Esattamente 100 anni fa, il 1° Giugno del 1926, nasceva a Los Angeles Norma Jane Mortenson Baker, che di lì a poco tutto il mondo avrebbe conosciuto come Marilyn Monroe.
In onore della diva hollywoodiana, una delle attrici più celebri e iconiche del ’900, leggiamo e analizziamo Marilyn, la poesia che le dedicò Pier Paolo Pasolini.
Composto nel 1962 dopo la morte della Monroe, nel 1963 il componimento venne inserito nel film-documentario sperimentale La rabbia.
Incentrata sul tema della bellezza della quale l’attrice era considerata un emblema, la lirica si risolve in un’appassionata critica della società moderna.
Scopriamo di più sul significato di Marilyn.
Marilyn : testo della poesia di Pier Paolo Pasolini per Marilyn Monroe
Del mondo antico e del mondo futuro
era rimasta solo la bellezza, e tu,
povera sorellina minore,
quella che corre dietro i fratelli più grandi,
e ride e piange con loro, per imitarli,
tu sorellina più piccola,
quella bellezza l’avevi addosso umilmente,
e la tua anima di figlia di piccola gente,
non ha mai saputo di averla,
perché altrimenti non sarebbe stata bellezza.
Il mondo te l’ha insegnata,
Così la tua bellezza divenne sua.
Del pauroso mondo antico e del pauroso mondo futuro
era rimasta sola la bellezza, e tu
te la sei portata dietro come un sorriso obbediente.
L’obbedienza richiede troppe lacrime inghiottite,
il darsi agli altri, troppi allegri sguardi
che chiedono la loro pietà! Così
ti sei portata via la tua bellezza.
Sparì come un pulviscolo d’oro.
Dello stupido mondo antico
e del feroce mondo futuro
era rimasta una bellezza che non si vergognava
di alludere ai piccoli seni di sorellina,
al piccolo ventre così facilmente nudo.
E per questo era bellezza, la stessa
che hanno le dolci ragazze del tuo mondo...
le figlie dei commercianti
vincitrici ai concorsi a Miami o a Londra.
Sparì come una colombella d’oro.
Il mondo te l’ha insegnata,
e così la tua bellezza non fu più bellezza.
Ma tu continuavi a essere bambina,
sciocca come l’antichità, crudele come il futuro,
e fra te e la tua bellezza posseduta dal Potere
si mise tutta la stupidità e la crudeltà del presente.
La portavi sempre dietro come un sorriso tra le lacrime,
impudica per passività, indecente per obbedienza.
Sparì come una bianca colomba d’oro.
La tua bellezza sopravvissuta dal mondo antico,
richiesta dal mondo futuro, posseduta
dal mondo presente, divenne un male mortale.
Ora i fratelli maggiori, finalmente, si voltano,
smettono per un momento i loro maledetti giochi,
escono dalla loro inesorabile distrazione,
e si chiedono: «È possibile che Marilyn,
la piccola Marilyn, ci abbia indicato la strada?»
Ora sei tu,
quella che non conta nulla, poverina, col suo sorriso,
sei tu la prima oltre le porte del mondo
abbandonato al suo destino di morte.
Marilyn Monroe: la bellezza come condanna nella poesia di Pasolini
La tematica intorno alla quale si struttura la poesia Marilyn è la bellezza, che per la Monroe fu croce e delizia.
Può un dono trasformarsi in una condanna?
Per Pasolini essa può diventare addirittura un male mortale, come a suo giudizio sarebbe accaduto alla biondissima star americana dotata, a suo dire, di un fascino doloroso e sacro.
Dapprima pura e genuina, l’esuberante avvenenza dell’interprete di Quando la moglie è in vacanza e A qualcuno piace caldo sarebbe stata rubata e corrotta dalla società dei consumi, che l’avrebbe ridotta a merce su cui lucrare per trarne il massimo profitto.
A colei che considera l’ultima rappresentante della bellezza antica, di un mondo ormai perduto per sempre, Pasolini attribuisce un’innocenza innata, che la porta a non rendersi conto della propria fisicità esplosiva, il cui valore, per questo, risulta amplificato.
