mercoledì 27 maggio 2026

Cottarelli: se la burocrazia resiste di chi è la colpa se non dei politici? ( da Quotidiano.Net, di Antonio Troise)

 

L’economista Cottarelli: “Burocrazia? Colpa dei politici”

Roma, 27 maggio 2026 – L’Europa è un gigante burocratico che frena la crescita, come hanno sostenuto in coro il presidente di Confindustria, Orsini, e la premier Meloni? L’economista Carlo Cottarelli, nell’intervista a Qn, invita a non confondere i due piani: “Un conto è la burocrazia, un altro sono i vincoli decisi dalla maggioranza dei Paesi europei su temi come l’ambiente, il reporting, gli adempimenti”.

E allora?

“Sono il primo a dire che i vincoli imposti sono eccessivi, perfino irrealistici, perché svantaggiano troppo le imprese europee rispetto a quelle straniere. Non bisogna, però, fare confusione: la questione non è l’Europa in quanto tale ma la maggioranza che ha preso certe decisioni. Se in Italia non ci piace una legge, non ce la prendiamo con il Paese, ma con i partiti politici che l’hanno approvata”.

Non si può ignorare, però, che c’è anche un problema generale di burocrazia.

"Certo, c’è anche questo, e in Italia più che in Europa. Basta ricordare i 57 miliardi di costi per le piccole e medie imprese che derivano dalla burocrazia del nostro Paese. Qui l’Europa non c’entra nulla”.

La bassa crescita è solo colpa della burocrazia?

“È uno dei fattori, ma non il solo. Bisogna fare i conti con le tasse troppo alte e, per tagliarle, occorrerebbe ridurre le spese inutili. Poi c’è l’energia, che costa troppo: siamo troppo lenti sulle rinnovabili e non abbiamo il nucleare. Inoltre, non abbiamo un piano di medio termine del governo per gestire l’immigrazione regolare: anche questo rappresenta un costo pesante per le imprese”.

L’Europa rischia davvero la deindustrializzazione se non cambia rotta?

“Il problema esiste. Non solo per le scelte politiche sbagliate, ma anche perché le imprese del Continente sono ancora troppo piccole per competere. Il problema non è tanto con gli Stati Uniti ma soprattutto con la Cina. A questo occorre aggiungere i limiti di un mercato unico che non è davvero tale. Se una banca italiana vuole comprare una banca tedesca, i tedeschi si arrabbiano…”.

Meloni ha proposto a Confindustria un cantiere comune per la sburocratizzazione. Sarà la volta buona?

“È un tema che non è mai stato affrontato in maniera seria. Ci vorrebbe un presidente del Consiglio che andasse in televisione alle otto di sera e dicesse: l’obiettivo principale del mio governo per i prossimi cinque anni è sburocratizzare l’Italia. Se invece le priorità si spostano su altri temi, come il premierato o la riforma della giustizia, poi non c’è più il capitale politico per fare il resto. E lo dice uno che ha votato sì alla riforma della giustizia. Su temi come quello della burocrazia ci vorrebbe un investimento politico forte, di legislatura”.

https://www.quotidiano.net/video/politica/meloni-a-confindustria-la-ue-e-un-gigante-burocratico-iyicb9bc

Una delle strade indicate dal governo è estendere il modello della Zes unica a tutto il Paese. Che cosa ne pensa?

“Lo sostengo da tempo. La domanda è: se la semplificazione implicita nella Zes è una buona cosa per il Sud, perché non farla per tutta l’Italia da subito?”.

I salari italiani sono bassi?

"Sì. Fra il 2021 e il 2022 i salari reali sono scesi non perché ci sia stata una caduta della produttività, ma perché i prezzi sono saliti. Credo che nei prossimi contratti ci debba essere un po’ di generosità da parte delle imprese per aumentare i salari”.

L’altro grande freno è rappresentato dal costo dell’energia. Perché tanti ritardi?

“A mio parere dipendono anche dai veti incrociati fra i sostenitori delle rinnovabili, che sono soprattutto nel centrosinistra, e quelli del nucleare, che sono nel centrodestra. Uno scontro ideologico che finisce per favorire chi punta sugli idrocarburi. Credo davvero che a questo punto sia necessario un accordo bipartisan”.

C’è il rischio recessione?

“Dipende da molti fattori, a partire dalla riapertura dello Stretto di Hormuz. Lo scenario più probabile, secondo me, non è quello di una chiusura permanente e, più passa il tempo, più si sviluppano canali alternativi e c’è una spinta al risparmio energetico, sempre che non si taglino le accise. Al momento, la previsione è che ci possa essere un rallentamento della crescita ma non una recessione”.

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