Si legge in rete, in un post di Salvatore Granata:
Sangiuliano, ex ministro della Cultura che non leggeva i libri che premiava, (gli bastava vedere la copertina) attacca Elio Germano sul referendum.
Non sulle idee, non sulle argomentazioni: lo chiama "er pasticca". Perché il suo aggiornamento cinematografico si è fermato a Un medico in famiglia, ignorando cinque David di Donatello, un Nastro d'argento, Cannes e Berlino. Nel frattempo sostiene che il Sì è suffragato da "magistrati e giuristi" esattamente la categoria che in massa si oppone alla riforma.
Un ex ministro della Cultura che non conosce la cultura, che cita i giuristi contro sé stesso, e che confonde un attore pluripremiato con un personaggio di fiction anni Novanta. Il tutto con la sicurezza di chi non ha mai sentito il bisogno di informarsi prima di parlare". *****
Se fosse osservata la regola che deve parlare di un argomento solo chi ne è a conoscenza, come ha sostenuto Sangiuliano in tv, allora avrebbe dovuto cominciare proprio lui a tacere; e per la stessa ragione non avrebbe dovuto essere nominato ministro da quella sapientona di Giorgia, giacchè governò senza sapere un granché della materia.
E per il medesimo saggio principio, avrebbero dovuto tacere in questi ultimi mesi innanzitutto Mollicone (pensiamo al caso della direttrice scarsa B.V. nominata alla Fenice dal neofascista Colabianchi) ma anche l'on. Speranzon, e il sindaco Brugnaro - sul medesimo caso veneziano.
E qui ci fermiamo
(Pietro Acquafredda)
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