venerdì 19 agosto 2022

Meno male che RAI CULTURA c'è

 Qualche giorno fa, Rai 5, che agisce alle dirette dipendenze di Rai Cultura, quasi una sua 'cassetta della posta', trasmetteva un programma di musica con  il noto violinista Uto Ughi. Un programma registrato, come quasi tutti quelli della rete e per i quali si possono prevedere, su una rete che non ha appuntamenti informativi imprescindibili e non procrastinabili, con esattezza millimetrica le durate, onde non interrompere  ' a c...di cane' - come si direbbe a Roma -  nel bel mezzo l'esecuzione, ad esempio, di una sinfonia o concerto.

 L'altro ieri si trasmetteva il programma 'un violino per otto autori'- mai titolo più geniale di quello - con Ughi che suonava Beethoven (Concerto per violino e orchestra in re maggiore) con l'Orchestra del Maggio Fiorentino, diretti da Zubin Mehta. A concerto non ancora terminato, l'esecuzione è stata interrotta per far posto ad un'altra trasmissione, registrata come la precedente, della serie 'Musei', con la visita alla Galleria Borghese di Roma, in compagnia di Paolucci.

 A chiunque appare chiaro che Rai 5 viene guidata da 'strapponi'  cialtroni di professione - senza offesa!- ai quali di ciò che fanno e trasmettono non fotte assolutamente nulla. Naturalmente il discorso non può lasciar fuori Rai Cultura fulgidamente guidata da Silvia Calandrelli.

 Non è la prima volta che accade. Qualche anno fa, per il 'Concerto di Natale' in Senato, venne invitato il Coro di Santa Cecilia, diretto da Michele Campanella che sedeva anche al pianoforte, e alcuni solisti per la Petite Messe Solennelle di Rossini, un capolavoro assoluto che venne interrotto  nel punto di più grande suggestiva bellezza ( Agnus Dei), perchè  gli strapponi di sopra non avevano calcolato la durata dell'opera di Rossini, o forse perchè avevano dato eccessivo spazio alle chiacchiera della presidente - guai a interromperla o farle segno di stringere! - che del suo ruolo istituzionale ha pensato di servirsi come ulteriore trampolino di lancio per traguardi ancora più alti usando la 'cultura' cosiddetta. 


 Pochi giorni prima dell'ultimo indecente taglio, Rai Cultura aveva trasmesso su Rai 5 la commorazione di una delle più grandi cantanti italiane, Renata Tebaldi. E sapete a chi l'aveva affidata? Ad una orchestra calabrese - nulla contro la Calabria -  diretta da Filippo Arlia, che pur vivendo nell'ombra professionale più scura, trova sempre dei pertugi, chissà come, per  farsi luce. La produzione era di una società di quella regione  specializzata in commemorazioni di Papi e santi e del Conservatorio che rappresenta una sorta di feudo del direttore Arlia.

Ma non si poteva pensare ad  un'orchestra e ad un direttore  più prestigioso per tale commemorazione? Un altro segno del dispregio e dell'indifferenza totali delle suddette strutture Rai nei confronti della cultura che dovrebbe, per statuto, custodire, difendere e diffondere.

Siamo alle solite. La struttura, anzi direzione, 'Cultura' rappresenta un traguardo non tanto appetibile per dirigenti Rai, come, del resto è stato sempre considerato il Ministero analogo, del quale, nei cambi di 'gabinetto' si parla solo dopo aver sistemato tutti quelli 'di peso'. Accade anche questo in un paese come l'Italia, dove quel settore è strategico. 

Ma se la Calandrelli, fedelissima di Veltroni e sponsorizzata anche da Fuortes, sta lì da tempo è perchè la 'medaglia al valore' della cultura la sinistra se l'è da sempre appuntata sul petto e non desidera mollarla. Il discorso  riguarderebbe anche Rai 5; se la rete avesse una programmazione autonoma e  disponesse di mezzi propri adeguati. ma così non è e per questo i direttori cambiano ad ogni valzer di poltrone.

   


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