giovedì 3 ottobre 2019

La stampa svolge ruolo fondamentale in una società - ha dichiarato Andrea Martella sottosegretario con delega all'editoria. Scelte tangibili e concrete nella Legge di bilancio ( da Prima online)

Nelle prossime settimane in Parlamento illustrerò un programma per l’editoria: la stampa svolge una funzione di servizio e di collante di una intera comunità, una funzione che è fondamentale e che va sostenuta”. E’ quanto afferma il sottosegretario per l’editoria Andrea Martella intervenendo nel complesso monumentale di San Salvatore in Lauro a Roma al ‘Festival delle Città’, assicurando: “conto di instaurare subito un dialogo e un rapporto diverso con chi si occupa del  settore”.

Andrea Martella (Foto ANSA/GIUSEPPE LAMI)
Martella annuncia “scelte e tangibili e concrete già nella prossima legge di bilancio: una informazione plurale in una società moderna e democratica è fondamentale per la formazione dell’opinione pubblica,
il sussidio economico all’editoria non è uguale a quello per altri settori imprenditoriali in quanto è legato al concetto stesso di libertà di informazione e di democrazia”.
Per l’esponente del governo, “il Parlamento italiano deve recepire la direttiva Ue, per uno scenario di regole che vada a vantaggio di una stagione nuova per l’editoria e per il giornalismo”, anche a proposito
della lotta contro le fake news, la pirateria e a favore del giusto compenso. E sottolinea che “il finanziamento statale per il fondo sul pluralismo dovrà essere mantenuto: non possiamo permetterci il fallimento del mercato editoriale, perché sarebbe il fallimento della democrazia”.
Per Andrea Martella, “occorre prevedere forme di sostegno sia diretto che indiretto all’editoria, alla domanda, anche con incentivi fiscali per la pubblicità e per gli abbonamenti sia cartacei che digitali, per consentire al mondo editoriale di approntare le necessarie trasformazioni tecnologiche, puntando su una
informazione di qualità e responsabile per il ruolo fondamentale di formare l’opinione pubblica”.
“Le edicole, insieme alle farmacie e agli uffici postali, sono un presidio del territorio”, ha aggiunto Martella. “Occorre trovare forme nuove per modernizzare le edicole e in questo senso è stato importante l’accordo per permettere di garantire servizi anagrafici. Dobbiamo anche mantenere il credito d’imposta per gli esercenti che forse andrebbe rafforzato o fatto conoscere di più”.
Il sottosegretario alla editoria ricorda che in agenda Ue c’è la web tax e una parte del gettito potrebbe andare in favore dell’editoria”. Poi, propone una campagna di sensibilizzazione con Anci e Ali,
l’associazione nazionale dei comuni italiani e la lega delle autonomie locali, nelle scuole e nelle università sul valore del giornalismo e della corretta informazione. “Occorre anche vincere una battaglia
culturale: non si può concepire un Paese in cui giornalisti vivano sotto scorta, minacciati o intimiditi”.

Le piattaforme digitali sono tenute a cancellare contenuti illeciti. Lo ha stabilito la Corte di giustizia dell'Unione europea

