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martedì 29 novembre 2016

Finalmente la notizia: Daniele Gatti forse accetterà un incarico all'Opera di Roma. La Antonacci si spoglia a Parigi per Martone.

Che figura di ... quella poveraccia della Raggi. Arriva all'Opera si fa le sue foto e poi, da un'uscita laterale, come una ladra - ladra di governabilità per la città di Roma - fila via. Questo lo abbiamo appreso solo oggi . Come abbiamo anche appreso che quell'altro grande statista di Franceschini, che nelle occasioni mondane ama esibire la sua mogliettina, ha disertato la prima all'Opera. Insomma, da quel che abbiamo letto oggi per la prima volt sui giornali, sappiamo che la politica  se ne fotte della cultura, anche quando è accertato che faccia mangiare - lo ha dichiarato di recente lo stesso  governatore della banca d'Italia, Visco, che non si vede  quasi mia nelle occasioni importanti della cultura che ora difende. E, solo oggi, abbiamo letto del Tristano inaugurale, del quale ci hanno detto tutto sulla regia, mentre in poche righe è stata liquidata 'la bravura' aggettivata degli interpreti.
Sorvolando su Daniele Gatti della cui bravura ormai tutti sono convinti  e lo dichiarano apertamente, forse oscurando per qualche tempo l'altra grande stella romana del podio, Pappano, che sembra brillare meno in questi ultimi quarti di luna.
 Poi la notizia bomba, la vera notizia. A Daniel Gatti, alla fine delle recite di Tristano, verrà fatta una offerta concreta per un suo incarico stabile al teatro dell'Opera. FORSE

Sempre sui giornali di oggi: una intera pagina-intervista ( Repubblica, a firma Laura Putti) a Mario Martone regista d'opera a Parigi, chiamato da Lissner, per Cavalleria, già presentata alla Scala, e Sancta Susanna di Hindemith. Una pagina intera per spiegarci come lui vede queste opere specie la seconda, giacchè la prima l'abbiamo già vista a Milano, e per dirci che l' interprete dell'opera di Hindemith è Anna Caterina Antonacci, che dovrà anche apparire nuda, alla bella età di cinquant'anni, 'bella e sensuale', tranquillizza gli spettatori Martone, e per rassicurare  anche noi che altrimenti, senza nudo, non avremmo mai e poi mai pogrammato un viaggio a Parigi.
 Ora a noi potrebbe anche interessare ciò che pensa Martone dei due capolavori melodrammatici e ci interessa, tanto per parlare.Solo che i veri capolavori sono i due titoli, certamente non la sua regia, perché senza quei capolavori, Martone doveva inventarsi qualcos'altro per il teatro o per il cinema, dove ha facoltà di fare ciò che vuole, rischiando di suo.
 Cavalleria e Sancta Susanna reggono perché sono dei capolavori, qualche volta nonostante la regia, di cui non hanno bisogno per emergere e farsi ancora ascoltare dopo anni ed anni di vita e succesi.
 Ma se uno lo dice alla giornalista intervistatrice, quella giustamente potrebbe rispondere: ma io che scrivevo?

giovedì 5 febbraio 2015

Lissner si copre di ridicolo, quando parla di Riccardo Muti.

Una intervista su Repubblica - firmata Laura Putti -  racconta il debutto ufficiale parigino di Lissner, ex Scala, ed ora a capo dell'Opéra di Parigi, con un budget di oltre 200 milioni di Euro. Lissner racconta di esser andato via dall' Italia con una giovane moglie - italiana? e chi è la fortunata? - con la Scala nel cuore. La quale Scala ha problemi dal 'fuori Scala' ( leggi : politica, che ora nomina nel consiglio di amministrazione Francesco Micheli, già consigliere, suo acerrimo nemico e critico); perchè il 'dentro Scala' è tutto baci ed abbracci. Ci credo, se avesse detto il contrario sai i vaffa... che beccava.
Ma ciò che ci interessa dell'intervista è un breve passaggio quando si parla di direttori. Lui a Parigi ha Phiilippe Jordan - e chi è costui, oltre che essere il figlio di un ben altrimenti noto direttore scomparso?-  che ricordiamo di aver ascoltato perfino con fastidio e annoiati una  sola volta a Roma; dice che l'anno prossimo avrà Dudamel - che figura ha fatto sinora in buca, anche alla Scala? Lissner evidentemente lo ha già dimenticato, oppure insiste contro natura - e poi dice - ed è l'affermzione che soprattutto ci interessa, riguardo a Muti: "Muti è un direttore immenso, ma forse non abbiamo la stessa idea sulla concezione teatrale dell'opera".
 Innanzitutto bando alle mille bugie dette, a Milano, nel corso degli anni suoi alla Scala, e  fra queste  la più grossa, che lo aveva invitato, quasi all'indomani del suo arrivo, al termine di una recita a Salisburgo - smentito pubblicamente dall'interessato. Forse ha scambiato nomi. Ha fatto di tutto per riportare alla Scala Abbado, ma nulla per riportare anche Muti, benchè comprendiamo che tale secondo compito era quasi impossibile, per la vicinanza del traumatico strappo fra il direttore e la sua orchestra.
 Non serve commentare tale dichiarazione senza senso. Ma giova ricordare un fatto che molto gli assomiglia, benchè non sia lecito accostare le persone di un fatto di ieri  a quelle di cui parliamo. Ma tutt'è,  può anche servire.
 Molti anni fa, in una delle nostre visite all'Accademia pianistica di Imola, che con il mensile da noi diretto all'epoca, Piano Time, sostenemmo  dalla sua nascita e nella sua crescita, incontrammo un nostro vecchio amico, musicista nato e immenso insegnante, Paul Badura-Skoda, che vi teneva un corso  su Mozart, suo cavallo di battaglia come pianista e studioso.
 Nella storia di oggi Muti sarebbe il Badura-Skoda di allora.
 Lo stesso giorno pranzammo con uno dei più grandi storici del pianoforte che era lì, accompagnato dalla sua fidanzatina dell'epoca, una pianistina - della quale non sappiamo che fine abbia fatto, ma che nella storia di oggi sarebbe impersonata da Lissner, nonostante il diverso sesso, l'età ed il peso specifico. A tavola gli chiedemmo la ragione per cui non faceva seguire alla sua fidanzatina ( di cui non ricordiamo neanche più il nome) il corso di Badura-Skoda su Mozart,  dal quale avrebbe avuto molto da imparare. La sua risposta, convinta, dal medesimo tono di quella di Lissner su Muti, fu la seguente: la mia fidanzatina ha idee molto di diverse da Badura-Skoda; farebbero scintille se le facessi frequentare il suo corso.
 Bene,sì, fu quella la risposta del noto storico del pianoforte. Che non commentiamo come non commentiamo la risposta di Lissner a Laura Putti di Repubblica su Riccardo Muti.