venerdì 1 maggio 2026

Biennale di Venezia. La giuria di dimette; Buttafuoco va avanti e chiede il voto ai visitatori ( da il Nordest, di Camilla Gargioni)

 

Biennale Arte 2026, si dimette la Giuria internazionale: ora voteranno i visitatori

Terremoto alla Biennale di Venezia: la giuria internazionale si dimette dopo il caso Russia-Israele. Il presidente Pietrangelo Buttafuoco rinvia i premi al 22 novembre e introduce il voto dei visitatori per assegnare i Leoni



La Giuria internazionale della Biennale Arte 2026 si è dimessa. Reazione: scardinare gli schemi. La premiazione di artisti e padiglioni diventa popolare: il presidente Pietrangelo Buttafuoco, inflessibile a ogni scossone, ha lanciato ufficialmente i Leoni dei visitatori. In poche parole, una rivoluzione.

Una mossa senza precedenti per rispondere un caso politico, culturale, internazionale che scuote il fortino di Ca’Giustinian, sede della Biennale visitata tra mercoledì e ieri dagli ispettori del Ministero della Cultura.

Ma le scosse di terremoto non accennano a diminuire. Anche perché la soluzione lanciata da Buttafuoco riammette “al voto” i padiglioni di Russia e Israele, che la Giuria internazionale aveva escluso nei giorni scorsi, dicendo di «astenersi dal considerare quei Paesi i cui leader sono attualmente accusati di crimini contro l’umanità da parte della Corte penale internazionale».

Le dimissioni della giuria

Una nota secca, diffusa sulla piattaforma E-flux, intitolata “Dichiarazione di dimissioni”. «Nel giornata del 30 aprile noi, la giuria internazionale selezionata da Koyo Kouoh, direttrice artistica della 61esima Biennale di Venezia In Minor Keys, ha rassegnato le dimissioni.

Lo facciamo in riconoscimento della nostra dichiarazione di intenti rilasciata il 22 aprile (quella in cui si astenevano dal considerare Russia e Israele, ndr)». Firmato Solange Farkas (presidente), Zoe Butt, Elvira Dyangani Ose, Marta Kuzma, Giovanna Zapperi, l’intera giuria.

Scatta il voto popolare

Neanche il tempo di prendere atto delle dimissioni della giuria (tutta al femminile, che è durata appena nove giorni), che il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco lancia la soluzione: dare a tutti i visitatori la possibilità di votare. Altro che il voto del pubblico di Sanremo, qui non si tratterà di qualche serata ma di tutta la durata della Biennale, ergo fino al 22 novembre.

Motivati dalla «eccezionalità della situazione geopolitica internazionale in corso», la cerimonia di premiazione salta da sabato 9 maggio (giorno di apertura della Biennale Arte al pubblico) appunto al 22 novembre. Potranno votare i Leoni dei visitatori tutti i visitatori titolari di biglietto che avranno visitato le due sedi di mostra nell’arco temporale dell’apertura.

La visita delle due sedi verrà comprovata dal tracciamento effettuato dal sistema di biglietteria. Il titolare del biglietto potrà esprimere un solo voto per ciascuno dei due premi, in un’unica sessione: i collettivi di artisti verranno identificati come singoli partecipanti, come da lista partecipanti mostra In Minor Keys.

Al Leone dei Visitatori per la migliore Partecipazione Nazionale concorrono tutte le Partecipazioni Nazionali presenti, «seguendo il principio di inclusione e di parità di trattamento tra tutti i partecipanti», rimarca la Biennale.

La biennale: «Linea coerente»

E aggiunge: «Ciò in coerenza con lo spirito fondativo della Biennale stessa basato sull’apertura, sul dialogo e sul rifiuto di ogni forma di chiusura e censura. La Biennale vuole e si conferma luogo della tregua in nome dell’arte, della cultura e della libertà artistica».

La linea sulla quale si è basata dal giorno uno la politica di Buttafuoco, che non ha posto paletti alle partecipazioni di paesi dalla Russia a Israele. Proprio il ritorno della Russia è il tema cardine su cui si è scontrato con il governo, prima con il ministro alla Cultura Alessandro Giuli, che ancora giorni fa ha disertato pre-apertura e cerimonia di inaugurazione previste la prossima settimana, poi con la premier Giorgia Meloni che ha preso le distanze dalla scelta di riaprire il padiglione russo.

La posizione del Mic

Le dimissioni della Giuria arrivano proprio nel giorno in cui gli ispettori del Mic sono in Laguna, impegnati a visionare carte, scambi tra l’istituzione e i partecipanti. Ma il ministero della Cultura smentisce l’ipotesi di commissariamento di Buttafuoco.

«Non è, e non è mai stato nelle intenzioni del ministero commissariare il presidente della Biennale», dichiara il Mic, precisando di essersi «limitato a chiedere e ottenere documenti da mettere a disposizione del Maeci e di Palazzo Chigi per le dovute valutazioni circa le richieste della Ue sul rispetto del quadro sanzionatorio nei confronti della Russia».

Il ministero della Cultura prende anche la distanza dalle dimissioni della giuria: «Sono state apprese dagli organi di informazione, e riguardano esclusivamente la potestà autonoma della Biennale».

Il nodo Israele

Ma che cosa ha spinto la giuria alle dimissioni, al di là delle dichiarazioni istituzionali? Un ruolo potrebbe averlo giocato Israele. L’artista israeliano Belu Simon Fainaru, infatti, era pronto a far ricorso rispetto all’esclusione dai Leoni determinata dalla giuria, pronto a rivolgersi anche alla Corte europea dei diritti dell’uomo.

Nella serata di mercoledì, l’artista aveva avuto un colloquio telefonico con il ministro Giuli, in cui quest’ultimo prometteva «il massimo impegno del governo italiano contro ogni forma di discriminazione e antisemitismo nelle istituzioni culturali italiane».

L’artista israeliano, alla luce delle dimissioni della giuria, ha sottolineato: «Credo che gli artisti debbano essere trattati in modo equo e non discriminatorio, ed essere valutati per il loro lavoro e non per il passaporto». Non solo, si è aggiunto il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar: «Complimenti per le dimissioni. Non c’è posto per la politica, i boicottaggi e l’antisemitismo nel mondo della cultura», marca su X, «la nostra esclusione è stata sventata e la scelta passa al grande pubblico».

Un terremoto senza fine. 



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