La potente industria del cinema americano si appropria dell’immagine di Norma Jane e ne fa Marilyn Monroe, quindi le insegna come guadagnare fama e denaro attraverso la bellezza, rendendola al pari di un oggetto, di un qualsiasi prodotto da vendere.
Ormai ostaggio delle majors hollywoodiane, perfetta incarnazione della spietatezza del mondo capitalistico, per Pasolini "non fu più bellezza" quella di Marilyn, ma merce e strumento di morte:
"La tua bellezza sopravvissuta dal mondo antico / richiesta dal mondo futuro, posseduta / dal mondo presente, divenne un male mortale".
La critica al consumismo e alla modernità
Secondo l’artista bolognese, che giunge persino ad accostarla a Gesù Cristo sulla croce, la Monroe era una bambina innocente e spaesata che entrata in un sistema sostenuto da un meccanismo brutale, ne è stata infine stritolata senza pietà.
Ridotta a un corpo senz’anima, Marilyn è una martire della modernità, una vittima sacrificale della società odierna, che venera il dio denaro e punta tutto sull’apparenza.
Pasolini vede in lei una "povera sorellina minore", un’umile fanciulla appartenente alla "piccola gente", che la contemporaneità ha condannato a morte dopo averle rubato l’innocenza e aver colpevolmente lucrato sulla sua straordinaria bellezza.
La critica al consumismo è totale e veemente; esso è visto come qualcosa che può divorare, proprio come ha fatto con Marilyn dopo che i rotocalchi e il cinema l’hanno resa "impudica per passività, indecente per obbedienza".
Eppure, dopo tanto pessimismo, appare un filo di speranza che lascia intravvedere qualcosa di buono per il futuro: la tragica scomparsa di una donna nel pieno della giovinezza e del successo, ha almeno il potere di scuotere le coscienze dei "fratelli maggiori", ovvero gli uomini, traendole fuori dall’indifferenza e dall’accettazione passiva di un mondo talmente crudele da rubare ciò che l’essere umano ha di più prezioso in assoluto, l’innocenza.
Di fronte alla morte di Marilyn Monroe Pasolini lancia il proprio accorato j’accuse contro il presente consumistico e capitalistico che logora i suoi figli più fragili, ma al tempo stesso spera che la società trovi mezzi, modi e vie per uscire dall’abbrutimento morale e spirituale in cui è caduta per tornare a fondarsi sui valori di educazione e civiltà.
Il film-documentario La rabbia (1963)
Marilyn, come anticipato, venne inserita dall’autore nel film-documentario sperimentale La rabbia, del 1963.
L’opera si divide in due parti distinte, la prima diretta da Pasolini, la seconda dal giornalista e scrittore Giovannino Guareschi (l’autore della celeberrima saga di Don Camillo e Peppone); vi si contrappongono due visioni ideologiche e poetiche opposte che tentano un’analisi e una spiegazione dei motivi da cui scaturiscono i tormenti dell’uomo contemporaneo.
Per la realizzazione della pellicola Pasolini non girò scene nuove ma utilizzò la tecnica del montaggio unendo fra loro immagini tratte dal cinegiornale Mondo Libero.
Dalla fusione tra poesia e polemica viene fuori un ritratto disperato della società a lui coeva.
Fra la critica della borghesia e del consumismo, del boom economico e del colonialismo, c’è spazio anche per una disanima sulla bellezza vista come mito e resistenza; la riflessione ruota intorno all’idea di "bellezza umile", che l’artista bolognese vede nell’antichità, nei visi della gente comune e in Marilyn Monroe.
L’attrice è per Pasolini un simbolo drammatico e incolpevole della bellezza pura che il meccanismo implacabile del potere e del consumismo sfrutta e getta via senza pudore o sensi di colpa.
La rabbia è un film concepito come un incontro-scontro ideologico nel quale le parti in causa offrono della società una visione e una lettura diametralmente opposte: marxista, laica e poeticamente tormentata quella di Pasolini, cattolica, anticomunista e pervasa di umorismo conservatore quella di Guareschi.
Due pensieri completamente diversi e in apparenza inconciliabili, eppure stessa identica conclusione per entrambi gli scrittori: la constatazione del degrado umano e morale che imbarbarisce il mondo di oggi.
Nessun commento:
Posta un commento