L'Europa continua a dettare la linea quando si tratta di Internet, e la materia si fa più intricata. Ieri la Corte di giustizia dell’Unione europea ha stabilito che i singoli Paesi europei possono imporre a Facebook e alle piattaforme analoghe di cancellare o disabilitare l’accesso a contenuti illeciti. E che l’intervento può riguardare tutto il mondo.
Questo vuol dire che se una persona si rivolge a un giudice perché ritiene di essere stata diffamata (o altro) con un post, una fotografia o un video pubblicati su un social network il tribunale può decidere di chiedere di cancellare l’esternazione incriminata e anche di cercare ed eliminare quelle identiche spuntate su altre bacheche e quelle equivalenti. A livello globale, e non solo europeo. L’ultimo aspetto è quello che fa più rumore: va innanzitutto nella direzione opposta alla decisione della scorsa settimana — sempre della Corte — su Google e il diritto all’oblio, che limita le deindicizzazioni delle informazioni vere ma non più rilevanti al territorio comunitario.
Secondo la nuova sentenza — relativa a una causa risalente al 2016 dell’allora presidente austriaca dei Verdi Eva Glawischnig-Piesczek —, invece, i discorsi d’odio, la già citata diffamazione e altri contenuti illegali e le loro copie vanno considerati tali senza alcun confine e le piattaforme ne sono responsabili, essendo così sempre più equiparate a editori di contenuti. È una presa di posizione importante: al momento non c’è una legge comune a tutta l’Europa, ma si sono mossi singoli Paesi autonomamente, come la Germania. Per Facebook, la Corte «mina il consolidato principio secondo cui un Paese non ha il diritto di imporre le proprie leggi sulla libertà di parola ad un altro Paese». Dello stesso avviso Thomas Hughes dell’organizzazione per la libertà di espressione Article 19, che aveva applaudito l’epilogo sul diritto all’oblio. Siamo al cospetto, dice Hughes, di «un pericoloso precedente in cui i tribunali di un Paese possono controllare ciò che gli utenti di Internet di un altro Paese possono vedere».
Altro tema delicato è quello delle definizioni. La sentenza precisa che le piattaforme non devono essere messe in condizione di fare «una valutazione autonoma». Menlo Park scrive che «i tribunali nazionali dovranno prevedere definizioni molto chiare su cosa significhino “identico” ed “equivalente” concretamente. Speriamo che adottino un approccio proporzionato e misurato».
Poi, come faranno le piattaforme a intervenire tempestivamente senza agire in modo censorio o errato? Come spiega l’avvocato Ernesto Belisario, il quesito è ormai annoso: «I rischi sono quelli di cui parliamo da tempo, almeno dall’approvazione della direttiva copyright, sulla satira o sui commenti critici: legislatori e giudici ripongono evidentemente totale fiducia nella capacità di selezione degli algoritmi, ma la possibilità di imbattersi in falsi positivi e rimozioni errate esiste».
C’è un recente esempio pratico: la settimana scorsa Facebook ha oscurato la popolare pagina di satira politica «Socialisti Gaudenti» per poi però rendersi conto nel giro di poche ore dell’errore (lo ha raccontato qui Chiara Severgnini). Non c’era alcun ordine di un giudice, ma l’interpretazione sbagliata da parte dell’algoritmo e poi dei moderatori del regolamento che devono applicare. Quello della piattaforma. Una sorta di monitoraggio proattivo e automatizzato è dunque di fatto già attivo per far rispettare le norme interne. I critici della sentenza sono preoccupati che, a fronte di obblighi normativi, le piattaforme lo adottino con maggiore frequenza con effetti negativi sulla libertà d’espressione.

La risposta di Fioramonti attualmente ministro dell'Istruzione alle richieste di dimissioni in seguito alla rivelazione di quelle dichiarazioni fatte sui social anni fa

Non pensavo che vivere molti anni all'estero lavorando duro potesse essere usato contro di me.
Oggi non si attacca il mio lavoro, fatto di intese coi sindacati per garantire la didattica, ridurre il precariato, rilanciare l'edilizia scolastica e battersi per maggiori risorse in un settore bistrattato da decenni, ma le mie opinioni di anni fa, scritte sulla mia pagina privata, di getto, e con toni di cui ovviamente non vado fiero (e per cui ho già chiesto scusa alla diretta interessata in forma personale).

Essere oggetto di pressione mediatica fa parte del ruolo, e lo capisco. C’è però un limite da non valicare.

Giorni fa alcuni giornalisti sono andati a scuola di mio figlio chiedendo informazioni sui suoi voti, sul suo comportamento e sugli esami. Difendo e difenderò sempre il diritto alla libera informazione, accetto in silenzio tutte le critiche, in taluni casi anche molto dure, che mi vengono rivolte. A tutti può capitare di incorrere in errori, anche a me, come nel caso dei toni usati nelle affermazioni rilanciate dal tritacarne mediatico, pur vecchie di anni e fatte quando ero un semplice cittadino.
Ma recarsi in una scuola elementare per mettere sotto le luci dei riflettori un bambino di 8 anni è un atto di violenza. Mio figlio ha sempre frequentato scuole internazionali perché è nato e cresciuto all'estero. Queste scuole sono le uniche che garantiscono continuità curricolare ai bambini che cambiano spesso paese di residenza. Mio figlio, figlio di un italiano e di una donna tedesca, parla 4 lingue, tra cui l'italiano, ma al tempo dell’iscrizione aveva ancora difficoltà a scriverlo, ragion per cui – anche su suggerimento della scuola – abbiamo deciso di non registrarlo per l'esame facoltativo d'italiano.
E comunque, queste sono questioni che attengono alla sua vita privata. Di questo, gli altri non dovrebbero interessarsi. Ha il diritto ad una vita serena al riparo dalle polemiche pubbliche che da Ministro sono chiamato ad affrontare.
Tale ingerenza nei confronti della mia famiglia e della comunità scolastica è avvenuta in spregio di ogni tutela della privacy, nonché delle più elementari regole di deontologia professionale.

