lunedì 4 maggio 2026

Il Cinque Maggio. Ode del grande, ed oggi bistrattato, scrittore Alessandro Manzoni. Per la morte di Napoleone Bonaparte

                                                      IL CINQUE MAGGIO[


Ei fu.[2] Siccome immobile,
     Dato il mortal sospiro,[3]
     Stette la spoglia immemore
     Orba di tanto spiro,
     Così percossa, attonita
     La terra al nunzio sta,[4]
          Muta pensando all’ultima
     Ora dell’uom fatale;[5]
     Nò sa quando una simile
     Orma di piè mortale
     La sua cruenta polvere
     A calpestar verrà.

Lui folgorante[6] in solio[7]
     Vide il mio genio e tacque;[8]
     Quando, con vece assidua,[9]
     Cadde, risorse[10] e giacque,
     Di mille voci al sonito
     Mista la sua non ha:
          Vergin di servo encomio
     E di codardo oltraggio,[11]
     Sorge or commosso al subito

     Sparir di tanto raggio;[12]
     E scioglie all’urna un cantico[13]
     Che forse non morrà.

Dall’Alpi alle Piramidi,
     Dal Manzanarre[14] al Reno,
     Di quel securo il fulmine
     Tenea dietro al baleno;
     Scoppiò da Scilla al Tanai,
     Dall’uno all’altro mar.
          Fu vera gloria? Ai[15] posteri
     L’ardua sentenza: nui
     Chiniam la fronte al Massimo
     Fattor, che volle in lui
     Del creator suo spirito
     Più vasta orma stampar.

La procellosa e trepida
     Gioia[16] d’un gran disegno,
     L’ansia d’un cor[17] che indocile
     Serve,[18] pensando al regno;[19]
     E il giunge, e tiene un premio
     Ch’era follia sperar;[20]
          Tutto ei provò: la gloria
     Maggior dopo il periglio,
     La fuga[21] e la vittoria,
     La reggia[22] e il tristo esiglio:[23]
     Due volte nella polvere,
     Due volte sull’altar[24].

Ei si nomò: due secoli,
     L’un contro l’altro armato,
     Sommessi a lui si volsero,[25]
     Come aspettando il fato;
     Ei fe’ silenzio, ed arbitro
     S’assise in mezzo a lor.

          E sparve,[26] e i dì nell’ozio
     Chiuse in sì breve sponda,
     Segno d’immensa invidia[27]
     E di pietà profonda,
     D’inestinguibil odio[28]
     E d’indomato amor.

Come sul capo al naufrago
     L’onda s’avvolve e pesa,
     L’onda su cui del misero,
     Alta pur dianzi e tesa,[29]
     Scorrea la vista a scernere
     Prode remote invan;
          Tal su quell’alma il cumulo
     Dello memorie scese![30]
     Oh quante volte ai posteri
     Narrar sè stesso imprese,
     E sull’eterne pagine
     Cadde la stanca man!

Oh quante volte,[31] al tacito
     Morir d’un giorno inerte,
     Chinati i rai fulminei,
     Le braccia al sen conserte,[32]
     Stette, e dei dì che furono
     L’assalse il sovvenir!
          E ripensò[33] le mobili
     Tende, e i percossi valli,
     E il lampo de’ manipoli,
     E l’onda dei cavalli,
     E il concitato imperio,
     E il celere ubbidir.[34]

Ahi! forse a tanto strazio
     Cadde lo spirto anelo,[35]
     E disperò; ma valida

     Venne una man dal cielo,
     E in più spirabil aere
     Pietosa il trasportò;
          E l’avviò, pei[36] floridi
     Sentier della speranza,
     Ai campi eterni, al premio
     Che i desidèri[37] avanza,
     Dov’è[38] silenzio e tenebre
     La gloria che passò.

Bella Immortal! benefica[39]
     Fede ai trionfi avvezza![40]
     Scrivi ancor questo,[41] allegrati;
     Chè più superba altezza
     Al disonor del Golgota
     Giammai non si chinò.
          Tu dalle stanche ceneri
     Sperdi ogni ria parola:
     Il Dio che atterra e suscita,
     Che affanna e che consola,
     Sulla deserta coltrice
     Accanto a lui posò.

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