Il ministro dell'istruzione e del merito Giuseppe Valditara durante la trasmissione «Cinque Minuti» su Rai Uno ha dato un'anticipazione clamorosa: intervistato da Bruno Vespa, ha annunciato che l'anno prossimo i cellulari saranno vietati anche nelle scuole superiori e non solo in elementari e medie. «Una notizia in anteprima: per il prossimo anno scolastico noi vorremmo vietare l'uso dei cellulare anche per le scuole superiori», ha detto Valditara, che ha ribadito l'importanza di vietare l'uso dei social network sotto i 15 anni, augurandosi una approvazione rapida della proposta di legge bipartisan in discussione in Parlamento.
«Dal punto di vista scolastico il cellulare ha un impatto senz'altro negativo. Credo che la via più efficace sia quella di abituare i ragazzi a disintossicarsi, e a riportarli all'uso del libro, della carta e la penna», le parole del ministro. «Devo dire che le scuole hanno recepito questa nostra circolare e grande consenso da parte dei docenti, delle famiglie, ma anche sorprendentemente da parte degli studenti, perché un momento per disintossicarsi a oro fa molto bene», ha specificato.
«Abbiamo dati sconvolgenti sui bambini che a 6 anni vanno sui siti pornografici. Impressionante anche il 38% di ragazzi che soffre di disturbi del sonno causati dal cellulare. Dati rilevanti per quanto riguarda le competenze e il successo scolastico: addirittura il triplo delle bocciature o insuccesso scolastico per i ragazzi che fanno un uso smodato del cellulare».
«Il prof Addeo licenziato? Il rischio c'è»
Valditara si è anche riferito alla vicenda di Stefano Addeo, il professore sospeso dopo aver augurato la morte alla figlia della premier Giorgia Meloni: «Il ruolo dell'insegnante è delicato e strategico per la società ed è importante che chi va in classe abbia un comportamento corretto anche nella sua vita pubblica, innanzi tutto sui social. Credo sia del tutto incompatibile con il ruolo di insegnante chi invita alla violenza, all'odio, chi scarica sui social una aggressività incontenibile».
«Il rischio di licenziamento sicuramente c'è», ha aggiunto. «Io ovviamente non voglio entrare nel procedimento disciplinare, ma voglio dire con grande chiarezza che chi inneggia alla violenza o sui social compie azioni di disprezzo verso la vita e anche azioni volgari, affermazioni inqualificabili, ritengo sia incompatibile con l'insegnamento», ha concluso il ministro dell'Istruzione.
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