Entartete Musik, la colonna sonora
che sfidò il Terzo Reich
Giovanna Grenga intervista il maestro Francesco Lotoro
Il nazismo ritenne alcune forme musicali come decadenti, musica degenerata (in lingua tedesca: Entartete Musik). L’ossessione per la musica degenerata era parte della propaganda già a partire dai primi anni Trenta e annoverava più estesamente molte forme di cosiddetta arte degenerata (Entartete Kunst). Il nazismo intendeva isolare, screditare, scoraggiare o vietare le opere che seguivano queste correnti “degenerate” con argomentazioni antisemite, anticapitaliste e proponendo funamboliche connessioni tra musica degenerata e malattie mentali.
Oggi non è raro trovare, nella programmazione di eventi musicali, riferimenti alla musica degenerata; emerge la necessità di conoscere meglio l’intero fenomeno anche perché non di rado tali forme musicali e relativi autori sono impropriamente annoverati. Intervistiamo a tal fine il musicista che questi autori conosce bene per averli studiati, eseguiti, ma soprattutto recuperati dall’oblio registrando le lore partiture e raccontandone le storie nel libro: Un canto salverà il mondo. 1933-1953: la musica sopravvissuta alla deportazione (Feltrinelli 2022).
Dall’ascesa al potere del nazismo in poi, i compositori ebrei trovarono sempre più difficile, e spesso impossibile, ottenere lavoro o vedere la loro musica eseguita. Molti andarono in esilio (Arnold Schönberg, Kurt Weill, Paul Hindemith, Berthold Goldschmidt e altri) o si ritirarono dalla scena pubblica (Karl Amadeus Hartmann, Boris Blacher) o finirono nei campi di concentramento (Viktor Ullmann, Erwin Schulhoff e molti altri). A Lipsia, una statua in bronzo di Felix Mendelssohn venne rimossa.
Come già per l'arte degenerata, ci fu una grande mostra sull'Entartete Musik organizzata a Düsseldorf da Hans Severus Ziegler, il sovrintendente dell'epoca del Teatro Nazionale di Weimar, secondo cui la decadenza della musica era originata "dall'influenza del giudaismo e del capitalismo". La mostra di Ziegler era organizzata in sezioni, che indagavano l’influenza del giudaismo sulla “degenerazione” con diversi autori: Arnold Schoenberg, Kurt Weill ed Ernst Křenek, autori “bolscevichi" Franz Schreker, Alban Berg, Ernst Toch, Leo Kestenberg, direttore dell'educazione musicale prima del 1933, opere e oratori di Paul Hindemith, di Igor Stravinsky.
Dalla metà degli anni 1990, la Decca Record Company pubblicò una serie di registrazioni sotto il titolo di 'Entartete Musik: Music Suppressed by the Third Reich', con le opere meno note di alcuni dei compositori sopra nominati.
Con il Processo di Norimberga, si analizzò e si tentò di capire le cause e i motivi che avevano portato all'Olocausto, all'indicibile “Male assoluto”. Hanna Arendt, seguendo il processo ad Adolf Eichmann nel 1961, ha offerto criteri per comprendere il meccanismo sociopolitico e culturale che aveva portato al progetto di annientamento di un popolo, ma anche all’annientamento culturale della nazione tedesca cui fu imposto il pensiero unico sfidato dai compositori di ‘Entartete Musik’: la musica degenerata nemica del regime nazionalsocialista.
Inizialmente, il termine “degenerato” era stato usato nell’Ottocento dal medico e criminologo Cesare Lombroso per indicare un deterioramento morale e spirituale, poi adottato nel lessico del regime nazista per condannare la Cultura Moderna che (nella sua visione) manifestava sintomi del declino nazionale: la musica jazz con i suoi ritmi sincopati, la musica atonale di Schönberg, tutti gli autori di origine ebraiche e, poi, i generi che non si allineavano con le idee del regime. Una musica che complessivamente non promuoveva il regime.
