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lunedì 4 dicembre 2017

I giovani, a teatro o concerto, si vestono a festa.Vedi alla Scala alla 'primina' di 'Andrea Chenier'

Da alcuni anni il Teatro alla Scala di Milano programma alla vigilia di importanti appuntamenti operistici - e la serata inaugurale di stagione, a  Sant'Ambrogio, è certamente l'appuntamento più importante - una 'primina', così battezzata perchè anticipa di qualche giorno la 'prima' vera e propria, ma anche perchè è riservata ai giovani. Sempre affolatta, sempre gradita dai giovani che, nella stragrande maggioranza, per la prima volta mettono piede in teatro, almeno era così nelle prime sperimentazioni, mentre adesso i giovani attendono ogni anno quella 'primina', quale che sia il titolo prescelto. e fra loro c'è un discreto numero di irriducibili e aficionados.

Ieri la tv ha mostrato, in diversi servizi giornalistici, alcuni di questi giovani che affollavano il foyer, al termine dello Chenier ed ha chiesto loro qualche impressione: più a proposito di quelle che la Carlucci ci rimanderà il 7 dicembre dallo stesso foyer, ma con altro pubblico.

Ma la cosa singolare è che nessun giovane è andato alla Scala con infradito e magliette sdrucite., come tanti musicisti eccentrici e intellettuali fasulli vorrebbero che fosse 'addobbato' il pubblico del concerto o dell'opera. Per svecchiare. Tutti erano vestiti a festa, facevano anche un pò tenerezza; ma di nessuno di loro si poteva dire che non si era vestito come l'occasione richiedeva. Il che dimostra che, contrariamente a ciò che pensano ed auspicano certuni, i giovani sanno come ci si veste in determinate circostanze.

Mentre li guardavano abbiamo pensato a cosa avrebbe potuto dire Currentzis - il direttore di origine greca che vuole rivoluzionare l'ascolto musicale, a partire dalla mise da concerto che deve essere lasciata alla libera scelta di ciascuno, senza regole. Come pensa anche quel violinista 'maledetto', alla Paganini, genio buttato alle ortiche,  che di nome fa Malikian e recentemente si è ascoltato anche a Roma, che prima di salire in palcoscenico si traveste, mette la maschera di pirata e  fa letteralmente pena, mentre i giovani alla Scala facevano solo tenerezza, e nessuna pena nei loro abiti da festa o da grandi occasioni.
 E come pensa, purtroppo, anche il nostro aitante direttorino Battistoni, il quale nel suo  libercolo  'Non è musica per vecchi' è sulle stesse insulse posizioni e si augura che la platea dei teatri si trasformi d'estate, in uno stabilimento balneare, per come è svestito il pubblico, e 'd'inverno' , in una stazione sciistica.
 Per fortuna i giovani che loro vorrebbero vestiti, anzi travestiti, la pensano diversamente.

mercoledì 23 agosto 2017

Al Corriere della Sera i titolisti non leggono più gli articoli

Bastava che avesse letto l'intervista, non tutta, magari solo la prima ventina di righe, che Valerio Cappelli - dopo la cappellata con Currentzis, ci si conceda lo sfottò - ha fatto a Salisburgo nei giorni scorsi al soprano bulgaro Sonya Yoncheva, il titolista degli spettacoli del Corriere per evitare l'errore grossolano che ha commesso nei confronti del soprano, relativamente al suo prossimo impegno alla Scala.  Egli, infatti , nel corredare l'intervista di Cappelli,  ha titolato: Cresciuta con i Queen - Inseguo il mito Callas. e sottotitolato : Sonya Yoncheva star a Salisburgo:pronta per la Scala, e il lettore immagina, prima di leggere l'intervista, che la Yoncheva attenda trepidante, il suo debutto alla Scala.

Poi legge l'intervista e si accorge che  il prossimo impegno alla Scala, a giugno 2018, che riguarda un titolo, Il Pirata di Bellini che dai tempi di Maria Callas non si  è fatto più, dal 1958, non rappresenta il suo debutto assoluto a Milano, perché appena due mesi fa ha cantato in Bohème di Puccini. Come accadrà anche per il Metropolitana ed altri importanti teatri nei quali pure ha già cantato: debutterà in titoli non ancora nel suo repertorio.
 Certo  cantare in un'opera interpretata dalla Callas, e sulla quale sembra quasi essere stato messo come un veto dalla 'divina', che dura da molti decenni,  è una prova importante, ma non è il debutto scaligero, come invece il titolista del Corriere, che non ha letto l'intervista di Cappelli alla Yoncheva, ha fatto pensare al lettore ignaro di stagioni e calendari di teatro.
La prossima volta...

