Scala 2026/27: debutti, ritorni e nuovi protagonisti. Apre l’Otello firmato Chung-Michieletto
È stata presentata la Stagione 2026/2027 del Teatro alla Scala. Per il repertorio operistico, sono previsti tredici titoli, il più antico composto alla fine del ‛600, il più recente nel 1987, una programmazione con netta prevalenza del melodramma italiano in cui sono incastonate presenze internazionali. Tre titoli in scena per la prima volta al Piermarini, quattro debutti tra i direttori e altrettanti tra i registi: un’attenzione ai nuovi protagonisti che si estende anche ai cantanti.
La prima Stagione di Myung-Whun Chung come direttore musicale si apre con Otello con la regia di Damiano Michieletto e Brian Jagde, Eleonora Buratto e Luca Salsi protagonisti: un titolo particolarmente atteso per l’autorevolezza verdiana del direttore, per la sensibilità e il prestigio del regista e per l’eccellenza del cast, oltre che per la ricorrenza dei 50 anni dalla prima diretta di un’inaugurazione scaligera sulla RAI.
Un titolo raffinato e prezioso eseguito per l’ultima volta alla Scala nel 1948 apre il calendario del 2027: Les Pêcheurs de perles di Georges Bizet, di cui nella Stagione precedente si esegue Carmen, offre le sue atmosfere esotiche e incantate al doppio debutto del direttore Henrik Nánási e del regista Arnaud Bernard. L’opera segna il ritorno alla Scala di Olga Peretyatko, insieme a Dmitry Korchach nella parte celebre di Nadir e Igor Golovatenko in quella di Zurga.
Don Giovanni di Wolfgang Amadeus Mozart fa parte della tradizione scaligera grazie a una serie di allestimenti entrati nella storia. Nel 2027 il Teatro riprende la classica regia di Robert Carsen con la direzione già autorevole del giovane Thomas Guggeis e un cast di cantanti attori di straordinaria energia: se nei panni del protagonista di alternano Luca Micheletti e Davide Luciano, in quella di Donna Anna debutta alla Scala la rivelazione Adela Zaharia, anche lei dividendosi le serate con Francesca Pia Vitale, mentre i due Don Ottavio sono Daniel Behle e Dmitry Korchack. Marta Torbidoni garantisce stile e carattere a Donna Elvira, e Alex Esposito, dopo tanti traguardi di carriera, torna al “suo” Leporello.
Il leggendario allestimento de La bohème di Giacomo Puccini creato da Franco Zeffirelli nel 1963 torna con la direzione di Daniel Oren e porta alla Scala un’altra voce che si è imposta in questi anni nei principali teatri ma non si è ancora ascoltata a Milano: Carolina López Moreno, che si alterna con Maria Teresa Leva. Due interpreti anche per Rodolfo, Stefan Pop e Valentin Dytiuk, mentre Davide Luciano è Marcello, Sara Blanch Musetta e Alessio Arduini Schaunard.
Anna Bolena di Gaetano Donizetti manca dalla Scala dal 2017. Sul podio debutta Francesco Ivan Ciampa, ormai riconosciuto tra i più autorevoli e interessanti nuovi direttori italiani, mentre la drammatica vicenda della sfortunata sposa di Enrico VIII è affidata alla mano registica di Chiara Muti. Nella temibile parte della protagonista torna Vasilisa Berzhanskaya dopo il trionfo come Adalgisa in Norma nella scorsa stagione. Con lei si alterna Elena Conesa. Il grande Juan Diego Flórez è Lord Percy, con Juan Francisco Gatell nelle ultime recite, e Roberto Tagliavini è Enrico VIII.
Riccardo Chailly ripropone The Rake’s Progress di Igor Stravinskij, opera che nel 1979 segnò un passo importante del suo percorso artistico: il nuovo allestimento è di Kasper Holten, con cui il Maestro ha già condiviso il Boris Godunov inaugurale della Stagione 2022/2023. Thomas Atkins è Tom Rakewell e Rebecca Nelsen è Anne Truelove, mentre Alex Esposito veste i panni diabolici di Nick Shadow. Per nulla secondarie seppur brevi le parti di Baba, che è Jamie Barton e di Mother Goose, che è Natasha Petrinsky.
Il direttore musicale Myung-Whun Chung torna con Macbeth di Giuseppe Verdi nel suggestivo e radicale spettacolo di Barrie Kosky. Se il protagonista Luca Salsi è abituato a calcare il palcoscenico scaligero (nelle ultime rappresentazioni subenterà Fabián Veloz), attesissimo è il debutto della carismatica Anastasia Bartoli come Lady, in alternanza con Marta Torbidoni. Francesco Meli presta a Macduff il suo accento accorato, ripreso da Antonio Poli, e come Banco si alternano René Pape e Simon Lim.
Tra le opere di Jules Massenet meno eseguite in Italia c’è sicuramente Don Quichotte, che giunge per la prima volta alla Scala nell’allestimento di Damiano Michieletto con la direzione esperta di Bertrand De Billy. Il dolente protagonista è Alex Esposito, insieme a Gaëlle Arquez Dulcinea e Giulio Mastrototaro Sancho Pança.
