Seconda' di Brahms, a seguire l''Incompiuta' di Schubert, e due brani dalle musiche di scena di Mendelssohn  per il 'Sogno' di Shakespeare, e, di Weber, l'ouverture da 'Oberon'. Un programma che una sua logica architettonica l'ha sicuramente: si inizia con un preambolo, Rossini, che prepara alla grande più complessa sinfonia brahmsiana, poi,  di Schubert ancora una sinfonia che suscita grande riflessione , e dopo, lenta necessaria decantazione,  con due altri brani più 'leggeri', si potrebbe dire, prima di terminare.
Chissà quali critiche meriterebe un simile programma se fosse fatto oggi (del resto, in un'altra occasione celebrativa, un programma costruito sulla medesima falsariga di quello toscaniniano critiche sonore se le meritò negli anni scorsi, dunque...).

Una noticina, infine. Non necessaria, ma almeno utile. Del Comitato internazionale ( ?)'Viva Toscanini', messo in piedi  dieci anni fa, neppure l'ombra. Sparizione ampiamente prevedibile, anche per l' improbabile anomala composizione del comitato sorto per onorare un grande musicista e direttore d'orchestra, e che non contemplava la presenza di un solo vero direttore. E, infatti, Muti non figurava fra i suoi componenti.

P.S.  Sul sito di detto Comitato, a proposito del concerto di Muti in Israele del prossimo 20 dicembre, di cui si dà notizia (almeno la notizia, data la sua estraneità  all'avvenimento), si legge che il Comitato è FELICE. E a chi dubitava  della sua esistenza, il Comitato fa sapere che sta preparando le celebrazioni toscaniniane del prossimo anno.