lunedì 22 agosto 2022

Luciano Pavarotti, quindici anni dopo la morte ottiene la sua 'stella' sulla 'Walk of Fame' a Los Angeles

E' davvero curioso che un artista come Pavarotti, osannato in America, forse anche più che in Italia, non abbia fino ad oggi la sua 'stella', sulla 'Wake of Fame' a Los Angeles, che molti altri, anche meno famosi di lui hanno avuto ancora in vita; forse perché  in prevalenza  legati al mondo del cinema - che è l'unica cosa che spiegherebbe questo incomprensibile ritardo: quindici anni dopo la sua morte?

Come altrettanto curioso risulta il fatto che ad essere coinvolti in una simile iniziativa commemorativa e celebrativa siano oggi le figlie di primo letto di Pavarotti, avute da Adua, che oltre che moglie,  fu sua agente ed anche fautrice, nel senso che gli fu accanto sempre, del suo successo. E non, invece, la seconda moglie, cioè Nicoletta Mantovani, che si da tanto da fare per mantenere viva la memoria di Pavarotti, e sua figlia Alice, ancora giovanissima, che sua madre ha già lanciato in palcoscenico. Perchè? Non sappiamo, notiamo solo la stranezza.

 Un ricordo. Negli anni di Piano Time, metà degli anni Ottanta circa, andammo a Pesaro, nella sua 'casa' al mare per intervistarlo. C'era naturalmente Adua che ci accolse gentilmente ma che ci lasciò soli durante la lunga chiacchierata seduti su una panca fuori casa, lui in pantaloncini corti, sovrappeso abbastanza ma simpatico altrettanto, mentre in casa e fuori c'era tanta gente: la famiglia intera allargata ed anche amici ed altri. Una casa normalissima, anzi dozzinale, lo abbiamo notato altre volte.

 Non ricordiamo se all'indomani dell'intervista, una volta tornati a Roma, o in altra occasione, gli telefonammo; ci rispose una delle sue figlie che ci disse: papà si sta facendo la barba e poi gli gridò: papà ti vogliono al telefono, dicendogli naturalmente chi lo chiamava. E ricordiamo che dopo un pò venne al telefono, ci parlammo ecc...ecc... Pavarotti era già Pavarotti.

                                         *****

Il riconoscimento tardivo per Pavarotti ci fa venire in mente un altro celebre personaggio, deceduto pochi giorni fa, Piero Angela, una gloria della Rai, al quale la tv di Stato deve molto e deve anche se il suo nome, nonostante le infinite cadute di stile, è stato tenuto alto nel tempo.

Bene, ci siamo detti che la Rai dovrebbe intitolargli ciò che di più prestigioso ha; ma poi ci siamo chiesti: che le resta ancora libero? ormai ha intitolato a personaggi  meno prestigiosi di lui tutto quello che si poteva intitolare. Non resta più nessuno spazio libero. A meno che non faccia come hanno fatto al Comune di Roma che, dopo aver intitolato strade e piazze a chiunque, hanno relegato i grandi protagonisti della nostra cultura in periferia. 

O, altrettanto ridicolmente, sempre al Comune di Roma,  che hanno dotato uno spazio teatrale, come il Globe Theatre, di una doppia intitolazione: Toti, il mecenate che ha finanziato la costruzione, nome con il quale era conosciuto, e Proietti che lo ha gestito con onore.

 Stessa ridicola tecnica usata per l'intolazione dell'Auditorium 'Musica per Roma' a Morricone.

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