I Puritani di Vincenzo Bellini mancano dal Piermarini dal 1971, e l’edizione che tutti ricordano risale a dieci anni prima: l’attesissimo ritorno vede Fabio Luisi, Maestro dal vasto repertorio e di consolidato prestigio internazionale dopo le esperienze a Dresda e al Metropolitan, sul podio di un nuovo spettacolo di Davide Livermore. La proibitiva tessitura tenorile di Arturo è assegnata a Gaetano Salas, mentre Adela Zaharia torna nei panni di Elvira, vestiti anche da Gilda Fiume. Ragguardevoli le voci gravi: Giorgio è Giorgi Manoshvili e Riccardo Mattia Olivieri.
Il repertorio operistico degli Stati Uniti ˗ con particolare riferimento alle correnti minimalista e post-minimalista ˗ ha storicamente ricevuto scarsa attenzione in Italia e alla Scala. Per questo è particolarmente importante la proposta di Nixon in China di John Adams, nel quarantesimo dalla composizione, diretta da Kent Nagano nell’apprezzato allestimento di Valentina Carrasco che fa così il suo debutto al Piermarini. Richard e Pam Nixon hanno l’eleganza, il carisma e la sprezzatura scenica di Thomas Hampson e Renée Fleming; Kathleen Kim affronta la celebre aria di coloratura di Chiang Qing e Alfred Kim è Mao Tse-tung.
È italiano il titolo scelto per celebrare il bicentenario della morte di Beethoven: Leonora di Ferdinando Paër, che ebbe la sua prima a Dresda nel 1804 e servì da modello al compositore di Bonn per la sua unica opera Fidelio, giunge per la prima volta sul palcoscenico scaligero con la direzione di Roland Boër e il debutto del giovane regista Daniele Menghini (recente vincitore del Premio Abbiati), che coordineranno le forze artistiche dell’Accademia.
Il barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini torna nell’allestimento di Leo Muscato con il direttore belga-americano ma di origini italiane Giulio Cilona, giovane Kapellmeister della Deutsche Oper di Berlino per la prima volta alla Scala. Si dividono le rappresentazioni nella parte di Figaro Boris Pinkhasovic e Lodovico Ravizza e in quella di Rosina Mara Gaudenzi e Chiara Amarù. Marco Filippo Romano e Omar Montanari si alternano come Bartolo, mentre Dave Monaco è il Conte di Almaviva e Huanhong Li Basilio. Serena Gamberoni offre un prestigioso cameo nella parte di Berta.
Conclude la Stagione una nuova produzione di una delle vette più struggenti del Seicento musicale, Dido and Æneas di Henry Purcell, diretto dal milanese Gianluca Capuano. Lo spettacolo è affidato al regista-coreografo Marcos Morau, cui spetta il compito di restituire in linguaggio contemporaneo la forma ibrida del Masque barocco, tra danza e teatro. La protagonista è Emily D’Angelo, abbandonata da Alessio Arduini, ma una menzione particolare merita la presenza di Carlo Vistoli nella parte della Strega.
COMUNICATO
La Stagione 2026/2027 del Teatro alla Scala è una stagione di novità. Il Maestro Myung-Whun Chung corona il suo lungo e proficuo rapporto con l’Orchestra e il Coro scaligeri e con il pubblico milanese assumendo la carica di Direttore musicale, ed esordisce in questa veste con due grandi titoli verdiani, Otello e Macbeth. Il Sovrintendente e Direttore artistico Fortunato Ortombina sceglie di affiancare ai grandi maestri di casa alla Scala un gruppo di giovani emergenti e nomi nuovi: su tredici titoli d’opera sono tre i titoli mai eseguiti a Milano, quattro i debutti direttoriali e altrettanto quelli registici, mentre si moltiplicano le nuove voci. Tra i principi ispiratori della programmazione come concepita dal Sovrintendente c’è innanzitutto un’idea di identità e continuità con la tradizione del Teatro. Titoli pensati in connessione con la storia scaligera, realizzati con la cura e la professionalità dei nostri laboratori. Questo significa anche abbracciare e proseguire una tradizione di innovazione artistica e produttiva e di apertura a un repertorio ampio sia per l’internazionalità delle opere sia per l’arco temporale ricoperto, dal Barocco a oggi. La credibilità internazionale del Teatro alla Scala, che è alla base del progetto di rilancio delle tournée, si fonda proprio sulla riconoscibilità delle nostre produzioni come espressione di una specifica cultura musicale, teatrale e coreutica, e del tessuto culturale di un territorio. Questi principi devono essere resi compatibili con le esigenze di sostenibilità di un’istituzione complessa e soprattutto resi accessibili a tutte e tutti, grazie a politiche di prezzo differenziate e strategie di inclusione aderenti alla storia di un Teatro creato con il contributo dei cittadini milanesi e che è per vocazione punto d’incontro delle diverse anime della Città, grazie anche alla molteplicità dell’offerta artistica. Tratto distintivo del Teatro alla Scala è essere una casa per l’opera ma egualmente per il balletto, per i concerti e per gli incontri, con un’attenzione particolare ai più giovani, che costituiscono ormai stabilmente un terzo del pubblico complessivo.

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