martedì 15 agosto 2017

Dove vanno i critici musicali italiani d'estate? Snobbano l'Italia, salvo qualche eccezione,retribuita, e scelgono l'estero

Abbiamo atteso qualche giorno, pensando che seppure con un pò di ritardo, qualche nostro collega ci avrebbe informato degli esiti di alcuni festival  così importanti  che se ne sono accorti  gli stranieri  che li frequentano di anno in anno, in  numero maggiore degli stessi italiani. E invece no, almeno per alcuni. Gli stranieri vengono in Italia per i nostri festival - intendiamo il pubblico oltre i critici - e i nostri critici vanno all'estero a sentire concerti. E l'Italia resta scoperta. I critici spiegano anche perchè.

In ossequio ad una teoria che vorrebbe più utile al lettore la presentazione di un'opera o di un concerto, la critica musicale italiana tralascia di aggiornare i propri lettori sugli esiti di concerti ed opere. Sia chiaro, i critici anticipano con puntualità la vita musicale in Italia - nel qual caso la loro azione sarebbe utile al lettore. L'anticipano solo nel caso in cui succeda qualcosa di strano o curioso per la regia in un'opera, o per il debutto di un interprete, specie se giovane (ma nella musica si continuano a definire giovani anche interpreti che hanno superato la quarantina), meglio ancora se giovanissimo e, se di sesso femminile, se ha quel non so che di attraente che esula dalle sue capacità musicali.

E' accaduto, in questa estate accaldata, con il 'fenomeno' Currentzis, direttore d'orchestra quarantasettenne, greco di origine, attivo in Russia, in preda a estasi continue, al termine delle quali dà conto al giornalista che gli capita a tiro o che va a stanarlo, del contenuto delle sue visioni misto a fatti reali e legittime aspirazioni professionali.

I maggiori giornali italiani l'hanno intervistato a Salisburgo dove  Markus Hinterhauser, tornato alla guida del festival e in cerca di clamore, l'ha fatto debuttare con la sua singolare orchestra 'MusicAeterna', alla quale trasmette, costringendola a vivere in una sorta di 'comune', il suo fluido mistico.

Per effetto dell'estasi - ancora in trance? - ha visto nel futuro una sua collaborazione con il nostro Paolo Sorrentino per una prossima regia di Wagner, alla quale stanno lavorando insieme. Paolo Sorrentino gli avrebbe anticipato alcune caratteristiche del suo debutto operistico riguardante la Tetralogia che egli vorrebbe mettere in scena, ma cominciando dal Crepuscolo.

Sogno o son desto, Currentzis non se lo chiede mai, quando straparla. A farlo tornare con i piedi per terra ci ha pensato l'ufficio stampa del regista, il quale ha precisato, nello stile di chi parla da sveglio e sa quel che dice, che Sorrentino non ha nessun progetto operistico, neanche con Currentzis, che non conosce neppure. Ma allora che aveva scritto il Corriere della Sera? Cappelli, l'intervistatore, se l'era inventato, o Currentzis aveva scambiato il sogno con la realtà? E perché Cappelli non ha verificato?

Salisburgo è stata oggetto di attenzione da parte dei critici dei maggiori giornali italiani,  innanzitutto per il ritorno di Muti a dirigere un'opera (Aida), da tutti osannato. Giusto clamore.

Poi, invece, altri si sono recati a Lucerna ad assistere alla seconda uscita della Lucerna Festival Orchestra, orfana di Abbado e sotto la guida di Chailly, per dirci che quella orchestra è un'orchestra di virtuosi, ma che suona 'con l'anima'. Il lettore ringrazia per la precisazione.

E in Italia non c'era proprio nulla che meritasse attenzione? Che so, Pesaro? No. Dopo che la Aspesi ha dato il via al festival, come fa da molti anni a questa parte, tutti i critici si sono defilati, ritenendo esaurito il loro compito, reso inutile dall'annuncio della papessa rossiniana, una specie di madrina del festival pesarese, del quale decreta il successo prima ancora che inizi.

C'è stato qualche critico che si è spinto a Martina Franca per assistere  ad una delle riprese moderne tanto care al festival pugliese, concentrandosi sull'opera di Meyerbeer diretta da  Fabio Luisi. E basta? No. C'è un festival che si è meritato una certa attenzione, e non è una novità.

