venerdì 13 marzo 2026

Dubai, il paradiso delle vacanze, è deserta. Anche gli influencer tacciono ( da Corriere Adriatico, di Marta Giusti)


Dubai deserta, spiagge e ristoranti vuoti per la paura droni: l'ex paradiso è una città fantasma. E molti influencer scelgono il silenzio© Ansa

Esplosioni che fanno tremare i palazzi, droni sugli edifici (uno che ospitava truppe statunitensi è stato evacuato ieri 12 marzo). La situazione si complica e a Dubai gli aperitivi e le giornate in spiaggia, che erano continuate durante i primi tempi dopo l'attacco Usa all'Iran, non si fanno più. Rimbalzano invece le foto di una città deserta: dai lettini degli stabilimenti sul mare alle strade, dai centri commerciali agli hotel ai ristoranti. La paura droni è palpabile: due giorni fa due droni sono caduti vicino all'aeroporto, come riportato da Al Jazeera. Stamattina una densa colonna di fumo è visibile dell'Emirato, fanno sapere i giornalisti di France Presse sul posto. Un corrispondente ha sostenuto di aver sentito il suo edificio tremare e di aver udito una forte esplosione. 

La testimonianza

«Gli attacchi sono spaventosi, molte famiglie hanno deciso di andarsene - ha dichiarato un residente di nazionalità afghano-tedesca al Daily Mail - Normalmente di venerdì il traffico sarebbe paralizzato e ristoranti e negozi sarebbero affollatissimi, ma ora il posto è deserto. Alcuni grandi hotel e resort i datori di lavoro hanno detto al personale che devono prendere le ferie retribuite ora perché non ci sono quasi più ospiti, quindi non c'è niente da fare».

Quello che una volta era il paradiso (tax-free) di imprenditori e influencer ora è una città bersagliata dai droni dalla quale chi può scappa e chi decide di restare lo fa chiudendosi in casa per scrupolo. Sono lontane (in realtà solo di una settimana) le immagini dei centri commerciali gremiti nei quali non era strano incontrare l'emiro Mohammed bin Rashid Al Maktum che stringeva mani e si faceva fotografare con i bambini.

Gli influencer

Gli influencer che si sentivano «più sicuri a Dubai» che in patria ora tacciono: qualcuno ha scelto di "scomparire" momentaneamente dai social e si limita a postare Stories riguardo il proprio lavoro. Anche perchè è di questi giorni la notizia dell'arresto di un cittadino britannico accusato di violazione delle leggi locali contro "la cyber-criminalità" per aver filmato la caduta di missili lanciati dall'Iran nei giorni scorsi su Dubai in risposta agli attacchi di Usa e Israele. Secondo Radha Stirling, amministratrice delegata di Detained in Dubai, una società che offre sostegno legale e avvocati a stranieri presi di mira dalla giustizia emiratina, sono almeno 20, stando ai dati in suoi possesso, le persone di varia nazionalità incriminate dalle polizia di Dubai negli ultimi giorni per ragioni analoghe. Negli Emirati, come in altri Stati del Golfo (e come anche in Israele), vige il filtro di una censura militare sulle immagini che si possono o non possono registrare e pubblicare per documentare attacchi ed entità dei danni di guerra subiti.

Così gli influencer tacciono: qualcuno, come Asia Perre, documenta notti agitate con caccia in volo e qualche caduta di droni. «Ma gli obiettivi - rassicura, documentando le varie offerte di assistenza psicologica per chi dovesse avere ansia - non sono i civili, ma quasi sempre obiettivi strategici». Le banche occidentali intanto hanno evacuato i dipendenti in seguito alle minacce della Repubblica islamica, secondo cui sarebbero i prossimi obiettivi dei loro attentati. 

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