venerdì 29 maggio 2026

Paolo Benanti, il francescano esperto in intelligenza artificiale ( da Primaonline)

 Paolo Benanti è un francescano colto, un eticista dell’intelligenza artificiale che siede in commissioni importanti, che il Vaticano consulta con continuità e che — va riconosciuto — ha dedicato anni seri a ragionare su cosa significhi affidare decisioni umane alle macchine. Tutto questo è fuori discussione. Ed è proprio per questo che il post pubblicato su LinkedIn lascia un certo imbarazzo, del tipo che si prova quando un professore stimato dice una cosa di troppo davanti a una platea che ha capito benissimo.

Benanti, il Papa e il libro sul comodino
Benanti, il Papa e il libro sul comodino

Il ragionamento, esposto con la “modestia” che si conviene a un religioso, è il seguente: nel suo volume La nuova logica del dominio (Laterza, 2026) Benanti ha articolato una diagnosi del potere computazionale come forma contemporanea di dominio, muovendo da Deleuze. L’enciclica Magnifica humanitas di Leone XIV «condivide questa diagnosi», la «porta nel registro del magistero» e la «radica nella tradizione della dottrina sociale della Chiesa»

Il soggetto grammaticale di tutta questa catena di verbi e’ quindi l’enciclica che condivide, porta, radica. Benanti, nel frattempo, aveva già scritto il libro. Prima. Dettaglio non secondario.

Nessuno nel post dice esplicitamente che Leone XIV abbia aperto La nuova logica del dominio cercando ispirazione. Sarebbe teologicamente avventuroso sostenere che il Vicario di Cristo abbia illuminato il proprio magistero sull’intelligenza artificiale sfogliando i Quaderni editoriali di Laterza. La forma scelta è più raffinata: un accostamento, una consonanza, una convergenza di diagnosi. La struttura del “anche lui la pensa come me”, eseguita con la prosa controllata di chi conosce bene la differenza tra affermare e suggerire.

Del resto la riflessione sul potere computazionale e sull’intelligenza artificiale come strumento di dominio è nell’aria da almeno un decennio — nei convegni di filosofia della tecnica, nelle aule universitarie, nei think tank che ragionano su chi controlla i dati e perché. Il fatto che due autori condividano una diagnosi non stabilisce necessariamente una filiera intellettuale. Questo lo sa chiunque abbia mai scritto un saggio.

È un genere letterario antico. Lo praticavano i cortigiani del Rinascimento, lo affinarono i professori del Novecento, lo ha perfezionato l’era dei social dove ogni post è anche un biglietto da visita. Non c’è nulla di disonesto. C’è però qualcosa di molto umano in questo avvicinarsi alla gloria altrui con la discrezione di chi sa che basta un passo laterale per starne appena un po’ dentro.

Questo articolo è stato scritto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale generativa — che non ha rivendicato alcuna paternità sull’enciclica

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