Sono turbato da padre e da cittadino. Tra l'altro mi domando come sia possibile che dati sensibili rispetto alla presenza di un minore in una scuola siano reperibili.
Formulerò un esposto al Garante della Privacy, da privato cittadino e non da Ministro, per tutelare non solo il diritto alla riservatezza di mio figlio ma quello di ogni genitore a poter crescere ed educare i propri figli senza che la loro vita venga gettata in pasto ai giornali.

Se questi metodi sono pensati per spaventarmi, dico solo che io andrò avanti nel mio lavoro per trovare più risorse per la scuola e l'università e operare concretamente, come abbiamo fatto pochi giorni fa con l'accordo sugli insegnanti precari, e per risolvere i problemi della scuola e della ricerca, che hanno radici antiche, affinché questo sia un Paese migliore.

Il Giornale è andato a ripescare alcune dichiarazioni imbarazzanti, indefinibili ed indifendibili di Fioramonti di non moltissimi anni fa. Ma che c...di ministro dell'Istruzione è Fioramonti?

Aveva denominato Silvio Berlusconi come "l'imperatore della sfiga" in occasione del terremoto a L'Aquila. Nel mirino era finito anche Giuliano Ferrara: "Un'altra m**** con i denti separati, uno schifoso, che solo in Italia può passare come intellettuale".
"L'unica cosa che mi fa sorridere è ripensare alle immagini di Brunetta protetto dai carabinieri mentre i manifestanti lo insultano... quella è una bella Italia". Ed era arrivato poi alla conclusione: "Vedremo. Ma secondo me qui finisce a mazzate. Se dovesse essere così, mi dispiacerebbe solo di non esserci".
Ripugnanti offese pure nei confronti di Daniela Santanchè: "Una demente bugiarda e venduta. Ma che donna! Un personaggio raccapricciante e disgustoso. Se fossi una donna mi alzerei e le sputerei in faccia, con tutti gli zigomi rifatti". La senatrice di Fratelli d'Italia poco fa ha risposto duramente: "Dimissioni immediate. Mi auguro che adesso le donne del Pd, le donne del M5S, tutte le donne chiedano le dimissioni. Ora voglio chiamare il presidente del Consiglio e vedremo che succederà".
Come se non bastasse Fioramonti aveva preso di mira anche le forze dell'ordine: "La polizia, allora come oggi, sembra più un corpo di guardia del potere, invece che una forza al servizio dei cittadini. I pochi poliziotti per bene hanno paura di far sentire la propria voce".

La meglio gioventù applaudita in consessi internazionali: Greta all'Onu, Rakete al Parlamento europeo ( da Quotidiano,net)

 Applausi e - quasi - una standing ovation per Carola Rackete al termine della sua audizione davanti alla commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (Libe) del Parlamento europeo. La capitana della Sea Watch 3, raccontando proprio il caso che l'ha vista protagonista in un difficile braccio di ferro per ottenere lo sbarco dei 53 migranti a bordo della nave, ha puntato il dito contro la Ue. "Dove eravate quando abbiamo chiesto aiuto?", ha detto nel corso del suo intervento. "L'unica risposta che ho avuto allora è stata da Tripoli, dove non potevo andare. In Europa, la culla dei diritti, nessun governo voleva 53 migranti. È stata una vergogna. Le istituzioni mi hanno attaccata. Sono stata lasciata sola. I governi hanno eretto muri, come se sulla nave ci fosse la peste", ha attaccato.
Entra Carola Rackete, standing ovation del Parlamento europeo 
"Con il decreto sicurezza (dell'Italia, ndr) venivo considerata una minaccia all'ordine pubblico. Ho ricevuto una serie di attenzioni solo dopo essere entrata in porto. Ho dovuto entrare nel porto di Lampedusa non come atto di provocazione, ma per motivi di esigenza", ha aggiunto la comandante sottolineando che quello che ha fatto non è stato salvare migranti, ma ""vite umane". "Questo è ciò che la legge del mare mi dice di fare come capitana: portare le persone in pericolo in mare in un porto sicuro, indipendentemente da razza, classe o sesso''. E ancora: "Credo che sia stato delineato che le operazioni di ricerca e soccorso rientrano nel diritto internazionale. 

