domenica 30 agosto 2026

Usa. Liberta di parola agli studenti. Giudice vs.Trump ( da Metropolitan Magazine, di Stefania Cirillo)

 

Trump cerca di zittire gli studenti, ma un giudice si oppone: «Così la libertà di parola è un’illusione»

Possiamo parlare di libertà di parola, se l’unica accettata è a favore del governo e dei suoi leader? È stata una giudice federale della California a esprimersi a riguardo, affermando che nello scenario attuale la libertà sta diventando solo un’illusione. Il suo giudizio è direttamente rivolto all’operato del presidente degli Stati Uniti e all’obiettivo di zittire i critici di Israele per la guerra a Gaza. Donald Trump, infatti, si è mosso per espellere i cittadini stranieri che a suo dire hanno causato disordini nei campus universitari. La ragione, come vedremo a breve, è per avere espresso le proprie opinioni. Noël Wise, la giudice di cui sopra, ha affermato che il governo sta operando in modo incostituzionale citando proprio l’importanza del Primo Emendamento.

Studenti spaventati delle politiche di Trump, Wise si oppone

Attraverso la sentenza pronunciata venerdì, Wise sancisce la vittoria per The Stanford Daily, il giornale studentesco della Stanford University, il quale aveva segnalato un problema diffuso. Secondo quanto riportato, infatti, molti studenti internazionali provavano timore a esprimersi a causa della minaccia di deportazione. La decisione della giudice è in linea con quanto stabilito circa un anno fa da un giudice distrettuale a Boston. Quest’ultimo aveva stabilito che l’amministrazione Trump aveva violato la Costituzione prendendo di mira l’espulsione di persone prive di cittadinanza. L’unico scopo, come è emerso in più occasioni, era proprio quello di prendere di mira coloro che avevano sostenuto i palestinesi e criticato Israele.

La libertà di parola e di stampa, ribadisce Wise, sono «fondamentali per la duratura democrazia americana». Per avvalorare le proprie parole, la giudice ha citato numerose ritorsioni avvenute nel marzo 2025 da parte delle autorità d’immigrazione ai danni di coloro che avevano espresso un certo tipo di opinioni. Il medesimo trattamento era stato riservato anche alle persone che avevano criticato Charlie Kirk. «Domani, o forse persino oggi, i bersagli potrebbero includere chiunque negli Stati Uniti eserciti la propria libertà di parola semplicemente per esprimere opinioni non gradite al governo», ha aggiunto la giudice. Il direttore responsabile di The Stanford Daily, George Porteous, ha scritto su X: «I giornalisti della nostra redazione non dovrebbero temere che scrivere un articolo porti alla loro espulsione. La vittoria di oggi significa che non dovranno più averne».

Le tattiche del governo mirano a intimidire gli studenti

La sentenza riesce a portare un accenno di normalità all’interno dell’Università, da tempo limitata dalle possibili ripercussioni. Wise, infatti, ha ribadito quanto le tattiche del governo siano riuscite a intimidire gli studenti. «Il governo ha mandato un messaggio intimidatorio riguardo ai discorsi tutelati: parlate contro Israele o a favore dei palestinesi e vi revocheremo il visto ed espelleremo. Comportatevi bene. Gli studenti non cittadini hanno colto l’avvertimento e vi si sono adeguati. E, come dice il proverbio, il silenzio è assordante», ha scritto la giudice. Nel caso specifico della Stanford University, moltissimi cittadini stranieri regolarmente presenti hanno deciso di ritirare articoli, chiedere l’anonimato, rifiutare incarichi e chiedere di rimuovere articoli già pubblicati. Tutto ciò per timore di possibili ritorsioni.

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