Dal 5 al 14 settembre 2025 torna Short Theatre, il festival internazionale dedicato alla creazione contemporanea e alle performing arts, che quest’anno festeggia 20 anni, segnando una tappa simbolica e sostanziale nella storia del festival e della scena artistica della città di Roma. 10 giorni di programmazione, più di 35 tra compagnie, progetti artistici e figure che uniscono arte, pensiero critico e politica, in un programma che conta oltre 70 appuntamenti e mappa le geografie meno battute, del Sud ed Est Globale, portando artiste/i da Italia, Spagna, Grecia, Cipro, Filippine, Iran, Libano, Costa d’Avorio, Repubblica Democratica del Congo, oltre che Francia, Svizzera, Paesi Bassi.
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ST25 va alla ricerca di nuovi immaginari in un approccio cross-disciplinare che abbraccia per la prima volta la co-creazione con altri linguaggi, come il cinema, e inaugura formati che fanno della sperimentazione il proprio focus: camere drammaturgiche che schiudono i processi creativi da cui muove il lavoro per la scena, classi in cui la relazione tra teorie e corpi chiama direttamente in causa la pratica, spazi creativi attraversabili nella forma del “set cinematografico” dal vivo, residenze sperimentali aperte al pubblico.
Il nucleo del festival resta ancorato agli spazi del Mattatoio a Testaccio e in particolare al padiglione della Pelanda, che ospita Short Theatre dal 2010 grazie al contributo dell’Azienda Speciale Palaexpo – da anni tra i principali sostenitori del festival oltre che partner progettuale di ST – inaugurando una nuova traiettoria triennale che va alla ricerca di spazi eccezionali o inusuali della città come il Palazzo dei Congressi e il Teatro Vittoria. Torna il Teatro India, luogo in cui il festival è nato vent’anni fa e ancora oggi sua importante sede – dove, grazie alla collaborazione con il Teatro di Roma – Teatro Nazionale, quest’anno ospita parte del festival e un ciclo di residenze artistiche che intersecano la programmazione del festival.
Il programma di ST25 spazia tra le generazioni e le geografie artistiche, componendo un panorama in cui spiccano le collaborazioni e l’incontro tra generi e linguaggi. È il caso di A little bit of the moon di Anne Teresa De Keersmaeker e Rabih Mroué, in prima nazionale l’8 e 9 settembre al Teatro India che fa della vulnerabilità e della giocosa intimità la propria cifra, in un dialogo tra due tra le figure artistiche più significative nella scena contemporanea internazionale. Rabih Mroué sarà in scena anche con due lavori della sua serie non-academic lecture, Make me stop smoking (11 settembre) e Before Falling seek the assistance of you cane (12 settembre), in cui il regista coinvolge il pubblico in una riflessione urgente, quella intorno allo statuto di verità delle immagini e al potere insito nella riappropriazione degli archivi. Poetico, emotivo, spirituale, intenso è U. (Un canto), nuova produzione di Alessandro Sciarroni, nata su un invito della Fondation Cartier di Parigi, in scena il 9 e 10 settembre al Teatro Vittoria: una performance musicale per sette voci che assembla brani riarrangiati della tradizione coristica italiana, stabilendo nuove connessioni tra tradizione e immaginario presente. La dimensione rituale e spirituale attraversa i lavori di diversi/e artisti/e appartenenti a generazioni differenti. È il caso di Le repos di Clara Delorme, coreografa fellow nel 2024-2025 all’Istituto Svizzero, che sostiene la presentazione di questo lavoro in prima nazionale a ST2: una “triste commedia” per quattro danzatrici che, attraverso la predominanza di due colori – il blu e l’arancione – invitano a rendere collettivo il dolore e il lamento per il lutto (10 e 11 settembre). L’elaborazione della sofferenza passa dalla materialità, dal contatto con la terra e con le proprie radici in Whatever I am / let it be seen di Giorgia Ohanesian Nardin, un’elegia che sceglie la danza e la scrittura lirica come pratiche capaci di ancorare il sapere alla percezione del corpo (5 e 6 settembre). Lirismo e contemplazione emergono anche in Epique! di Nadia Beugré in prima nazionale con questa creazione in cui, accompagnata da una musicista e una griot, esplora la mitologia del villaggio natale di sua nonna materna, in Costa d’Avorio. Si muove intorno al concetto di memoria ancestrale e pre-individuale la nuova creazione di Dewey Dell, il cui processo creativo parte dall’osservazione dell’ex-voto come oggetto che incastona paure collettive e saperi istintuali, a ST25 il 6 e 7 settembre. Provoca inquietudine, allucinazione, visceralità e sensualità Darkness Pic Nic del collettivo DOM-, performance in cui il pubblico è invitato a banchettare insieme nello spazio urbano, in un omaggio-riscrittura di Picnic ad Hanging Rock, film cult di Peter Weir del 1975 (13 e 14 settembre). È la poesia, in particolare quella sentimentale e punk di Derek Jarman, punto di partenza per Άνοιξη / Άnixi, della regista e attrice greca Alexia Sarantopoulou che debutta a ST25 il 13 e 14 settembre, lavoro sinestetico in cui il corpo delle performer in scena dialoga con oggetti, ombre, versi del passato, delineando confini imprevisti, malinconici, eppure vibranti. Corpi che giocano con la luce, azioni che si nascono del buio, così come sono costretti a celarsi nella parola i movimenti della danza di Ali Asghar Dashti&Nasim Ahmadpour – figure artistiche tra le più attive e prolifiche nel teatro iraniano e internazionale. Il 9 e 10 settembre ST25, in sinergia con il Festival d’Automne presenta We Came to Dance, lavoro che si colloca sul filo della censura, rendendo percepibile agli “occhi” europei il divieto della danza che vige in Iran. Il teatro come luogo di incontro, commiato, accoglimento, contrattazione, e come regno, quindi, del potere e della dominazione è esplorato a partire da alcuni gesti e movimenti esemplari – come, ad esempio, l’inchino – da Vincent Giampino nel dittico Schaustellen, che debutta il 13 e 14 settembre. Il corpo e i suoi codici sono al centro anche di With All My Strenght, inchiesta performativa interdisciplinare della giovane Martina Rota che interroga le ossessioni legate al fisico, attraverso la pratica del “posing” del bodybuilding (13 settembre). La soggettività maschile è al centro di Analphabet di Alberto Cortès, regista e performer rivelazione nella stagione teatrale europea di quest’anno, che affronta un tema importante e doloroso, quello dell’abuso e della violenza all’interno delle relazioni amorose, in prima nazionale il 6 e 7 settembre. E ancora il corpo, la sua presenza e la potenzialità espressiva sono il cuore della ricerca artistica di due delle artiste più riconosciute nel panorama nazionale e internazionale, come il Premio Ubu Silvia Rampelli / Habillé d’eau, con la sua nuova produzione L’avvenire, che parte dal corpo per interrogare i fenomeni dell’apparire e del percepire come questione filosofica e linguistica (il 10 e 11 settembre); o Elena Antoniou, artista e performer cipriota, che il 13 settembre e 14 settembre presenta a ST25 Landscape, provocando lo sguardo del pubblico e lo spazio scenico attraverso il proprio corpo-paesaggio.
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