domenica 3 maggio 2026

Biennale 2026. Gli artisti scrivono a Buttafuoco: non puoi ignorare i dissidenti russi ( da LaPresse)

 

Biennale 2026, la lettera degli artisti a Buttafuoco: “Non può ignorare i dissidenti russi”© LaPresse

 “Egregio Presidente Buttafuoco, Le scriviamo in risposta al Suo annuncio di Il dissenso e la pace, un ciclo di tre incontri a Ca’ Giustinian dedicati al dissenso e alla pace, presentato in occasione dell’apertura dell’anteprima della 61ª Biennale“. Inizia così una lunga lettera che numerosi artisti hanno indirizzato al presidente della Fondazione Biennale Venezia, Pietrangelo Buttafuoco, in merito alle scelte di aprire al padiglione russo per la prossima Biennale Arte.

“In un momento in cui la riapertura del Padiglione Russo è fortemente osteggiata dalla comunità internazionale e da dissidenti e artisti russi, in cui il Ministro della Cultura italiano invia i suoi ispettori speciali e l’Ue revoca i finanziamenti e in cui persino la Giuria Internazionale ha dichiarato le proprie dimissioni, una Biennale che si dichiara paladina del dialogo non può continuare a ridurlo a una performance superficiale. Non può diventare l’ennesima copertura, un evento messo in scena in cui il dissenso viene valutato a porte chiuse, solo su invito, mentre coloro che ne pagano il vero prezzo vengono tenuti fuori e ignorati”, riporta la lettera, pubblicata integralmente su La Stampa. “A quasi mezzo secolo dalla Biennale del Dissenso del 1977, aperta e provocatoria, sarebbe più che ironico – sarebbe un vero e proprio capovolgimento – se il dissenso tornasse a essere uno spettacolo: voci controllate, conversazioni educate, cocktail a Ca’ Giustinian e la presenza disinvolta di coloro che molti, non a torto, definirebbero dissidenti “da cartolina”. La vostra scelta di Alexander Sokurov come voce emblematica del dissenso per l’incontro inaugurale del 6 maggio mette in luce il problema”, precisa la missiva, che così conclude: “Non si tratta di un singolo individuo. Si tratta di un principio: può il dissenso essere rappresentato da coloro che si muovono indisturbati tra sistemi di potere e prestigio internazionale, mentre altri vengono imprigionati, esiliati, torturati o uccisi? Non è una questione di merito artistico. È una questione di verità. La critica tollerata non è dissenso. E la distinzione non è astratta. In Russia, gli artisti vengono perseguitati e incarcerati. I dissidenti esiliati in Europa subiscono intimidazioni e repressioni transnazionali. Le indagini continuano a smascherare strutture organizzate di molestie e violenze mirate contro gli oppositori del regime. In questo contesto, estetizzare il dissenso significa ignorarne il vero significato. Se Il dissenso e la pace deve essere preso sul serio, deve includere coloro per i quali il dissenso non è una posizione ma una condizione di vita: rappresentanti di artisti pacifisti e prigionieri politici incarcerati, movimenti di resistenza femministi e queer perseguitati, rappresentanti di popoli colonizzati sotto il dominio imperiale russo, artisti dissidenti in esilio impossibilitati a tornare a casa.

Biennale 2026, la lettera degli artisti a Buttafuoco: “Non può ignorare i dissidenti russi”

E altro ancora: artisti e operatori culturali ucraini che parlano dalla realtà della distruzione e della perdita, e commemorano i colleghi uccisi dalla Russia. Altrimenti Il dissenso e la pace non sarà un forum di coscienza e di dialogo, nemmeno formalmente. Sarà un esercizio di autoconservazione istituzionale: decoro di fronte al compromesso morale, una vuota imitazione della stessa tradizione che invoca, una parodia. Il prezzo del dissenso si sta pagando proprio ora: nelle prigioni, in esilio, nelle tombe. Vi esortiamo ad aprire questa iniziativa a coloro che subiscono una vera persecuzione per il loro dissenso e a onorare l’eredità del 1977 come spazio di confronto, non come sua simulazione. Avete spesso insistito sul fatto che la Biennale dovrebbe essere aperta a tutte le voci. Vi chiediamo di essere coerenti con le vostre stesse dichiarazioni. Il dissenso e la pace dovrebbe onorare e dare voce al dissenso reale, non al suo simulacro. Sono attualmente 31 gli artisti russi incarcerati per aver espresso opinioni contro la guerra e dissidenti. Alcuni sono stati uccisi in custodia. Queste sono voci che una Biennale del dissenso dovrebbe rendere visibili”.

Tra i firmatari, Nadya Tolokonnikova, artista, fondatrice delle Pussy Riot, ex prigioniera politica, attualmente negli Stati Uniti; Sasha Skochilenko, artista e musicista, ex prigioniera politica, attualmente in Germania; Pavel Talankin, regista di documentari, vincitore di un Oscar, attualmente a Praga (Repubblica Ceca); Danila Tkachenko, artista, curatore, dissidente, attualmente in Italia; Anton Litvin, artista, partecipante alla Biennale di Venezia del 2005, attualmente a Praga (Repubblica Ceca) Katia Margolis, artista, autrice, attivista, Venezia Elena Kostioukovitch, traduttrice, scrittrice, Milano Giulia De Florio, Università di Parma, presidente Memorial Italia, Anna Zafesova, giornalista, editorialista de La Stampa, Milano Giorgio Alfaras, economista, Centro Einaudi, Milano Lorenzo Strik Leavers, ex senatore e deputato della Repubblica italiana Nicola Bertoglio, artista, attivista, Milano Chiara Squarcione, Consiglio Direttivo Europa Radicale, Italia Nadezhda Skochilenko, attivista per i diritti umani, Francia Marat Gelman, gallerista, dissidente Sergey Morozov, giornalista, dissidente Mariam Pesvianidze, regista e artista multidisciplinare Prof. Andrea Gullotta Università di Palermo, vicepresidente, Memorial Italia

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