Un evento fu particolarmente importante nel concretizzarsi dell’idea di Arte degenerata. Il 19 luglio 1937 a Monaco di Baviera, presso l’Istituto di Archeologia dell’Hofgarten, si era tenuta la mostra Entartete Kunst, curata da Adolf Ziegler, pittore accademico che il regime nazista, nel novembre del 1936, aveva messo a capo della Reichskammer der Bildenden Künste (Camera del Reich per le Arti Visive). Questo istituto era nato per promuovere l’arte tedesca ritenuta conforme. Nel periodo della mostra vennero ritirati dai musei tedeschi tutti i dipinti non conformi con i principi del regime. Una successiva mostra a Düsseldorf, in concomitanza con il primo Reichsmusiktage (Giornate nazionali per la musica) offriva al pubblico la possibilità di ascoltare registrazioni della musica ostracizzata, con lo scopo di imparare a riconoscere il 'nemico'. Furono esposti anche ritratti di compositori biasimati per “l’origine razziale” e si screditarono riviste di musica moderna come “Melos” e “Anbruch”.
In questo clima, alcuni compositori, come Arnold Schönberg, Igor Stravinskij e Kurt Weill, lasciarono l’Europa per trovare rifugio nei democratici Stati Uniti d’America, Paul Hindemith prese un congedo a tempo indeterminato dalla cattedra di composizione alla Berlin Musikhochschule. Anch’egli, come gli altri suoi colleghi, si trovò costretto a lasciare la Germania e si divise tra Ankara, Stati Uniti e Svizzera.
Casi meno fortunati sono quelli rappresentati dal tardo romantico Erwin Schulhoff, musicista ceco di origine ebraica che morì in un campo di internamento per civili e militari sovietici nel 1942 a Wülzburg, il pianista e compositore Viktor Ullmann che finì a Birkenau dopo un periodo trascorso al campo di Terezin, celebre per la sua straordinaria vitalità artistica, a cui Ullmann diede un grande contributo.[2]
Il Maestro Francesco Lotoro, studioso, curatore della musica composta nei ghetti, nei campi di concentramento, tra i rifugiati o in clandestinità per ribellione al nazismo, ha raccolto una sterminata documentazione nella Fondazione Istituto di Letteratura Musicale Concentrazionaria con sede in Barletta. Queste le sue parole sul tema della cosiddetta musica degenerata e i suoi protagonisti.
Maestro Lotoro, cominciamo a contestualizzare il fenomeno?
Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale la musica è diventata uno strumento della memoria per i superstiti dei Campi e per le generazioni successive. Fino al 2022 sono state recuperate circa 5.000 composizioni scritte durante la Guerra da musicisti deportati, internati e altre categorie di confinati.
La scure ideologica si era abbattuta sull'intera leva artistico-musicale della Germania nei suoi confini estesi ai territori annessi, in virtù dell’espansione territoriale del Reich. Ogni genere estetico che possiamo immaginare fu oggetto di censura musicale, artistica figurativa e pittorica. Censurati generi artistici di intrattenimento come varietà, cabaret e operetta, l’opera, il jazz venne bollato come fenomeno capitalista e così tutti i generi di importazione americana come lo swing, il country.
Credo che in tutta questa messa al bando da parte del Reich ci fosse anche un retroterra di analfabetismo musicale. Fenomeni musicali per esempio come swing, country, jazz erano considerati americani perché si ignoravano o misconoscevano le radici europee di molti fenomeni. Ci sono generi musicali che derivano da mazurka, valzer, marcia, polka; una sorta di proto-jazz era già praticato ai tempi di Mozart quindi nell'Austria imperiale, tuttavia, la propaganda nazionalsocialista si rivolgeva a ceti di scarsa cultura, puntava su classi disagiate, su giovani privi di curriculum professionali artistici completi. In questa proscrizione nazionalsocialista caddero quindi i più diversi musicisti: dal compositore impegnato nei generi leggeri al direttore di banda, all’arrangiatore all’improvvisatore, tutti i musicisti ritenuti propugnatori di musica degenerata, di qualsiasi appartenenza religiosa, nazionale o sociale caddero sotto la scure del Reich.
