L'isteria di minacce e reciproche accuse tra l'uomo più ricco del mondo, Elon Musk, e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sono sconfinate anche nel mondo dell'esplorazione spaziale. «Il modo più semplice per risparmiare miliardi e miliardi di dollari nel nostro bilancio sarebbe quello di annullare i sussidi e i contratti governativi del capo di Tesla e SpaceX» ha scritto Trump sul suo social network Truth Social.
La replica, impulsiva e pungente, trasfertita su X, non si è fatta attendere: «SpaceX inizierà immediatamente a mettere fuori servizio la sua navicella Dragon» utilizzata dalla Nasa per trasportare gli astronauti alla Stazione Spaziale Internazionale, ha promesso Musk. Panico. Le capsule Crew Dragon di SpaceX trasportano carichi e astronauti alla Stazione Spaziale Internazionale e sono attualmente l'unico mezzo affidabile della Nasa per raggiungere la ISS.
Poche ore dopo la marcia indietro, molto probabilmente dettata da ragioni economiche: «Va bene, non metteremo fuori servizio Dragon» ha detto Musk al termine di una giornata che ha visto le azioni Tesla in caduta libera (-14%) e dopo aver forse ragionato sulle conseguenze di rompere un contratto del valore di oltre 4,9 miliardi di dollari (più penali).
Allarme, per ora, rientrato. Ma se l'annuncio dovesse concretizzarsi la Nasa si troverebbe in una posizione complessa, con pochi margini di manovra a breve termine. A partire dal 2020 la navicella Dragon ha sostituito il ruolo coperto dallo Space Shuttle, andato in pensione nel 2011. Come si è mossa la Nasa in questi anni? Per anni gli americani hanno fatto affidamento sui voli russi della capsula Soyuz (pagando 80 milioni di euro per ogni posto occupato). La collaborazione con SpaceX è servita a riportare negli Stati Uniti le partenze per lo spazio: la Nasa è così tornata a lanciare i propri astronauti dal suolo nazionale con notevole risparmio (55 milioni di euro per passeggero). Ma non c'è altro mezzo americano alternativo a Dragon.
Oggi la capsula Dragon, sviluppata con il sostegno economico della Nasa, è infatti essenziale per mantenere operativa la ISS. Viene utilizzata per il trasporto di astronauti (fino a quattro per missione) e per missioni di rifornimento. L'interruzione di questo servizio costringerebbe la Nasa a tornare dipendente dalla Russia in un momento storico decisamente complicato .
Se Musk dovesse dare seguito alla sua minaccia è quasi certo che SpaceX riporterebbe sulla Terra la Crew Dragon attualmente attraccata alla Stazione Spaziale con i quattro astronauti che a bordo nella navicella hanno raggiunto la ISS lo scorso marzo. Dopo di che, tutti i viaggi si bloccherebbero e il futuro della stazione spaziale, già sotto assedio e piuttosto vetusta, sarebbe a rischio.
A breve termine dunque, l'unica alternativa concreta per la Nasa sarebbe optare per la capsula russa Soyuz, già operativa, che può trasportare però solo tre astronauti per volta. In base a un accordo di reciprocità, ogni lancio SpaceX ospita un cosmonauta russo e ogni lancio Soyuz include un astronauta americano, per garantire un equilibrio in caso di emergenza.
Il ritorno al veicolo orbitale russo Soyuz avrebbe delicate implicazioni di sicurezza. Oltre al trasporto verso l'ISS, SpaceX infatti gestisce anche missioni scientifiche e militari per conto del governo Usa. Inoltre, ha ottenuto un contratto per aiutare la Nasa a «deorbitare» la stazione spaziale alla fine del suo ciclo operativo. Se la Nasa fosse costretta ad affidarsi alla Soyuz l'equipaggio della stazione spaziale potrebbe essere ridotto a tre, il numero di astronauti che può appunto essere trasportato a bordo della capsula russa, con il rischio di perdere una presenza costantesulla ISS.
In alternativa la Nasa dovrebbe accelerare lo sviluppo di veicoli alternativi. La capsula Starliner di Boeing, che potrebbe rappresentare l'alternativa americana, ha fallito nel suo primo volo con equipaggio nel 2024 e resta a terra in attesa di ulteriori test non ancora terminati. Nella sua missione di prova Starliner ha lasciato due astronauti della Nasa, Sumi Williams e Butch Wilmore, in orbita per nove mesi (invece che otto giorni). Gli astronauti hanno potuto fare ritorno sulla Terra proprio a bordo di una Crew Dragon di SpaceX. La Boeing e la Nasa non hanno ancora annunciato quando verrà lanciato il prossimo Starliner, ma ciò non è previsto prima dell'anno prossimo.
Anche la società aerospaziale Northrop Grumman ha un contratto per trasportare carichi alla stazione spaziale con la sua navicella spaziale Cygnus, ma di recente il veivolo è rimasto danneggiato durante il trasporto in Florida per il lancio. La Nasa ha incaricato una terza azienda, la Sierra Space di Louisville, in Colorado, per le consegne dei carichi alla ISS. Tuttavia, la navicella spaziale Dream Chaser (che assomiglia molto agli space Shuttle) non ha ancora effettuato il suo primo volo dopo alcuni problemi in fase di test.
Il ritorno al veicolo orbitale russo Soyuz avrebbe delicate implicazioni di sicurezza. Oltre al trasporto verso l'ISS, SpaceX infatti gestisce anche missioni scientifiche e militari per conto del governo Usa. Inoltre, ha ottenuto un contratto per aiutare la Nasa a «deorbitare» la stazione spaziale alla fine del suo ciclo operativo.
Senza SpaceX, anche l'attuale piano di far atterrare gli astronauti della Nasa sulla Luna fallirebbe (anche se va segnalato che l'ultimo test di Starship si è concluso con un fallimento, con il razzo che si è disintegrato dopo la perdita di controllo). SpaceX ha un contratto per costruire una versione del nuovo razzo gigante Starship che porterà due astronauti della Nasa sulla superficie lunare durante la terza missione del programma Artemis. Anche la Blue Origin, la società che produce razzi spaziali fondata da Jeff Bezos, ha un contratto con la Nasa per un modulo di atterraggio lunare, ma il viaggio è previsto tra alcuni anni con la missione Artemis V.
Il botta e risposta delle ultime ore tra Musk e Trump ha messo in luce i limiti dell'organizzazione della Nasa, che ha delegato un'ampia fetta delle sue operazioni a partner privati che hanno certamente portato innovazione, ma il rischio è andare incontro a una dipendenza logistica difficilmente evitabile.
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