Non so come l'Italia abbia approvato una legge che non rispetta il diritto internazionale e del mare". "Non è una distorsione della giustizia punire civili che salvano vite in mare a difesa dello stato di diritto e proteggere una pratica di Stato fuorilegge?", si è chiesta ancora la capitana.

''Il Mediterraneo centrale si sta trasformando in un cimitero, mentre l'omissione di soccorso e i respingimenti per procura sono diventati una pratica istituzionalizzata, il dovere di salvare è stato criminalizzato'', ha detto ancora Rackete. "Mentre parlo sono sottoposta a due inchieste penali in Italia - ha dichiarato ancora -. Non sono preoccupata perché le mie azioni sono giustificate dalla legge e dalla moralità, e come difensore dei diritti umani. Quello che mi preoccupa è che da allora la Sea Watch 3 è sotto sequestro in porto" e non può salvare vite umane. 

Carola Rackete ha quindi invitato l'Unione europea a interrompere "qualsiasi cooperazione con la Libia", "poiché sappiamo che lì vi sono violazioni dei diritti umani". 

SALVINI ALL'ATTACCO - La reazione degli europarlamentari, che ha applaudito Carola Rackete, non è però piaciuta a Matteo Salvini."Non mi sognerei mai di applaudire una comandante che, dopo aver aspettato deliberatamente 15 giorni al largo di Lampedusa, per scaricare a tutti i costi degli immigrati in Italia, ha addirittura speronato una motovedetta della Guardia di Finanza, mettendo a rischio la vita delle donne e degli uomini in divisa. 

Provo pena, imbarazzo e vergogna per chi ha applaudito Carola Rackete a Bruxelles", dice il leader della Lega. ( e noi per te! ndr.) "L'omaggio alla comandante della SeaWatch3 - incalza l'ex ministro dell'Interno - è un'offesa all'Italia". "E nessuno - conclude - ha ancora smentito la notizia dei tre presunti torturatori di immigrati caricati da Carola e scaricati nel nostro Paese, cioè in quell'Europa dove qualcuno batte le mani alle ong".

Giorgio Squinzi, alias Mapei, è morto. Aveva 76 anni

Se ne andato dopo lunga malattia - come si dice solitamente nei casi in cui una persona ha lottato  contro il brutto male ed alla fine ,dopo tanta resistenza, ha ceduto. Hanno ceduto le sue forze.

Noi che ci occupiamo prevalentemente di musica, e  che, da quando siamo in pensione, siamo diventati accaniti lettori anche di politica  e cultura in genere, non conoscevamo neppure il suo nome, ma solo quello della sua azienda: Mapei, leader nella produzione di prodotti,  anche sofisticati, per  l'edilizia. Lo scoprimmo, senza ancora conoscere le produzioni della sua azienda, quando il nome di Mapei fu associato alla tournée che Lorin Maazel con la 'Filarmonica Toscanini' compì negli Usa, e che Mapei sponsorizzò.

Successivamente abbiamo associato il suo nome ad una squadra di calcio, noi che da quando siamo nati non abbiamo mai letto su un giornale una sola riga di sport, costrettovi dalla passione del nipotino per il pallone che non potevamo non assecondare, almeno  a parole.

Abbiamo conosciuto, finalmente, il suo nome, associato a quello della sua azienda, quando La Scala aveva voluto portare, sotto Pereira - se non andiamo errati - L'Elisir d'amore in aeroporto a Milano, e la trasferta era stata sponsorizzata - diciamo la verità: pagata - da Mapei, cioè da Giorgio Squinzi, che era stato per parecchi anni a capo di Confindustria.

 In occasione dello spettacolo in aeroporto, vedemmo in tv Squinzi seduto accanto a Pereira, fra gli avventori -  finti ma interessatissimi - dell'aeroporto milanese.

 Infine, al tempo dell'affaire  'Scala-Arabia Saudita', quando la Scala non si  è distinta per chiarezza di vedute e posizioni, abbiamo appreso anche della sua presenza nel CdI del teatro milanese.