Di quale autore ha raccolto spartiti e registrazioni?
Tutti coloro che hanno prodotto musica in cattività, intendendo per cattività anche un solo giorno passato in privazione totale o parziale di diritti, vuoi nelle carceri vuoi nei Campi o nei Ghetti, vuoi in tutte le forme di urbanizzazione coatta, create di sana pianta dalla dall'Unione Sovietica sin dal 1919, e riprodotte dal Reich nel momento in cui cominciano le politiche discriminatorie nel 1933. Tutti questi musicisti ricadono nell’ambito di ricerca e così le loro musiche. Naturalmente non seguo la loro produzione solo nella parte che ricade in questa ricerca: recupero le opere scritte prima che la persona, l’artista sia caduto in disgrazia. I sopravvissuti che hanno proseguito la produzione musicale o artistica sono pienamente nella ricerca ma il focus rimane sempre cosa sia stato prodotto ed eseguito in cattività. La musica è un genere onnicomprensivo, non convenzionale e transdisciplinare. Questo genere di arte ci arriva scritto su carta in tutti i formati; non c'è solamente la carta con il pentagramma ma c'è anche la carta velina, la carta dei block notes, la carta igienica, i quaderni scolastici rimodulati in quaderni musicali, i quaderni musicali tour court, i fogli ciclostilati riutilizzati sul retro, la carta per alimenti e tutto quello che può servire a scrivere ma ci sono anche le registrazioni e cioè documenti fonografici per i generi più leggeri di intrattenimento o anche più impegnati. Spesso il sopravvissuto si è comportato come un amanuense benedettino e ha ricostruito partendo dalla memoria, dal freezer del cervello, mettendo a punto e trascrivendo non solo materiali melodici ma tipologie di accompagnamento, ricordando quali e quanti strumenti accompagnavano quel determinato brano, con riferimento a spettacoli di varietà o teatrali ai quali poteva aver partecipato come spettatore o come musicista. Paradossalmente, certe volte sono i non musicisti a consegnarci materiali musicali, vuoi perché hanno un buon orecchio, vuoi perché sono stati testimoni diretti di tutto quello che è stato prodotto.
Maestro, è possibile oggi una conoscenza filologica dell’Entartete Musik?
Quando diciamo Entartete Musik, Entarte Kunst utilizziamo una terminologia coniata dal Reich con tutti i limiti, le distorsioni, le storpiature volutamente applicate in tale operazione. Il termine è molto spendibile soprattutto perché immediatamente connesso a una determinata ideologia, a un determinato periodo di oscurantismo artistico ma non dobbiamo applicare questa terminologia alla letteratura musicale concentrazionaria. A un certo punto della storia, ricadere nell'Entartete Musik fu persino un pregio, provocatoriamente ricercato. e alcuni musicisti come Bela Bartok ed altri chiesero esplicitamente di rientrare in questa categoria, anche per spirito di solidarietà con musicisti caduti sotto le scure dell'Entartete Musik. Tutto ciò che era lontano dall'estetica wagneriana e bramsiana poteva essere definito musica degenerata; ma nei Campi esplosero i più svariati generi musicali, proprio quelli che in base ai parametri del Reich sarebbero stati facilmente classificati come musica degenerata. La rappresentazione di musica di tal genere era cosa pressoché normale negli ensemble che si crearono nei Lager, raramente furono censurati nei testi e quindi occorre estrema attenzione ad analizzare tale paradossale fenomenologia musicale. La musica non rispondente ai canoni del Reich è degenerata finché non si aprono i Campi, dopodichè si determina il fenomeno paradossale della esecuzione di musica che sarebbe stata proibita nel Reich ma che viene ammessa ed eseguita perfino scritta nei Campi di concentramento.
