"Classica, presente, eterna" è lo slogan che dà il segno del nuovo corso in linea con l'idea di musica di Biscardi, che all'offerta dei capolavori della tradizione vuole affiancare la musica di oggi e i lavori dei compositori della scena italiana. "Ne abbiamo almeno una decina che ci invidia il mondo intero" ha detto. Daniel Harding, alla sua seconda stagione da direttore musicale, sarà sul podio per otto produzioni e i tre tour internazionali. "Ora sono direttore solo qui a Roma", ha spiegato riferendosi alla conclusione della sua esperienza alla guida dell'orchestra sinfonica della Radio Svedese. "Sono all'inizio della mia storia con l'orchestra, ma abbiamo già fatto passi avanti enormi per trovare la fiducia reciproca che rende tutto possibile". La prossima stagione provoca "emozione e paura, il livello dei direttori ospiti è fantastico. Non c'è un'altra orchestra al mondo come questa e così, con il coro e la città, potremo continuare ad attrarre i direttori migliori", dice Harding ricordando che festeggerà il 31 agosto i suoi 50 anni a Bucarest dirigendo un concerto con Martha Argerich, leggenda del pianoforte. . Quanto all'inaugurazione con Wagner, il direttore musicale lo ha definito "un progetto enorme" e la versione scenica aiuterà perché sarebbe troppo chiedere al pubblico di assistere a cinque ore di musica cantata in tedesco.
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Molti anni fa Wagner fu diretto a Santa Cecilia da Giuseppe Sinopoli, all'Auditorium della Conciliazione. A chi gli chiedeva dell'assurda esecuzione di Wagner in versione 'oratoriale', rispondeva: senza la distrazione della scena, la musica si ascolta meglio, più concentrati.
Oggi Daniel Harding, cinquantenne, viene a dirci che eseguire Wagner in forma 'oratoriale' significa chiedere al pubblico un grande sacrificio. E spiega: come si fa a restare in poltrona per cinque ore, ad ascoltare musica cantata per giunta in tedesco?
Insomma, fateci capire: Wagner è meglio in scena o in forma oratoriale?
Santa Cecilia che si allarga, con la direzione musicale di Harding e la sovrintendenza di Biscardi, al repertorio operistico e lo fa trasformando la sala grande in un grande teatro, ha dell'anacronistico.
Ci fa pensare a quelle becere dichiarazioni di Viktorija Mullova che dopo che si era fidanzata con un noto jazzista e aveva cominciato a suonare altro dal repertorio tradizionale violinistico, si giustificò: sempre Bach, Beethoven... è una galera. E cominciò a suonare musica del 'suo' bach ( il fidanzato), quando era mille volte meglio il Bach originale.
Santa Cecilia sembra sentirsi incatenata con il repertorio sinfonico, nonostante la sua vastità e grandezza; e allora, invade campi che non le apparterrebbero, avendo ella - la Santa - già troppo da fare, perfino restando nel suo campo.
E allora ci sarà senz'altro qualche altra ragione, diversa da quella musicale esposta da Harding - becera quanto quella della Mullova o di Sinopoli, forse ancora più becera - per una tale invasione ingiustificata. Magari una casa discografica, o uno sponsor, o qualche ricco mecenate che paga 'l'invasione' wagneriana in forma scenica, nel tempio e nella istituzione paladina della musica sinfonica, nel nostro Paese.
(Pietro Acquafredda)
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