mercoledì 1 ottobre 2025

Vittorio Parisi, direttore d'orchestra, insegnante di B.V. al Conservatorio di Milano ( da Brescia Oggi, di Flavio Marcolini)

 

Il caso Fenice: «Beatrice Venezi era mia allieva. Fossi in lei, me ne andrei»


Vittorio Parisi: «Non è vero che è stata discriminata: per ragioni politiche ha avuto possibilità negate ad altri. Gli orchestrali hanno ragione»

Mentre la petizione internazionale che chiede la revoca della nomina di Beatrice Venezi alla direzione musicale della Fenice veleggia sulle 4 mila firme di musicisti professionisti, non solo italiani ma soprattutto stranieri, il controverso provvedimento fa discutere anche in terra bresciana.

La direttrice d’orchestra toscana, salita alla ribalta delle cronache nazionali nei giorni scorsi per essere stata nominata in quel ruolo di straordinario prestigio a soli 35 anni, 10 anni fa si era diplomata in direzione d'orchestra con il punteggio di 110 e lode al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano con Vittorio Parisi, musicista bresciano assai noto in tutta la penisola da quasi 50anni non solo come direttore artistico dal 1995 del Dedalo ensemble ma anche come direttore in opere e concerti sinfonici in tutto il mondo.

Il percorso

«È stata mia allieva per due anni nella classe di biennio superiore» ricorda il suo maestro, precisando che «non era riuscita a entrare il primo anno in cui ci aveva provato, perché era giunta terza mentre i posti disponibili erano solo due. Entrata l’anno seguente, si era mostrata subito una studentessa diligente, come tanti altri che ho avuto modo di seguire al Verdi. Come molti suoi compagni di corso ha studiato seriamente e si è applicata assiduamente, portando a termine un buon percorso di studi. Lei aveva dal punto di vista analitico-musicale una testa molto ben preparata e si dimostrava sempre assai determinata. Quando terminò il corso di studi abbiamo continuato a sentirci per poco meno un anno, poi ci siamo persi di vista. Mi è molto dispiaciuto che in seguito in alcune interviste rilasciate alla stampa nazionale abbia dichiarato di essere stata discriminata come donna al Conservatorio Verdi di Milano, perché non è assolutamente vero: da quell’ente ha avuto più di quel che hanno avuto gli altri, con la possibilità per esempio di dirigere diversi concerti interni che altri non hanno avuto; non aveva quindi nessun motivo di lamentarsi. In seguito - aggiunge - Beatrice Venezi ha avuto opportunità di cui altri studenti o giovani direttori non possono disporre, per evidenti ragioni politiche. Poteva fare una buona carriera artistica, ma ha avuto un lancio esplosivo soprattutto da quando è diventata consigliere del ministero della Cultura. Molti l’hanno improvvisamente invitata nei loro teatri, forse perché pensavano che la sua posizione potesse essere loro utile per aprire delle porte».

Al tirar delle somme

«Ho letto molte delle cose scritte sui di lei in questi giorni- osserva Parisi -. I tanti commentatori, non musicisti, che hanno scritto che una persona che lavora in una società non può pretendere che il principale venga allontanato, evidentemente non hanno capito niente di come funziona un’orchestra. Nei paesi più avanzati musicalmente, penso alla Germania, nessuno sarebbe mai stato messo in quella posizione senza avere il consenso unanime degli orchestrali. Se è vero che c’erano sul tavolo proposte di far ricoprire quella carica a maestri del calibro di Daniel Harding o Fabio Luisi, è evidente che la nomina stia facendo parecchio discutere».

E quindi dichiara: «Sono molto vicino e solidale con i colleghi della Fenice per la posizione contraria assunta, ma in Italia funziona così perché la considerazione degli artisti e degli strumentisti è relativamente bassa. Vengono trattati come manovali, eppure il loro è un lavoro artistico ed hanno tutto il diritto di scegliersi il direttore. Se fossi Beatrice Venezi – conclude - io non andrei mai in un posto dove non mi vogliono. Ora le possibilità che si aprono sono due: o chi l’ha nominata e lei stessa rimangono sulle loro posizioni, oppure chi ha spinto per la nomina le chiede un passo indietro. Passo che è però altamente improbabile che lei faccia».

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