Non si fida di Trump Marco Simoni, direttore Osservatorio su Policy, Industry, Europe del Centro di Ricerca Luiss sulle Politiche Europee. "C’è ancora troppa confusione. E, soprattutto, non si capisce ancora bene su che cosa stiamo trattando – spiega nell’intervista a QN – . Vorrei sapere quali sono gli elementi del negoziato, che cosa l’Europa sta concedendo agli Stati Uniti e, dall’altro lato, che cosa Trump darà all’Unione”.
Per la verità avrebbe già ridotto i dazi annunciati al 30% a quota 15%. Non è un vantaggio?
“Tanto per cominciare già oggi i dazi sono al 10%. Ma è evidente che Trump è un abile negoziatore e, accettando le sue condizioni e la sua tattica, non facciamo altro che cadere nella trappola che ha costruito con i suoi annunci. E poi, sarebbe opportuno conoscere bene che cosa l’Europa è disposta a concedere agli Stati Uniti. Se dobbiamo aprire le nostre dogane ai polli americani o rinunciare alle norme che difendono i nostri consumatori o, ancora, alle etichette che certificano l’origine dei prodotti, io direi a Bruxelles di votare no. Insomma, dobbiamo sederci al tavolo e andare a vedere le carte che ha realmente in mano l’amministrazione americana".
Sta dicendo che Trump sta bluffando?
“È ormai chiaro che il presidente americano alza l’asticella solo per portare a casa il miglior risultato possibile. Diciamo la verità: sapeva benissimo che dazi al 30% erano del tutto impraticabili, soprattutto per l’economia americana. E ora, con il 15%, sembra farci una concessione. Ma non è affatto così. Per questo occorre capire su che cosa stiamo trattando. Se togliamo i dazi sul bourbon o sul whisky, e io sono per il libero scambio, vorrei capire quali sono le contropartite per l’Europa. Ma se in cambio del 15% diamo agli Usa la possibilità di vendere il prosciutto prodotto nel Wisconsin, o cancellare i limiti sugli ormoni o le prescrizioni sulla pubblicità delle medicine, l’Europa commetterebbe un grave errore”.
Però l’effetto dazi comincia ad avvertirsi sulle casse americane. Avrebbero incassato circa 100 miliardi di dollari...
“Anche questa è una mossa geniale di Trump. In sostanza ha introdotto una tassa occulta sulle imprese americane per tagliare le imposte sui ricchi. Sta usando, insomma, in maniera strumentale l’arma dei dazi per portare avanti il suo programma elettorale. Perché è chiaro che l’aumento delle tariffe lo stanno pagando, in questo momento, le aziende che importano prodotti dall’estero. Se a questo aggiungiamo la svalutazione del dollaro, è chiaro che il presidente americano sta ottenendo i suoi obiettivi commerciali senza pagare pegno”.
Però, in prospettiva, pagheranno un prezzo elevato anche le imprese italiane. Confindustria prevede un conto fino a 38 miliardi di euro per dazi al 30%...
“E ha ragione. Ma occorre distinguere. Perché ci sono prodotti, come ad esempio gli acciai speciali prodotti dalle nostre industrie o altri generi di lusso, che non sono sostituibili. E ci sono settori, soprattutto nell’ambito dell’agroalimentare, che rischiano pesanti conseguenze. Ma si possono fare interventi mirati e il governo potrebbe istituire una vera e propria task force per sostenere queste imprese. Magari aiutandole a trovare mercati alternativi. Ma l’Europa non può piegarsi ai diktat che arrivano da Trump”.
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