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martedì 6 gennaio 2015

ANCORA SULL'ACCADEMIA DI DANZA DI ROMA.Stefania Giannini, ministro 'cuor di leone'.

Giannini ed il direttore generale dell'AFAM, Mancini, decidono di non decidere sull'Accademia Nazionale di Danza di Roma, confermando l'idea di 'coraggiosi' che si aveva dei due nel mondo scolastico.
Mentre a Palazzo Chigi, in riunione con Renzi, la Giannini discute dei massimi sistemi scolastici, annunciando una riforma di portata epocale, quando si tratta di assumere decisioni in linea con tanto coraggio teorico, la Giannini, stremata per lo sforzo del lavoro sulla riforma, decide di non decidere. Nella  penosa vicenda, da noi già segnalata su questo blog, relativa all'Accademia di Danza - dove l'elezione, a larghissima maggioranza, a direttore del commissario m. Bruno Carioti,  è stata contestata da un insegnante dell'Accademia, votato da pochi intimi, che ricorre al TAR , il quale deciderà non prima di aprile -   il ministro Giannini, invece che confermare, vista l'ottima  gestione del 2014, a commissario il m. Carioti, in attesa che il TAR decida sul ricorso, per non scontentare Forza Italia che, evidentemente,  ha appetiti sull'Accademia di Danza anzi sulla Fondazione, la cassaforte che fa gola ai politici che  vorrebbero invece farci credere che sono interessati alle sorti della formazione dei ballerini in Italia, pur essa da ricommissariare,  lo mette da parte in attesa di conferirgli un nuovo incarico magari al Ministero, e nomina commissario la prof. Cassese, fino a luglio prossimo ( una durata anomala, di soli sei mesi, forse perchè anche il ministro crede che Carioti dovrà essere nominato direttore, perchè eletto regolarmente dalla stragrande maggioranza degli insegnanti), la commissaria dell'Accademia di Belle Arti dell'Aquila.
Ora anche la Giannini dovrebbe capire che se  qualcuno ha osato contestare la nomina di Carioti, perchè estraneo al mondo della danza, ma comunque attivo in quello contiguo della musica,  e che comunque ha fatto tornare alla normalità della sua attività di formazione l'Accademia, che senso ha mettere a capo, seppure per un semestre, dell'Accademia di danza in continua ebollizione a causa di tali vicende,  un commissario che ha retto una Accademia di Belle Arti che  dista dal mondo della danza quanto la terra dalla luna?
Ma forse  questo la Giannini non lo capisce,  come non lo capisce neppure il suo direttore generale AFAM, Mancini, anch'egli imprestato dall'Università e dunque ancor più estraneo al mondo dell'Istruzione artistica, la cosiddetta AFAM, della quale è stato messo a capo non si sa per quali competenze o meriti, oltre quelli politici.
 E così mentre si discute della riforma della scuola, definita da Renzi 'epocale', l'Accademia di Danza per l'irresponsabilità del Ministero, rischia di andare a rotoli.

giovedì 18 dicembre 2014

Accademia di danza a Roma. Giannini, il ministro, e Mancini, il capo dipartimento AFAM, si chiamano fuori, mentre studenti e professori protestano duramente.

Il caso dell'Accademia di Danza di Roma ha dell'inverosimile, e né il ministro né il capo dipartimento AFAM intendono dare una risposta alle proteste ed agli appelli sacrosanti di studenti e professori che reclamano un capo d'istituto, specie dopo  regolari elezioni che hanno visto eletto il m. Carioti.
 E' accaduto - lo abbiamo scritto alcuni giorni fa - che dopo l'uscita della Parrilla, per gravi irregolarità all'esame della magistratura,  il ministero ha nominato commissario il m. Bruno Carioti, già direttore del Conservatorio dell'Aquila e Presidente della Conferenza dei direttori dei Conservatori italiani. Terminato l'anno di commissariamento, durante il quale la pace sembrava essere tornata in Accademia, il Ministero sollecita il commissario ad indire le elezioni per la nomina del nuovo direttore. Il Commissario stila un regolamento, sulla scorta di quanto si fa nelle altre accademie (ma anche perchè non ve ne era uno, essendo la Parrilla nominata  'a vita' dal ministro Berlinguer suo accanito sostenitore un tempo), ed indice le elezioni, dalle quali egli risulta eletto direttore, per libera scelta della gran parte dei professori dell'Istituto, con un plebiscito di voti. Ma c'è un professore, uscito sconfitto dalle elezioni, avendo ottenuto un pugno di voti, che  fa ricorso al TAR per invalidare l'elezione di Carioti. Motivo: Carioti non è nè un coreografo, nè un ballerino, come secondo lui dovrebbe essere il direttore dell'Accademia di danza.
Il Ministro Giannini - e con Lei il capo dipartimento  dell'Istruzione artistica, prof. Mancini - decide di non decidere e di non intervenire, in attesa che il TAR o qualche altro  tribunale amministrativo, di quelli le cui sentenze spesse volte fanno rizzare i capelli, si pronunci, il che - si sa già - non ci sarà prima di aprile. E da qui fino ad aprile? Il Ministro tace e fa spallucce,  mentre gli studenti ed i professori senza più un capo della scuola, protestano e manifestano.
 Ora, un ministro che si rispetti,  in una simile situazione per non danneggiare l'istituto e gli allievi, assume una decisione prendendosi  la responsabilità - è il ministro, mica il primo arrivato.
Cosa fare? Il Ministro potrebbe con decreto convalidare la nomina di Carioti e rimandare alla prossima tornata di elezioni, fra tre anni, la redazione di uno statuto e regolamento, nel quale comunque  l'eccezione presentata dal prof. Fontano - ci pare che si chiami così - non può essere recepita, altrimenti dovremmo tornare a femmine con femmine, maschi con maschi, ballerini con ballerini,  e via dicendo.
Il Ministro non può lasciare un istituto così prestigioso - ma il discorso vale anche per l'ultima scuola del paese - senza capo. Oppure, se non se la sente, prolunghi il commissariamento di Carioti, fino alla sentenza, per la quale verosimilmente  ci sarà anche un appello ecc... e si finirà fra un anno almeno, a dio piacendo. Nel frattempo decida, è suo compito e dovere.  Ha capito Giannini?
 E Mancini quando ha chiesto formalmente a Carioti di indire le elezioni, e Carioti gli ha fatto presente che non esisteva in Istituto un Consiglio accademico in grado di redigere un nuovo regolamento,  e perciò ne ha redatto uno provvisorio sulla base di altri da lui redatti nelle precedenti responsabilità direttive, perchè non ha avuto nulla da dire,  ed ha avallato il regolamento  redatto da Carioti? Non può ora, ad elezioni avvenute regolarmente, chiamarsi fuori. La storia si ripete, soprattutto quando chi comanda  ha natura di coniglio.