sabato 14 marzo 2026

Da Trump salvagente per Putin. E l'Ucraina? La UE trema ( da Quotidiano.Net, di Marta Ottaviani)

  Scrivere che è l’unica vincitrice del conflitto fino a questo momento sarebbe eccessivo, ma di certo è la nazione che ha tratto il maggior vantaggio dalla situazione. A Vladimir Putin convenga che la guerra duri il più possibile per più motivi, ai quali si è aggiunto anche l’allentamento delle sanzioni sul suo petrolio da parte degli Stati Unitiparticolare che ha fatto infuriare l’Ue, ma soprattutto l’Ucraina.

Ed è anche un paradosso, se si pensa che, in questi giorni, esperti ucraini nella guerra dei droni dovrebbero essere nella regione del Golfo per aiutare a contrastare l’impiego massiccio, da parte di Teheran, dei suoi Shahed, veloci, economici e progettati soprattutto per attacchi a distanza e saturazione delle difese. Tutte cose che Kiev conosce bene ormai da oltre quattro anni.


Lo sgomento dei leader europei

La notizia è arrivata mentre il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, sta compiendo un tour diplomatico in Unione Europea per chiedere che, con la crisi mediorientale in atto, non ci si dimentichi del suo Paese. Le prime reazioni che sono arrivate sono quelle da Bruxelles, con il presidente del Consiglio Europeo, Antonio Costa, che si è detto ‘molto preoccupato’. A seguire sono arrivate quelle del presidente francese, Emmanuel Macron, del premier inglese, Keir Starmer e persino quelle del solitamente paludato e prudente cancelliere tedesco, Friedrich Merz, che ha bollato la decisione come "sbagliata”.

epa12816968 French President Emmanuel Macron (R) and Ukrainian President Volodymyr Zelensky (L) hold a press conference following their talks at the Elysee Palace in Paris, France, 13 March 2026. Zelensky and Macron discussed ongoing support for Ukraine from France and European partners, as well as progress on the 'Coalition of the Willing', a framework for long-term security guarantees. EPA/LUDOVIC MARIN / POOL MAXPPP OUT

Per Mosca una vera boccata d’ossigeno

L’Unione Europea ha tutti i diritti per essere irritata. La mossa americana rischia di vanificare i grandi sforzi fatti per ridurre la potenza di fuoco economica che deriva a Mosca dall’export di gas. Con la chiusura dei rubinetti europei, il Cremlino aveva perso il cliente più importante e costante. L’aumento del prezzo del petrolio e del gas significa più entrate per il Cremlino e quindi maggiore capacità di sostenere lo sforzo militare in Ucraina. India e Cina, grazie al nulla osta di Washington, possono riprendere a importare materiale energetico russo e questa per Mosca è una vera e propria boccata di ossigeno che arriva quando ne aveva più bisogno.

epa10450774 Railway tankers carrying oil products with text 'Oil products' stand outside Moscow, Russia, 06 February 2023. On 24 February 2022 Russian troops entered Ukrainian territory in what the Russian president declared a 'Special Military Operation', resulting in multiple sanctions against Russia, including sanctions against the oil industry. EPA/MAXIM SHIPENKOV

Problema comune, difficile soluzione unitaria

La Ue, in questo contesto è nella posizione più difficile. Messa all’angolo da Trump, che preferisce un interlocutore come Vladimir Putin, ha un conflitto alle porte di casa che rischia di degenerare, un secondo conflitto, quello in Ucraina, che rischia di andare avanti sine die e una potenza, la Russia, che doveva essere ridimensionata e che invece grazie al tyccon è stata riportata al centro della scena diplomatica e adesso rischia anche di recuperare il gap economico. A remare contro la situazione, ci sono anche le divisioni interne all’Ue, dove a fronte di un problema comune, difficilmente si trova un modo compatto di affrontalo.

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