Alessandro Galoppini nominato nuovo Direttore Artistico del Teatro dell’Opera di Roma
Dopo il rinnovo della collaborazione con i tre vertici della Fondazione Teatro dell’Opera di Roma, il Direttore Musicale Michele Mariotti, la Direttrice del Corpo di Ballo e della Scuola di Danza Eleonora Abbagnato e il Maestro del Coro Ciro Visco, tutti confermati fino al 2030, è stato nominato oggi, 10 marzo, anche il nuovo Direttore Artistico. È Alessandro Galoppini, che inizia il suo mandato dal 10 marzo 2026. «Siamo felici per la nomina di Alessandro Galoppini, – dice il Sovrintendente Francesco Giambrone – professionista e musicista che ha passato la vita nei teatri e che ora si unisce a noi per nuove sfide con l’Opera di Roma. Desidero esprimere l’apprezzamento di tutto il Teatro per Paolo Arcà, per la generosità e competenza con cui ha guidato la direzione artistica accompagnando il Teatro in una fase di grande crescita.» Galoppini, già Direttore Artistico del Teatro Regio di Torino, dove ha ricoperto anche il ruolo di Responsabile dell’Orchestra, è stato per sette anni il Responsabile delle Compagnie di Canto del Teatro alla Scala di Milano. Ha collaborato inoltre con i maggiori artisti del panorama musicale internazionale.
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Solo uno scherzo con il nuovo direttore artistico del Teatro dell'Opera di Roma, giocando sul suo cognome che sta ad indicare uno che lavora per un altro: galoppino di Giambrone.
Ci siamo permessi lo sberleffo pensando al nostro di cognome ed ai tanti che hanno spesso ironizzato su 'acquafredda' e i mezzi per scardarla, come ce ne fosse bisogno, giachè è abbastanza calda, addirittura bollente, nonostante il cognome del portatore.
Ci è venuto da scherzare pensando alla sorte toccata al povero Paolo Arcà, che ha dovuto lasciare l'incarico al compimento del 70.esimo anno di età come vuole la legge, per chi la vuole (ci piacerebbe sapere l'età di Galoppini che non deve essere tanto lontana da quella di Arcà!!!!) perchè invece per chi non la vuole non vale. Come nel caso del sovrintendente del Teatro dell'Opera di Roma che ha dimissionato Arcà e che è prossimo ai 70 anni e che non lascerà automaticamente al compimento. Per l'éscamotage legislativo inventato da Mollicone, altro genio della cultura del governo Meloni, che ha fatto accettare al legislatore che chi compie i 70 anni durante il mandato può restare. Insomma Giambrone sì, Arcà no.
Non che vogliamo difendere Paolo Arcà che è stato da febbraio del 2024 all'Opera di Roma senza che nessuno, e neppure noi, si sia accorto della sua presenza.
Un nostro collega defunto raccontava di un episodio occorso ad Arcà, negli anni in cui era alla Scala dove era arrivato facendo il 'galoppino' - giustappunto - di Roma Vlad. Un giorno telefona al teatro Placido Domingo, o forse Arcà telefona a Domingo. Domingo dice ad Arcà: passami Muti, perchè per lui non esiste un Arcà alla Scala, solo Muti. In quegli anni, lunghi anni, a detta sempre di quel nostro collega defunto, Arcà stava a Milano per occuparsi delle 'tournée' del teatro. Insomma faceva il lavoro che avrebbe fatto alla Fenice Domenico Muti, figlio di Riccardo, se non si fosse già dimesso, dopo appena due mesi di incarico (vedi post precedenti di questo blog). E il lavoro anche di Alessandra Abbado per conto di suo padre Claudio, quando era a Berlino.
Tornando all'Opera di Roma, viene da pensare che se non fosse andato via per limiti di età, come si dice, Arcà potrebbe essere stato dimesso da Giambrone che lo aveva nominato, come del resto aveva fatto a Palermo con Oscar Pizzo, con il quale a Roma ora collabora ogni tanto. Corsi e ricorsi o squallide storie di 'impotentia dominandi'?
Giambrone, nato nel 1957. compie 70 anni il prossimo anno, ma grazie a Mollicone resterà al suo posto fino al 2030, come riconfermato.
Curiose perciò le dimissioni di Arcà che non aveva ruolo istituzionale come il Sovrintendente e che quindi poteva restare al suo posto anche fino a 80 anni. Giambrone che dovrebbe dimettersi al compimento dei 70 anni, e cioè l'anno prossimo, resterà invece fino ad anni 73. Fanno come c... gli pare, nella repubblica meloniana delle banane
(Pietro Acquafredda)
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