No dell’Islanda all’Ue, Nathalie Tocci: “Destre estreme sfruttano la bandiera della semplificazione e danno una lettura faziosa del voto”
Secondo l’analista, le forze di destra radicale “cercano di disintegrare l’Europa” con la loro propaganda. Sull’esito del voto in Islanda: “Confermata una posizione storica”

“Un’altra Europa è possibile”. Con queste parole la leader francese di Rassemblement National, Marine Le Pen, ha riassunto la vittoria del No al referendum in Islanda sulla ripresa dei negoziati di adesione all’Unione europea. E se da una parte le destre estreme fanno il funerale alle politiche di Bruxelles, la professoressa della Johns Hopkins University, Nathalie Tocci, parla di una “non notizia” dato che l’Islanda ha confermato ciò che aveva già deciso in passato.
Come si interpreta il No dell’Islanda?
“Sono necessarie alcune premesse. La prima è che Reykjavík ha sempre scelto di non far parte dell’Unione europea e già una volta il processo di adesione era stato interrotto. Da un certo punto di vista, quindi, dobbiamo interpretare questo No non come un risultato frutto dell’euroscetticismo, ma di una convinzione rimasta intatta. Inoltre, l’Islanda già fa parte dell’area economica europea ed è un membro della Nato, di conseguenza parliamo di un Paese perfettamente integrato sul piano economico e su quello della difesa. La cosa sorprendente è però che, nonostante l’effetto Trump (e quindi le minacce alla Groenlandia), la maggioranza dell’elettorato non si sia spostato a votare Sì”.

Ciononostante la destra populista, come nel caso di Marine Le Pen, legge questo risultato come la riprova di un fallimento delle politiche di Bruxelles.
“È chiaro che le destre estreme stiano facendo una lettura molto faziosa di un risultato che, ripeto, non è affatto sorprendente. Allo stesso tempo si può dire che l’Ue sia stata incapace di cogliere l’occasione per spostare la maggioranza degli elettori verso il Sì”.
La pesca ha giocato un ruolo chiave in queste elezioni. I sostenitori del No temevano che il Paese dovesse affrontare forti limitazioni: l’Ue resta un Moloch di burocrazia?
“Il problema della burocrazia in Europa non è legato alla regolamentazione comunitaria in sé, ma alla stratificazione di regole nazionali che ne derivano. L’Unione europea sta cercando di semplificare le proprie normative, ma non può intervenire sui regolamenti nazionali che creano non poche problematiche. A questo si aggiunge poi il problema delle destre estreme che, tramite la bandiera della semplificazione, cercano di spingere verso la disintegrazione comunitaria”.
I Paesi più ricchi non entrano, mentre quelli più poveri – come Bosnia e Montenegro – vogliono aderire: l’Ue è appetibile solo per gli Stati più fragili?
“È sempre stato così, salvo l’ingresso di Svezia e Finlandia. L’allargamento ogni volta è stato dettato dal far entrare Paesi che erano meno solidi sul piano economico rispetto a quelli che già erano membri. E questo è avvenuto perché la logica del consolidare la pace attraverso l’integrazione è il cuore identitario dell’Unione europea”.

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