 I critici sono andati, dietro retribuzione, in pellegrinaggio a Macerata, per la stagione dello Sferisterio, invitati dal solerte direttore artistico, Micheli, a presentare le opere in programma. E già che c'erano hanno approfittato per raccontarcene gli esiti.

Questa è la vita dura del critico musicale italiano d'estate.

lunedì 31 luglio 2017

Ieri Currentzis, oggi Benelli Mosell. Ogni giorno una scoperta sensazionale?

Non siamo diventati  più cauti, quasi diffidenti con gli anni. Lo eravamo anche prima, quando difficilmente ci lasciavamo coinvolgere da scoperte, in campo musicale, sensazionali, sia che riguardassero compositori - negli ultimi tempi più d'una volta hanno tentato di distruggere l'idea che noi ci siamo fatti attraverso la storia di Beethoven o di  Mozart; quasi  sempre si sono cimentati in quest'opera di riscrittura totale della storia musicale avventizi senza nessuna base musicale, musicologica od anche storica - sia, più numerosi,  gli interpreti. In quest'ultimo caso abbiamo visto tante volte infinite stelle cadere dal cielo a sanlorenzo della stagione successiva a quella in cui  raccontavano di averle viste sfrecciare nel cielo; ma anche, al contrario,  punti luminosi che mai e poi mai avremmo scambiato per stelle,  e che  di lì a qualche anno, acquistando forza, hanno cominciato ad illuminare il cielo della musica.

Ma infinite altre volte, purtroppo, è accaduto, con la complicità dei mezzi di comunicazione, che  ad un enfant prodige,  o ad una bella fanciulla,  magari un pò eccentrica ( che nel mondo della musica non è raro incrociare), veniva profetizzata una carriera che solo  una ben diversa più robusta sostanza può assicurare.

Leggere perciò ancora oggi di un giovane direttore che  finalmente sta facendo scoprire Mozart - che, naturalmente, nessuno finora avrebbe mai rivelato come dovevasi - lui che ha la faccia  da divo rock,  chissenefrega; od anche di una pianista italiana che a trent'anni, dopo aver mietuto successi in ogni parte del mondo, mentre in Italia, solo nella Toscana natia, leggere di Lei  che è il fenomeno del momento ( ha appena inciso per Decca il Secondo di Rachmaninov, ma Lei è stata la pupilla di Stockhausen, e di questo veniamo a  conoscenza dopo la morte del compositore) ci rende ancor più diffidenti e ci fa dire: ma che ha fatto fino a trent'anni? Se poi aggiungiamo che in una intervista, oggi, la giovane pianista racconta di essere strumento nella mani del marketing, al punto che quando prova  e studia a casa, si mette abiti e scarpe che indosserà nel concerto; e che, fin da piccola, segue una 'dieta' musicale materna ferrea: dalle 14 alle 16, Bach; dalle 16 alle 18, Chopin; dalle 18 alle 20, Beethoven; allora scoppiamo a ridere. Meno male che non  abbia accennato al suo legame sentimentale, vero, sincero, con un ex deputato che ora come ieri frequenta il jet set più delle aule parlamentari, perché altrimenti avremmo concluso: due più due fa quattro, cioè i conti tornano.  E i conti non sono propriamente musicali. Marketing infatti.

Ma qualcosa ci hanno fatto pensare queste due interviste, una dopo l'altra, simili a tante altre, e cioè che i legami fra agenzie o case discografiche e mezzi di comunicazione sono oggi più stretti che mai.
  Ma non nuovi, perchè di certi legami fra giornalisti anche noti e certi agenti, nel passato, chi non sapeva?  E del resto è quasi naturale che  agenti e case discografiche si facciano amici giornalisti che poi lusingano in ogni maniera per asservirli alle loro necessità, di marketing  appunto.

Per esperienza diretta sappiamo che ciò accade. Negli anni Ottanta, quando dirigevamo Piano Time, un famoso agente, con residenza a Montecarlo - inutile che ne facciamo il nome - sul quale avevamo scritto cose non proprio lusinghiere, ci chiese  di lavorare per lui, in quel caso per (nella) la sua agenzia, ma chiaramente ed alla luce del sole, non come ci viene il dubbio che facciano tanti altri che di fatto lavorano anche per agenzie e case discografiche, pur svolgendo ufficialmente un diverso mestiere. Benchè 'apertamente' non accettammo perchè il lavoro del critico è l'opposto di quello dell'agente.