mercoledì 11 marzo 2026

Colabianchi, Antonia Brico era una brava direttrice - B.V. non lo è - e fu discriminata perchè donna e non perchè musicista scarsa. E poi un secolo fa. Dunque il paragone non ha senso ( da Venezia Today, di Leonardo Bison)

 

Fenice, il sovrintendente esalta Beatrice Venezi: «Anche Antonia Brico fu discriminata»

Il consiglio d'indirizzo oggi torna a sostenere la direttrice musicale dopo l'appassionata relazione di Colabianchi, che parla di «una scelta consapevole di valorizzare il talento italiano» per normalizzare il ruolo delle donne

Il Teatro La Fenice, foto d'archivio

Nessun passo indietro dalla dirigenza del Teatro La Fenice sulla nomina di Beatrice Venezi a direttrice musicale (da ottobre 2026 al 20230), anzi. Nella riunione del consiglio d'indirizzo dell'ente di oggi, i consiglieri hanno fatto sapere di aver «espresso approvazione per la nomina del Maestro Beatrice Venezi a direttore musicale del Teatro e per l’accurata relazione del sovrintendente Nicola Colabianchi». 


Un punto che era già stato ribadito più volte in questi mesi ma che, alla luce della relazione del sovrintendente, viene caricato anche di un significato politico e sociale pesante. Che potrebbe finire per rinfocolare gli animi nel teatro, dato che le maestranze hanno da sempre negato qualsiasi tipo di sessismo intorno alla critica sulla nomina. 

«Scelta consapevole», ed evoca la vicenda della direttrice statunitense che aprì le porte

Il sovrintendente infatti nella sua relazione al consiglio ha puntato a un paragone tra Beatrice Venezi e Antonia Brico, la prima donna che, negli anni '30 del novecento, arrivò a dirigere le più importante orchestre statunitensi. Colabianchi ha ricordato ai consiglieri che quando Brico arrivò a dirigere importanti orchestre sinfoniche, «il fatto non fu accolto come un normale accadimento in ambito musicale, ma come una rottura dell’ordine consueto. Nonostante i successi artistici e il consenso manifestato dal pubblico, la sua presenza sul podio generò resistenze esplicite; alcuni musicisti e critici si scagliarono contro di lei. John Charles Thomas, il più celebre baritono dell’epoca, si rifiutò di farsi dirigere da lei al Metropolitan Opera House di New York, sostenendo che la sua presenza avrebbe distratto l’attenzione dal suo canto e, a causa di tutto ciò, alcuni contratti con importanti teatri e orchestre furono cancellati e una parte della stampa parlò sprezzante di “Amazzoni sul podio”, trasformando un traguardo artistico in un’anomalia sociale. Quelle difficoltà non nacquero da limiti professionali, ma dal fatto che per la prima volta una donna esercitava un’autorità in campo musicale fino ad allora riservata esclusivamente agli uomini».

Il paragone è audace: dopo Brico, che era emigrata dai Paesi Bassi da bambina e che era dotata di un talento riconosciuto praticamente da chiunque, le direttrici d'orchestra non sono mancate e, seppur il sessismo sia indubbiamente presente nel mondo della lirica e non solo (basti pensare che Venezi è stata definita “principessa”, o “fi*a spaziale” da alcuni suoi sostenitori, fatto impensabile per un direttore maschio), il contesto e i curriculum sono molto diversi. In più il ruolo di direttore musicale quadriennale di cui è stata investita Venezi non è quello di direttrice d'orchestra, è più importante. 

Ma questo è un punto che il sovrintendente ha chiarito nel suo discorso ai consiglieri, il direttore musicale è «non soltanto un interprete sul podio, ma una figura chiamata a concorrere alla continuità dell’indirizzo artistico, al dialogo con le strutture interne e alla rappresentanza dell’immagine del Teatro», e per questo ruolo Venezi viene ritenuta il miglior profilo possibile. 

La nomina per Colabianchi si inserisce «in una scelta consapevole di valorizzare il talento italiano, non in chiave difensiva o domestica, ma come affermazione di una leadership artistica nazionale capace di dialogare e competere nel contesto internazionale. La Fenice ha storicamente svolto questo ruolo, e intende continuare a farlo». Ma non si può dimenticare «il valore simbolico di una scelta che contribuisce alla normalizzazione della presenza femminile nei ruoli apicali della musica. Non una nomina “in quanto donna”, ma una nomina che prescinde dal genere proprio perchè fondata su competenza, progetto e responsabilità. La vicenda di Antonia Brico ci ricorda quanto sia costato, alla storia musicale del Novecento, il mancato riconoscimento istituzionale di figure capaci e anticipatrici». Beatrice Venezi, la direttrice che non vuole essere definita al femminile, può diventare un simbolo di rivalsa delle donne? Questa è la scommessa della Fenice, pienamente sostenuta dal suo consiglio d'indirizzo.

Il Cdi ribadisce la nomina. Martella: «Decisione arrogante»

Resta il solito nodo: come potrà la direttrice dirigere un'orchestra che, a più di cinque mesi dall'annuncio dell'incarico, non ha mai incontrato, e che è stata più volte attaccata dai suoi sostenitori. «Non c’è stato ascolto, non c’è stata volontà di ricomporre una frattura evidente, non c’è stato il minimo senso istituzionale. C’è stato solo il solito metodo Brugnaro: decidere da padrone e non da rappresentante delle istituzioni» commenta a caldo il segretario della Cgil di Venezia Daniele Giordano. 

«La scelta del sindaco e del soprintendente è ancora una volta sbagliata nel metodo, nei tempi, nel significato politico. E ancora una volta contraddice nei fatti le asserite disponibilità al confronto e al dialogo con i musicisti che sono l’anima di questa straordinaria eccellenza veneziana e internazionale. Riproponendo quell’arroganza che è il vero tratto distintivo dell’amministrazione uscente» dichiara Andrea Martella, candidato sindaco di Venezia, commentando il nuovo comunicato sulla nomina di Beatrice Venezi a direttrice musicale del Teatro La Fenice. 



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