Ci sono filoni di ricerca non ancora esplorati?
Non parlerei di filoni quanto di viaggi di studio non ancora compiuti per fisiologiche ristrettezze economiche di questa complessa ricerca per quanto Regione Puglia, la Claims Conference, la Rothschild Foundation UK e la Fondation pour la Memoire de la Shoah abbiano sostenuto il lavoro della Fondazione Istituto di Letteratura Musicale Concentrazionaria da diversi anni a questa parte. Occorre sempre misurarsi con costi per i quali la Fondazione anticipa le spese e quindi viviamo una sorta di fiduciosa attesa che si possa arrivare a compiere i viaggi che ancora mancano al completamento di questa ricerca; manca molta musica che si trova nell’America Latina non già perché coinvolta direttamente nella Guerra (il Brasile effettivamente entrò in guerra) ma perché dopo la guerra ci fu un’immensa immigrazione di ebrei che portavano con sé ricordi, documenti, memorie, carte, fogli.
Questi viaggi naturalmente non possono aspettare a lungo; parliamo di generazioni che ormai ci stanno lasciando e talora il trapasso generazionale non è cristallino. Intendo dire che i documenti possono andare perduti, può esserci disattenzione, distrazione. Occorre fare un viaggio ad Hong Kong e Cina, Shanghai e ovviamente occorre organizzare questi viaggi con tutor e con tutte le accortezze del caso. Mancano all’appello Singapore e Australia con tutta la musica su carta e supporti fonografici prodotti da musicisti australiani, neozelandesi, britannici e canadesi in prigionia di cui una mole enorme si trova in quei Paesi. Perciò parlerei di territorialità, di lontananze geografiche più che di filoni; la ricerca copre tutti i generi musicali. Preferisco parlare di lande da conquistare o riscattare per quanto attiene alla ricerca musicale concentrazionaria.
A questo punto chi manca all’appello tra i “musicisti degenerati” del Reich?
Va inserita in questa ricerca a pieno titolo la musica prodotta dai Rom; quando parliamo dei Rom parliamo di tutte le famiglie del popolo Romanì. Il loro è un corpus testuale passato da madre o padre in figlio o figlia e arriva a noi molte volte arricchito, implementato. Si tratta di un concetto di memoria mobile; una canzone di 3 o 4 strofe può arrivarci di gran lunga ampliata. Sono concetti che sfuggono in una normale filologia ma occorre recepirli così come sono e comunque prevale su tutte le altre considerazioni filologiche la bellezza stratosferica del corpus melodico creato in prigionia e deportazione dai musicisti Rom. In alcuni casi non c'è un vero e proprio autore in senso individuale o convenzionale come per la musica classica.
L'autore in questo caso è la collettività o la famiglia rom che produce nel proprio idioma un corpus di canzoni arrangiate, accompagnate in maniera estremamente libera con il cimbalom, il violino, il tarogato (una sorta di clarinetto) e altri strumenti, come dire, nobilmente da strada: chitarra, fisarmonica. E manca infine all’appello la musica degli Internati Militari Italiani detti IMI. Negli ultimi tempi sto spendendo molte energie proprio affinché l'intero corpus degli IMI, che subirono l'internamento dopo l'armistizio dell'otto settembre 1943. Siamo dinanzi a grandi produzioni della musica italiana del Novecento e, al netto di musica occasionale di intrattenimento, di parodie, siamo davanti a mostri sacri della letteratura musicale. Basti su tutti citare Giuseppe Selmi, Arturo Coppola (in duo con Giovanni Guareschi) e Salvatore Musella, quest’ultimo un grande della musica italiana le cui composizioni furono eseguite a Parigi e in altri paesi prima della Guerra, e ancora Pietro Maggioli, nomi che per la gran parte sono stati dimenticati e sui quali occorre fare una grande opera di riscatto culturale perché questa musica possa riprendersi il posto spettante nella produzione musicale del Novecento.

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