Primo obiettivo: stanare Matteo Salvini. Secondo obiettivo: vincere bene in Veneto, anche se fosse necessario un clamoroso dietrofront sul terzo mandato ai governatori. Nel centrodestra Fratelli d’Italia gioca di tattica in attesa di aprire ufficialmente la trattativa per la scelta dei candidati alla presidenza delle Regioni che andranno al voto in autunno. In scadenza le legislature di Veneto, Marche, Puglia, Campania, Toscana e Valle D’Aosta. La coalizione al governo guida solo le prime due Regioni e parte in posizione di svantaggio rispetto al centrosinistra. La sfida appare in salita nelle Marche dove il centrodestra ricandida, con qualche incertezza, il presidente meloniano uscente, Francesco Acquaroli, ma anche in Veneto dove il governatore più amato d’Italia, il leghista Luca Zaia, non può correre per il divieto del terzo mandato.
Dopo le aperture di Lollobrigida e Donzelli, la palla passa alla Conferenza delle Regioni
L’ipotesi di togliere il blocco ai due mandati per i governatori è maturata in FdI nel giorno dell’impugnativa in Consiglio dei ministri della legge trentina. Allora era stato il ministro Francesco Lollobrigida a esporsi in Cdm, sostenuto da un’intervista del responsabile organizzativo Giovanni Donzelli, comparsa il giorno dopo su alcune testate. In diversi non avevano dato molta importanza alle tesi di Lollobrigida e Donzelli, comunque voci autorevoli nel partito, semplicemente perché si riteneva fosse un modo per placare i leghisti, irritati per il ricorso che rischia di bloccare il terzo mandato a Maurizio Fugatti. Ma che l’apertura al confronto con gli alleati sul tema sia stata confermata più di recente ancora da Donzelli, al termine di un esecutivo di partito, ha fatto sollevare qualche sopracciglio in più. «Noi non abbiamo preclusioni», è il mantra che viene ripetuto ai piani alti di via della Scrofa. «L’importante è che non assistiamo a provvedimenti ad personam ma che ci sia una uniformità. Siamo quindi aperti al confronto nel caso in cui vi dovesse essere una richiesta, anche non unanime, dalla Conferenza delle Regioni». La Conferenza, guidata dal leghista Massimiliano Fedriga, ha già riflettuto sul tema e preparato una base di documento di cui il governatore friulano ha certamente parlato con Giorgia Meloni nell’incontro avvenuto a Palazzo Chigi nei giorni scorsi.
Il via libera a Zaia stanerebbe Salvini e metterebbe in difficoltà il centrosinistra
D’altronde Fedriga, come Fugatti, vorrebbe approvare una legge regionale che gli consenta di candidarsi al prossimo giro, dribblando il divieto di terzo mandato. Fedriga è inoltre molto vicino a Zaia, con il quale si sente spessissimo, sicuramente più di quanto parli con Salvini (oltre ad avere un storicamente buon rapporto con Meloni). Ed è in questo intreccio di rapporti che forse bisogna leggere la ‘mossa del cavallo’ di FdI. Aprire a sorpresa al terzo mandato, con la sponda dei governatori leghisti, per ‘stanare’ Salvini e far saltare il candidato che il capo di via Bellerio vedeva già schierato in Veneto, il suo vice 32enne Alberto Stefani. Una ‘finta’ studiata ad arte per mettere in difficoltà non solo il leader leghista ma anche il centrosinistra che dovrebbe affrontare la grana delle ambizioni di Vincenzo De Luca e Michele Emiliano in Campania e Puglia.
FdI è pronto a cedere sul Veneto ma non sulla Lombardia
Ma se si ascoltano i discorsi che vengono fatti da un big di FdI viene il dubbio che non sia proprio tutto un ‘bluff’. «Se dobbiamo lasciare il Veneto alla Lega, allora è ampiamente meglio Zaia di Stefani», è il ragionamento che si fa da diversi giorni. «Un candidato civico? Non ne parla nessuno e nessuno ce lo ha proposto», si sottolinea. «A quel punto, in caso di ok al terzo mandato», continua il pezzo grosso di FdI, «Zaia sarebbe una garanzia anche per noi in Veneto. Ma bisognerebbe aprire subito il discorso Lombardia. Perché se come coalizione diciamo ok alla ricandidatura dei migliori, Zaia va benissimo, ma non si può fare lo stesso discorso per Attilio Fontana. E loro non è che abbiano candidati migliori dei nostri in Lombardia. Se non vogliono giocarsi la carta di un pezzo da novanta come Giancarlo Giorgetti, gli altri nomi, che siano quello di Massimiliano Romeo o Massimo Garavaglia, non è che siano poi così più qualificati dei nostri, penso a Carlo Fidanza, per esempio».
Il partito di Meloni dovrà spiegare il dietrofront a elettori e a Fi
FdI da tempo vuole una Regione del Nord e un riequilibrio nella suddivisione dei presidenti, allo stato sbilanciata verso Forza Italia. Ecco, l’impressione è che FdI abbia all’inizio puntato gli occhi sul Veneto ma che si sia resa conto di dover lasciare questa partita alla Lega. Dopo il deludente risultato delle Amministrative, soprattutto a Genova, e ancora brucia il ricordo della sconfitta in Sardegna, appare evidente che Meloni voglia vincere bene nell’unica Regione in cui non corre rischi. E scendere a patti con il governatore uscente è forse l’unico modo per uscire degnamente da questa situazione. Allo stato il partito della premier è combattuto, anche perché bisognerebbe spiegare ai propri elettori del repentino cambio di posizione. Oltre che agli alleati di Fi, da tempo contrari allo sblocco dei tre mandati. Ora bisogna capire se ci sono i tempi per cambiare la legge in tempo per le Regionali. «Se vogliono farlo, basta fare un emendamento di una riga e collegarlo a un decreto da calendarizzare a breve», scandiscono, ottimisti, dalle parti di Zaia.
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