Noi ora vogliamo ricordarlo anche per un altro fatto. Nel Consiglio di Indirizzo ( CdI) scaligero, quando si è trattato di votare per la permanenza di Pereira alla sovrintendenza, lui è stato l'unico a votare a favore. Tutti gli altri, una consorteria di  prevalenti voltagabbana e servi di politici, hanno votato contro.
 Bravo Squinzi.

Teodor Currentzis. Il rivoluzionario direttore d'orchestra residente a Perm depone le armi

E' curioso che le prime notizie della singolare  condizione in cui  viveva e agiva  a Perm, Siberia, l'Orchestra MusicAeterna con il suo direttore, greco di origine, 47 anni, eccentrico diciamolo pure, osannato più dai media che dai colleghi,  siano giunti nell'Europa occidentale negli stessi mesi in cui, ad esempio, Santa Cecilia, Roma, decideva di cambiare i giorni dei suoi concerti, raggruppandoli, con questa motivazione: i direttori non possono venire a Roma per dirigere la nostra orchestra a fine settimana il sabato, poi restare inattivi, la domenica,  e riprendere il lunedì.

Siccome i direttori del grande giro (ma Currentzis non è tra questi) non hanno tempo da perdere, se Roma vuole averli deve adeguarsi. perchè i più richiesti non solo non hanno tempo di  stare un giorno in più sfaccendati in una grande capitale, ma oggi lavorano a ritmi impressionanti: una sera a Londra e quella seguente a San Pietroburgo - tanto per fare un esempio di cui fummo anni fa testimoni diretti, riguardo a Gergiev. Questo vale anche per noti cantanti, con quali risultati potete immaginare. molti soldi, ma carriera  di breve durata e voce  presto sfibrata.

 Perchè la coincidenza risultava assai curiosa? Perchè a Perm, il rivoluzionario Currentzis aveva messo su un 'organizzazione - finanziata ovviamente, altrimenti non sarebbe stato possibile - che ha fatto' rinascere' culturalmente, quella cittadina 'sottozero': essa prevedeva che l'orchestra risiedesse lì; addirittura, che i suoi membri convivessero ventiquattrore su ventiquattro e fossero instancabilmente votati a coltivare la bellezza, al punto da sacrificare ogni altro interesse per raggiungere risultati di coesione, di qualità  che altrimenti non si sarebbero potuti raggiungere.

 Va da sè che un tale lavoro certosino protratto senza limiti nel tempo, fino al raggiungimento di  certi risultati, è sinonimo di qualità. Non c'è che dire. E nel caso specifico, anche l'influenza del direttore stabile, non può non evidenziarsi.

Che poi Currentzis sia anche un rivoluzionario nella interpretazione, come lo è nel look -  tutti quelli che in qualunque settore dello spettacolo ritengono di doversi mascherare o vestire eccentricamente, per  un pizzico di successo in più, non hanno mai incontrato la nostra simpatia - è da vedere. Nelle sue interpretazioni non si può non vedere un suono di grande qualità e tenuta, un certo 'vitalismo'  ormai generalizzato, ed anche qualche idea interessante. Ma non abbiamo ancora assistito - quantomeno fino ad ora - alla nascita di un nuovo grande interprete.  Meteore come lui - altre ne  sono passate nel cielo luminosissime, spesso velocissime -  si sono spente con altrettanta velocità, come nel caso del regista americano Peter Sellars che Currentzis cerca di riportare in auge , ma che da tempo è tornato nel cono d'ombra dei rivoluzionari finti.

 L'ultima novità riguardante Currentzis riguarda l'affossamento del suo esperimento a Perm. Mancheranno i finanziamenti e lui, non potendo proseguire, ha deciso di sloggiare. Per impiantare il medesimo esperimento altrove in Europa? E chi glieli dà i soldi? La 'vecchia' Europa ha mandato a monte, senza scrupoli, esperimenti eccelsi di orchestre di giovani: pensiamo alla Mozart, ma anche alla EUYO che stava rischiando grosso solo qualche anno fa, ed è stata salvata per l'intervento illuminato del governo italiano 
(Franceschini, pro Ferrara) e della Rai.
Ma in nessun angolo di terra europea, Currentzis può contare di rifondare una nuova seconda Perm.
Allora che farà?